Una storia raccontata in modo semplice e diretto, come solo la voce di un bambino sa fare.
In questo libro non conosceremo i nomi dei protagonisti della storia, non leggeremo dialoghi: è un diario in tutto e per tutto, dove ritrovare, in un contesto che sa di passato, la vera quotidianità. Dalla c
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Una storia raccontata in modo semplice e diretto, come solo la voce di un bambino sa fare.
In questo libro non conosceremo i nomi dei protagonisti della storia, non leggeremo dialoghi: è un diario in tutto e per tutto, dove ritrovare, in un contesto che sa di passato, la vera quotidianità. Dalla cucina della nonna agli scherzi alla sorella, dai discorsi dei grandi ai giochi dei bambini, si arriverà al dramma (preannunciato nella prefazione), raccontato con una sincerità disarmante e con quel pizzico d'ingenuità che si concedere solo ai bambini, coloro che hanno in sé la voglia (e l'esigenza) di continuare a sognare e a sperare; i portavoce del futuro.
"Diario piccolo" è un libro che non mi sento di valutare come "prodotto letterario" in quanto si tratta di un'esperienza di vita; l'autrice è infatti impersonata nel piccolo protagonista.
Leggetelo, vi sarà impossibile trattenere la lacrimuccia.
"Sedici rose arancioni" è un thriller a sfondo psicologico che colpisce per la crudeltà dei delitti e sa essere anche riflessivo quando scende nelle profondità dell'anima dei due protagonisti. Da una parte abbiamo Antonio, ritornato da una vacanza apposta per festeggiare con i familiari il diciottes
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"Sedici rose arancioni" è un thriller a sfondo psicologico che colpisce per la crudeltà dei delitti e sa essere anche riflessivo quando scende nelle profondità dell'anima dei due protagonisti. Da una parte abbiamo Antonio, ritornato da una vacanza apposta per festeggiare con i familiari il diciottesimo compleanno, ma la sorpresa che troverà sarà terribile: suo padre è stato brutalmente assassinato mentre la madre si ritrova in stato di shock. L'altro protagonista è Altero, l'incaricato ad occuparsi delle indagini, e che nella vita privata è afflitto dalla perdita della moglie che lo ha lasciato quindi da solo ad occuparsi del loro bambino.
Il ritmo del romanzo è lento quando si tratta di narrare le vite dei due protagonisti, vite che finiscono sempre con l'intrecciarsi, non solo perché unite dal caso da risolvere, ma perché il luogo delle vicende è un paese dove tutti si conoscono e per di più si tratta di due famiglie di amici; il ritmo poi diventa più serrato (ed acquista il meglio di sé) quando la narrazione passa in prima persona e la voce narrante è proprio quella dell'omicida. Interessante conoscere l'altra faccia della medaglia e scoprire il funzionamento della mente criminale.
Nonostante sia facile capire chi sia il colpevole ancor prima che si riveli lui stesso, il libro riesce a regalare dei colpi di scena, specialmente verso il finale quando ci rendiamo conto di avere tra le mani le confessioni de "Il poeta" (questo il soprannome dato al serial killer) arricchito tra l'altro di versioni distorte della realtà, o meglio, volutamente romanzate; bell'idea.
Belle anche le scene dettagliate che seguono le indagini della scientifica.
"Sedici rose arancioni" è un romanzo autoconclusivo, ma al tempo stesso fa nascere un dubbio che credo potrà essere spunto per una nuova storia che prenderà da qui le sue basi: staremo a vedere!
Avventura, strategie, missioni... e un amore da togliere il fiato.
"L'errore di Cronos" è un fantasy diverso dal generis; come afferma l'autrice Barbara Risoli, è un fantasy mitologico.
La protagonista della storia è Zaira, una comune liceale italiana che per qualche scherzo del destino (o dovrei dire, del Fato) si ritrova inspiegabilmente nell'antica Grecia, baci
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"L'errore di Cronos" è un fantasy diverso dal generis; come afferma l'autrice Barbara Risoli, è un fantasy mitologico.
La protagonista della storia è Zaira, una comune liceale italiana che per qualche scherzo del destino (o dovrei dire, del Fato) si ritrova inspiegabilmente nell'antica Grecia, baciata o vittima degli dei, a seconda dei loro capricci. Qui nell'antica Grecia, infatti, gli esseri umani sono impotenti, non si possono ribellare a ciò che è stato previsto per loro dal Fato (vedi Zaira che diventa l'Amazzone della profezia), ma la cui vita può subire delle variazioni a seconda delle divinità che intervengono, e qui la faccenda si complica: basti pensare ad Artemide che desidera che il già temibile Re Dunamis resti un valoroso e spietato guerriero mentre Afrodite desidera che lui apra il cuore, e dunque preferisce che abbandoni le armi per dedicarsi ad una storia d'amore con Zaira, poi c'è Athena che appoggia l'acerrimo nemico di Dunamis, lo schiavo ribelle Aimatos, ed in un capitolo in particolare assistiamo al modo in cui le tre divinità cercano di convincere il potente Zeus (cui spettano le decisioni finali) a soddifare il volere di una piuttosto che un'altra. Ad intervenire nelle vicende, però, ci sono anche altre divinità; una delle scene più belle, a parer mio, quella dell'intervento della dea Selene, che predispone una carrozza con cavalli alati (e dorati) per Zaira e la sua compagnia.
