L'astronomia secondo Dante: completo, preciso e ben spiegato!
Testo di difficile reperibilità: io l'ho trovato solo contattando l'editore qui: http://www.sandron.it/scheda_commento.htm Si tratta di un testo che, per una volta, non propone nuove interpretazioni "astronomiche" della Divina Commedia ma che piuttosto cerca di fare un po' il punto sulle teorie form
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Testo di difficile reperibilità: io l'ho trovato solo contattando l'editore qui: http://www.sandron.it/scheda_commento.htm Si tratta di un testo che, per una volta, non propone nuove interpretazioni "astronomiche" della Divina Commedia ma che piuttosto cerca di fare un po' il punto sulle teorie formulate fino ad oggi da commentatori antichi e moderni. Si divide in 3 parti: una di carattere generale, in cui si spiegano i termini ed i concetti base dell'astronomia antica (geocentrica ed aristotelico-cristiana .. senza questo preambolo davvero sarebbe difficile capire il seguito!), una sezione centrale in cui vengono riportati uno per uno i passi "astronomici" delle tre cantiche, con tanto di parafrasi, spiegazione tecnica e valutazione critica delle varie teorie formulate in passato. A seguire, un'appendice in cui si analizza il ruolo che queste citazioni "alte" hanno nell'opera di Dante: si può considerare poesia? o é letteratura? oppure una sorta di divulgazione scientifica ante litteram? .. o solo vuota erudizione? Scartata quest'ultima possibilità .. si può dire che le altre sono tutte valide: la valutazione varia da caso a caso e sarebbe, a detta dell'autore, sciocco voler attribuire a tutti costi al Sommo Poeta il ruolo di scienziato infallibile: imprecisione ma soprattutto "licenze poetiche" abbondano ma vanno accettate per quello che sono, la Divina Commedia non é un trattato scientifico! A conclusione del libro, alcune tavole riassuntive utili a ricostruire la cronologia del viaggio di Dante. Oltre a ciò, c'é da segnalare un utile gadget allegato: l' "orologio dantesco" .. un piccolo aiuto per meglio comprendere i movimenti del sole nel corso della narrazione!
Il testo non é sempre di facile comprensione a causa della tecnicità di alcuni argomenti (un minimo di conoscenza astronomica secondo me é necessaria) ma é davvero ben fatto: un modo per scoprire un aspetto della Commedia che a scuola spesso viene tralasciato (o liquidato con una superficiale parafrasi) Lo consiglio sia agli appassionati di Dante che agli astrofili!
Divorato in poche ore! All'inizio ero un po' spaesato: era da parecchio che non leggevo più nulla di Guénon e rituffarmi nella sua erudita cultura piena di riferimenti all'esoterismo ed alle religioni orientali mi ha un po' spiazzato. O meglio .. non me lo aspettavo in un libro dedicato a Dante! Nel
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Divorato in poche ore! All'inizio ero un po' spaesato: era da parecchio che non leggevo più nulla di Guénon e rituffarmi nella sua erudita cultura piena di riferimenti all'esoterismo ed alle religioni orientali mi ha un po' spiazzato. O meglio .. non me lo aspettavo in un libro dedicato a Dante! Nel testo si riprende un filone molto in voga a fine ottocento: quello che vedeva in Dante (e nel Dolce Stil Novo in genere) dei riferimenti esoterici. Principali sostenitori di queste teorie furono Gabriele Rossetti (padre del pittore preraffaellita Dante Gabriel), l'Aroux, il Pascoli ed il Valli. Il Guénon si inserisce nella scia di questi ma marca ancor di più l'aspetto iniziatico, ipotizzando non solo che Dante fosse un templare (cosa che comunque ritengo non dimostrabile) ma che "echi" sua della dottrina nascosta nelle sue opere siano riscontrabili nel rituale massonico di rito scozzese ed in quello rosacrociano. Al di là di questa parte troppo "misterica" per i miei gusti, ho trovato molto più sfiziosa quella degli ultimi capitoli (in cui il Guénon si dedica a ciò che preferisco .. l'analisi comparata di simboli universali) Particolarmente brillanti le considerazioni sul simbolismo ciclico e numerologico della divina commedia (con affascinanti richiami ai 13000 anni del ciclo precessionale, a metà del quale il Sommo poeta ambienterebbe la sua Commedia) Prendiamo un decimo di questo valore ed abbiamo l'anno 1300 (ed appunto all'equinozio di questo anno - quindi alla metà dell'anno - Dante immagina gli eventi). E proprio "nel mezzo del cammin" della sua vita che il Poeta immagina che la narrazione inizi .. un po' come se l'approssimarsi della Pasqua non avesse un valore puramente cronologico ma anche simbolico, come "passaggio" ad un nuovo ciclo cosmico, ad un nuovo rapporto con il divino. E d'altronde l'uscita dalla selva oscura per salire al monte del Purgatorio richiama proprio il simbolismo della settimana pasquale: dalla festa delle Palme (evocazione di Rinascita, vedi il ramo d'oro che permette a Enea di penetrare nel regno degli Inferi) fino alla salita al Calvario ed alla successiva ascensione in Cielo!
