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- Un mostro chiamato Girolimoni (17)
- Una storia di serial killer di bambine e innocenti
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By Fabio Sanvitale, Armando Palmegiani -
Finished on Nov 19, 2012 




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- NonNonBa (112)
- Storie di fantasmi giapponesi
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By Shigeru Mizuki -
Finished 




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Non conoscevo quest'opera. Non avevo idea che fosse stata pubblicata - a dirla tutta non avevo nemmeno intenzione di comprarla, quando l'ho vista sullo scaffale della libreria. Per prima cosa mi ha colpito lo stile del disegno della copertina: molto particolare, piuttosto 'indigesto' rispetto ai can ... (
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Jul 15, 2012 |
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By Massimo Gamba -
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- e altri racconti
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- Così i politici italiani sono diventati intoccabili e continuano ad esserlo
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By Michel Tournier -
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- Le religioni dei misteri 1 (51)
- Eleusi, dionisismo, orfismo
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- Le religioni dei misteri 2 (52)
- Samotracia, Andania, Iside, Cibele e Attis, Mitraismo
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- Itinerari in Friuli Venezia Giulia / I castelli del mare e delle acque
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By Virgilio Gianni -
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By Shigeru Mizuki -
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- Le origini dei greci (19)
- Dori e mondo egeo
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Finished on Apr 10, 2010
Finished (re-read) on Apr 10, 2010
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- Uomini che odiano le donne (25339)
- Millennium Trilogy 1
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By Stieg Larsson -
Finished on Jul 31, 2009 




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A dispetto di una trama che avrebbe potuto (anzi, è) gradevole e interessante, l'incapacità totale di Larrson di rendere in forma gradevole la sua idea è alla base del fallimento del libro - inutili le strombazzature pubblicitarie che lo vorrebbero "un caso editoriale, un libro che vi terrà svegli f ... (
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Aug 3, 2009 |
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- Spiral (422)
- La trilogia di Ring, volume 2
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By Koji Suzuki -
Finished on May 30, 2009 




