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Alessandro T…
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- Diario di un cinemaniaco di provincia (5)
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By Alessandro Ticozzi -
Finished on Feb 1, 2011 




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Ok. Sì, la prossima volta sceglierò con più attenzione.
me lo presterai così provo anch'io. ps sempre meglio Camilleri
Dalla mia scarsa capacità di scegliere i libri in omaggio. All'incontro di mercoledì il tizio della Mondadori ci ha parlato della nuova collana 'Libellule' e regalava i libri usciti: tra gli altri c'erano Camilleri e La Capria ma io ho preso la Gamberale. Poco nice. Comunque se vuoi leggerlo te lo presto, l'ho letto in 1 ora.
e da dove spunta la gamberale?
Mmmmm... E' quello di Ternitti o sto dicendo una cazzata?
Diario di un cinemaniaco di provincia
***This comment contains spoilers! ***
Questo libro non è del tutto nemmeno un libro. Non lo dico per essere spocchioso o presuntuoso (io che non ho mai pubblicato nulla), ma perché scrivere - nel senso di fare letteratura - implica rivestire le situazioni, le persone, le cose con una patina di finzione che ci faccia capire che non siamo ... (continue)
Questo libro non è del tutto nemmeno un libro. Non lo dico per essere spocchioso o presuntuoso (io che non ho mai pubblicato nulla), ma perché scrivere - nel senso di fare letteratura - implica rivestire le situazioni, le persone, le cose con una patina di finzione che ci faccia capire che non siamo davanti a un episodio di vita reale (la quale, beninteso, può fornire lo spunto) ma a qualcosa di ricreato. E questo, secondo me, qui manca del tutto. E lo si capisce dall'italiano che l'autore usa: un impasto di termini aulici ("nettato"; "madido"), regionalismi (inserimento del dialetto veneto) e volgarismi ("cazzo") che disorienta (per inciso, le espressioni dialettali o gergali andrebbero messe in corsivo).
Quella che manca è anche, secondo me, la capacità di imbastire una vicenda che sappia far capire al lettore gli spostamenti sull'asse temporale. Infatti assistiamo ad un continuo rimando tra il presente della situazione descritta, il passato di ricordi personali e il futuro irreale dei sogni e delle aspirazioni del protagonista; il tutto mostrato da continue oscillazioni ingiustificate, in uno stesso periodo, dal presente al passato remoto, le quali davvero disorientano il lettore e gli rendono difficile capire cosa la scrittura stia mostrando.
Il modo di raccontare la storia è altrettanto scadente: si ricorre a continue antonomasie (le ragazze belle sono tutte sceme e "troie"; i ragazzi dei centri sociali dicono sempre "kompagni" e i poliziotti uccidono - letteralmente - di botte le persone; le ragazze belle escono solo con "ganzi" dotati di "porschino" e catene d'oro); le citazioni ed i paragoni cinematografici sono eccessivi, come se l'autore volesse dimostrare di essere davvero un amante di cinema (ma citazioni e paragoni, in un racconto o romanzo, andrebbero perlomeno inseriti con cognizione di causa e non, come qui, in ogni dove); ci sono intere sequenze senza alcun nesso con la narrazione, e nelle quali l'autore rappresenta delle vere e proprie situazioni morbose e volgari (insistere sulla defecazione di Carmela e su quella delle ragazzine in spiaggia; la cubista che urina nel bicchiere del marito come forma di disprezzo e quella che fa uscire cubetti di ghiaccio dall'ano direttamente in bocca ai clienti) che fanno schifo.
In sostanza, sembra trattarsi del tentativo - davvero mal riuscito a livello di composizione letteraria - di un frustrato di vendicarsi del "mondo di merda" che lo circonda. Non ha nessuna qualità letteraria: non lo dico, ancora una volta, per essere spocchioso, ma proprio perché l'autore vorrebbe sfruttare un modo di raccontare i fatti di cui non ha nessuna padronanza. E quindi il risultato è solo un accumulo di parole che conducono davvero poco lontano.
Nella prefazione, Italo Moscati sostiene che la qualità di questo libretto sta soprattutto nel rappresentare la vita di un vero e proprio maniaco di cinema; quest'affermazione può anche essere valida, ma tralascia il fatto che questo è pur sempre un libro, e quindi - come ogni libro - ha bisogno di una minima struttura che lo renda percepibile in quanto libro.
E' proprio tale caratteristica a mancare, più di tutte, a questo "Diario di un cinemaniaco di provincia".