Innanzitutto premetto che prima di affrontare questo testo (di difficile reperibilità ma disponibile in pdf online: http://ebookbrowse.com/valli-il-linguaggio-segreto-di-dante-e-dei-fedeli-d-amore-pdf-d46824380 ) avevo letto un altro saggio dello stesso autore: "Il segreto della Croce e dell’Aquila
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Innanzitutto premetto che prima di affrontare questo testo (di difficile reperibilità ma disponibile in pdf online: http://ebookbrowse.com/valli-il-linguaggio-segreto-di-d… ) avevo letto un altro saggio dello stesso autore: "Il segreto della Croce e dell’Aquila nella Divina Commedia", di qualche anno antecedente.
Confesso che il gradimento dei due libri é stato agli antipodi: come é stato interessante, illuminante e piacevole leggere il saggio sulla Croce e l'Aquila, così é stato pesante, noioso e faticoso arrivare alla fine di questo saggio.
Motivo? Più che altro per l'esposizione, spesso ripetitiva fino a diventare ossessiva, e per il tono canzonatorio nei confronto dei critici letterari: polemico ed aggressivo oltre l'accettabile. Posso capire che qualche stroncatura precedente abbia portato il Valli ad un livello di astio come questo ma .. come posso farmi un'idea oggettiva di un saggio se é l'autore stesso a tirar su un polverone? In altri termini, se le teorie fossero state esposte in forma più pacata forse avrei potuto valutarle più serenamente .. così rimane sempre il dubbio che l'autore abbia voluto forzare volontariamente l'esposizione per convincere i lettori.
Detto questo, la teoria é effettivamente affascinante: Dante e gli stilnovisti sarebbero stati in realtà i seguaci di una setta mistica ed esoterica, costretta dall'inquisizione ad esprimersi con un "linguaggio segreto" cifrato nascosto nelle rime del Dolce Stil Novo.
Confesso che l'ipotesi mi sembra tutto sommato plausibile, visto che in effetti molti dei sonetti di questa corrente sono di una banalità sconcertante (altro che le moderne canzonette) se non addirittura senza senso! Interpretate secondo le ipotesi del Valli (e del Rossetti prima di lui, ovvero sostituendo ad alcuni vocaboli delle parole segrete) in effetti le poesie portate ad esempio sembrano arricchirsi di un significato più profondo legato al misticismo (influenze catare? contaminazioni orientali?) Le parole-codice non sono state scelte a caso: il Valli le ha volute applicare a tutta la produzione poetica stilnovista: solo se in TUTTE le opere prodotte la sostituzione regala al testo un significato compiuto, e sempre lo stesso .. solo allora il Valli la ritiene sufficientemente valida! Un esempio: a suo dire il termine "fonte" vuol in realtà indicare la "sorgente della conoscenza" mistica, mentre invece la "pietra" starebbe a rappresentare la Chiesa (ormai pietrificata nell'errore dogmatico).
A grandi linee quindi, i "fedeli d'amore" sarebbero un gruppo eretico (probabilmente legato ai ghibellini e forse ai templari) devoti al culto della "Rosa" (la mistica Sapienza), la Verità divina.
