Penso che sia uno dei libri più originali che abbia letto negli ultimi anni. Tutto comincia con uno scatolone pieno di oggetti che, nel corso della storia, rappresenteranno le tappe di una storia d'amore ormai conclusa. Incredibilmente introspettivo, toccante, ribelle, sgargiante, rabbioso, euforic
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Penso che sia uno dei libri più originali che abbia letto negli ultimi anni. Tutto comincia con uno scatolone pieno di oggetti che, nel corso della storia, rappresenteranno le tappe di una storia d'amore ormai conclusa. Incredibilmente introspettivo, toccante, ribelle, sgargiante, rabbioso, euforico, personale e alternativo , ma alla fine, l'epilogo del primo amore è una storia che accomuna tutti.
Ho letto questo libro per trasformare in opinione il mio pregiudizio: scadente. E sì, confermo la mia sfiducia nei confronti di questa scrittrice, assolutamente priva di qualsiasi talento - non ha né fantasia né resa formale tali da suscitare interesse. E' sempre la solita storia: ragazzina amante d
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Ho letto questo libro per trasformare in opinione il mio pregiudizio: scadente. E sì, confermo la mia sfiducia nei confronti di questa scrittrice, assolutamente priva di qualsiasi talento - non ha né fantasia né resa formale tali da suscitare interesse. E' sempre la solita storia: ragazzina amante della scherma viene costretta dal padre nobile e crudele a prendere i voti e a vivere confinata in un monastero-carcere da cui scappa con effetti pirotecnici assieme al solito ragazzo schiavo dalla personalità amorfa. I due scoprono un segreto terribile che distruggerà la popolazione e la natura [...] e in un'eterna fuga trovano un personaggio assimilabile a un titano greco, dietro uno sfondo di patetica riflessione sul cambiamento climatico e l'avarizia dei sovrani. I nomi dei protagonisti sono intercambiabili: la protagonista ha il nome di Talitha, ma il carattere è lo stesso di Amina, Dubhe, Adhara, Nihal; il giovane servo si chiama Saiph, ma i tratti psicologici sono quelli di Amhal, Sennar, Learco e Lonerin. Nemmeno dopo una dozzina di tentativi, quest'autrice ha trovato la maturità stilistica o comunque un refolo di innovazione.
Con Inheritance, la mia giovinezza è ufficialmente conclusa. Acquistai il primo volume, Eragon, all'età di nove anni, e ricordo ancora con quale meraviglia leggevo quelle pagine per me così articolate e ricche. Il secondo volume mi ha sorpreso per il corpus riflessivo e contemplativo, mentre il terz
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Con Inheritance, la mia giovinezza è ufficialmente conclusa. Acquistai il primo volume, Eragon, all'età di nove anni, e ricordo ancora con quale meraviglia leggevo quelle pagine per me così articolate e ricche. Il secondo volume mi ha sorpreso per il corpus riflessivo e contemplativo, mentre il terzo presagiva. Ahimè: già con Brisingr si subodoravano le trappole. Infatti, il quarto volume, il più lungo del ciclo, ha cercato di sciogliere tutti i nodi.... sì, in base al pettine. Impaziente per l'attesa, ho consumato il libro non tanto per il suo fascino, quanto per l'indignazione "Cosa diavolo stanno combinando?", era il mio pensiero costante. Un inizio lento, faticoso; una narrazione che non si avvia, fatti inutili, fini a se stessi, meandri descrittivi, vicoli ciechi. Battaglie "epiche" dal sapore di moviola calcistica, narrazione distratta, frettolosa. Tanto per citare un esempio lampante: l'assedio di Arughia. Un Roran achilleo inventa stratagemmi incomprensibili per abbattere le difese della città. Io mi sono documentata sull'architettura civile rurale - chissà mai che vi sia una bellezza nascosta che io non ho colto - ma ugualmente ho dovuto ipotizzare che cosa abbia ideato "il guerriero", questo epiteto orribile spuntato come un fungo tra le pagine di questo volume. Vogliamo parlare della stupida parentesi di Nasuada? Se il re era davvero così potente, perché non l'ha sottomessa subito senza cerimonie? Ma no, no: è molto più edificante subire il tedio di una lettura infruttuosa e ridicola (come le torture di Galbatorix... consiglio, Christopher: mai sentito parlare della vergine di ferro?. Personalmente avevo già scommesso sulla redenzione di Murtagh, in particolare, avevo già immaginato il suo debole - mai dichiarato, tuttavia. La parentesi di Vroengard mi è sembrata ridicola. Forse che Paolini ha scoperto le scienze? La terra rotonda, gli atomi radioattivi, le stelle? E quel tempietto in stile Licia Troisi (e non è un complimento) carico di splendidi doni? Atroce. E che dire dello stupido viaggio nell'Helgrind? Quando ho letto quelle pagine fremevo dalla rabbia, così come ho trovato ridicolo il percorso a ostacoli nel castello di Galbatorix. E quell'orrenda conclusione? Viaggi a vuoto, personaggi strappati, situazioni rattoppate? E quel drago verde a fine libro che diavolo c'entra? Perché, perché, perché? Perché lei? Che senso ha? Dov'è l'aitia? Una Saphira che perde improvvisamente qualsiasi remora e una regina recalcitrante che viene meno al suo dovere di cavaliere dei Draghi - nati come super partes -, un nano che accetta un patto con i draghi, giochi olimpici tra gli Urgali, operazioni di chirurgia estetica, madri ossessive e cliché stantii....
