..........Ancora la famiglia, come ne "Le correzioni", ma non più nodo dinamico, centrifugo e centripeto, dell'agire ma semplice abbrivio della narrazione che, del resto, rimane ben al di sotto de "Le correzioni" e delude chi ancora ne ricorda l'intensa intelaiatura tematica e la straordinaria ricch
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..........Ancora la famiglia, come ne "Le correzioni", ma non più nodo dinamico, centrifugo e centripeto, dell'agire ma semplice abbrivio della narrazione che, del resto, rimane ben al di sotto de "Le correzioni" e delude chi ancora ne ricorda l'intensa intelaiatura tematica e la straordinaria ricchezza contenutistica. L'opera ha, a tratti, la pretesa di connotarsi come "romanzo di formazione" , senza tuttavia riuscirci, perchè il percorso umano del protagonista risulta sostianzialmente bloccato: Franzen, dopo la sua adolescenziale difficoltà di inserimento nel gruppo e dopo instabili e fallimentari legami sentimentali - escludendosi dal normale flusso esistenziale - finisce come patito di "bird watching"! Tolti taluni rari momenti in cui, timidamente, riemergono la nota capacità narrativa, una sottile ironia, e rapidi, attualizzanti riferimenti alla politica antiecologica di Bush, il romanzo risulta francamente noioso, come freddi e noiosi sono gli elenchi delle letture di fumetti all'inizio e l'interminabile sequela di varietà ornit0logiche della parte conclusiva, che - in quanto puramente riempitiva - verrebbe addirittura voglia di saltare. Alla fine........ di "Zona disagio" rimane soprattutto il disagio di chi legge!
In genere amo immergermi in letture più corpose dei "racconti" ma, richiamata dal nome dell'autore che amo, ho fatto un'eccezione.......... e ne è valsa la pena! Tutti interessanti, tutti sapientemente padroneggiati, tutti - pur nelle loro diversità contenutistiche e strutturali - orientati a s
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In genere amo immergermi in letture più corpose dei "racconti" ma, richiamata dal nome dell'autore che amo, ho fatto un'eccezione.......... e ne è valsa la pena! Tutti interessanti, tutti sapientemente padroneggiati, tutti - pur nelle loro diversità contenutistiche e strutturali - orientati a sondare segreti ed intricati microcosmi umani, la loro indifesa fragilità di fronte a se stessi, agli eventi ed alle forze della natura, questi racconti si pongono come un vero laboratorio di problematiche esistenziali e continuano ad ingigantirtisi dentro e a renderti pensoso ben oltre il breve tempo della lettura. Sia i racconti venati di sottile mistero fino alla fine, sia quelli il cui epilogo, a ben pensarci, è fatto intuire sin dall'inizio ("Torte al miele"), sia quelli "sospesi" ( come il I, il II,ed il III) aperti ad ogni conclusione, un po' kafkiani e un po' pirandelliani, presentano realtà immobili od oniriche in cui vivono o si lasciano vivere esistenze stanche, sommessamente inquiete, per le quali sono possibili solo brevi momenti liberatori (di cui il "fuoco" del II racconto e la "danza" del III sono riuscite metafore!) ma non risolutivi di un disagio esistenziale, che si consuma nel chiuso delle coscienze e solo raramente ed accidentalmente si smaglia e si rivela all'esterno, disagio che è poi, a mio parere, la cifra di tutti questi racconti come di tutte le opere di Murakami. Racconti brevi ma immensi!