Cosa dire .. quanto c'é di vero? Come dicevo sopra l'esposizione non aiuta a farsi un'idea oggettiva: il sospetto é comunque che ci siano delle forzature .. d'altra parte é passato quasi un secolo dalla pubblicazione di questo saggio ed é rimasto un testo molto di nicchia! Certamente é anche vero il contrario: come si poteva immaginare il successo di critica per un'opera che, di fatto, teorizza uno Stil Novo "eretico" .. primo fra tutti gli eretici proprio il "padre della Patria" Dante? Comprensibile che sia stato osteggiato!
La mia personalissima opinione é però a metà strada: l'idea di fondo mi sembra più che plausibile ma .. indimostrabile stando alle fonti a noi rimaste. Anche lo stesso nome della setta deriva da un sonetto in cui uno stilnovista invita tutti i "fedeli d'amore" a scendere per le strade in corteo: chi dice che si stia parlando di una setta? Perché non di un corteo carnascialesco o goliardico? O legato alle "corti d'amore" in voga all'epoca?
Valli aveva (già nel precedente libro sulla Croce e l'Aquila) una brutta abitudine: dare per dimostrati degli assunti e poi utilizzarli (come dati verificati) per successive dimostrazioni: dove si arriva così? Si costruisce un gigante con i piedi di argilla!
Detto questo ho dato tre stelle come voto: nonostante la pesantezza e la scarsa leggibilità e nonostante quanto detto sinora .. rimane un libro ricco di spunti interessanti (che ha fatto scuola in ambito esoterico, da Réné Guénon a Titus Burckhardt: già solo per il loro apprezzamento val la pena di tenerlo in considerazione!)
Dante rivisto secondo le teorie del Pascoli: non so se tutto possa essere corretto ma é comunque affascinante
Si tratta di un libro dei primi decenni del novecento (ormai introvabile nei negozi, se non in edizioni "clandestine" che riproducono l'originale) scritto da un allievo del Pascoli che ne riprende e sviluppa le teorie. Nel libro si sostiene in pratica che l'intera Divina Commedia é costruita su un s
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Si tratta di un libro dei primi decenni del novecento (ormai introvabile nei negozi, se non in edizioni "clandestine" che riproducono l'originale) scritto da un allievo del Pascoli che ne riprende e sviluppa le teorie. Nel libro si sostiene in pratica che l'intera Divina Commedia é costruita su un simbolismo nascosto, volto a evidenziare il dualismo di Croce (Chiesa) ed Aquila (Impero): senza il loro interagire non può esserci pace sulla terra e (e qui rasentiamo l'eretico) diventa difficile anche la salvezza dopo la morte. Le ipotesi sono trattate ampiamente (trenta sono le "prove" che il Valli adduce alle sue teorie) ma con un linguaggio chiaro e gradevole. L'idea di fondo ha in effetti il pregio di essere riscontrabile (se pur per accenni) il altre opere del Sommo Poeta: credo sia impossibile negare la pluasibilità di quanto ipotizzato (almeno in generale, non per le singole "prove") Ciò che casomai costituisce il tallone d'achille di questa ricerca é probabilmente la "dimostrabilità", con assoluta certezza, difetto riscontrabile quando il Valli scende nel dettaglio analizzando i vari argomenti a suo favore: per quanto si impegni non riesce ad andar oltre ad una "ragionevole possibilità" (cosa che ovviamente serve a poco per la critica). In particolare, molte delle dimostrazioni sono concatenate ed autoreferenzianti, del tipo "ti ho dimostrato A, ora prendo per vero A per dimostrarti la veridicità di B e C" .. e poi lo stesso prendendo per veri B e C per dimostrare D ed E! Questo, se non si é raggiunta l'assoluta sicurezza nel dimostrare l'ipotesi A .. rende più fragili le fondamenta di tutte le altre asserzioni!
Ciò nonostante come dicevo c'é una buona dose quantomeno di verosimiglianza in molta parte dei concetti esposti: consiglio comunque la lettura .. é affascinate vedere Dante attraverso questa lente!
SE anche poi non ci fosse nulla di vero .. resta comunque la bellezza di vedere una Divina Commedia interpretata attraverso gli occhi (oltre che del Valli) di Pascoli: un poeta visto ed interpretato da un altro poeta .. come negarne il fascino?
