E' la pseudobiografia di Auguste Escoffier, l'artefice della nouvelle cousine. Un modo alquanto simpatico ed intrigante di percorrere alcuni avvenimenti storici del fine 1800, inizio 1900. Un nuovo modo di "amare". Dopo averlo letto, la cipolla non sarà solo un ingrediente per il soffritto, ma uno S
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E' la pseudobiografia di Auguste Escoffier, l'artefice della nouvelle cousine. Un modo alquanto simpatico ed intrigante di percorrere alcuni avvenimenti storici del fine 1800, inizio 1900. Un nuovo modo di "amare". Dopo averlo letto, la cipolla non sarà solo un ingrediente per il soffritto, ma uno Swarosky.
Leggendo questo libro ci si rende conto di quanta poca umanità vive nei potenti. Di quanto poco conti la vita altrui, quando ci sono interessi ben più alti del semplice vivere. La forza del potere. Il desiderio del comando. Tim O'Brien, autore e protagonista di questo libro. Americano, partito p
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Leggendo questo libro ci si rende conto di quanta poca umanità vive nei potenti. Di quanto poco conti la vita altrui, quando ci sono interessi ben più alti del semplice vivere. La forza del potere. Il desiderio del comando. Tim O'Brien, autore e protagonista di questo libro. Americano, partito per il Vietnam, non per patriottismo, non per amore della libertà altrui, ma per non essere considerato un vile. Quanti finti coraggiosi imbracciano un fucile. Quante vite inermi, uccise per il falso perbenismo rionale.
“...sia lo zio che il nipote, oltre al fatto di avere in comune un quarto di geni, avevano madri abusanti e negligenti. Entrambi avevano padri sottomessi alle mogli e indifferenti verso i figli. Eppure, uno divenne malvagio e l’altro buono. Perché? Non lo so. La maggioranza delle persone è compassio
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“...sia lo zio che il nipote, oltre al fatto di avere in comune un quarto di geni, avevano madri abusanti e negligenti. Entrambi avevano padri sottomessi alle mogli e indifferenti verso i figli. Eppure, uno divenne malvagio e l’altro buono. Perché? Non lo so. La maggioranza delle persone è compassionevole, prova empatia e vive la propria vita senza cedere alla violenza o alla crudeltà. Una certa misura di bontà è, per così dire, la nostra dotazione standard in quanto esseri umani. In larga parte, i nosri cervelli sono prorammati per essere moralmente corretti e buoni. Solo pochi sono predisposti alla malvagità. Non ci sono parole in nessuna lingua per la bontà soprannaturale di Sanford e quasi altrettanta scarsa è la comprensione. Ma siamo programmati anche per provare “stupore” quando veniamo a conoscenza del male o del bene assoluti. Ed è proprio questo a rendere il libro di Flacco ciò che è: stupefacente”.
Libro che ho divorato in una giornata. Quando la realtà supera l’immaginazione lascia senza parole. La storia vera di Sanford Clark che a soli 13 anni è stato testimone di stupri ed omicidi di oltre 20 minori, da parte dello zio ventenne. Sanford ha subito violenze sessuali e psicologiche, difficili da ritenere umane, eppure le ha vissute sulla propria pelle. Dove abbia trovato la grande forza per sopravvivere a tutto questo è inspiegabile, se non nel proprio carattere e moralità. Da non dimenticare la sua “fortuna” nell’aver trovato sulla propria strada, tanto amore che lui ha saputo accettare e trasformarlo in altrettanto sentimento nei confronti di sé stesso e degli altri. Libro dal quale si può acquisire grande forza per affrontare i nostri problemi quotidiani. Da leggere. Assolutamente.