Il romanzo conquista immediatamente per il suo scorrere lieve, che fa venire in mente le raffinate movenze delle tipiche danze orientali, e la morbidezza della giada e della seta: ti viene trasmessa una rara dolcezza d’oriente, tanto più che l’autore scrive “da lontano”. In avvio è la musica -
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Il romanzo conquista immediatamente per il suo scorrere lieve, che fa venire in mente le raffinate movenze delle tipiche danze orientali, e la morbidezza della giada e della seta: ti viene trasmessa una rara dolcezza d’oriente, tanto più che l’autore scrive “da lontano”. In avvio è la musica - che peraltro fa da sottofondo alla narrazione fino alla fine - a richiamare l’altrove: una storia, un volto (Naoko), che il tempo ha allontanato ma non reciso. Personaggi di vario sentire, ambienti cittadini ed agresti, malessere esistenziale, rapimenti emotivi, musica, timidi echi di contestazione antiregime, eros e thanathos costituiscono l’intenso tessuto narrativo e tutto, persino i passaggi erotici, è maneggiato con garbata sensibilità. Ma in questo polifonico ed apparente calmo arcipelago umano palpitano esistenze che si trascinano in un rapporto di obliquità con la realtà e nelle cui anime l’autore scava con “crudele delicatezza”. Molte sono le esistenze entropiche che si pongono come parassitarie dell’affettività e vitalità altrui o che, ma raramente, con la loro rinuncia alla vita con essa altri riconciliano (Reiko). Ovunque si insinua - direi romanticamente - l’inquietudine, che, se non sfocia nella fuga dalla vita, si risolve nella fuga da sé per dimenticare e ritrovarsi(Watanabe) Riuscitissima la rappresentazione, speculare, di una Tokio vitale, caotica, labirintica e di un mondo bucolico dai ritmi lenti e gesti semplici, autosufficiente e paesaggisticamente acquietante, una sorta di plaga serena, da cui anche al lettore spiace allontanarsi, ma che, tuttavia, non riesce a sanare il “male di vivere” che sottilmente lima e consuma. La natura è colta nelle sue accattivanti linee, nei suoi profumi, nei suoi colori trascoloranti, nelle luminescenze lunari, nel suo regolare pulsare: la pioggia, il vento, la luna, gli alberi, gli uccelli, gli insetti etc. sono compartecipi protagonisti. C’è una sorta di tacita empatia tra natura ed umanità, e tra i personaggi, anche tra quelli apparentemente diversi (Watanabe – Midori), una speciale"comprensione non semplicemente linguistica, ma come pratica dell’anima che rinuncia alla propria visione del mondo" e si fa sensibile a quella altrui. A fine lettura si avverte un nodo alla gola. Si vorrebbe che la storia non fosse finita o che si avesse la possibilità di rileggerla nell’illusione di un diverso finale.
Il romanzo inizialmente propone storie sparse, che fanno sentire il lettore, più che un "viaggiatore" tra le pagine della "Stella del mare", un naufrago in cerca di un approdo logico, ma storie ed esistenze via via si coagulano in significativi nodi e, sorprendentemente, si chiarificano. Così l
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Il romanzo inizialmente propone storie sparse, che fanno sentire il lettore, più che un "viaggiatore" tra le pagine della "Stella del mare", un naufrago in cerca di un approdo logico, ma storie ed esistenze via via si coagulano in significativi nodi e, sorprendentemente, si chiarificano. Così la varia umanità viaggiante - fatta di nobili decaduti, di finti potenti e, soprattutto, di umili abbrutiti dalla fame e dal bisogno, all'apparenza disaggregati tra loro ed invece legati da sotterranei vincoli - è colta sia nel suo indistinto brulicare sia nelle sue vicissitudini individuali, nei suoi drammi economici, nei suoi odi ed amori che covano nel chiuso, nei suoi segreti dolorosi e violenti, che - sapientemente maneggiati dall'autore con una giusta dose di suspense - si risolvono in genere diversamente da come ci saremmo aspettati. La Stella del mare nella sua condizione di sospensione tra vecchio e nuovo continente è metafora della drammatica incertezza esistenziale di una umanità sofferente e dal molto incerto futuro, costretta a lasciare l'Irlanda divorata dalla terribile carestia del 1847. Ed il tema dell'emigrazione , tratteggiata nella sua realistica tragicità, ci spinge a guardarci attorno e a capire meglio l'oggi. La molteplice materia è sapientemente tenuta insieme mediante il "diario di bordo" del capitano della nave, vera "cornice" unificante, dal sapore un po' classico.