Già, Zaira non sarà sola durante quest'avventura, ed i compagni sono altri achei (quindi non ci sono solo le divinità ad assisterla), su tutti, spiccano l'ancella Eucide e la giovane Schià; entrambe rappresentano l'emblema del detto "l'apparenza inganna"...
Tra strategie, missioni e avventura, "L'errore di Cronos" è senza dubbio un fantasy mitologico, ma, contemporaneamente, una grande storia d'amore: un amore tormentato, contraddittorio, che sfiora il limite del buon senso, un amore quasi malato; al centro della questione, il carattere ambiguo del Re Dunamis - il cui cuore sembra sia stato dato in pasto ai lupi - secondo cui il termine "amare" acquista un senso assoluto ed egoistico pur mostrando affetto, e la cosa più difficile da concedere, il perdono. Comprendere Dunamis non è semplice, sembra che in lui convivano un lato spietato ed uno tenero, addirittura quasi ingenuo; o forse è colpa del dardo scagliato dal dio Eros? Da quel momento, tutte le azioni del terribile sovrano dimostrano quanto sia innamorato: il sentimento per Zaira è forte e disarmante, lo punge nel vivo dell'orgoglio e probabilmente non gli piace sentirsi n balia di ciò che non può controllare, lui che ha potere, lui che è il re. Per questo è capace anche di arrivare a compiere azioni assurde, su tutte, il tentativo di uccidere la propria amata; decisione alquanto discutibile, ma se non fosse per queste sue azioni contraddittorie, Dunamis non sarebbe altrettanto interessante e fascinoso.
Un altro personaggio che mi ha colpito e merita d'essere menzionato è Omero; durante le sue apparizioni, la prosa diventa poesia, e si può quasi percepire la musica attraverso le corde del suo strumento.
I numerosi colpi di scena finali, sono capaci di rivelare e al tempo stesso gettare ulteriori misteri sulla storia, d'altronde "L'errore di Cronos" è il primo di una trilogia. Al prossimo volume!
Da ammiratrice di Death Note e di L, dico: che tristezza. Ho letto questo romanzo con grande fatica.
In primis, non mi piace come è scritto: già dal primo capitolo ho dovuto rileggermi le stesse frasi un sacco di volte, sarà per la punteggiatura, sarà per il modo in cui costruisce le frasi (o prob
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Da ammiratrice di Death Note e di L, dico: che tristezza. Ho letto questo romanzo con grande fatica.
In primis, non mi piace come è scritto: già dal primo capitolo ho dovuto rileggermi le stesse frasi un sacco di volte, sarà per la punteggiatura, sarà per il modo in cui costruisce le frasi (o probabilmente entrambe le cose), la narrazione è pesante, noiosa... tanti paroloni e poca sostanza, è quasi illeggibile. Questo scrittore in incognito, "M", mi da l'impressione d'essere alle prime armi (non che io sia una scrittrice affermata, però paragonato ad altri romanzi, o anche solo al precedente "Death note: another note" ho trovato un abisso!)
So che questo romanzo è tratto dall'omonimo film, che, premetto, non ho ancora avuto il piacere di vedere, quindi mi limiterò a giudicare la storia del romanzo in sé: la trama è fin troppo intricata (per non parlare dell'incipit, non invoglia assolutamente!), e si risolve in modo assurdamente semplice e sbrigativo, con molti punti oscuri, tra cui: come faceva L ad aver previsto tutto fino a quel punto? Addirittura 270 giorni prima degli avvenimenti? E' Nostradamus?! Le finestre sul passato, piuttosto che rivelare, annebbiano la verità e spesso confondono: tralasciando gli episodi dell'assistente Kuju, la Wammy's House eccetera, ho capito che qui le cose vanno diversamente rispetto al finale del manga, ossia, si riassume che L è riuscito a catturare Kira, il padre Soichiro Yagami lo ha arrestato, ma poi Light è morto, L custodisce l'orologio del suo "unico amico" (ma che gli prende a L?) e Misa Amane è ancora viva. Va bene, lo accetto, e anzi, mi fa piacere che sia stato L a vincere su Kira, ma non è credibile; i comportamenti dei vari personaggi che abbiamo conosciuto attraverso il manga, non sono fedeli a se stessi: come può Soichiro continuare a vivere conoscendo la realtà dei fatti, quando già nel manga si sarebbe ucciso se suo figlio avesse dichiarato di essere Kira (nb: in auto con Light e Misa dopo che questi sono stati liberati dalla prigionia di L)? Stessa cosa riguardo Misa, che già è bella confusa per aver perso la memoria dei Death Note, anzi, ad un certo punto sembra che L preveda pure il suo futuro suicidio (Nostradamus parte 2°!), ma soprattutto...
