Ben riuscita sintesi tra articolata e minuziosa ricerca e fertile creatività, il romanzo – che spazia dalla Sicilia al Polesine... fino al Messico - rappresenta un’interessante immersione negli anni dell’immediato dopo guerra, precedenti il boom economico, in cui potere della "mafia" e sottosviluppo
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Ben riuscita sintesi tra articolata e minuziosa ricerca e fertile creatività, il romanzo – che spazia dalla Sicilia al Polesine... fino al Messico - rappresenta un’interessante immersione negli anni dell’immediato dopo guerra, precedenti il boom economico, in cui potere della "mafia" e sottosviluppo, analfabetismo e faticosa lotta all'analfabetismo, aspirazione al benessere, magari legato all’acquisto della “seicento”, emigrazione verso la Svizzera e verso il nord - fosse anche il misero Polesine -, leggi medioevali e maschiliste, bigottismo della chiesa e della società in genere, si mescolano a comporre il quadro di una umanità, colta nelle sue manie, nelle sue ansie, nelle sue miserie, nel suo desiderio di riscatto, con divertita malinconica ironia e ben caratterizzata anche linguisticamente. All’insieme fa da filo conduttore l’amore tra il maestro Ariosto (Osto) Aliquò ed Ines, irregolare per i benpensanti ed il conformismo del tempo, ma solida e coraggiosa, che si risolve, quasi pirandellianamente, ma con intelligente leggerezza, in un’inattesa impennata finale. Si fa piacevolmente apprezzare!
Nel romanzo tempo e metatempo, realtà e parvenze continuamente si mescolano e legittimano reciprocamente, e i personaggi - che più che vivere si vedono vivere - sembrano anime di un divenire senza senso e senza approdo. Non strutturato secondo i canoni del logico e del reale, il libro "tira dentro"
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Nel romanzo tempo e metatempo, realtà e parvenze continuamente si mescolano e legittimano reciprocamente, e i personaggi - che più che vivere si vedono vivere - sembrano anime di un divenire senza senso e senza approdo. Non strutturato secondo i canoni del logico e del reale, il libro "tira dentro" il lettore a risistemare le fluttuanti tessere di un complesso mosaico e fa "navigare" in uno spazio della coscienza ora lieve ora inquietante. Interessante anche se di non facile decodifica!
L'opera, che indaga comportamenti "limite", in cui si fondono e mescolano pseudoreligiosità, ataviche superstizioni e nevrosi di varia natura, è culturalmente interessante ma, priva della necessaria sintesi concettuale, risulta alquanto monotona alla lettura. Da "assumere" a piccole dosi!!!
Il romanzo, peraltro molto interessante anche per l'uso dei registri linguistico-espressivi, sempre situazionalmente adeguati, ritrae tridimensionalmente i membri, vecchi e giovani, di una potente famiglia, che porta patologicamente scritto nel suo DNA ogni sorta di vizio e indegnità morale. I pers
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Il romanzo, peraltro molto interessante anche per l'uso dei registri linguistico-espressivi, sempre situazionalmente adeguati, ritrae tridimensionalmente i membri, vecchi e giovani, di una potente famiglia, che porta patologicamente scritto nel suo DNA ogni sorta di vizio e indegnità morale. I personaggi, complessi, "doppi", spesso insondabili anche a se stessi, agiscono nell'Inghilterra della seconda metà del '900 e ne inquinano e corrompono, per circa un trentennio, i vari ambiti in cui operano, sì che pubblico e privato si intrecciano a significare non solo la "malattia" di una famiglia ma di una società! Palcoscenico delle vite dei vari protagonisti - prigionieri di una velenosa ragnatela di relazioni - è, oltre alla società, l'antica casa padronale, in cui la stirpe nasce e in cui si compie il destino di tutti, ad opera di uno di loro, più "malato" degli altri, capace di un tragico "scacco matto", carnefice del suo stesso sangue. Personaggi e situazioni si compongono e scompongono in modo inaspettato, fino a trasformare il romanzo in una sorta di "noir", che mantiene fino all'ultimo i suoi segreti, un "noir" d'anime buie, destinate alla distruzione/espiazione. Romanzo complesso ed avvincente, che alla fine costringe il lettore a tornare al suo inizio, perchè la realtà finale è l'imitazione-realizzazione della finzione iniziale. Molto bello! Da non perdere!
