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Se niente importa
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Nel suo saggio, Foer ci fornisce una quantità inverosimile di risposte a questa domanda e quindi altrettanti punti di vista.
La testimonianza iniziale è quella della nonna ebrea che, stremata dalla fuga dai nazisti, rifiuta in tempi di guerra della carne offertale da un russo perché non è cibo “kosh ... (continue)
Nel suo saggio, Foer ci fornisce una quantità inverosimile di risposte a questa domanda e quindi altrettanti punti di vista.
La testimonianza iniziale è quella della nonna ebrea che, stremata dalla fuga dai nazisti, rifiuta in tempi di guerra della carne offertale da un russo perché non è cibo “kosher”. Nelle successive pagine si spazia dagli attivisti della PETA fino alla premurosa allevatrice vegana, dalle crude e strazianti testimonianze dei lavoratori degli allevamenti intensivi statunitensi fino a quelle dei sempre più rari allevatori di campagna, che continuano a prediligere il benessere degli animali a discapito della produttività e del guadagno.
Vengono sfatati tutti i falsi miti dell’essere vegetariano (la mancanza di proteine, l’essere cagionevole, l’eccessiva tenerezza di chi decide di diventarlo) e messe in luce con chiarezza le insidie nascoste dietro alla carne (sistematiche torture inflitte agli animali d’allevamento e la crudeltà della pesca, business legati all’economia, farmaco-resistenza dovuta all’eccesso di antibiotici somministrati come mangime, virus trasmessi dall’avicoltura e dagli allevamenti intensivi fino all’uomo, inquinamento dovuto ai rifiuti organici).
Inoltre, si sottolinea, finalmente, l’estrema influenza che questa scelta, apparentemente personale e intima, può avere sulle sorti dell’intero pianeta.
Partendo dal presupposto che nessuno mangerebbe il proprio cane, e che presumibilmente i lettori inorridiranno alla lettura delle ricette a base di cane proposto in uno dei capitoli iniziali, l’autore fa propria la visione che Orwell utilizza ne “La fattoria degli animali”, secondo la quale “Tutti gli animali sono eguali ma alcuni animali sono più eguali degli altri”.
Alla fine della lettura, come suggerisce senza mezzi termini Coetzee “[…]chiunque, dopo aver letto il libro di Foer, continuasse a consumare prodotti industriali dovrebbe essere senza cuore o senza raziocinio.”, ci si sentirà messi con le spalle al muro e non si potrà essere ancora indifferenti al problema, non si potrà non vedere la propria bistecca come un vero e proprio cadavere, una volta tanto, ci sentiremo tutti di “Optare per la coscienza invece che per la comodità”.
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