L. Il mio adorato, stravagante e brillante detective... come lo hanno ridotto! A parte le scene in cui si pappa di tutto e di più (tanto che a leggere mi veniva fame), questo personaggio non sembra proprio lui: così dimesso, così emotivamente fragile, con intuizioni senza lode, ed il suo voler dimostrare qualcosa persino a se stesso, lavorando per la prima volta da solo sul campo... ma cosa devo leggere! L HA sempre lavorato da solo! Fbi, polizia giapponese, Naomi Misora... erano tutte pedine che abilmente muoveva sulla scacchiera (certo, badando che non si facessero male), ed era sicuro di sé, tanto da sfiorare la presunzione (che poi presunzione non è perché che sia il miglior detective del secolo è un dato di fatto). Non mi piace che usi il Quaderno della Morte e sia destinato al Nulla (allora preferisco sia morto prima e senza catturare Kira, almeno non è condannato a quella specie di limbo!), soprattutto non mi va che pensi: "tra poco c'incontreremo Light, chissà cos'è il Nulla... indagheremo insieme" Ti prego, no! L non prova tutti questi sentimenti per Light (così profondi, poi), non li ha mai provati! Nel volume 13 del manga, la "Guida alla lettura", c'è scritto addirittura che L mente quando dice a Light che è il suo primo e unico amico! A completare il quadro, l'introduzione di un nuovo personaggio, la bambina Maki, che rappresenta l'evidente scusa di tirare fuori un lato di L fin troppo umano, quasi a risvegliare un sentimento paterno... ma è come se passasse da un estremo all'altro; l'L che conosciamo non si lascia prendere da emozioni quali accarezzare la testa, abbracciare, prendere per mano... al contrario, è schizzinoso quando tocca le cose (tranne quando si tratta di mollare calci in stile capoeira!) Rileggendo queste considerazioni, sembra proprio che abbiano stravolto il personaggio.
Mi piange il cuore a dare solo una stellina: mi aspettavo veramente qualcosa di bello se non eclatante, viste le premesse morali e idealistiche, invece i moralismi non hanno proprio spessore, più che altro sono frasi fatte che non spingono alla riflessione. Mi consolerò guardando le bellissime illustrazioni della copertina, del retro e pure le prime due pagine all'interno del libro: il disegnatore Obata non mi delude mai! Peccato che i contenuti non siano superbi quanto la confezione...
E' piuttosto raro che io valuti una lettura con una o due stelle, ma è cosa ancor più rara che io dia un giudizio tale quando si tratta di Zelda. Le opere di Miyamoto e soci (questo è un titolo sviluppato dalla Capcom) sono magiche, epiche, appassionanti; se le Akira Himekawa sono comunque riuscite
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E' piuttosto raro che io valuti una lettura con una o due stelle, ma è cosa ancor più rara che io dia un giudizio tale quando si tratta di Zelda. Le opere di Miyamoto e soci (questo è un titolo sviluppato dalla Capcom) sono magiche, epiche, appassionanti; se le Akira Himekawa sono comunque riuscite ad essere all'altezza con la conversione manga di "Ocarina of Time", "Majora's Mask" e "Four Swords +", non si può dire che qui abbiano fatto lo stesso. La storia di "Minish Cap" narra del giovanissimo Link che, come sempre, deve salvare la sua amica Principessa Zelda, stavolta tramutata in una statua di pietra a seguito di un sortilegio del mago Vaati. Il malvagio si è liberato di lei per agire incontrastato nel recupero della Forza di Luce, oggetto sacro capace di conferire l'onnipotenza, e credendo fosse custodito nello scrigno della famiglia reale, Vaati ne ha rotto il sigillo della Spada Sacra, ma con il solo risultato di liberare tutte le forze del male in esso imprigionate. Mentre il mondo di Hyrule si popola di mostri d'ogni genere, Vaati riprende la ricerca della Forza di Luce, e Link intraprende la sua avventura per salvare Zelda riforgiando la Spada Sacra, l'unico oggetto capace di spezzare la maledizione; secondo delle antiche leggende, infatti, la Spada Sacra fu forgiata dai Picori, ovvero gnomi grandi quanto un pollice che aiutano gli umani nel quotidiano senza farsi vedere (un po' come Arrietty di Miyazaki!), gli stessi esseri che in un'era remota aiutarono l'eroe a contrastare le forze del male donandogli proprio quella spada magica. I Picori vivono nelle Minish Woods (la foresta dei Minish) e si dice che solo i bambini siano in grado di vederli... Una volta raggiunta la foresta, Link s'imbatte in una strana creatura, un cappuccio parlante di nome Ezlo che dice di sapere parecchie cose sui Picori, ad esempio che per scovarli occorre essere minuscoli, così suggerisce a Link di salire sopra a un ceppo lì vicino, dove a seguito di qualche parola magica il nostro eroe si rimpicciolisce! Quando trova i Picori, scopre che per riparare la Spada Sacra occorre recuperare i quattro elementi (terra, acqua, fuoco e vento) sparsi per Hyrule.
