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Narciso e Boccadoro
Il secondo romanzo che leggo di Hesse, dopo Siddharta. Vi ho ritrovato quanto d'intimamente affine c'era in quello, ma in modo ancora più vivido, arricchito, sia sul piano linguistico-espressivo che su quello contenutistico. Il tema centrale è il medesimo: due uomini, che incarnano differenti aspett ... (continue)
Il secondo romanzo che leggo di Hesse, dopo Siddharta. Vi ho ritrovato quanto d'intimamente affine c'era in quello, ma in modo ancora più vivido, arricchito, sia sul piano linguistico-espressivo che su quello contenutistico. Il tema centrale è il medesimo: due uomini, che incarnano differenti aspetti dell'animo umano ( il "materno" e il "paterno", l'ascetico e il sensuale, il teoretico e l'artistico ) si incontrano, si separano, si riconciliano. Le mosse degli eventi che li vedono coinvolti non sono che lo specchio, su piano metaforico, del tentativo di analizzare (e, con sommo sforzo, d'incorporare e conciliare ) l'antitesi alla base della vita e della conoscenza della stessa. Narciso e Boccadoro si conoscono, giovani, nel monastero di Mariabronn, apparentemente votati al medesimo destino monastico: il rapporto privilegiato che s'instaura tra i due, maestro e allievo, mette progressivamente in luce la profonda differenza tra i due. Il primo è un animo destinato alla pura logica, al concetto senza rappresentazione, ma serba in sè una particolare acutezza nello scrutare l'animo umano: da qui la scoperta, che ha la funzione di portare al "risveglio" ( e qui certo ci sono analogie con l'iter autoconoscitivo di Siddharta ) della natura prettamente sensitiva, voluttuosa e terrena di Boccadoro, destinato a una vita di vagabondaggi, di amori controbilanciati da sofferenze. E, abbandonato l'ambiente raccolto del monastero, seguiamo le peripezie del giovane per la Germania: incontrerà innumerevoli amori, la peste, gli stenti della vita precaria del vagabondo; ma tutto esperirà con il suo occhio attento, vorace e curioso, che coglierà sempre più particolari sul piacere, sul suo carattere effimero, sulla sua stretta connessione con il dolore e la morte, eguali rappresentazioni di quell'unica entità ( al contempo seducente e terribile ) che è la Natura, le cui sembianze si mescolano nel suo immaginario con quelle della madre, del mondo, degli aspetti felici e luttuosi dell'esistenza. Il nuovo incontro tra i due, in età matura, porterà un arricchimento nell'esperienza di entrambi, in particolare di Narciso: come in Siddharta, si pone il dubbio se la capacità di penetrare l'intima realtà delle cose sia prerogativa della sola teoresi. O se, come l'ormai abate comprende alla fine, anche il carattere impetuoso e fanciullesco, ateoretico e istintivo dell'arte e della vita mondana, non costituiscano un'altra risposta, egualmente soddisfacente. E, come in Siddharta, la risposta sta nella complementarietà delle due: Narciso e Boccadoro non potranno mai trasformarsi l'uno nell'altro, mai integrarsi; ma in ambedue, pur con differenti mezzi e pericoli, ci sono verità, senso di caducità, immane tensione all'immortalità.