L'autore tratta con sensibilità, mista talora a sdrammatizzante leggerezza, il non facile tema del decadimento senile e i rimossi sensi di colpa delle nuove generazioni, che producono solo tardive quanto inutili resipiscenze: quando Eloise si decide ad accogliere nella propria vita la madre, Joan, p
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L'autore tratta con sensibilità, mista talora a sdrammatizzante leggerezza, il non facile tema del decadimento senile e i rimossi sensi di colpa delle nuove generazioni, che producono solo tardive quanto inutili resipiscenze: quando Eloise si decide ad accogliere nella propria vita la madre, Joan, precedentemente relegata in una casa-riposo, lussuosa e costosa ma del tutto impersonale e spersonalizzante,.........la madre è già partita per i lidi del non ritorno! Nel romanzo si sgranano in parallelo le esistenze quotidiane delle due donne: l'una interamente presa dall'ansia di prestazione e da un carrierismo mai pago, parassitario di ogni affettività, vive in un'illusoria bolla esistenziale, l'altra, sospinta ai limiti della realtà per non essere di ostacolo, si aggrappa alla vita attraverso un insistito, doloroso e onirico recupero memoriale, e attraverso un'affettività generosa, debitamente ricambiata - quasi a risarcimento - da chi, non ancora inaridito dal vortice dell'esistenza (l'adolescente Paul) o corrotto dalla disumanizzante civiltà ( il giovane tassista sudafricano Simbongile), ha in sé intatto il dono del puro sentire. Di straordinario effetto la doppia valenza del disorientamento spazio/temporale di Joan, che ci fa partecipi del dramma privato della malattia e, contemporaneamente , apre un'inquientante finestra sul dramma della guerra, quella anglo-boera, che si "squaderna" in tutta la sua oscena crudeltà. Romanzo da leggere e meditare!
Il maestro magro
Ben riuscita sintesi tra articolata e minuziosa ricerca e fertile creatività, il romanzo – che spazia dalla Sicilia al Polesine... fino al Messico - rappresenta un’interessante immersione negli anni dell’immediato dopo guerra, precedenti il boom economico, in cui potere della "mafia" e sottosviluppo ... (continue)
Ben riuscita sintesi tra articolata e minuziosa ricerca e fertile creatività, il romanzo – che spazia dalla Sicilia al Polesine... fino al Messico - rappresenta un’interessante immersione negli anni dell’immediato dopo guerra, precedenti il boom economico, in cui potere della "mafia" e sottosviluppo, analfabetismo e faticosa lotta all'analfabetismo, aspirazione al benessere, magari legato all’acquisto della “seicento”, emigrazione verso la Svizzera e verso il nord - fosse anche il misero Polesine -, leggi medioevali e maschiliste, bigottismo della chiesa e della società in genere, si mescolano a comporre il quadro di una umanità, colta nelle sue manie, nelle sue ansie, nelle sue miserie, nel suo desiderio di riscatto, con divertita malinconica ironia e ben caratterizzata anche linguisticamente.
All’insieme fa da filo conduttore l’amore tra il maestro Ariosto (Osto) Aliquò ed Ines, irregolare per i benpensanti ed il conformismo del tempo, ma solida e coraggiosa, che si risolve, quasi pirandellianamente, ma con intelligente leggerezza, in un’inattesa impennata finale.
Si fa piacevolmente apprezzare!
Il giardino elettrico
Nel romanzo tempo e metatempo, realtà e parvenze continuamente si mescolano e legittimano reciprocamente, e i personaggi - che più che vivere si vedono vivere - sembrano anime di un divenire senza senso e senza approdo.continue)
Non strutturato secondo i canoni del logico e del reale, il libro "tira dentro" ... (
Nel romanzo tempo e metatempo, realtà e parvenze continuamente si mescolano e legittimano reciprocamente, e i personaggi - che più che vivere si vedono vivere - sembrano anime di un divenire senza senso e senza approdo.