(nata a Kiev nel 1903, morta ad Auschwitz nel 1942)
Dalla prima pagina si fa’ subito vivo il ricordo della mia precedente lettura del libro della Nemirovsky “Jezabel”. Anche lì una madre fredda che pensa solo alla propria bellezza e felicità. “Il vino della solitudine” è una autobiografia, anche s
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(nata a Kiev nel 1903, morta ad Auschwitz nel 1942)
Dalla prima pagina si fa’ subito vivo il ricordo della mia precedente lettura del libro della Nemirovsky “Jezabel”. Anche lì una madre fredda che pensa solo alla propria bellezza e felicità. “Il vino della solitudine” è una autobiografia, anche se il romanzo non è impostato in prima persona, ma sul retro del manoscritto fu trovata questa scritta “di Irène Nemirovsky per Irène Nemirovsky”. Si suppone quindi che questo libro racconti l’adolescenza della scrittrice. Anche in Jezabel, la figura materna era quella di una madre gelida e attenta alla propria bellezza esteriore, con un amante molto giovane che poi uccide. Helene, bambina e poi ragazzina che vive nella Russia zarista. Con la famiglia fugge dalla Rivoluzione d’ottobre. Il padre diventato ricchissimo attraverso loschi affari, teme di perdere tutto e così fuggono in Europa. Bella vita, ricchezza, ma offuscata dal grande rancore che porta verso la madre perché non di si sente amata come ci si aspetta da una madre. Amore che anziché su di lei, la madre versa pienamente verso il giovane amante, cugino di Helene. La protagonista, assiste all’avanzare della propria giovinezza e alla vecchiaia della madre. Attua la vendetta: ruberà l’amante alla madre. Lo farà suo. Lo farà innamorare. Intanto il padre si ammala e muore. Pensieri sulla figura di una madre: ruolo difficile l’esser madre, esattamente come quello di esser figli. I figli vedono la propria madre come essere asessuato. L’emblema della santità. Esente da peccato. Crescendo loro stessi però si accorgono che oltre che madri si è anche donne e come ogni donna si vorrebbe vivere la propria femminilità. Il giusto come sempre sta nel mezzo.
Da questo libro traspare l’immagine della fervida mente della scrittrice, intenta a creare. Un fiorire di fantasia, idee, parole, fino a formare il romanzo. Ho avuto l’impressione che abbia voluto descrivere sé stessa scrittrice. La magnificenza di uno scrittore sta nell’estrapolare il tutto da una
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Da questo libro traspare l’immagine della fervida mente della scrittrice, intenta a creare. Un fiorire di fantasia, idee, parole, fino a formare il romanzo. Ho avuto l’impressione che abbia voluto descrivere sé stessa scrittrice. La magnificenza di uno scrittore sta nell’estrapolare il tutto da una singola immagine, anche sfuggente e riuscire a creare nella propria mente il romanzo. Un intricarsi di vie, con un unico punto di partenza. La trama in sé potrebbe essere considerata scialba ma è l’emozione e la riflessione dell’autrice a rendere il tutto interessante e diverso. La Mazzucco sa fare brillantemente tutto questo. Varie visuali. Anamorfosi letteraria. Romanzo apparentemente lineare, ma strano. Abbozzi di storie fantasticate od ipotizzate per scrivere un libro. Le chiavi di lettura sono molteplici. Situazioni che si ripetono. Povertà e ricchezza. Potere e sottomissione. La scrittrice, da una foto, da uno scorcio di vita elabora una storia che solo la capacità di riempirla delle proprie emozioni la rende splendida. Romanzo che rispecchia quanto si possa amare in molti modi e di quanto l’essere umano abbia bisogno di amore, di qualsiasi amore. La solitudine e la paura di non essere amati fa’ accettare anche la violenza e la stortura di chi ci sta accanto e di ciò che ci riserva la vita. Medusa vede in Peru l’amore, pur essendo il suo carceriere e sfruttatore. IL romanzo è suddiviso in un prima ed un dopo. Il prima raccontato dopo, quasi a giustificare il comportamento di Norma.Come ci vedono gli altri? Come siamo noi veramente? Come si vede la protagonista prima? Come è esattamente lei? Chi è protagonista nel romanzo? La vita in genere. Per ritornare al passato occorre proseguire verso il futuro. La scatola che Norma si porta appresso durante la scalata finale, è tutta sé stessa. E’ il proprio interiore. Forse...forse...quanti forse nella storia. La fine del romanzo è ipotetica. Non ha importanza il finale veritiero. Le mosche che riempiono lo spazio bianco: pensieri, fantasie che andranno poi scritte. Lettere nere che riempiono il foglio bianco. Affascinante, fantastico il modo di scrivere della Mazzucco. Descrive splendidamente gli stati d’animo. Tutto il nostro interiore “tollerato e non” , liberato attraverso la scrittura. Sa trasmettere in modo chiarissimo le remore di uno scrittore nel proseguire una storia che la propria fantasia renderebbe scabrosa. Si ferma un attimo prima, ma il lettore partecipa comunque all’inevitabile evolversi trasgressivo del romanzo. Ognuno scrive quello che sente nell’intimità e il nostro intimo è fatto anche di perversioni. Liberarle completamente sarebbe scandaloso, allora lo si cela attraverso un soffio di vento. L’unico posto dove Norma e Medusa trovano pace è tra le pagine di questo romanzo scritto solo per la loro felicità.