Una marea di spunti e riferimenti, inevitabilmente non approfonditi
Davvero un bel saggio, che affronta il simbolismo di Babbo Natale da ogni punto di vista: storico, antropologico e psicologico. Moltissimi i riferimenti a testi-chiave come quelli di Mircea Eliade e Lévi Strauss: forse l'unica pecca é l'incapacità di spiegarli a fondo .. é inevitabile, non si può c
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Davvero un bel saggio, che affronta il simbolismo di Babbo Natale da ogni punto di vista: storico, antropologico e psicologico. Moltissimi i riferimenti a testi-chiave come quelli di Mircea Eliade e Lévi Strauss: forse l'unica pecca é l'incapacità di spiegarli a fondo .. é inevitabile, non si può certo in poche pagine mettere in luce tutta la mole di spunti evocata. Poco male comunque, la bibliografia é ricchissima e chi volesse affrofondire non ha che da scatenarsi! Non che il libro sia breve, é solo che davvero ogni pagina é zeppa di approfondimenti: ci vorrebbero dieci volte più pagine per far comprendere ogni cosa come meriterebbe: me ne accorgo più che altro perché ho già un'infarinata su questi argomenti e capisco che, se non l'avessi, non apprezzerei molti rimandi! Ciò non toglie che ad un lettore più sbrigativo probabilmente queste cose non interesserebbero: probabilmente nemmeno ci farebbe caso, tanto la narrazione é leggera e gradevole!
Tra le tante citazioni, riporto questa tratta delle Lettere a Babbo Natale di Tolkien, si tratta di una lettera in cui si immagina che Babbo Natale risponda ad un bambino che sta per entrare nell'adolescenza: all'ultimo anno di regali. Un "arrivederci" che spiega molto bene il ritornare ciclico di Santa Claus nella nostra vita ed il suo ruolo "iniziatico":
"Penso che quest’anno appenderai le tue calze per l’ultima volta: spero proprio che lo farai, dato che mi sono rimasti ancora alcuni regalini per te. Dopo questa lettera dovrò dirti più o meno «addio»: voglio dire che ovviamente non mi dimenticherò di te. Qui noi conserviamo sempre i vecchi numeri dei nostri vecchi amici e così le loro letterine; e più avanti negli anni speriamo di tornare una volta che loro saranno cresciuti e avranno delle case tutte proprie con dentro dei bambini"
Commento astronomico della Divina Commedia
Testo di difficile reperibilità: io l'ho trovato solo contattando l'editore qui: http://www.sandron.it/scheda_commento.htmcontinue)
Si tratta di un testo che, per una volta, non propone nuove interpretazioni "astronomiche" della Divina Commedia ma che piuttosto cerca di fare un po' il punto sulle teorie form ... (
Testo di difficile reperibilità: io l'ho trovato solo contattando l'editore qui: http://www.sandron.it/scheda_commento.htm
Si tratta di un testo che, per una volta, non propone nuove interpretazioni "astronomiche" della Divina Commedia ma che piuttosto cerca di fare un po' il punto sulle teorie formulate fino ad oggi da commentatori antichi e moderni.
Si divide in 3 parti: una di carattere generale, in cui si spiegano i termini ed i concetti base dell'astronomia antica (geocentrica ed aristotelico-cristiana .. senza questo preambolo davvero sarebbe difficile capire il seguito!), una sezione centrale in cui vengono riportati uno per uno i passi "astronomici" delle tre cantiche, con tanto di parafrasi, spiegazione tecnica e valutazione critica delle varie teorie formulate in passato. A seguire, un'appendice in cui si analizza il ruolo che queste citazioni "alte" hanno nell'opera di Dante: si può considerare poesia? o é letteratura? oppure una sorta di divulgazione scientifica ante litteram? .. o solo vuota erudizione? Scartata quest'ultima possibilità .. si può dire che le altre sono tutte valide: la valutazione varia da caso a caso e sarebbe, a detta dell'autore, sciocco voler attribuire a tutti costi al Sommo Poeta il ruolo di scienziato infallibile: imprecisione ma soprattutto "licenze poetiche" abbondano ma vanno accettate per quello che sono, la Divina Commedia non é un trattato scientifico!
A conclusione del libro, alcune tavole riassuntive utili a ricostruire la cronologia del viaggio di Dante. Oltre a ciò, c'é da segnalare un utile gadget allegato: l' "orologio dantesco" .. un piccolo aiuto per meglio comprendere i movimenti del sole nel corso della narrazione!
