Ramachandran allarga il quadro e scende nei particolari dell'anatomia cerebrale umana.
A differenza de La donna che morì dal ridere - in cui la singolarità dei casi clinici raccontati serviva a evidenziare la complessità della mente umana - in questo volume segue un filo più sottile e arriv
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Ramachandran allarga il quadro e scende nei particolari dell'anatomia cerebrale umana.
A differenza de La donna che morì dal ridere - in cui la singolarità dei casi clinici raccontati serviva a evidenziare la complessità della mente umana - in questo volume segue un filo più sottile e arriva a trattare interrogativi più profondi.
Tra arti fantasma, sinestesie, neuroni specchio, autismo e sindromi come quelle di Capgras e Cotard il fine evidente è quello di mostrare come coscienza e autocoscienza siano prerogative uniche dell'uomo, il frutto più maturo dell'evoluzione e un mistero di cui solo ora cominciamo a scoprire i rudimenti fisiologici….
Sembra quasi che Fodor e Piattelli Palmarini vogliano dirci: guarda quanto siamo intelligenti che riusciamo a confutare il Darwinismo, e in effetti il loro è un tentativo ben costruito di erigere una critica argomentata contro qualcosa che con Darwin ha molto a che fare, ma che poi a ben guardare Da
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Sembra quasi che Fodor e Piattelli Palmarini vogliano dirci: guarda quanto siamo intelligenti che riusciamo a confutare il Darwinismo, e in effetti il loro è un tentativo ben costruito di erigere una critica argomentata contro qualcosa che con Darwin ha molto a che fare, ma che poi a ben guardare Darwinismo non è.
Come Piattelli Palmarini ricorda nell'appendice all'edizione italiana il titolo è strumentale, l’obiettivo reale dei due autori è la Sintesi moderna o Neodarwinismo, in tal senso non sono autorizzato a dire se il loro castello di carte regga o meno all'urto dei loro antagonisti.
Certo è che da conoscitore non-professionista della materia ho l’impressione che se riportati a Darwin commettano lo stesso errore di uno dei loro avversari più noti - senza peraltro avere le stesse capacità divulgative. Parlo di Richard Dawkins.
Tutti e tre infatti muovono dall'egocentrico tentativo di voler dimostrare qualcosa e perdono di vista la grandezza di Darwin e di altri etologi, evoluzionisti e paleontologi (sì mi riferisco a S.J. Gould) che sono seguiti: persone che raccoglievano e catalogavano dalla natura quantità esorbitanti di dati e solo allora, quando avevano un affresco grandioso nella mente, provavano a dire una cosa – una sola, minima, che però come nel caso di Darwin riusciva a essere sconvolgente e influente...
Ecco, a mio avviso se Fodor e Piattelli Palmarini volevano sentirsi dire di essere intelligenti, beh ci sono riusciti, se volevano contribuire alla dialettica scientifica, in un certo senso forse sono riusciti anche in quello anche se nel libro si scorgono dei voluti fraintendimenti che forse sono un po’ troppo strumentali. Se infine volevano realmente portare delle critiche a Darwin e al suo contributo all'evoluzionismo, mi spiace ma hanno fallito miseramente...
P.S. Per una critica puntuale e argomentata su ogni punto rimando su Anobii a quanto scritto da Pempi di cui condivido piuttosto ampiamente il punto di vista.
Gli editori dovrebbe smetterla di pubblicare qualsiasi cosa esca dalla fucina di uno scrittore, o almeno potrebbero creare delle antologie che raccolgano vari scritti.
Questi "pochi capoversi" di Marias sono di una pochezza disarmante. Mi chiedo se l'autore sia consapevole di questo scempio...
Sorprendente, un percorso conoscitivo non già della meccanica quantistica quanto del panorama storico in cui la disciplina si è sviluppata. Non un libro per tutti, ma sicuramente un libro che con poche conoscenze di fisica e chimica può essere seguito con piacere, un racconto che porta a conoscere a
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Sorprendente, un percorso conoscitivo non già della meccanica quantistica quanto del panorama storico in cui la disciplina si è sviluppata. Non un libro per tutti, ma sicuramente un libro che con poche conoscenze di fisica e chimica può essere seguito con piacere, un racconto che porta a conoscere a fondo i protagonisti dello sviluppo della fisica nella prima metà (e non solo) del XX secolo.
Decisamente affascinante e ben scritto ha per protagonisti persone che si chiamano Einstein, Bohr, Heisenberg, Pauli, Planck... il gotha della fisica del primo '900.