Questa la trama che trapela dal manga così come dal videogioco, ma per quanto riguarda il manga, in realtà, già dalle prime pagine partiamo male. Leggiamo: "Ti hanno mai narrato dei Picori?" ed è un'introduzione di un solo foglio, messa lì senza criterio, perché nel foglio subito dopo vediamo che Link e il suo parente sono in tutt'altre faccende affaccendati, dunque di chi era quella voce narrante? Ho persino controllato su delle scan online se il manga iniziava davvero in questo modo e non ci sono pagine mancanti, è proprio così che comincia la storia! Mi ha dato una così brutta impressione che sono andata a caricare il gioco presente nel mio 3DS (grazie al "Programma Ambasciatori Nintendo" l'ho ricevuto in omaggio, tra gli altri giochi, per aver acquistato il 3DS prima del taglio del prezzo) e perché avevo ricordi confusi, visto che il gioco è del 2004 e uscì per Gameboy Advance; ebbene, se la storia fosse almeno iniziata come nel videogioco, ossia con l'antica leggenda della Spada Minish forgiata dai Picori... nel manga è nominata in seguito ma non è la stessa cosa; una gestione "spartana" della trama che crea anche confusione. Della storia mi è subito sembrato strano anche il fatto che il fabbro fosse il nonno di Link; ho controllato, e infatti nell'originale si parla di zio (mamma mia quanto sono precisina quando si tratta di Zelda...!) che in realtà Link non deve prepararsi per combattere, quindi non viene bocciato (le Akira Himekawa gli fanno pure fare la parte dello "sfigato"), e in generale hanno dato a Link e Zelda un'interpretazione del carattere che non mi è piaciuta proprio: Link che non crede all'esistenza dei Picori?! Dov'è finito il suo cuore puro? Poi approfitta del suo essere minuscolo per guardare sotto la gonna di una ragazza; questo non è Link! E chi è quella Zelda capricciosa che pur di convincere Link ad accompagnarla alla festa del paese si mette a lagnare e piangere?! E va bene che nel genere manga è tipica la presenza di qualche "sipario comico", ma questi non sono gli eroi che conosciamo noi appassionati! Mi ricordavo una Zelda vivace, un po' maschiaccio e ribelle perché sfugge al comportamento consono a una principessa, ma non una così viziata e capricciosa come ci viene mostrata nel manga!
Un altro aspetto che è un peccato non sia stato mantenuto, è la particolarità della lingua Minish: quando Link incontra per la prima volta i Picori, le due razze non riescono a capirsi. Mentre seguivo il manga ho provato a leggere al contrario le frasi pronunciate dai Picori: non avevano comunque senso, ma mi ha ricordato il giapponese. Nel videogioco, infatti, da brava otaku sono andata a controllare per poi (ri)scoprire che i Picori parlano italiano al contrario, e a quanto pare i traduttori hanno sorvolato questo dettaglio lasciando il linguaggio com'era nel manga originale (ossia il giapponese al contrario). Riguardo all'edizione della J-pop c'è da dire che sono presenti anche degli errori di stampa. Come già visto negli altri manga della serie proposti dalle Akira Himekawa, anche in questo volume la storia scorre fin troppo in fretta quando si tratta di dungeon, boss, e oggetti speciali che poi entrano nell'arsenale d'armi di Link; in questo manga la presenza di tali elementi è ancora più scarna. D'un tratto vediamo Link in un dungeon che ottiene quello straordinario oggetto chiamato Giara Magica, poi lo vediamo con il Bastone Sottosopra, e sempre più a mo' di sketch, eccolo indossare i Guantoni Talpa! Ma che tristezza, non c'è un benché minimo di approfondimento e nemmeno una situazione che mostri come ognuno di questi oggetti sia importante per il proseguimento dell'avventura.
Durante la mia esperienza videoludica di Minish Cap, ricordo il tempo che dedicai alla ricerca dei cosiddetti "Frammenti di Felicità", amuleti spezzati da fondere con la giusta (e smarrita) metà. Era una fase di gioco lunga e impegnativa, perché si accumulavano pezzi senza trovare la controparte mancante, e ce n'erano un'infinità! Pur essendo una sub-quest era appassionante anche perché rivelava degli approfondimenti sui vari personaggi; nel manga, invece, la fusione dei frammenti si presenta solo un paio di volte, cosicché non nasce lo stesso entusiasmo. E' proprio questo ciò che manca al manga: entusiasmo, phatos, coinvolgimento. E' del tutto assente la magia che si respirava nel videogioco, quella sensazione di trovarsi in un altro mondo quando in realtà è lo stesso ma visto al microscopio, dove ti sembra essere una formica che passeggia tra ghiande e bottoni giganti, arrampicandoti nelle coste dei libri e temendo la polvere, col rischio d'affogare in quello che sembra un lago ma in realtà è solo una piccola pozzanghera, sfuggendo a gatti e pulcini che ti scambiano per cibo. Veramente ci sarebbero anche questi siparietti, ma nel videogioco era più intenso, aveva più spazio ed era vissuto costantemente come caratteristica principale della storia (un altro esempio, controllare tutto ciò che ti circonda alla ricerca di sentieri e piccole casette a cui si accede solo in forma Minish). Nella storia cartacea sono poi sbandierati dei messaggi positivi talmente scontati e banali che fanno cadere le braccia. Mi si era creata una certa aspettativa sulla vicenda della farfalla che canta (non ricordo se fosse presente anche nel videogioco; in questo caso non ho controllato perché dovrei rifare tutta l'avventura!) ma alla fine si conclude in poche pagine e le solite battute melense. Le Akira Himekawa ci regalano però degli extra, 6 pagine che riguardano il passato di Vaati. Beh, non fanno né caldo né freddo; non era meglio dedicare quelle pagine alla storia vera e propria? Si salvano solo i disegni, ma si era visto di meglio con "Ocarina of Time" e "Majora's Mask".
Diario piccolo
La voce di un bambinoUna storia raccontata in modo semplice e diretto, come solo la voce di un bambino sa fare.
