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circoletto rosso per dirla come il leggendario rino tommasi. open, la biografia di agassi, inizia nel 2006. andre si trova a new york per giocare quello che ha già comunicato sarà il suo ultimo torneo. steso sul lettino del massaggiatore al termine del primo incontro, esausto per la fatica e strazia ... (continue)
circoletto rosso per dirla come il leggendario rino tommasi. open, la biografia di agassi, inizia nel 2006. andre si trova a new york per giocare quello che ha già comunicato sarà il suo ultimo torneo. steso sul lettino del massaggiatore al termine del primo incontro, esausto per la fatica e straziato dal dolore che gli infligge un fisico logorato da una ventennale carriera e da una menomazione congenita della colonna vertebrale, il tennista percorre a ritroso la sua vita a partire da quando, a quattro anni, suo padre lo sottoponeva a sedute di allenamento sfiancanti. un genitore brutale che in passato ha riservato lo stesso trattamento ai tre fratelli maggiori, senza risultati. ma andre è diverso, lui ha talento. ed è anche l’ultimo figlio, l’ultima spiaggia e allora l’accanimento del padre è doppio. è in quei momenti che il tennis diventa per andre la sua vita e la sua prigione.
quando agassi giocava, assecondando quella visione riduttiva di identificare le diverse epoche con una forte rivalità, una lotta a due (borg-mc enroe, mc enroe-lendl, edberg-becker…), gli ho sempre preferito sampras. pete, il robot, perfetto, concentrato, noiosamente bello da vedere, poteva contare sulla mia simpatia. agassi, il monello, l’eccentrico, non mi piaceva. non sopportavo l’esuberanza del suo aspetto, la criniera bionda, i pantaloncini di jeans, mi infastidiva il suo modo di camminare. mi limitavo a giudicare la sua immagine.
qualche giorno fa, con questi ricordi sedimentati nella testa, mi ritrovo tra le mani la sua biografia, regalo di un amico che mi dice: “è pazzesca, l’ho letta, anzi l’ho divorata in quattro giorni”. ed è così che mi sono immerso tra le pagine di questo libro che mi ha letteralmente ribaltato, facendomi ricredere su tutte quelle convinzioni superficiali che anni fa avevo maturato nei confronti di agassi.
una biografia scritta con profonda onestà, un libro che mi è piaciuto molto.
in realtà non l’ho ancora finito di leggere, anche se non rimangono che poche pagine, ma nel caso della biografia di un tennista che ha inventato il gioco di anticipo mi è sembrato doveroso scriverne la recensione prima della fine, in anticipo.