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Spiral è la spirale ridicola e maldestra di contorcimenti pseudo-fantascientifici con cui Koji Suzuki ha voluto distruggere il suo precedente buon lavoro. Costringendo il sovrannaturale, l'inquietante irrazionale sulla superficie di un vetrino per permettere all'ennesimo protagonista banale e ... (
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Jun 1, 2009 |
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Un mostro chiamato Girolimoni
Nella Roma degli anni '20 c'è un uomo. Gira per i rioni popolari, alla ricerca di bambine, anche molto piccole. Le adesca, le stupra, le uccide. Nessuno sa chi sia. Per tre anni tormenta la Capitale coi suoi delitti, poi la polizia decide che quest'uomo si chiama Gino Girolimoni. È un vero e proprio ... (continue)
Nella Roma degli anni '20 c'è un uomo. Gira per i rioni popolari, alla ricerca di bambine, anche molto piccole. Le adesca, le stupra, le uccide. Nessuno sa chi sia. Per tre anni tormenta la Capitale coi suoi delitti, poi la polizia decide che quest'uomo si chiama Gino Girolimoni. È un vero e proprio indictment: macché Girolimoni, lui non c'entra nulla, viene assolto con formula piena. Eppure quell'accusa fasulla gli rimane incollata addosso, lo trasforma in un orco, gli rovina la vita. Il vero predatore non verrà mai catturato.
È una storia che pochi conoscono, questa, ed è una storia affascinante – anche se nel modo perverso con cui affascina la cronaca nera. Ed è una storia pazzesca. Stupisce che così pochi siano quelli che ne hanno trattato. La promessa di Sanvitale e Palmegiani di riconsiderarla in modo autonomo con nuove tecniche investigative all'avanguardia mi aveva convinto ad acquistare il volume. Le premesse c'erano, ed erano entusiasmanti. Ma a lettura finita, il mio parere è che il libro si regga sostanzialmente sul fatto che l'argomento trattato è una vera bomba. Al contrario, l'indagine offerta mi pare sciatta, più volte imprecisa e – nel complesso – molto meno incisiva di quanto promettesse in quarta copertina.
Un giudizio così tranciante va motivato.
Ci sono alcuni dettagli che da principio non mi sono piaciuti per niente: innanzitutto, il fatto che l'opera non si riesca ad inquadrare bene nel suo genere. Ci si aspetta un saggio, e fondamentalmente lo è, ma un saggio a cui mancano obiettività e distacco. Beninteso, non disapprovo a prescindere una prosa ornata, né un autore partigiano di una posizione. Ma un conto è difendere (anche accoratamente) una tesi col supporto di argomenti, un altro è infarcire il discorso di scenette estemporanee, di retorica romanzesca. Non mi piace, perché significa tenere il piede in due staffe. Si faccia un romanzo, o si faccia un saggio, non le due cose, perché insieme non si armonizzano: si avrà solo un romanzo troppo inquadrato o un saggio troppo emotivo.
Non mi è piaciuta la scelta di scrivere marcatamente 'a due mani', con la prosa di Sanvitale continuamente interrotta dalle osservazioni di Palmegiani. Capisco che sia stata motivata da un tentativo di rendere più intimo ed estemporaneo lo scorrimento dell'indagine, ma per quanto mi riguarda non ha pagato. Le precisazioni, spappate così lungo il filo conduttore, mi suonavano inevitabilmente supponenti, anche se in realtà erano concepite per essere complementari al discorso.
Non mi è piaciuto lo stile, spesse volte fin troppo colloquiale, spesse volte – come dicevo – troppo sbilanciato verso l'emotività e la commozione.
Ma queste sono pecche veniali, il fatto che non piacciano a me è ben poco indicativo. Ben più grave mi pare il fatto che, a dispetto delle rigorose intenzioni dichiarate, nei vari capitoli ci si preoccupi più di coinvolgere il lettore che di dargli modo di capire e verificare l'accaduto. La struttura logica dell'opera è buona, ma non sono rare le imprecisioni e le contraddizioni. Il sospetto – quello che gli autori chiamano suggestivamente L'Ombra (ritorniamo al discorso dell'emotività) – viene definito da tutte le testimonianze come un uomo alto, ma a volte (p. 46) gli autori dicono che è basso. Quest'uomo dice di conoscere Pierino, il padre di una delle bambine (p. 46), che però qualche pagina dopo diventa Quirino (p. 52). Si descrive la vicenda di una bimba di neanche un anno, che però ha 17 mesi (p. 53) – peraltro ricostruendola con dettagli palesemente discordanti con un articolo di giornale dell'epoca che pure viene riportato in fotografia accanto al testo. Si racconta di un sospetto entrato in un'osteria a bere un quarto di vino (p. 69), ma poi l'identikit di quest'uomo diventa quello di un astemio e forte bevitore di caffè (p. 82, p. 90). Si dice che solo quattro persone nella Roma del tempo ricevevano per posta un determinato catalogo di oggetti sacri scritto in inglese (p. 105), poi il catalogo diventa di libri (p. 107). Frammenti bruciacchiati di quel tipo di catalogo vengono ritrovati sulla scena di un crimine: ci si chiede come sia stato possibile notarli in una giornata di pioggia (perché mai la pioggia dovrebbe rendere invisibile la carta bruciacchiata?) e, nonostante si sia specificato che solo quattro persone nell'intera capitale ricevevano quelle pubblicazioni per posta, ci si chiede se non avesse potuto perderle qualcun altro oltre a quei quattro (p. 123). Ma questa sciatteria non è prerogativa dei due autori: vogliamo parlare del lungo dialogo con l'esperta sessuologa? Quella che, nel tentare di fare il profilo dello psicopatico, prima dice che per questo tipo di pedofilo è indifferente il sesso del bambino adescato e subito dopo aggiunge che però questa Ombra sceglieva accuratamente solo le bambine (p. 141)? Quella che descrive come un uomo dotato di capacità organizzativa e sangue freddo (p. 142) uno che, durante l'adescamento di una bambina, si ferma in una pasticceria per comprarle le caramelle ed è così stralunato e allucinato che non si accorge nemmeno della commessa che si affanna ad attirare la sua attenzione (p. 59) - uno che poi trascina la bambina sugli argini del Tevere (dove il rischio di essere visto era altissimo), la stupra e poi la abbandona ancora viva (e potenzialmente in grado di riconoscerlo mille volte) perché deve andare a bersi un bicchiere di vino, prendendo la sola precauzione di dirle di non allontanarsi (p. 60)? Quella che alla domanda “ma quest'uomo si aggirava in quei rioni perché era più facile trovare bambine sole o perché lo eccitava il rischio di essere catturato?” risponde che sicuramente lo faceva perché era più facile trovare bambine sole oppure anche perché amava il rischio, perché no (p. 142)? Quella che sa (per grazia ricevuta immagino) che Brydges (principale indiziato, colpevole di acclarati episodi di pedofilia ai danni di bambine della stessa fascia di età) aveva una vita sessuale attiva e soddisfacente con la moglie e quindi non poteva essere lui il colpevole, che invece non riusciva ad avere relazioni di quel tipo con le donne adulte?
L'obiettivo principale – e del resto, il contributo più interessante – del libro è proprio la messa in discussione delle accuse contro Brydges. Peccato che, nel corso del dibattito, non sia citata in modo utile nessuna fonte. Gli autori si limitano a riportare i risultati delle indagini di Dosi, il poliziotto che aveva costruito l'accusa contro Brydges, e poi a dire “ma non è così”. Solo che non danno al lettore la possibilità di verificare perché non sia così. Esempio: Brydges a un certo punto viene trasferito prima in Sud Africa, poi in Australia. Dosi chiede informazioni alla polizia di questi stati e scopre che i casi di sparizione e di omicidi seguono la rotta del suo indiziato. È un dettaglio importante, considerando che contemporaneamente i delitti a Roma cessano! Ma Sanvitale e Palmegiani dicono: va beh, non è probante, non si può mica sapere se queste sparizioni e questi omicidi fossero analoghi a quelli romani. Certo che non si può, soprattutto se non viene dato il minimo riferimento bibliografico per controllare. Perché magari io lettrice sono curiosa di sapere che cosa ha scritto di preciso Dosi nei suoi rapporti (Dosi che viene presentato come un uomo molto capace e meticoloso). Perché mi suona strano che un uomo così abile nel suo lavoro (sono gli stessi autori a dipingerlo così) sia davvero così ingenuo da limitarsi a chiedere alla polizia di Johannesburg “Ci sono stati mica dei morti da voi in questi mesi?” senza precisare o richiedere precisazioni in merito alla tipologia dei delitti che lo interessavano. Sarei curiosa di verificare, ma non posso, perché non so dove andare a controllare. E questa è solo la più macroscopica manifestazione della fastidiosa incuria sostanziale del metodo adottato per l'opera.
Riassumendo, quindi: onore al merito agli autori per aver rispolverato questa storia. Onore al merito per aver provato a raccontarla in modo originale. Ma che il risultato sia davvero degno degli intenti, questo mi sembra davvero impossibile da sostenere.