In questo libro non conosceremo i nomi dei protagonisti della storia, non leggeremo dialoghi: è un diario in tutto e per tutto, dove ritrovare, in un contesto che sa di passato, la vera quotidianità.continue)
Dalla c ... (
Una storia raccontata in modo semplice e diretto, come solo la voce di un bambino sa fare.
In questo libro non conosceremo i nomi dei protagonisti della storia, non leggeremo dialoghi: è un diario in tutto e per tutto, dove ritrovare, in un contesto che sa di passato, la vera quotidianità.
Dalla cucina della nonna agli scherzi alla sorella, dai discorsi dei grandi ai giochi dei bambini, si arriverà al dramma (preannunciato nella prefazione), raccontato con una sincerità disarmante e con quel pizzico d'ingenuità che si concedere solo ai bambini, coloro che hanno in sé la voglia (e l'esigenza) di continuare a sognare e a sperare; i portavoce del futuro.
"Diario piccolo" è un libro che non mi sento di valutare come "prodotto letterario" in quanto si tratta di un'esperienza di vita; l'autrice è infatti impersonata nel piccolo protagonista.
Leggetelo, vi sarà impossibile trattenere la lacrimuccia.
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Sedici rose arancioni
Confessioni di una mente criminale"Sedici rose arancioni" è un thriller a sfondo psicologico che colpisce per la crudeltà dei delitti e sa essere anche riflessivo quando scende nelle profondità dell'anima dei due protagonisti.continue)
Da una parte abbiamo Antonio, ritornato da una vacanza apposta per festeggiare con i familiari il diciottes ... (
"Sedici rose arancioni" è un thriller a sfondo psicologico che colpisce per la crudeltà dei delitti e sa essere anche riflessivo quando scende nelle profondità dell'anima dei due protagonisti.
Da una parte abbiamo Antonio, ritornato da una vacanza apposta per festeggiare con i familiari il diciottesimo compleanno, ma la sorpresa che troverà sarà terribile: suo padre è stato brutalmente assassinato mentre la madre si ritrova in stato di shock.
L'altro protagonista è Altero, l'incaricato ad occuparsi delle indagini, e che nella vita privata è afflitto dalla perdita della moglie che lo ha lasciato quindi da solo ad occuparsi del loro bambino.
Il ritmo del romanzo è lento quando si tratta di narrare le vite dei due protagonisti, vite che finiscono sempre con l'intrecciarsi, non solo perché unite dal caso da risolvere, ma perché il luogo delle vicende è un paese dove tutti si conoscono e per di più si tratta di due famiglie di amici; il ritmo poi diventa più serrato (ed acquista il meglio di sé) quando la narrazione passa in prima persona e la voce narrante è proprio quella dell'omicida. Interessante conoscere l'altra faccia della medaglia e scoprire il funzionamento della mente criminale.
Nonostante sia facile capire chi sia il colpevole ancor prima che si riveli lui stesso, il libro riesce a regalare dei colpi di scena, specialmente verso il finale quando ci rendiamo conto di avere tra le mani le confessioni de "Il poeta" (questo il soprannome dato al serial killer) arricchito tra l'altro di versioni distorte della realtà, o meglio, volutamente romanzate; bell'idea.
Belle anche le scene dettagliate che seguono le indagini della scientifica.
"Sedici rose arancioni" è un romanzo autoconclusivo, ma al tempo stesso fa nascere un dubbio che credo potrà essere spunto per una nuova storia che prenderà da qui le sue basi: staremo a vedere!
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L'errore di Cronos
Avventura, strategie, missioni... e un amore da togliere il fiato."L'errore di Cronos" è un fantasy diverso dal generis; come afferma l'autrice Barbara Risoli, è un fantasy mitologico.
La protagonista della storia è Zaira, una comune liceale italiana che per qualche scherzo del destino (o dovrei dire, del Fato) si ritrova inspiegabilmente nell'antica Grecia, baci ... (continue)
"L'errore di Cronos" è un fantasy diverso dal generis; come afferma l'autrice Barbara Risoli, è un fantasy mitologico.
La protagonista della storia è Zaira, una comune liceale italiana che per qualche scherzo del destino (o dovrei dire, del Fato) si ritrova inspiegabilmente nell'antica Grecia, baciata o vittima degli dei, a seconda dei loro capricci.
Qui nell'antica Grecia, infatti, gli esseri umani sono impotenti, non si possono ribellare a ciò che è stato previsto per loro dal Fato (vedi Zaira che diventa l'Amazzone della profezia), ma la cui vita può subire delle variazioni a seconda delle divinità che intervengono, e qui la faccenda si complica: basti pensare ad Artemide che desidera che il già temibile Re Dunamis resti un valoroso e spietato guerriero mentre Afrodite desidera che lui apra il cuore, e dunque preferisce che abbandoni le armi per dedicarsi ad una storia d'amore con Zaira, poi c'è Athena che appoggia l'acerrimo nemico di Dunamis, lo schiavo ribelle Aimatos, ed in un capitolo in particolare assistiamo al modo in cui le tre divinità cercano di convincere il potente Zeus (cui spettano le decisioni finali) a soddifare il volere di una piuttosto che un'altra.
Ad intervenire nelle vicende, però, ci sono anche altre divinità; una delle scene più belle, a parer mio, quella dell'intervento della dea Selene, che predispone una carrozza con cavalli alati (e dorati) per Zaira e la sua compagnia.
