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Non solo uno "stupidario" .. -
La quarta stella se la é meritata più che altro perché, al di là delle storielle (talvolta spassosissime, altre volte molto meno) si nasconde una base scientifica ed una finalità divulgativa.
L'autrice, una biologa e ricercatrice di fama, aveva ideato questo assurdo "premio" (per chi autoelimina i s ... (continue ) -
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Dec 3, 2012 |
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Il bar delle grandi speranze
***This comment contains spoilers! ***
Arrivo su questo libro appena dopo aver letto l'altra grande biografia di questo giornalista premio Pulitzer: Open (la vita di Agassi). Probabilmente, avendo adorato quel libro, inconsciamente mi aspettavo qualcosa di molto simile ma (a differenza di quanto leggo in altre recensioni) purtroppo non é ... (continue)
Arrivo su questo libro appena dopo aver letto l'altra grande biografia di questo giornalista premio Pulitzer: Open (la vita di Agassi). Probabilmente, avendo adorato quel libro, inconsciamente mi aspettavo qualcosa di molto simile ma (a differenza di quanto leggo in altre recensioni) purtroppo non é stato così ... mi ha un po' deluso!
E' anche vero che dopo lo zucchero ogni altro cibo sembra amaro ... chissà quale sarebbe stato il mio giudizio se questa biografia l'avessi letta indipendentemente dall'altra!
In ogni caso é difficile dire cosa non mi ha entusiasmato .. forse semplicemente parla di un mondo che non mi appartiene: non sono mai stato uno da bar e molti dei personaggi descritti mi risultano pressoché indifferenti ..
Di più .. la storia di questo bambino cresciuto senza il padre, che cerca dei "padri sostitutivi" nel bar é piena dei classici stereotipi del "machismo" più tipico: scommesse, alcol, fumo e donne infedeli (tanto per citarne alcuni esempi).
Non é il mio genere .. mi sono identificato molto di più coi due "topi da biblioteca" che istruiscono il giovane Moehringer sui classici della letteratura. Il mondo dei bar é lontano da me anni luce .. credo sia questa la principale causa del mio giudizio "a metà"!
Intendiamoci, libro scritto bene ed a tratti commovente. Alcuni passi sono molto profondi ma .. mai che mi coinvolgesse davvero!
Casomai é stato interessante confrontare gli stili dei due libri di Moehringer: secondo me in Open é migliorato molto, anche sfruttando una divisione in capitoli molto più brevi e "fulminanti" come articoli di giornale ..
Anche lo stile (ora me ne sto accorgendo) é molto giornalistico: secco, conciso, senza fronzoli ma con un arte del rimando, dell'autocitazione evocativa (ad esempio finendo il capitolo con una battuta che richiama e magari stravolge un concetto espresso al suo inizio) che ora ho imparato a riconoscere anche in molti articoli della stampa ..
E' stato intrigante anche leggere questo libro "con gli occhi di Agassi", che in Open aveva confessato di essersi identificato profondamente con il piccolo Moehringer. I punti in comune tra i due sono effettivamente molti: la mancanza di un vero padre, la ricerca della perfezione creativa come "gabbia" che impedisce il reale miglioramento, la ricerca di "un clan" di padri sostitutivi e l'andamento ondivago della propria carriera. In alcuni passi mi sembrava di sentire la voce di Agassi che diceva .. "ecco, qui sono proprio io!"
Detto questo, in Open la trama sembra seguire un filo più preciso (d'altra parte la carriera di un tennista ha dei tempi facilmente prevedibili). In Open sapevi già dall'inizio che tutto sarebbe finito appena dopo il ritiro dall'attività agonistica: qui invece a venti pagine dalla fine ti chiedi ancora dove vuol andare a parare Moehringer, ben lontano (a quel punto del racconto) dall'aver combinato qualcosa della sua vita.
A me sinceramente il finale é quindi sembrato eccessivamente sbrigativo, come se un vero finale in realtà non ci fosse ..
Si é scelto di chiudere il libro con l'undici settembre (ed in un certo senso, per un americano fu davvero la fine di tutto..): ci può stare: a tratti era inevitabilmente commovente (ci uscirebbe un discreto film..) ma nonostante ciò comunque "sospeso", interrotto troppo frettolosamente secondo me! E d'altra parte sembra dirlo lo stesso autore quando chiama l'ultimo capitolo "Epilogo, uno fra tanti" .. sembra appiccicato lì senza un gran collegamento con il resto del libro!