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Cover of Four Stories
Cover of The Uncommon Reader
  • 8 people find this helpful

    Anche l'occhio vuole la sua parte

    Una stella se la guadagna la veste grafica della versione originale. Deliziosa.
    La seconda va all'idea.
    La terza se la merita tutta la scrittura, intelligente e spiritosa.
    Un'altra mezza andrebbe al finale, ma come al solito le stelle di anobii mi stanno strette

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    Posted on Feb 11, 2008 | 2 feedbacks

Cover of The No.1 Ladies' Detective Agency
Cover of This Man and Me
  • l'abito non fa il monaco

    La copertina stile Harmony non rende un buon servizio a questa "éducation sentimentale" di una giovane donna irlandese alla ricerca del vero amore.
    La combinazione trama+copertina rischia di trarre in inganno, ed è un peccato, perché è un libro decoroso e ben scritto, un po' "à la" Dunne (che ... (continue)

    La copertina stile Harmony non rende un buon servizio a questa "éducation sentimentale" di una giovane donna irlandese alla ricerca del vero amore.
    La combinazione trama+copertina rischia di trarre in inganno, ed è un peccato, perché è un libro decoroso e ben scritto, un po' "à la" Dunne (che io però considero superiore). Il viaggio interiore della protagonista non manca di profondità - in particolare nelle pagine dedicate al rapporto con le amiche - e il libro ha una sua dignità che varrebbe anche una mezza stellina in più.
    voto: 6/10

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    Posted on Mar 8, 2008 | Add your feedback

Cover of Amos Berry
  • 4 people find this helpful

    Ceci n’est pas un livre

    Grazie a Google che ne ha festeggiato l’anniversario della nascita proprio mentre lo concludevo (be', poi ho avuto un incidente di percorso e l'ho finito più tardi), mi sono resa conto che questo “Amos Berry” è proprio un romanzo magrittiano. Non perché sia surreale, tutt’altro, è scritto in un tono ... (continue)

    Grazie a Google che ne ha festeggiato l’anniversario della nascita proprio mentre lo concludevo (be', poi ho avuto un incidente di percorso e l'ho finito più tardi), mi sono resa conto che questo “Amos Berry” è proprio un romanzo magrittiano. Non perché sia surreale, tutt’altro, è scritto in un tono perfettamente “matter-of-factly” ma proprio come sono “matter-of-factly” gli uomini, i paesaggi, gli oggetti di Magritte, il quale non distorce gli oggetti che dipinge, si limita a collocarli in una prospettiva diversa.
    Amos Berry è un romanzo americano scritto nei primi anni cinquanta da un autore del tutto dimenticato, Allan Seager, che morì non molti anni dopo averlo scritto. È la storia di un uomo qualunque (se fosse inglese porterebbe, guarda caso, ombrello e bombetta e fumerebbe la pipa-che-non-è-una-pipa), che a un certo punto della sua vita compie una sorta di “rivoluzione silenziosa”, un atto di violenza apparentemente inconsulto, trasformandosi in un vero “saboteur tranquille”.
    Un libro affascinante, un documento meticoloso, l’anatomia di un’epoca – l’immediato dopoguerra nella provincia americana – che è più che mai la nostra.
    Seager fa un’analisi spietata e disincantata, una denuncia pacata ma inesorabile dell’ipocrisia e della menzogna insita nello stile di vita americano, anzi occidentale. La soluzione “marcusiana” scelta da Amos Berry, di fatto la rinuncia della modernità, non è praticabile. È però interessantissimo vedere con quale chiarezza il suo autore fosse in grado – pur essendovi immerso – di leggere e comprendere in profondità tutto l’orrore del vivere borghese. Non deve destare troppa meraviglia che sia stato dimenticato per anni e anni, non è poi troppo piacevole essere condotti davanti a uno specchio per esaminare centimetro per centimetro tutte le nostre brutture.
    Da leggere non per passatempo o per evasione, ma come si guarderebbe un dettagliato documentario sulle formiche. Profetico e disperato.

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    Posted on Dec 16, 2008 | 2 feedbacks

Cover of Fasting, Feasting
  • 1 person find this helpful

    E' il primo libro che leggo della Desai, che mi era stata più volte raccomandata da chi sa che amo gli scrittori indiani contemporanei. Una raffinata cronaca familiare, elegante ma anche ricca di "insights" (per usare una parola che non riesco mai a tradurre in modo soddisfacente), cioè non un mero ... (continue)

    E' il primo libro che leggo della Desai, che mi era stata più volte raccomandata da chi sa che amo gli scrittori indiani contemporanei. Una raffinata cronaca familiare, elegante ma anche ricca di "insights" (per usare una parola che non riesco mai a tradurre in modo soddisfacente), cioè non un mero esercizio di stile letterario. Il personaggio di Uma ti resta nel cuore, così come una netta avversione per "MamaPapa".

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    Posted on Feb 21, 2008 | Add your feedback

Cover of Distortions
Cover of Park City
Cover of Elizabeth I
Cover of The Shipping News
  • Pure 3 e 1/2. Ho letto diversi commenti negativi, li rispetto tutti, per carità, ma quello che non ho proprio capito è "mass market". Magari, il "mass market" fosse sempre a questo livello.

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    Posted on Apr 15, 2008 | Add your feedback

Cover of Brokeback Mountain
Cover of The God of Small Things
  • Mamma mia, quanto mi è piaciuto questo libro: l'intensità della storia va di pari passo con l'intensità della lingua. Da rileggere al più presto. Qualcuno sa qualcosa degli altri suoi titoli?

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    Posted on Jan 29, 2008 | Add your feedback

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