Già, Zaira non sarà sola durante quest'avventura, ed i compagni sono altri achei (quindi non ci sono solo le divinità ad assisterla), su tutti, spiccano l'ancella Eucide e la giovane Schià; entrambe rappresentano l'emblema del detto "l'apparenza inganna"...
Tra strategie, missioni e avventura, "L'errore di Cronos" è senza dubbio un fantasy mitologico, ma, contemporaneamente, una grande storia d'amore: un amore tormentato, contraddittorio, che sfiora il limite del buon senso, un amore quasi malato; al centro della questione, il carattere ambiguo del Re Dunamis - il cui cuore sembra sia stato dato in pasto ai lupi - secondo cui il termine "amare" acquista un senso assoluto ed egoistico pur mostrando affetto, e la cosa più difficile da concedere, il perdono. Comprendere Dunamis non è semplice, sembra che in lui convivano un lato spietato ed uno tenero, addirittura quasi ingenuo; o forse è colpa del dardo scagliato dal dio Eros?
Da quel momento, tutte le azioni del terribile sovrano dimostrano quanto sia innamorato: il sentimento per Zaira è forte e disarmante, lo punge nel vivo dell'orgoglio e probabilmente non gli piace sentirsi n balia di ciò che non può controllare, lui che ha potere, lui che è il re. Per questo è capace anche di arrivare a compiere azioni assurde, su tutte, il tentativo di uccidere la propria amata; decisione alquanto discutibile, ma se non fosse per queste sue azioni contraddittorie, Dunamis non sarebbe altrettanto interessante e fascinoso.
Un altro personaggio che mi ha colpito e merita d'essere menzionato è Omero; durante le sue apparizioni, la prosa diventa poesia, e si può quasi percepire la musica attraverso le corde del suo strumento.
I numerosi colpi di scena finali, sono capaci di rivelare e al tempo stesso gettare ulteriori misteri sulla storia, d'altronde "L'errore di Cronos" è il primo di una trilogia.
Al prossimo volume!
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Death note
Da ammiratrice di Death Note e di L, dico: che tristezza.
Ho letto questo romanzo con grande fatica.
In primis, non mi piace come è scritto: già dal primo capitolo ho dovuto rileggermi le stesse frasi un sacco di volte, sarà per la punteggiatura, sarà per il modo in cui costruisce le frasi (o prob ... (continue)
Da ammiratrice di Death Note e di L, dico: che tristezza.
Ho letto questo romanzo con grande fatica.
In primis, non mi piace come è scritto: già dal primo capitolo ho dovuto rileggermi le stesse frasi un sacco di volte, sarà per la punteggiatura, sarà per il modo in cui costruisce le frasi (o probabilmente entrambe le cose), la narrazione è pesante, noiosa... tanti paroloni e poca sostanza, è quasi illeggibile. Questo scrittore in incognito, "M", mi da l'impressione d'essere alle prime armi (non che io sia una scrittrice affermata, però paragonato ad altri romanzi, o anche solo al precedente "Death note: another note" ho trovato un abisso!)
So che questo romanzo è tratto dall'omonimo film, che, premetto, non ho ancora avuto il piacere di vedere, quindi mi limiterò a giudicare la storia del romanzo in sé: la trama è fin troppo intricata (per non parlare dell'incipit, non invoglia assolutamente!), e si risolve in modo assurdamente semplice e sbrigativo, con molti punti oscuri, tra cui: come faceva L ad aver previsto tutto fino a quel punto? Addirittura 270 giorni prima degli avvenimenti? E' Nostradamus?!
Le finestre sul passato, piuttosto che rivelare, annebbiano la verità e spesso confondono: tralasciando gli episodi dell'assistente Kuju, la Wammy's House eccetera, ho capito che qui le cose vanno diversamente rispetto al finale del manga, ossia, si riassume che L è riuscito a catturare Kira, il padre Soichiro Yagami lo ha arrestato, ma poi Light è morto, L custodisce l'orologio del suo "unico amico" (ma che gli prende a L?) e Misa Amane è ancora viva. Va bene, lo accetto, e anzi, mi fa piacere che sia stato L a vincere su Kira, ma non è credibile; i comportamenti dei vari personaggi che abbiamo conosciuto attraverso il manga, non sono fedeli a se stessi: come può Soichiro continuare a vivere conoscendo la realtà dei fatti, quando già nel manga si sarebbe ucciso se suo figlio avesse dichiarato di essere Kira (nb: in auto con Light e Misa dopo che questi sono stati liberati dalla prigionia di L)? Stessa cosa riguardo Misa, che già è bella confusa per aver perso la memoria dei Death Note, anzi, ad un certo punto sembra che L preveda pure il suo futuro suicidio (Nostradamus parte 2°!), ma soprattutto...
L.
Il mio adorato, stravagante e brillante detective... come lo hanno ridotto! A parte le scene in cui si pappa di tutto e di più (tanto che a leggere mi veniva fame), questo personaggio non sembra proprio lui: così dimesso, così emotivamente fragile, con intuizioni senza lode, ed il suo voler dimostrare qualcosa persino a se stesso, lavorando per la prima volta da solo sul campo... ma cosa devo leggere! L HA sempre lavorato da solo! Fbi, polizia giapponese, Naomi Misora... erano tutte pedine che abilmente muoveva sulla scacchiera (certo, badando che non si facessero male), ed era sicuro di sé, tanto da sfiorare la presunzione (che poi presunzione non è perché che sia il miglior detective del secolo è un dato di fatto).