Non strutturato secondo i canoni del logico e del reale, il libro "tira dentro" il lettore a risistemare le fluttuanti tessere di un complesso mosaico e fa "navigare" in uno spazio della coscienza ora lieve ora inquietante.
Interessante anche se di non facile decodifica!
La terra del rimorso
L'opera, che indaga comportamenti "limite", in cui si fondono e mescolano pseudoreligiosità, ataviche superstizioni e nevrosi di varia natura, è culturalmente interessante ma, priva della necessaria sintesi concettuale, risulta alquanto monotona alla lettura.
Da "assumere" a piccole dosi!!!
La famiglia Winshaw
Il romanzo, peraltro molto interessante anche per l'uso dei registri linguistico-espressivi, sempre situazionalmente adeguati, ritrae tridimensionalmente i membri, vecchi e giovani, di una potente famiglia, che porta patologicamente scritto nel suo DNA ogni sorta di vizio e indegnità morale.continue)
I pers ... (
Il romanzo, peraltro molto interessante anche per l'uso dei registri linguistico-espressivi, sempre situazionalmente adeguati, ritrae tridimensionalmente i membri, vecchi e giovani, di una potente famiglia, che porta patologicamente scritto nel suo DNA ogni sorta di vizio e indegnità morale.
I personaggi, complessi, "doppi", spesso insondabili anche a se stessi, agiscono nell'Inghilterra della seconda metà del '900 e ne inquinano e corrompono, per circa un trentennio, i vari ambiti in cui operano, sì che pubblico e privato si intrecciano a significare non solo la "malattia" di una famiglia ma di una società!
Palcoscenico delle vite dei vari protagonisti - prigionieri di una velenosa ragnatela di relazioni - è, oltre alla società, l'antica casa padronale, in cui la stirpe nasce e in cui si compie
il destino di tutti, ad opera di uno di loro, più "malato" degli altri, capace di un tragico "scacco matto", carnefice del suo stesso sangue.
Personaggi e situazioni si compongono e scompongono in modo inaspettato, fino a trasformare il romanzo in una sorta di "noir", che mantiene fino all'ultimo i suoi segreti, un "noir" d'anime buie, destinate alla distruzione/espiazione.
Romanzo complesso ed avvincente, che alla fine costringe il lettore a tornare al suo inizio, perchè la realtà finale è l'imitazione-realizzazione della finzione iniziale.
Molto bello! Da non perdere!
Le stanze illuminate
L'autore tratta con sensibilità, mista talora a sdrammatizzante leggerezza, il non facile tema del decadimento senile e i rimossi sensi di colpa delle nuove generazioni, che producono solo tardive quanto inutili resipiscenze: quando Eloise si decide ad accogliere nella propria vita la madre, Joan, p ... (continue)
L'autore tratta con sensibilità, mista talora a sdrammatizzante leggerezza, il non facile tema del decadimento senile e i rimossi sensi di colpa delle nuove generazioni, che producono solo tardive quanto inutili resipiscenze: quando Eloise si decide ad accogliere nella propria vita la madre, Joan, precedentemente relegata in una casa-riposo, lussuosa e costosa ma del tutto impersonale e spersonalizzante,.........la madre è già partita per i lidi del non ritorno!
Nel romanzo si sgranano in parallelo le esistenze quotidiane delle due donne: l'una interamente presa dall'ansia di prestazione e da un carrierismo mai pago, parassitario di ogni affettività, vive in un'illusoria bolla esistenziale, l'altra, sospinta ai limiti della realtà per non essere di ostacolo, si aggrappa alla vita attraverso un insistito, doloroso e onirico recupero memoriale, e attraverso un'affettività generosa, debitamente ricambiata - quasi a risarcimento - da chi, non ancora inaridito dal vortice dell'esistenza (l'adolescente Paul) o corrotto dalla disumanizzante civiltà ( il giovane tassista sudafricano Simbongile), ha in sé intatto il dono del puro sentire.
Di straordinario effetto la doppia valenza del disorientamento spazio/temporale di Joan, che ci fa partecipi del dramma privato della malattia e, contemporaneamente , apre un'inquientante finestra sul dramma della guerra, quella anglo-boera, che si "squaderna" in tutta la sua oscena crudeltà.
Romanzo da leggere e meditare!