Ovviamente il tema è affascinante, importante, fondamentale, ma non è neppure il primo libro che affronta la questione, quindi per non posso accettare certi pasticci. O l'autore parla in senso generale, privilegiando l'aspetto "filosofico", oppure se rimane in ambito più strettament
... (continue)
Ne sono deluso.
Ovviamente il tema è affascinante, importante, fondamentale, ma non è neppure il primo libro che affronta la questione, quindi per non posso accettare certi pasticci. O l'autore parla in senso generale, privilegiando l'aspetto "filosofico", oppure se rimane in ambito più strettamente scientifico citando anche studi ed esperimenti deve farlo in modo critico, mentre invece spesso gli esperimenti sono citati in modo superficiale o, da ciò che scrive Gazzaniga, sono superficiali essi stessi e forzate le conclusioni. Mi riferisco in particolare a esperimenti svolti senza gruppi di controllo, o di cui quantomeno non vi è menzione nel saggio. Mi sono poi segnato due passaggi, fra i tanti che non mi hanno convinto:
Verso la fine del saggio si cita un esperimento su bambini sotto i 5 anni di età, in alcuni casi anche bambini di 18 mesi, che avrebbero una innata capacità di punire i loro coetanei che non cooperano. L'autore conclude che il senso di giustizia è innato negli esseri umani e non acquisito. A mio avviso la conclusione è forzata, non necessariamente sbagliata, ma non giustificata da queste semplici osservazioni. Infatti all'età di 18 mesi, e molto di più all'età di 4 anni, i bambini sono già sottoposti a una enormità di stimoli esterni e di influenze dei genitori che già hanno iniziato il percorso per educare il bambino al "giusto" modo di comportarsi. Quindi pensare che il comportamento di un bambino a quell'età possa essere innato è a mio avviso francamente pretestuoso.
Il secondo punto invece è esattamente nelle ultimissime pagine. Anche in questo caso una conclusione forzata in cui l'autore sembra concludere ciò che più gli piacerebbe fosse la verità. Si riferisce ad un criminale che, determinismo o no, alla vista di un poliziotto è cosciente del rischio implicito dovuto alla presenza delle forze dell'ordine e rinuncia al suo intento criminoso. L'autore ne conclude che quella sia una scelta libera e non dettata dalle leggi del determinismo. Anche questa è una conclusione forzata e ingenua. Si potrebbe obiettare che semplicemente nel calcolo deterministico dei neuroni del criminale è entrato un nuovo elemento che stravolge l'equazione, portando quindi ad un risultato diverso che impedisce al criminale di proseguire nel suo intento, non è necessaria alcuna consapevolezza libera insomma.
Queste osservazioni ovviamente non sono certezze, solo possibilità. Peccato, a mio modesto avviso, che l'autore al contrario le trascuri e proponga certezze di natura opposta, inficiando quindi la qualità del saggio che, se permette sicuramente spunti di riflessione notevoli, resta un occasione mancata a causa della superficialità con cui sono affrontanti certi passaggi. Detto questo rimane un saggio interessante, semplice e di scorrevole lettura. Alla portata di chiunque abbia interesse per l'argomento e che non necessità di una solida preparazione scientifica.
bello, ma semplicemente troppo ingenuo per buona parte...in particolare quando parla di medicina, o delle interazione della scienza e della teconologia con la politica e la geopolitica mondiale.
a un certo punto sembra che ciò che l'autore vuole dimostrare diventi in realtà realtà acquisita e base per argomentare le sue stesse ipotesi....mi da l'impressione di un ragionamento circolare
quando scrivi di tanti argomenti prima o poi qualcosa di buono devi pur dirlo, peccato che nel complesso sia una raccolta di deliri senza ne arte ne parte. Triste, perchè lo ritenevo un grande pensatore, ma dopo aver letto diverse sue opere ho dovuto ricredermi....
scritto veramente veramente male...la patetica imitazione di un Hitler volutamente patetico risulta stucchevole e faziosa....stereotipata all'inverosimile....
Chi comanda?
Ne sono deluso.