Non mi piace che usi il Quaderno della Morte e sia destinato al Nulla (allora preferisco sia morto prima e senza catturare Kira, almeno non è condannato a quella specie di limbo!), soprattutto non mi va che pensi: "tra poco c'incontreremo Light, chissà cos'è il Nulla... indagheremo insieme" Ti prego, no! L non prova tutti questi sentimenti per Light (così profondi, poi), non li ha mai provati! Nel volume 13 del manga, la "Guida alla lettura", c'è scritto addirittura che L mente quando dice a Light che è il suo primo e unico amico!
A completare il quadro, l'introduzione di un nuovo personaggio, la bambina Maki, che rappresenta l'evidente scusa di tirare fuori un lato di L fin troppo umano, quasi a risvegliare un sentimento paterno... ma è come se passasse da un estremo all'altro; l'L che conosciamo non si lascia prendere da emozioni quali accarezzare la testa, abbracciare, prendere per mano... al contrario, è schizzinoso quando tocca le cose (tranne quando si tratta di mollare calci in stile capoeira!)
Rileggendo queste considerazioni, sembra proprio che abbiano stravolto il personaggio.
Mi piange il cuore a dare solo una stellina: mi aspettavo veramente qualcosa di bello se non eclatante, viste le premesse morali e idealistiche, invece i moralismi non hanno proprio spessore, più che altro sono frasi fatte che non spingono alla riflessione.
Mi consolerò guardando le bellissime illustrazioni della copertina, del retro e pure le prime due pagine all'interno del libro: il disegnatore Obata non mi delude mai!
Peccato che i contenuti non siano superbi quanto la confezione...
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The Legend of Zelda - The Minish Cap
E' piuttosto raro che io valuti una lettura con una o due stelle, ma è cosa ancor più rara che io dia un giudizio tale quando si tratta di Zelda. Le opere di Miyamoto e soci (questo è un titolo sviluppato dalla Capcom) sono magiche, epiche, appassionanti; se le Akira Himekawa sono comunque riuscite ... (continue)
E' piuttosto raro che io valuti una lettura con una o due stelle, ma è cosa ancor più rara che io dia un giudizio tale quando si tratta di Zelda. Le opere di Miyamoto e soci (questo è un titolo sviluppato dalla Capcom) sono magiche, epiche, appassionanti; se le Akira Himekawa sono comunque riuscite ad essere all'altezza con la conversione manga di "Ocarina of Time", "Majora's Mask" e "Four Swords +", non si può dire che qui abbiano fatto lo stesso.
La storia di "Minish Cap" narra del giovanissimo Link che, come sempre, deve salvare la sua amica Principessa Zelda, stavolta tramutata in una statua di pietra a seguito di un sortilegio del mago Vaati. Il malvagio si è liberato di lei per agire incontrastato nel recupero della Forza di Luce, oggetto sacro capace di conferire l'onnipotenza, e credendo fosse custodito nello scrigno della famiglia reale, Vaati ne ha rotto il sigillo della Spada Sacra, ma con il solo risultato di liberare tutte le forze del male in esso imprigionate. Mentre il mondo di Hyrule si popola di mostri d'ogni genere, Vaati riprende la ricerca della Forza di Luce, e Link intraprende la sua avventura per salvare Zelda riforgiando la Spada Sacra, l'unico oggetto capace di spezzare la maledizione; secondo delle antiche leggende, infatti, la Spada Sacra fu forgiata dai Picori, ovvero gnomi grandi quanto un pollice che aiutano gli umani nel quotidiano senza farsi vedere (un po' come Arrietty di Miyazaki!), gli stessi esseri che in un'era remota aiutarono l'eroe a contrastare le forze del male donandogli proprio quella spada magica. I Picori vivono nelle Minish Woods (la foresta dei Minish) e si dice che solo i bambini siano in grado di vederli...
Una volta raggiunta la foresta, Link s'imbatte in una strana creatura, un cappuccio parlante di nome Ezlo che dice di sapere parecchie cose sui Picori, ad esempio che per scovarli occorre essere minuscoli, così suggerisce a Link di salire sopra a un ceppo lì vicino, dove a seguito di qualche parola magica il nostro eroe si rimpicciolisce! Quando trova i Picori, scopre che per riparare la Spada Sacra occorre recuperare i quattro elementi (terra, acqua, fuoco e vento) sparsi per Hyrule.
Questa la trama che trapela dal manga così come dal videogioco, ma per quanto riguarda il manga, in realtà, già dalle prime pagine partiamo male. Leggiamo: "Ti hanno mai narrato dei Picori?" ed è un'introduzione di un solo foglio, messa lì senza criterio, perché nel foglio subito dopo vediamo che Link e il suo parente sono in tutt'altre faccende affaccendati, dunque di chi era quella voce narrante? Ho persino controllato su delle scan online se il manga iniziava davvero in questo modo e non ci sono pagine mancanti, è proprio così che comincia la storia! Mi ha dato una così brutta impressione che sono andata a caricare il gioco presente nel mio 3DS (grazie al "Programma Ambasciatori Nintendo" l'ho ricevuto in omaggio, tra gli altri giochi, per aver acquistato il 3DS prima del taglio del prezzo) e perché avevo ricordi confusi, visto che il gioco è del 2004 e uscì per Gameboy Advance; ebbene, se la storia fosse almeno iniziata come nel videogioco, ossia con l'antica leggenda della Spada Minish forgiata dai Picori... nel manga è nominata in seguito ma non è la stessa cosa; una gestione "spartana" della trama che crea anche confusione.