Con sovrabbondanza di similitudini e metafore, una prosa ridondante, leziosa, talora baroccheggiante, per l'insistenza su particolari spesso inutili, l'autore propone uno spaccato di vita giapponese tradizionale, cristallizzato in un tempo fermo e profondamente dissonante col nostro vivere. Dom
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Con sovrabbondanza di similitudini e metafore, una prosa ridondante, leziosa, talora baroccheggiante, per l'insistenza su particolari spesso inutili, l'autore propone uno spaccato di vita giapponese tradizionale, cristallizzato in un tempo fermo e profondamente dissonante col nostro vivere. Domina nella vicenda il fatuo orgoglio di casta di personaggi che, svestiti dei loro blasoni e del loro perbenismo di facciata, disvelano nei momenti cruciali tutta la loro debolezza e la loro inclinazione all'intrigo ed al sotterfugio. In tale contesto di rigide regole e di moralità solo apparente, germina e, drammaticamente, si consuma l'amore di due giovani, Kiyoaki e Satoko, essenza e vittime di un mondo assolutamente formale, burattini in mano altrui o attori di se stessi, che, mescolando in un gioco pericoloso reali sentimenti e finto agire, si votano sin dall'inizio alla rovina. Tra loro latita la sincerità del rapporto con sè e con gli altri, ed i sentimenti, come rattrappiti da un'educazione attenta alle forme più che all'individuo, implodono senza possibilità di liberamente espandersi ed evolversi. In tutto questo, interessante - anche per il nome, che, se declinato in italiano, sa di movimento - la figura di Honda, razionale, libero dalle pastoie della tradizione, la cui vicinanza, tuttavia, non riesce a salvare l'amico Kiyoaki, di cui è chiaramente coscienza critica ed antitesi. Tra gli altri, protagonista e quasi "fil-rouge" la neve (significativamente presente anche nel titolo): sotto la neve, cortina prottettiva, battono all'unisono per la prima volta i cuori di Kiyoaki e Satoko, sotto la neve si chiude, senza rimedio, la loro storia d'amore e la stessa esistenza del giovane. Romanzo sostanzialmente faticoso!
Zona disagio
..........Ancora la famiglia, come ne "Le correzioni", ma non più nodo dinamico, centrifugo e centripeto, dell'agire ma semplice abbrivio della narrazione che, del resto, rimane ben al di sotto de "Le correzioni" e delude chi ancora ne ricorda l'intensa intelaiatura tematica e la straordinaria ricch ... (continue)
..........Ancora la famiglia, come ne "Le correzioni", ma non più nodo dinamico, centrifugo e centripeto, dell'agire ma semplice abbrivio della narrazione che, del resto, rimane ben al di sotto de "Le correzioni" e delude chi ancora ne ricorda l'intensa intelaiatura tematica e la straordinaria ricchezza contenutistica.
L'opera ha, a tratti, la pretesa di connotarsi come "romanzo di formazione" , senza tuttavia riuscirci, perchè il percorso umano del protagonista risulta sostianzialmente bloccato: Franzen, dopo la sua adolescenziale difficoltà di inserimento nel gruppo e dopo instabili e fallimentari legami sentimentali - escludendosi dal normale flusso esistenziale - finisce come patito di "bird watching"!
Tolti taluni rari momenti in cui, timidamente, riemergono la nota capacità narrativa, una sottile ironia, e rapidi, attualizzanti riferimenti alla politica antiecologica di Bush, il romanzo risulta francamente noioso, come freddi e noiosi sono gli elenchi delle letture di fumetti all'inizio e l'interminabile sequela di varietà ornit0logiche della parte conclusiva, che - in quanto puramente riempitiva - verrebbe addirittura voglia di saltare.
Alla fine........ di "Zona disagio" rimane soprattutto il disagio di chi legge!
Tutti i figli di Dio danzano
In genere amo immergermi in letture più corpose dei "racconti" ma, richiamata dal nome dell'autore che amo, ho fatto un'eccezione.......... e ne è valsa la pena!continue)
Tutti interessanti, tutti sapientemente padroneggiati, tutti - pur nelle loro diversità contenutistiche e strutturali - orientati a s ... (
In genere amo immergermi in letture più corpose dei "racconti" ma, richiamata dal nome dell'autore che amo, ho fatto un'eccezione.......... e ne è valsa la pena!