Il testo non é sempre di facile comprensione a causa della tecnicità di alcuni argomenti (un minimo di conoscenza astronomica secondo me é necessaria) ma é davvero ben fatto: un modo per scoprire un aspetto della Commedia che a scuola spesso viene tralasciato (o liquidato con una superficiale parafrasi)
Lo consiglio sia agli appassionati di Dante che agli astrofili!
L'esoterismo di Dante
Divorato in poche ore! All'inizio ero un po' spaesato: era da parecchio che non leggevo più nulla di Guénon e rituffarmi nella sua erudita cultura piena di riferimenti all'esoterismo ed alle religioni orientali mi ha un po' spiazzato.continue)
O meglio .. non me lo aspettavo in un libro dedicato a Dante!
Nel ... (
Divorato in poche ore! All'inizio ero un po' spaesato: era da parecchio che non leggevo più nulla di Guénon e rituffarmi nella sua erudita cultura piena di riferimenti all'esoterismo ed alle religioni orientali mi ha un po' spiazzato.
O meglio .. non me lo aspettavo in un libro dedicato a Dante!
Nel testo si riprende un filone molto in voga a fine ottocento: quello che vedeva in Dante (e nel Dolce Stil Novo in genere) dei riferimenti esoterici. Principali sostenitori di queste teorie furono Gabriele Rossetti (padre del pittore preraffaellita Dante Gabriel), l'Aroux, il Pascoli ed il Valli. Il Guénon si inserisce nella scia di questi ma marca ancor di più l'aspetto iniziatico, ipotizzando non solo che Dante fosse un templare (cosa che comunque ritengo non dimostrabile) ma che "echi" sua della dottrina nascosta nelle sue opere siano riscontrabili nel rituale massonico di rito scozzese ed in quello rosacrociano.
Al di là di questa parte troppo "misterica" per i miei gusti, ho trovato molto più sfiziosa quella degli ultimi capitoli (in cui il Guénon si dedica a ciò che preferisco .. l'analisi comparata di simboli universali)
Particolarmente brillanti le considerazioni sul simbolismo ciclico e numerologico della divina commedia (con affascinanti richiami ai 13000 anni del ciclo precessionale, a metà del quale il Sommo poeta ambienterebbe la sua Commedia) Prendiamo un decimo di questo valore ed abbiamo l'anno 1300 (ed appunto all'equinozio di questo anno - quindi alla metà dell'anno - Dante immagina gli eventi). E proprio "nel mezzo del cammin" della sua vita che il Poeta immagina che la narrazione inizi .. un po' come se l'approssimarsi della Pasqua non avesse un valore puramente cronologico ma anche simbolico, come "passaggio" ad un nuovo ciclo cosmico, ad un nuovo rapporto con il divino. E d'altronde l'uscita dalla selva oscura per salire al monte del Purgatorio richiama proprio il simbolismo della settimana pasquale: dalla festa delle Palme (evocazione di Rinascita, vedi il ramo d'oro che permette a Enea di penetrare nel regno degli Inferi) fino alla salita al Calvario ed alla successiva ascensione in Cielo!
Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d'Amore»
Innanzitutto premetto che prima di affrontare questo testo (di difficile reperibilità ma disponibile in pdf online: http://ebookbrowse.com/valli-il-linguaggio-segreto-di-dante-e-dei-fedeli-d-amore-pdf-d46824380 ) avevo letto un altro saggio dello stesso autore: "Il segreto della Croce e dell’Aquila ... (continue)
Innanzitutto premetto che prima di affrontare questo testo (di difficile reperibilità ma disponibile in pdf online: http://ebookbrowse.com/valli-il-linguaggio-segreto-di-d… ) avevo letto un altro saggio dello stesso autore: "Il segreto della Croce e dell’Aquila nella Divina Commedia", di qualche anno antecedente.
Confesso che il gradimento dei due libri é stato agli antipodi: come é stato interessante, illuminante e piacevole leggere il saggio sulla Croce e l'Aquila, così é stato pesante, noioso e faticoso arrivare alla fine di questo saggio.