Einstein e Bohr emergono come "titani", come le anime che più di altre hanno contribuito a forgiare il mondo scientifico che conosciamo. Soprattutto Einstein viene mostrato sotto un aspetto nuovo, lasciando da parte (en passant) la celebrità planetaria e raccontando di sfuggita le grandi rivoluzioni della relatività speciale e generale, ci si sofferma sul suo contributo alle fondamenta della meccanica quantistica e alla successiva strenua opposizione alla costruzione più evoluta della nuova scienza.
La lotta epistemiologica di Einstein diventa così uno scontro a favore delle basi filosofiche del determinismo e contro una scienza che rischia (ancora oggi) di abbattere quel nesso di causalità su cui poggia la storia stessa dell'umanità.
"Un verme, con pochissime eccezioni, non è un essere umano"
Non credo che Lowen fosse privo di acume e intelligenza ma doveva avere un ego smisurato per non accorgersi di aver costruito un castello di carte sulle sabbie mobili dell'analogia.
Applicare agli esseri umani alcune osservazioni biologiche fatte su amebe e vermi senza sentire la necessità di alcu
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Non credo che Lowen fosse privo di acume e intelligenza ma doveva avere un ego smisurato per non accorgersi di aver costruito un castello di carte sulle sabbie mobili dell'analogia.
Applicare agli esseri umani alcune osservazioni biologiche fatte su amebe e vermi senza sentire la necessità di alcun passaggio intermedio è un esercizio di stile bizzarro e forse un po' truffaldino.
Quanto alla tipizzazione dei caratteri basata sulle sue esperienze di terapeuta ho molti dubbi sulla sua parzialità, non fosse altro perché da un lato afferma che i modelli si fondono gli uni negli altri in una vasta gamma di caratteri.
Dall'altro - con reminescenze quasi lombrosiane - sostiene che elementi precisi della postura di un individuo siano segni evidenti di oralità, masochismo, rigidità e quant'altro.
L'impressione generale che ne ho avuto è che se in questo lavoro ci sono elementi di valore, beh sono quelli che l'autore ha acquisito studiando altri terapeuti di maggior spessore.
PS Chissà, forse è dopo aver letto questo libro che Mel Brooks ha scritto la battuta che dà il titolo a questa nota (http://www.youtube.com/watch?v=rsxvkisr_yY)
L'uomo che credeva di essere morto e altri casi clinici sul mistero della natura umana
Ramachandran allarga il quadro e scende nei particolari dell'anatomia cerebrale umana.
A differenza de La donna che morì dal ridere - in cui la singolarità dei casi clinici raccontati serviva a evidenziare la complessità della mente umana - in questo volume segue un filo più sottile e arriv ... (continue)
Ramachandran allarga il quadro e scende nei particolari dell'anatomia cerebrale umana.
A differenza de La donna che morì dal ridere - in cui la singolarità dei casi clinici raccontati serviva a evidenziare la complessità della mente umana - in questo volume segue un filo più sottile e arriva a trattare interrogativi più profondi.
Tra arti fantasma, sinestesie, neuroni specchio, autismo e sindromi come quelle di Capgras e Cotard il fine evidente è quello di mostrare come coscienza e autocoscienza siano prerogative uniche dell'uomo, il frutto più maturo dell'evoluzione e un mistero di cui solo ora cominciamo a scoprire i rudimenti fisiologici….
Gli errori di Darwin
Sembra quasi che Fodor e Piattelli Palmarini vogliano dirci: guarda quanto siamo intelligenti che riusciamo a confutare il Darwinismo, e in effetti il loro è un tentativo ben costruito di erigere una critica argomentata contro qualcosa che con Darwin ha molto a che fare, ma che poi a ben guardare Da ... (continue)
Sembra quasi che Fodor e Piattelli Palmarini vogliano dirci: guarda quanto siamo intelligenti che riusciamo a confutare il Darwinismo, e in effetti il loro è un tentativo ben costruito di erigere una critica argomentata contro qualcosa che con Darwin ha molto a che fare, ma che poi a ben guardare Darwinismo non è.
Come Piattelli Palmarini ricorda nell'appendice all'edizione italiana il titolo è strumentale, l’obiettivo reale dei due autori è la Sintesi moderna o Neodarwinismo, in tal senso non sono autorizzato a dire se il loro castello di carte regga o meno all'urto dei loro antagonisti.
Certo è che da conoscitore non-professionista della materia ho l’impressione che se riportati a Darwin commettano lo stesso errore di uno dei loro avversari più noti - senza peraltro avere le stesse capacità divulgative. Parlo di Richard Dawkins.