Tutti interessanti, tutti sapientemente padroneggiati, tutti - pur nelle loro diversità contenutistiche e strutturali - orientati a sondare segreti ed intricati microcosmi umani, la loro indifesa fragilità di fronte a se stessi, agli eventi ed alle forze della natura, questi racconti si pongono come un vero laboratorio di problematiche esistenziali e continuano ad ingigantirtisi dentro e a renderti pensoso ben oltre il breve tempo della lettura.
Sia i racconti venati di sottile mistero fino alla fine, sia quelli il cui epilogo, a ben pensarci, è fatto intuire sin dall'inizio ("Torte al miele"), sia quelli "sospesi" ( come il I, il II,ed il III) aperti ad ogni conclusione, un po' kafkiani e un po' pirandelliani, presentano realtà immobili od oniriche in cui vivono o si lasciano vivere esistenze stanche, sommessamente inquiete, per le quali sono possibili solo brevi momenti liberatori (di cui il "fuoco" del II racconto e la "danza" del III sono riuscite metafore!) ma non risolutivi di un disagio esistenziale, che si consuma nel chiuso delle coscienze e solo raramente ed accidentalmente si smaglia e si rivela all'esterno, disagio che è poi, a mio parere, la cifra di tutti questi racconti come di tutte le opere di Murakami.
Racconti brevi ma immensi!
Tokyo Blues
Il romanzo conquista immediatamente per il suo scorrere lieve, che fa venire in mente le raffinate movenze delle tipiche danze orientali, e la morbidezza della giada e della seta: ti viene trasmessa una rara dolcezza d’oriente, tanto più che l’autore scrive “da lontano”.continue)
In avvio è la musica - ... (
Il romanzo conquista immediatamente per il suo scorrere lieve, che fa venire in mente le raffinate movenze delle tipiche danze orientali, e la morbidezza della giada e della seta: ti viene trasmessa una rara dolcezza d’oriente, tanto più che l’autore scrive “da lontano”.
In avvio è la musica - che peraltro fa da sottofondo alla narrazione fino alla fine - a richiamare l’altrove: una storia, un volto (Naoko), che il tempo ha allontanato ma non reciso.
Personaggi di vario sentire, ambienti cittadini ed agresti, malessere esistenziale, rapimenti emotivi, musica, timidi echi di contestazione antiregime, eros e thanathos costituiscono l’intenso tessuto narrativo e tutto, persino i passaggi erotici, è maneggiato con garbata sensibilità.
Ma in questo polifonico ed apparente calmo arcipelago umano palpitano esistenze che si trascinano in un rapporto di obliquità con la realtà e nelle cui anime l’autore scava con “crudele delicatezza”.
Molte sono le esistenze entropiche che si pongono come parassitarie dell’affettività e vitalità altrui o che, ma raramente, con la loro rinuncia alla vita con essa altri riconciliano (Reiko). Ovunque si insinua - direi romanticamente - l’inquietudine, che, se non sfocia nella fuga dalla vita, si risolve nella fuga da sé per dimenticare e ritrovarsi(Watanabe)
Riuscitissima la rappresentazione, speculare, di una Tokio vitale, caotica, labirintica e di un mondo bucolico dai ritmi lenti e gesti semplici, autosufficiente e paesaggisticamente acquietante, una sorta di plaga serena, da cui anche al lettore spiace allontanarsi, ma che, tuttavia, non riesce a sanare il “male di vivere” che sottilmente lima e consuma.
La natura è colta nelle sue accattivanti linee, nei suoi profumi, nei suoi colori trascoloranti, nelle luminescenze lunari, nel suo regolare pulsare: la pioggia, il vento, la luna, gli alberi, gli uccelli, gli insetti etc. sono compartecipi protagonisti.
C’è una sorta di tacita empatia tra natura ed umanità, e tra i personaggi, anche tra quelli apparentemente diversi (Watanabe – Midori), una speciale"comprensione non semplicemente linguistica, ma come pratica dell’anima che rinuncia alla propria visione del mondo" e si fa sensibile a quella altrui.