Ovviamente il tema è affascinante, importante, fondamentale, ma non è neppure il primo libro che affronta la questione, quindi per non posso accettare certi pasticci. O l'autore parla in senso generale, privilegiando l'aspetto "filosofico", oppure se rimane in ambito più strettament ... (continue)
Ne sono deluso.
Ovviamente il tema è affascinante, importante, fondamentale, ma non è neppure il primo libro che affronta la questione, quindi per non posso accettare certi pasticci. O l'autore parla in senso generale, privilegiando l'aspetto "filosofico", oppure se rimane in ambito più strettamente scientifico citando anche studi ed esperimenti deve farlo in modo critico, mentre invece spesso gli esperimenti sono citati in modo superficiale o, da ciò che scrive Gazzaniga, sono superficiali essi stessi e forzate le conclusioni. Mi riferisco in particolare a esperimenti svolti senza gruppi di controllo, o di cui quantomeno non vi è menzione nel saggio.
Mi sono poi segnato due passaggi, fra i tanti che non mi hanno convinto:
Verso la fine del saggio si cita un esperimento su bambini sotto i 5 anni di età, in alcuni casi anche bambini di 18 mesi, che avrebbero una innata capacità di punire i loro coetanei che non cooperano. L'autore conclude che il senso di giustizia è innato negli esseri umani e non acquisito. A mio avviso la conclusione è forzata, non necessariamente sbagliata, ma non giustificata da queste semplici osservazioni. Infatti all'età di 18 mesi, e molto di più all'età di 4 anni, i bambini sono già sottoposti a una enormità di stimoli esterni e di influenze dei genitori che già hanno iniziato il percorso per educare il bambino al "giusto" modo di comportarsi. Quindi pensare che il comportamento di un bambino a quell'età possa essere innato è a mio avviso francamente pretestuoso.
Il secondo punto invece è esattamente nelle ultimissime pagine. Anche in questo caso una conclusione forzata in cui l'autore sembra concludere ciò che più gli piacerebbe fosse la verità. Si riferisce ad un criminale che, determinismo o no, alla vista di un poliziotto è cosciente del rischio implicito dovuto alla presenza delle forze dell'ordine e rinuncia al suo intento criminoso. L'autore ne conclude che quella sia una scelta libera e non dettata dalle leggi del determinismo. Anche questa è una conclusione forzata e ingenua. Si potrebbe obiettare che semplicemente nel calcolo deterministico dei neuroni del criminale è entrato un nuovo elemento che stravolge l'equazione, portando quindi ad un risultato diverso che impedisce al criminale di proseguire nel suo intento, non è necessaria alcuna consapevolezza libera insomma.
Queste osservazioni ovviamente non sono certezze, solo possibilità. Peccato, a mio modesto avviso, che l'autore al contrario le trascuri e proponga certezze di natura opposta, inficiando quindi la qualità del saggio che, se permette sicuramente spunti di riflessione notevoli, resta un occasione mancata a causa della superficialità con cui sono affrontanti certi passaggi.
Detto questo rimane un saggio interessante, semplice e di scorrevole lettura. Alla portata di chiunque abbia interesse per l'argomento e che non necessità di una solida preparazione scientifica.
Fisica del futuro
bello, ma semplicemente troppo ingenuo per buona parte...in particolare quando parla di medicina, o delle interazione della scienza e della teconologia con la politica e la geopolitica mondiale.
Natura incompleta
a un certo punto sembra che ciò che l'autore vuole dimostrare diventi in realtà realtà acquisita e base per argomentare le sue stesse ipotesi....mi da l'impressione di un ragionamento circolare
Al di là del bene e del male
quando scrivi di tanti argomenti prima o poi qualcosa di buono devi pur dirlo, peccato che nel complesso sia una raccolta di deliri senza ne arte ne parte.
Triste, perchè lo ritenevo un grande pensatore, ma dopo aver letto diverse sue opere ho dovuto ricredermi....
Il signore della svastica
scritto veramente veramente male...la patetica imitazione di un Hitler volutamente patetico risulta stucchevole e faziosa....stereotipata all'inverosimile....