Motivo? Più che altro per l'esposizione, spesso ripetitiva fino a diventare ossessiva, e per il tono canzonatorio nei confronto dei critici letterari: polemico ed aggressivo oltre l'accettabile. Posso capire che qualche stroncatura precedente abbia portato il Valli ad un livello di astio come questo ma .. come posso farmi un'idea oggettiva di un saggio se é l'autore stesso a tirar su un polverone? In altri termini, se le teorie fossero state esposte in forma più pacata forse avrei potuto valutarle più serenamente .. così rimane sempre il dubbio che l'autore abbia voluto forzare volontariamente l'esposizione per convincere i lettori.
Detto questo, la teoria é effettivamente affascinante: Dante e gli stilnovisti sarebbero stati in realtà i seguaci di una setta mistica ed esoterica, costretta dall'inquisizione ad esprimersi con un "linguaggio segreto" cifrato nascosto nelle rime del Dolce Stil Novo.
Confesso che l'ipotesi mi sembra tutto sommato plausibile, visto che in effetti molti dei sonetti di questa corrente sono di una banalità sconcertante (altro che le moderne canzonette) se non addirittura senza senso! Interpretate secondo le ipotesi del Valli (e del Rossetti prima di lui, ovvero sostituendo ad alcuni vocaboli delle parole segrete) in effetti le poesie portate ad esempio sembrano arricchirsi di un significato più profondo legato al misticismo (influenze catare? contaminazioni orientali?) Le parole-codice non sono state scelte a caso: il Valli le ha volute applicare a tutta la produzione poetica stilnovista: solo se in TUTTE le opere prodotte la sostituzione regala al testo un significato compiuto, e sempre lo stesso .. solo allora il Valli la ritiene sufficientemente valida! Un esempio: a suo dire il termine "fonte" vuol in realtà indicare la "sorgente della conoscenza" mistica, mentre invece la "pietra" starebbe a rappresentare la Chiesa (ormai pietrificata nell'errore dogmatico).
A grandi linee quindi, i "fedeli d'amore" sarebbero un gruppo eretico (probabilmente legato ai ghibellini e forse ai templari) devoti al culto della "Rosa" (la mistica Sapienza), la Verità divina.
Cosa dire .. quanto c'é di vero? Come dicevo sopra l'esposizione non aiuta a farsi un'idea oggettiva: il sospetto é comunque che ci siano delle forzature .. d'altra parte é passato quasi un secolo dalla pubblicazione di questo saggio ed é rimasto un testo molto di nicchia! Certamente é anche vero il contrario: come si poteva immaginare il successo di critica per un'opera che, di fatto, teorizza uno Stil Novo "eretico" .. primo fra tutti gli eretici proprio il "padre della Patria" Dante? Comprensibile che sia stato osteggiato!
La mia personalissima opinione é però a metà strada: l'idea di fondo mi sembra più che plausibile ma .. indimostrabile stando alle fonti a noi rimaste. Anche lo stesso nome della setta deriva da un sonetto in cui uno stilnovista invita tutti i "fedeli d'amore" a scendere per le strade in corteo: chi dice che si stia parlando di una setta? Perché non di un corteo carnascialesco o goliardico? O legato alle "corti d'amore" in voga all'epoca?
Valli aveva (già nel precedente libro sulla Croce e l'Aquila) una brutta abitudine: dare per dimostrati degli assunti e poi utilizzarli (come dati verificati) per successive dimostrazioni: dove si arriva così? Si costruisce un gigante con i piedi di argilla!
Detto questo ho dato tre stelle come voto: nonostante la pesantezza e la scarsa leggibilità e nonostante quanto detto sinora .. rimane un libro ricco di spunti interessanti (che ha fatto scuola in ambito esoterico, da Réné Guénon a Titus Burckhardt: già solo per il loro apprezzamento val la pena di tenerlo in considerazione!)
Il segreto della croce e dell'aquila nella Divina Commedia
Si tratta di un libro dei primi decenni del novecento (ormai introvabile nei negozi, se non in edizioni "clandestine" che riproducono l'originale) scritto da un allievo del Pascoli che ne riprende e sviluppa le teorie.continue)
Nel libro si sostiene in pratica che l'intera Divina Commedia é costruita su un s ... (
Si tratta di un libro dei primi decenni del novecento (ormai introvabile nei negozi, se non in edizioni "clandestine" che riproducono l'originale) scritto da un allievo del Pascoli che ne riprende e sviluppa le teorie.