A fine lettura si avverte un nodo alla gola. Si vorrebbe che la storia non fosse finita o che si avesse la possibilità di rileggerla nell’illusione di un diverso finale.
Stella del mare
Il romanzo inizialmente propone storie sparse, che fanno sentire il lettore, più che un "viaggiatore" tra le pagine della "Stella del mare", un naufrago in cerca di un approdo logico, ma storie ed esistenze via via si coagulano in significativi nodi e, sorprendentemente, si chiarificano.continue)
Così l ... (
Il romanzo inizialmente propone storie sparse, che fanno sentire il lettore, più che un "viaggiatore" tra le pagine della "Stella del mare", un naufrago in cerca di un approdo logico, ma storie ed esistenze via via si coagulano in significativi nodi e, sorprendentemente, si chiarificano.
Così la varia umanità viaggiante
- fatta di nobili decaduti, di finti potenti e, soprattutto, di umili abbrutiti dalla fame e dal bisogno, all'apparenza disaggregati tra loro ed invece legati da sotterranei vincoli - è colta sia nel suo indistinto brulicare sia nelle sue vicissitudini individuali, nei suoi drammi economici, nei suoi odi ed amori che covano nel chiuso, nei suoi segreti dolorosi e violenti, che - sapientemente maneggiati dall'autore con una giusta dose di suspense - si risolvono in genere diversamente da come ci saremmo aspettati.
La Stella del mare nella sua condizione di sospensione tra vecchio e nuovo continente è metafora della drammatica incertezza esistenziale di una umanità sofferente e dal molto incerto futuro, costretta a lasciare l'Irlanda divorata dalla terribile carestia del 1847. Ed il tema dell'emigrazione , tratteggiata nella sua realistica tragicità, ci spinge a guardarci attorno e a capire meglio l'oggi.
La molteplice materia è sapientemente tenuta insieme mediante il "diario di bordo" del capitano della nave, vera "cornice" unificante, dal sapore un po' classico.
Neve di primavera
Con sovrabbondanza di similitudini e metafore, una prosa ridondante, leziosa, talora baroccheggiante, per l'insistenza su particolari spesso inutili, l'autore propone uno spaccato di vita giapponese tradizionale, cristallizzato in un tempo fermo e profondamente dissonante col nostro vivere.continue)
Dom ... (
Con sovrabbondanza di similitudini e metafore, una prosa ridondante, leziosa, talora baroccheggiante, per l'insistenza su particolari spesso inutili, l'autore propone uno spaccato di vita giapponese tradizionale, cristallizzato in un tempo fermo e profondamente dissonante col nostro vivere.
Domina nella vicenda il fatuo orgoglio di casta di personaggi che, svestiti dei loro blasoni e del loro perbenismo di facciata, disvelano nei momenti cruciali tutta la loro debolezza e la loro inclinazione all'intrigo ed al sotterfugio.
In tale contesto di rigide regole e di moralità solo apparente, germina e, drammaticamente, si consuma l'amore di due giovani, Kiyoaki e Satoko, essenza e vittime di un mondo assolutamente formale, burattini in mano altrui o attori di se stessi, che, mescolando in un gioco pericoloso reali sentimenti e finto agire, si votano sin dall'inizio alla rovina.
Tra loro latita la sincerità del rapporto con sè e con gli altri, ed i sentimenti, come rattrappiti da un'educazione attenta alle forme più che all'individuo, implodono senza possibilità di liberamente espandersi ed evolversi.
In tutto questo, interessante - anche per il nome, che, se declinato in italiano, sa di movimento - la figura di Honda, razionale, libero dalle pastoie della tradizione, la cui vicinanza, tuttavia, non riesce a salvare l'amico Kiyoaki, di cui è chiaramente coscienza critica ed antitesi.
Tra gli altri, protagonista e quasi "fil-rouge" la neve (significativamente presente anche nel titolo): sotto la neve, cortina prottettiva, battono all'unisono per la prima volta i cuori di Kiyoaki e Satoko, sotto la neve si chiude, senza rimedio, la loro storia d'amore e la stessa esistenza del giovane.
Romanzo sostanzialmente faticoso!