Una conclusione che va a catafascio. Di male in peggio.
Se avete amato questa saga, non leggete la conclusione. Tanto non saprete mai chi mai sia Angela l'erborista, o chi sia il successore di Eragon. Immaginatevi da voi stessi una fine, quella che vi piace di più. Arya ed Eragon assieme? Sì, molto suggestivo. Re Eragon? Sorprendente. Un drago verde? Molto bello. Io immaginavo che fosse un umano, discepolo di Eragon... Invece no: volerai, volerai, e da me mai più tornerai.
A tratti onirico, grottesco, imprevedibile, agghiacciante. E' stato il libro che mi ha avvicinato a King, e sono rimasta incantata dalla varietà di temi che l'autore riesce a proporre con spensierata leggerezza.
Perché ci siamo lasciati. Inventario di un amore
***This comment contains spoilers! ***
Penso che sia uno dei libri più originali che abbia letto negli ultimi anni. Tutto comincia con uno scatolone pieno di oggetti che, nel corso della storia, rappresenteranno le tappe di una storia d'amore ormai conclusa.continue)
Incredibilmente introspettivo, toccante, ribelle, sgargiante, rabbioso, euforic ... (
Penso che sia uno dei libri più originali che abbia letto negli ultimi anni. Tutto comincia con uno scatolone pieno di oggetti che, nel corso della storia, rappresenteranno le tappe di una storia d'amore ormai conclusa.
Incredibilmente introspettivo, toccante, ribelle, sgargiante, rabbioso, euforico, personale e alternativo , ma alla fine, l'epilogo del primo amore è una storia che accomuna tutti.
I regni di Nashira
Ho letto questo libro per trasformare in opinione il mio pregiudizio: scadente.continue)
E sì, confermo la mia sfiducia nei confronti di questa scrittrice, assolutamente priva di qualsiasi talento - non ha né fantasia né resa formale tali da suscitare interesse.
E' sempre la solita storia: ragazzina amante d ... (
Ho letto questo libro per trasformare in opinione il mio pregiudizio: scadente.
E sì, confermo la mia sfiducia nei confronti di questa scrittrice, assolutamente priva di qualsiasi talento - non ha né fantasia né resa formale tali da suscitare interesse.
E' sempre la solita storia: ragazzina amante della scherma viene costretta dal padre nobile e crudele a prendere i voti e a vivere confinata in un monastero-carcere da cui scappa con effetti pirotecnici assieme al solito ragazzo schiavo dalla personalità amorfa. I due scoprono un segreto terribile che distruggerà la popolazione e la natura [...] e in un'eterna fuga trovano un personaggio assimilabile a un titano greco, dietro uno sfondo di patetica riflessione sul cambiamento climatico e l'avarizia dei sovrani.
I nomi dei protagonisti sono intercambiabili: la protagonista ha il nome di Talitha, ma il carattere è lo stesso di Amina, Dubhe, Adhara, Nihal; il giovane servo si chiama Saiph, ma i tratti psicologici sono quelli di Amhal, Sennar, Learco e Lonerin.