Nel libro si sostiene in pratica che l'intera Divina Commedia é costruita su un simbolismo nascosto, volto a evidenziare il dualismo di Croce (Chiesa) ed Aquila (Impero): senza il loro interagire non può esserci pace sulla terra e (e qui rasentiamo l'eretico) diventa difficile anche la salvezza dopo la morte.
Le ipotesi sono trattate ampiamente (trenta sono le "prove" che il Valli adduce alle sue teorie) ma con un linguaggio chiaro e gradevole. L'idea di fondo ha in effetti il pregio di essere riscontrabile (se pur per accenni) il altre opere del Sommo Poeta: credo sia impossibile negare la pluasibilità di quanto ipotizzato (almeno in generale, non per le singole "prove")
Ciò che casomai costituisce il tallone d'achille di questa ricerca é probabilmente la "dimostrabilità", con assoluta certezza, difetto riscontrabile quando il Valli scende nel dettaglio analizzando i vari argomenti a suo favore: per quanto si impegni non riesce ad andar oltre ad una "ragionevole possibilità" (cosa che ovviamente serve a poco per la critica).
In particolare, molte delle dimostrazioni sono concatenate ed autoreferenzianti, del tipo "ti ho dimostrato A, ora prendo per vero A per dimostrarti la veridicità di B e C" .. e poi lo stesso prendendo per veri B e C per dimostrare D ed E! Questo, se non si é raggiunta l'assoluta sicurezza nel dimostrare l'ipotesi A .. rende più fragili le fondamenta di tutte le altre asserzioni!
Ciò nonostante come dicevo c'é una buona dose quantomeno di verosimiglianza in molta parte dei concetti esposti: consiglio comunque la lettura .. é affascinate vedere Dante attraverso questa lente!
SE anche poi non ci fosse nulla di vero .. resta comunque la bellezza di vedere una Divina Commedia interpretata attraverso gli occhi (oltre che del Valli) di Pascoli: un poeta visto ed interpretato da un altro poeta .. come negarne il fascino?
La vera storia di Babbo Natale
Davvero un bel saggio, che affronta il simbolismo di Babbo Natale da ogni punto di vista: storico, antropologico e psicologico.continue)
Moltissimi i riferimenti a testi-chiave come quelli di Mircea Eliade e Lévi Strauss: forse l'unica pecca é l'incapacità di spiegarli a fondo .. é inevitabile, non si può c ... (
Davvero un bel saggio, che affronta il simbolismo di Babbo Natale da ogni punto di vista: storico, antropologico e psicologico.
Moltissimi i riferimenti a testi-chiave come quelli di Mircea Eliade e Lévi Strauss: forse l'unica pecca é l'incapacità di spiegarli a fondo .. é inevitabile, non si può certo in poche pagine mettere in luce tutta la mole di spunti evocata. Poco male comunque, la bibliografia é ricchissima e chi volesse affrofondire non ha che da scatenarsi!
Non che il libro sia breve, é solo che davvero ogni pagina é zeppa di approfondimenti: ci vorrebbero dieci volte più pagine per far comprendere ogni cosa come meriterebbe: me ne accorgo più che altro perché ho già un'infarinata su questi argomenti e capisco che, se non l'avessi, non apprezzerei molti rimandi!
Ciò non toglie che ad un lettore più sbrigativo probabilmente queste cose non interesserebbero: probabilmente nemmeno ci farebbe caso, tanto la narrazione é leggera e gradevole!
Tra le tante citazioni, riporto questa tratta delle Lettere a Babbo Natale di Tolkien, si tratta di una lettera in cui si immagina che Babbo Natale risponda ad un bambino che sta per entrare nell'adolescenza: all'ultimo anno di regali. Un "arrivederci" che spiega molto bene il ritornare ciclico di Santa Claus nella nostra vita ed il suo ruolo "iniziatico":
"Penso che quest’anno appenderai le tue calze per l’ultima volta: spero proprio che lo farai, dato che mi sono rimasti ancora alcuni regalini per te. Dopo questa lettera dovrò dirti più o meno «addio»: voglio dire che ovviamente non mi dimenticherò di te. Qui noi conserviamo sempre i vecchi numeri dei nostri vecchi amici e così le loro letterine; e più avanti negli anni speriamo di tornare una volta che loro saranno cresciuti e avranno delle case tutte proprie con dentro dei bambini"