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Flatlandia, l'universo parallelo della Victorian Age, una squisita satira dei limiti del pensiero umano.
Riuscireste a spingere la vostra mente oltre la quarta dimensione? - — Sep 9, 2009 | 1 feedback
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Io sono Charlotte Simmons
*** This comment contains spoilers! ***
Tom Wolfe è uno scrittore di razza, e questo libro mostra completamente la sua bravura nel saper usare la sintassi, nel costruire personaggi e metterli in scena in maniera incredibilmente naturale e realistica. Lo potrei paragonare a un regista, ma del resto non esisterebbero bravi registi se prima ... (continue)
Tom Wolfe è uno scrittore di razza, e questo libro mostra completamente la sua bravura nel saper usare la sintassi, nel costruire personaggi e metterli in scena in maniera incredibilmente naturale e realistica. Lo potrei paragonare a un regista, ma del resto non esisterebbero bravi registi se prima non fossero esistiti grandi scrittori.
Chi mi ha prestato questo libro mi avvertì: "molto bello, ma non succede nulla"
E' vero, la trama non è il punto forte di questo romanzo, ma bensì la descrizione e l'analisi (e la velata critica) del mondo universitario americano. Wolfe non si sbilancia, ogni personaggio rappresenta la degenerazione di uno stereotipo (l'atleta, la studentessa modello, il professore di storia ebreo e liberal), non c'è un eroe, non c'è nessun cattivo, ognuno e debole e imperfetto come ogni essere umano.
La protagonista, Charlotte Simmons, nella prima parte del libro è in realtà lo stesso Wolfe, che analizza e giudica quello che descrive come se fosse lui a viverlo in prima persona, tra party alcolici, pressioni sociali e pettegolezzi di bionde anoressiche.
Solo dopo questa introduzione, il vero carattere di Charlotte si svela. Infatti il finale sarà una completa rivelazione del vero carattere di questo personaggio.
Il pubblico inizierà ad applaudire e lei farà altrettanto "per non uscire dal coro".
La grandiosità di Wolfe sta nel cogliere esattamente le situazioni, le emozioni in cui si possono imbattere questi personaggi, che non vengono mai percepiti come stereotipati o falsati.
E nella meravigliosa e scenografica descrizione che ci lascia di questa "gabbia di matti, "museo dell'orrore", "Paradiso delle anime perdute" che è l'università americana.
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