Tartufi bianchi in inverno
TARTUFI BIANCHI IN INVERNO di N.M. KelbyE' la pseudobiografia di Auguste Escoffier, l'artefice della nouvelle cousine. Un modo alquanto simpatico ed intrigante di percorrere alcuni avvenimenti storici del fine 1800, inizio 1900. Un nuovo modo di "amare". Dopo averlo letto, la cipolla non sarà solo un ingrediente per il soffritto, ma uno S ... (continue)
E' la pseudobiografia di Auguste Escoffier, l'artefice della nouvelle cousine. Un modo alquanto simpatico ed intrigante di percorrere alcuni avvenimenti storici del fine 1800, inizio 1900. Un nuovo modo di "amare". Dopo averlo letto, la cipolla non sarà solo un ingrediente per il soffritto, ma uno Swarosky.
Mettimi in un sacco e spediscimi a casa
METTIMI IN UN SACCO E SPEDISCIMI A CASALeggendo questo libro ci si rende conto di quanta poca umanità vive nei potenti. Di quanto poco conti la vita altrui, quando ci sono interessi ben più alti del semplice vivere.continue)
La forza del potere. Il desiderio del comando.
Tim O'Brien, autore e protagonista di questo libro. Americano, partito p ... (
Leggendo questo libro ci si rende conto di quanta poca umanità vive nei potenti. Di quanto poco conti la vita altrui, quando ci sono interessi ben più alti del semplice vivere.
La forza del potere. Il desiderio del comando.
Tim O'Brien, autore e protagonista di questo libro. Americano, partito per il Vietnam, non per patriottismo, non per amore della libertà altrui, ma per non essere considerato un vile.
Quanti finti coraggiosi imbracciano un fucile. Quante vite inermi, uccise per il falso perbenismo rionale.
Lunga è la notte
“...sia lo zio che il nipote, oltre al fatto di avere in comune un quarto di geni, avevano madri abusanti e negligenti. Entrambi avevano padri sottomessi alle mogli e indifferenti verso i figli. Eppure, uno divenne malvagio e l’altro buono. Perché? Non lo so. La maggioranza delle persone è compassio ... (continue)
“...sia lo zio che il nipote, oltre al fatto di avere in comune un quarto di geni, avevano madri abusanti e negligenti. Entrambi avevano padri sottomessi alle mogli e indifferenti verso i figli. Eppure, uno divenne malvagio e l’altro buono. Perché? Non lo so. La maggioranza delle persone è compassionevole, prova empatia e vive la propria vita senza cedere alla violenza o alla crudeltà. Una certa misura di bontà è, per così dire, la nostra dotazione standard in quanto esseri umani. In larga parte, i nosri cervelli sono prorammati per essere moralmente corretti e buoni. Solo pochi sono predisposti alla malvagità. Non ci sono parole in nessuna lingua per la bontà soprannaturale di Sanford e quasi altrettanta scarsa è la comprensione. Ma siamo programmati anche per provare “stupore” quando veniamo a conoscenza del male o del bene assoluti. Ed è proprio questo a rendere il libro di Flacco ciò che è: stupefacente”.
Libro che ho divorato in una giornata. Quando la realtà supera l’immaginazione lascia senza parole. La storia vera di Sanford Clark che a soli 13 anni è stato testimone di stupri ed omicidi di oltre 20 minori, da parte dello zio ventenne. Sanford ha subito violenze sessuali e psicologiche, difficili da ritenere umane, eppure le ha vissute sulla propria pelle. Dove abbia trovato la grande forza per sopravvivere a tutto questo è inspiegabile, se non nel proprio carattere e moralità. Da non dimenticare la sua “fortuna” nell’aver trovato sulla propria strada, tanto amore che lui ha saputo accettare e trasformarlo in altrettanto sentimento nei confronti di sé stesso e degli altri.
Libro dal quale si può acquisire grande forza per affrontare i nostri problemi quotidiani. Da leggere. Assolutamente.
Il vino della solitudine
(nata a Kiev nel 1903, morta ad Auschwitz nel 1942)
Dalla prima pagina si fa’ subito vivo il ricordo della mia precedente lettura del libro della Nemirovsky “Jezabel”. Anche lì una madre fredda che pensa solo alla propria bellezza e felicità. “Il vino della solitudine” è una autobiografia, anche s ... (continue)
(nata a Kiev nel 1903, morta ad Auschwitz nel 1942)
Dalla prima pagina si fa’ subito vivo il ricordo della mia precedente lettura del libro della Nemirovsky “Jezabel”. Anche lì una madre fredda che pensa solo alla propria bellezza e felicità. “Il vino della solitudine” è una autobiografia, anche se il romanzo non è impostato in prima persona, ma sul retro del manoscritto fu trovata questa scritta “di Irène Nemirovsky per Irène Nemirovsky”. Si suppone quindi che questo libro racconti l’adolescenza della scrittrice.
