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Umano, troppo (neo)umano -
Un romanzo dalla potenza visionaria impressionante, che gli estimatori della letteratura distopica non possono non apprezzare.
Molti dei temi houellebecquiani, già delineati nei romanzi precedenti, vengono qui ulteriormente sviluppati e declinati in chiave futuristico-apocalittica, ripercorrendo in ... (continue) - — Sep 13, 2011 | Add your feedback
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“E’ stato un tempo il mondo giovane e forte
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(CSI – Del mondo)Houellebecq è un autore controverso, che da sempre divide: o si ama o si odia. A volte ci si mette un po’ a capirlo: non bis ... (continue)
- — Sep 9, 2011 | 2 feedbacks
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La scommessa della decrescita
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”Produci, consuma, crepa!
Sbattiti, fatti, crepa!”
[CCCP - Morire]
In questo periodo di crisi e agitazioni globali, in cui il sistema capitalistico, fondato sul paradigma della crescita infinita, sta mostrando in maniera eclatante tutta la sua fallacia e la sua insostenibilità (economica, ec ... (continue)
”Produci, consuma, crepa!
Sbattiti, fatti, crepa!”
[CCCP - Morire]
In questo periodo di crisi e agitazioni globali, in cui il sistema capitalistico, fondato sul paradigma della crescita infinita, sta mostrando in maniera eclatante tutta la sua fallacia e la sua insostenibilità (economica, ecologica, sociale), le teorie della decrescita felice e della c.d. “resilienza” non paiono più così utopiche o addirittura folli, come soltanto qualche anno fa si scriveva.
Semmai è il modello di sviluppo secondo il quale le nostre società hanno vissuto nell’ultimo secolo a dover essere considerato distòpico, in quanto fondato su presupposti irreali e assurdi, quali una disponibilità infinita di risorse in un pianeta che invece dispone di risorse limitatissime, che si stanno rapidamente esaurendo.
Un modello secondo il quale la vita umana è concepita quasi solo in funzione del lavoro che produce, il quale a sua volta è finalizzato ad un consumo crescente di beni e servizi che rispondono a bisogni in gran parte indotti, e quindi fasulli.
Da questo punto di vista tutti i libri che proprongono un modello alternativo per la sopravvivenza del pianeta, e al rinascimento della specie umana, sono necessari, e anzi urgenti, più che utili.
Latouche, insieme a pochi altri (es. Castoridis), è uno dei fondatori di questa scuola di pensiero, ed il suo libro merita la massima considerazione.
Condivido quasi totalmente i presupposti e le ipotesi su cui si basa il libro.
Ridurre (i bisogni, il lavoro), rilocalizzare (la produzione, il consumo), riutilizzare, riciclare. Rinunciare. Che non è una brutta parola se la si spoglia di quella valenza negativa a cui siamo stati abituati.
Tuttavia, devo esprimere delle riserve.
In primis, quella di avere un taglio eccessivamente accademico e poco adatto per la collana in cui è stato inserito: i continui rimandi bibliografici, i riferimenti a teorie passate e presenti e le citazioni da altri economisti appesantiscono e rendono troppo frammentata la trattazione, specialmente ai non addetti ai lavori (ed io dovrei esserlo, essendo laureata in Scienze Politiche, figuriamoci gli altri…).
In particolare non mi è chiaro il passaggio dal micro (comportamento individuale) al macro (creazione e consolidamento di un movimento in grado di soppiantare l’attuale sistema).
C’è da dire che Latouche ha scritto altri saggi e che probabilmente ce ne sono altri di carattere più divulgativo.
E ci sono anche i lavori di Maurizio Pallante, il massimo esponente italiano della "decrescita felice", che hanno fama di essere meno accademici e più fruibili.
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