Della storia mi è subito sembrato strano anche il fatto che il fabbro fosse il nonno di Link; ho controllato, e infatti nell'originale si parla di zio (mamma mia quanto sono precisina quando si tratta di Zelda...!) che in realtà Link non deve prepararsi per combattere, quindi non viene bocciato (le Akira Himekawa gli fanno pure fare la parte dello "sfigato"), e in generale hanno dato a Link e Zelda un'interpretazione del carattere che non mi è piaciuta proprio: Link che non crede all'esistenza dei Picori?! Dov'è finito il suo cuore puro? Poi approfitta del suo essere minuscolo per guardare sotto la gonna di una ragazza; questo non è Link! E chi è quella Zelda capricciosa che pur di convincere Link ad accompagnarla alla festa del paese si mette a lagnare e piangere?! E va bene che nel genere manga è tipica la presenza di qualche "sipario comico", ma questi non sono gli eroi che conosciamo noi appassionati! Mi ricordavo una Zelda vivace, un po' maschiaccio e ribelle perché sfugge al comportamento consono a una principessa, ma non una così viziata e capricciosa come ci viene mostrata nel manga!
Un altro aspetto che è un peccato non sia stato mantenuto, è la particolarità della lingua Minish: quando Link incontra per la prima volta i Picori, le due razze non riescono a capirsi. Mentre seguivo il manga ho provato a leggere al contrario le frasi pronunciate dai Picori: non avevano comunque senso, ma mi ha ricordato il giapponese. Nel videogioco, infatti, da brava otaku sono andata a controllare per poi (ri)scoprire che i Picori parlano italiano al contrario, e a quanto pare i traduttori hanno sorvolato questo dettaglio lasciando il linguaggio com'era nel manga originale (ossia il giapponese al contrario). Riguardo all'edizione della J-pop c'è da dire che sono presenti anche degli errori di stampa.
Come già visto negli altri manga della serie proposti dalle Akira Himekawa, anche in questo volume la storia scorre fin troppo in fretta quando si tratta di dungeon, boss, e oggetti speciali che poi entrano nell'arsenale d'armi di Link; in questo manga la presenza di tali elementi è ancora più scarna. D'un tratto vediamo Link in un dungeon che ottiene quello straordinario oggetto chiamato Giara Magica, poi lo vediamo con il Bastone Sottosopra, e sempre più a mo' di sketch, eccolo indossare i Guantoni Talpa! Ma che tristezza, non c'è un benché minimo di approfondimento e nemmeno una situazione che mostri come ognuno di questi oggetti sia importante per il proseguimento dell'avventura.
Durante la mia esperienza videoludica di Minish Cap, ricordo il tempo che dedicai alla ricerca dei cosiddetti "Frammenti di Felicità", amuleti spezzati da fondere con la giusta (e smarrita) metà. Era una fase di gioco lunga e impegnativa, perché si accumulavano pezzi senza trovare la controparte mancante, e ce n'erano un'infinità! Pur essendo una sub-quest era appassionante anche perché rivelava degli approfondimenti sui vari personaggi; nel manga, invece, la fusione dei frammenti si presenta solo un paio di volte, cosicché non nasce lo stesso entusiasmo.
E' proprio questo ciò che manca al manga: entusiasmo, phatos, coinvolgimento. E' del tutto assente la magia che si respirava nel videogioco, quella sensazione di trovarsi in un altro mondo quando in realtà è lo stesso ma visto al microscopio, dove ti sembra essere una formica che passeggia tra ghiande e bottoni giganti, arrampicandoti nelle coste dei libri e temendo la polvere, col rischio d'affogare in quello che sembra un lago ma in realtà è solo una piccola pozzanghera, sfuggendo a gatti e pulcini che ti scambiano per cibo. Veramente ci sarebbero anche questi siparietti, ma nel videogioco era più intenso, aveva più spazio ed era vissuto costantemente come caratteristica principale della storia (un altro esempio, controllare tutto ciò che ti circonda alla ricerca di sentieri e piccole casette a cui si accede solo in forma Minish).
Nella storia cartacea sono poi sbandierati dei messaggi positivi talmente scontati e banali che fanno cadere le braccia. Mi si era creata una certa aspettativa sulla vicenda della farfalla che canta (non ricordo se fosse presente anche nel videogioco; in questo caso non ho controllato perché dovrei rifare tutta l'avventura!) ma alla fine si conclude in poche pagine e le solite battute melense.
Le Akira Himekawa ci regalano però degli extra, 6 pagine che riguardano il passato di Vaati. Beh, non fanno né caldo né freddo; non era meglio dedicare quelle pagine alla storia vera e propria?
Si salvano solo i disegni, ma si era visto di meglio con "Ocarina of Time" e "Majora's Mask".
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