Tutti e tre infatti muovono dall'egocentrico tentativo di voler dimostrare qualcosa e perdono di vista la grandezza di Darwin e di altri etologi, evoluzionisti e paleontologi (sì mi riferisco a S.J. Gould) che sono seguiti: persone che raccoglievano e catalogavano dalla natura quantità esorbitanti di dati e solo allora, quando avevano un affresco grandioso nella mente, provavano a dire una cosa – una sola, minima, che però come nel caso di Darwin riusciva a essere sconvolgente e influente...
Ecco, a mio avviso se Fodor e Piattelli Palmarini volevano sentirsi dire di essere intelligenti, beh ci sono riusciti, se volevano contribuire alla dialettica scientifica, in un certo senso forse sono riusciti anche in quello anche se nel libro si scorgono dei voluti fraintendimenti che forse sono un po’ troppo strumentali. Se infine volevano realmente portare delle critiche a Darwin e al suo contributo all'evoluzionismo, mi spiace ma hanno fallito miseramente...
P.S.
Per una critica puntuale e argomentata su ogni punto rimando su Anobii a quanto scritto da Pempi di cui condivido piuttosto ampiamente il punto di vista.
Interpreti di vite
Gli editori dovrebbe smetterla di pubblicare qualsiasi cosa esca dalla fucina di uno scrittore, o almeno potrebbero creare delle antologie che raccolgano vari scritti.
Questi "pochi capoversi" di Marias sono di una pochezza disarmante. Mi chiedo se l'autore sia consapevole di questo scempio...
Quantum
Sorprendente, un percorso conoscitivo non già della meccanica quantistica quanto del panorama storico in cui la disciplina si è sviluppata. Non un libro per tutti, ma sicuramente un libro che con poche conoscenze di fisica e chimica può essere seguito con piacere, un racconto che porta a conoscere a ... (continue)
Sorprendente, un percorso conoscitivo non già della meccanica quantistica quanto del panorama storico in cui la disciplina si è sviluppata. Non un libro per tutti, ma sicuramente un libro che con poche conoscenze di fisica e chimica può essere seguito con piacere, un racconto che porta a conoscere a fondo i protagonisti dello sviluppo della fisica nella prima metà (e non solo) del XX secolo.
Decisamente affascinante e ben scritto ha per protagonisti persone che si chiamano Einstein, Bohr, Heisenberg, Pauli, Planck... il gotha della fisica del primo '900.
Einstein e Bohr emergono come "titani", come le anime che più di altre hanno contribuito a forgiare il mondo scientifico che conosciamo. Soprattutto Einstein viene mostrato sotto un aspetto nuovo, lasciando da parte (en passant) la celebrità planetaria e raccontando di sfuggita le grandi rivoluzioni della relatività speciale e generale, ci si sofferma sul suo contributo alle fondamenta della meccanica quantistica e alla successiva strenua opposizione alla costruzione più evoluta della nuova scienza.
La lotta epistemiologica di Einstein diventa così uno scontro a favore delle basi filosofiche del determinismo e contro una scienza che rischia (ancora oggi) di abbattere quel nesso di causalità su cui poggia la storia stessa dell'umanità.
Il linguaggio del corpo
Non credo che Lowen fosse privo di acume e intelligenza ma doveva avere un ego smisurato per non accorgersi di aver costruito un castello di carte sulle sabbie mobili dell'analogia.
Applicare agli esseri umani alcune osservazioni biologiche fatte su amebe e vermi senza sentire la necessità di alcu ... (continue)
Non credo che Lowen fosse privo di acume e intelligenza ma doveva avere un ego smisurato per non accorgersi di aver costruito un castello di carte sulle sabbie mobili dell'analogia.
Applicare agli esseri umani alcune osservazioni biologiche fatte su amebe e vermi senza sentire la necessità di alcun passaggio intermedio è un esercizio di stile bizzarro e forse un po' truffaldino.
Quanto alla tipizzazione dei caratteri basata sulle sue esperienze di terapeuta ho molti dubbi sulla sua parzialità, non fosse altro perché da un lato afferma che i modelli si fondono gli uni negli altri in una vasta gamma di caratteri.
Dall'altro - con reminescenze quasi lombrosiane - sostiene che elementi precisi della postura di un individuo siano segni evidenti di oralità, masochismo, rigidità e quant'altro.
L'impressione generale che ne ho avuto è che se in questo lavoro ci sono elementi di valore, beh sono quelli che l'autore ha acquisito studiando altri terapeuti di maggior spessore.
PS
Chissà, forse è dopo aver letto questo libro che Mel Brooks ha scritto la battuta che dà il titolo a questa nota (http://www.youtube.com/watch?v=rsxvkisr_yY)