Anche in Jezabel, la figura materna era quella di una madre gelida e attenta alla propria bellezza esteriore, con un amante molto giovane che poi uccide.
Helene, bambina e poi ragazzina che vive nella Russia zarista. Con la famiglia fugge dalla Rivoluzione d’ottobre. Il padre diventato ricchissimo attraverso loschi affari, teme di perdere tutto e così fuggono in Europa. Bella vita, ricchezza, ma offuscata dal grande rancore che porta verso la madre perché non di si sente amata come ci si aspetta da una madre. Amore che anziché su di lei, la madre versa pienamente verso il giovane amante, cugino di Helene. La protagonista, assiste all’avanzare della propria giovinezza e alla vecchiaia della madre. Attua la vendetta: ruberà l’amante alla madre. Lo farà suo. Lo farà innamorare.
Intanto il padre si ammala e muore.
Pensieri sulla figura di una madre: ruolo difficile l’esser madre, esattamente come quello di esser figli. I figli vedono la propria madre come essere asessuato. L’emblema della santità. Esente da peccato. Crescendo loro stessi però si accorgono che oltre che madri si è anche donne e come ogni donna si vorrebbe vivere la propria femminilità. Il giusto come sempre sta nel mezzo.
Il bacio della Medusa
Da questo libro traspare l’immagine della fervida mente della scrittrice, intenta a creare.continue)
Un fiorire di fantasia, idee, parole, fino a formare il romanzo. Ho avuto l’impressione che abbia voluto descrivere sé stessa scrittrice.
La magnificenza di uno scrittore sta nell’estrapolare il tutto da una ... (
Da questo libro traspare l’immagine della fervida mente della scrittrice, intenta a creare.
Un fiorire di fantasia, idee, parole, fino a formare il romanzo. Ho avuto l’impressione che abbia voluto descrivere sé stessa scrittrice.
La magnificenza di uno scrittore sta nell’estrapolare il tutto da una singola immagine, anche sfuggente e riuscire a creare nella propria mente il romanzo.
Un intricarsi di vie, con un unico punto di partenza. La trama in sé potrebbe essere considerata scialba ma è l’emozione e la riflessione dell’autrice a rendere il tutto interessante e diverso. La Mazzucco sa fare brillantemente tutto questo. Varie visuali. Anamorfosi letteraria.
Romanzo apparentemente lineare, ma strano. Abbozzi di storie fantasticate od ipotizzate per scrivere un libro. Le chiavi di lettura sono molteplici.
Situazioni che si ripetono. Povertà e ricchezza. Potere e sottomissione. La scrittrice, da una foto, da uno scorcio di vita elabora una storia che solo la capacità di riempirla delle proprie emozioni la rende splendida.
Romanzo che rispecchia quanto si possa amare in molti modi e di quanto l’essere umano abbia bisogno di amore, di qualsiasi amore. La solitudine e la paura di non essere amati fa’ accettare anche la violenza e la stortura di chi ci sta accanto e di ciò che ci riserva la vita. Medusa vede in Peru l’amore, pur essendo il suo carceriere e sfruttatore.
IL romanzo è suddiviso in un prima ed un dopo.
Il prima raccontato dopo, quasi a giustificare il comportamento di Norma.Come ci vedono gli altri? Come siamo noi veramente? Come si vede la protagonista prima?
Come è esattamente lei?
Chi è protagonista nel romanzo? La vita in genere.
Per ritornare al passato occorre proseguire verso il futuro. La scatola che Norma si porta appresso durante la scalata finale, è tutta sé stessa. E’ il proprio interiore.
Forse...forse...quanti forse nella storia. La fine del romanzo è ipotetica. Non ha importanza il finale veritiero. Le mosche che riempiono lo spazio bianco: pensieri, fantasie che andranno poi scritte. Lettere nere che riempiono il foglio bianco.
Affascinante, fantastico il modo di scrivere della Mazzucco. Descrive splendidamente gli stati d’animo. Tutto il nostro interiore “tollerato e non” , liberato attraverso la scrittura.
Sa trasmettere in modo chiarissimo le remore di uno scrittore nel proseguire una storia che la propria fantasia renderebbe scabrosa. Si ferma un attimo prima, ma il lettore partecipa comunque all’inevitabile evolversi trasgressivo del romanzo.
Ognuno scrive quello che sente nell’intimità e il nostro intimo è fatto anche di perversioni. Liberarle completamente sarebbe scandaloso, allora lo si cela attraverso un soffio di vento.
L’unico posto dove Norma e Medusa trovano pace è tra le pagine di questo romanzo scritto solo per la loro felicità.