Nemmeno dopo una dozzina di tentativi, quest'autrice ha trovato la maturità stilistica o comunque un refolo di innovazione.
La linea del traguardo
Utopico.
Inheritance, o La volta delle anime
***This comment contains spoilers! ***
Con Inheritance, la mia giovinezza è ufficialmente conclusa. Acquistai il primo volume, Eragon, all'età di nove anni, e ricordo ancora con quale meraviglia leggevo quelle pagine per me così articolate e ricche. Il secondo volume mi ha sorpreso per il corpus riflessivo e contemplativo, mentre il terz ... (continue)
Con Inheritance, la mia giovinezza è ufficialmente conclusa. Acquistai il primo volume, Eragon, all'età di nove anni, e ricordo ancora con quale meraviglia leggevo quelle pagine per me così articolate e ricche. Il secondo volume mi ha sorpreso per il corpus riflessivo e contemplativo, mentre il terzo presagiva. Ahimè: già con Brisingr si subodoravano le trappole.
Infatti, il quarto volume, il più lungo del ciclo, ha cercato di sciogliere tutti i nodi.... sì, in base al pettine.
Impaziente per l'attesa, ho consumato il libro non tanto per il suo fascino, quanto per l'indignazione "Cosa diavolo stanno combinando?", era il mio pensiero costante.
Un inizio lento, faticoso; una narrazione che non si avvia, fatti inutili, fini a se stessi, meandri descrittivi, vicoli ciechi.
Battaglie "epiche" dal sapore di moviola calcistica, narrazione distratta, frettolosa. Tanto per citare un esempio lampante: l'assedio di Arughia. Un Roran achilleo inventa stratagemmi incomprensibili per abbattere le difese della città. Io mi sono documentata sull'architettura civile rurale - chissà mai che vi sia una bellezza nascosta che io non ho colto - ma ugualmente ho dovuto ipotizzare che cosa abbia ideato "il guerriero", questo epiteto orribile spuntato come un fungo tra le pagine di questo volume.
Vogliamo parlare della stupida parentesi di Nasuada? Se il re era davvero così potente, perché non l'ha sottomessa subito senza cerimonie? Ma no, no: è molto più edificante subire il tedio di una lettura infruttuosa e ridicola (come le torture di Galbatorix... consiglio, Christopher: mai sentito parlare della vergine di ferro?. Personalmente avevo già scommesso sulla redenzione di Murtagh, in particolare, avevo già immaginato il suo debole - mai dichiarato, tuttavia.
La parentesi di Vroengard mi è sembrata ridicola. Forse che Paolini ha scoperto le scienze? La terra rotonda, gli atomi radioattivi, le stelle?
E quel tempietto in stile Licia Troisi (e non è un complimento) carico di splendidi doni? Atroce.
E che dire dello stupido viaggio nell'Helgrind? Quando ho letto quelle pagine fremevo dalla rabbia, così come ho trovato ridicolo il percorso a ostacoli nel castello di Galbatorix.
E quell'orrenda conclusione? Viaggi a vuoto, personaggi strappati, situazioni rattoppate?
E quel drago verde a fine libro che diavolo c'entra?
Perché, perché, perché?
Perché lei?
Che senso ha? Dov'è l'aitia?
Una Saphira che perde improvvisamente qualsiasi remora e una regina recalcitrante che viene meno al suo dovere di cavaliere dei Draghi - nati come super partes -, un nano che accetta un patto con i draghi, giochi olimpici tra gli Urgali, operazioni di chirurgia estetica, madri ossessive e cliché stantii....
Una conclusione che va a catafascio.
Di male in peggio.
Se avete amato questa saga, non leggete la conclusione.
Tanto non saprete mai chi mai sia Angela l'erborista, o chi sia il successore di Eragon. Immaginatevi da voi stessi una fine, quella che vi piace di più. Arya ed Eragon assieme? Sì, molto suggestivo. Re Eragon? Sorprendente. Un drago verde? Molto bello. Io immaginavo che fosse un umano, discepolo di Eragon...
Invece no: volerai, volerai, e da me mai più tornerai.
Al crepuscolo
A tratti onirico, grottesco, imprevedibile, agghiacciante.
E' stato il libro che mi ha avvicinato a King, e sono rimasta incantata dalla varietà di temi che l'autore riesce a proporre con spensierata leggerezza.