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By John Green -
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Ho rimandato a lungo la recensione di Colpa delle stelle, fondamentalmente perchè sono un codardo e mi suggerivo di non provarci nemmeno, di lasciar perdere e semplicemente passare oltre.
Trovo sempre più facile parlare di libri che mi hanno deluso o lasciato indifferente che cercare le parole ada ... (continue ) Ho rimandato a lungo la recensione di Colpa delle stelle, fondamentalmente perchè sono un codardo e mi suggerivo di non provarci nemmeno, di lasciar perdere e semplicemente passare oltre.
Trovo sempre più facile parlare di libri che mi hanno deluso o lasciato indifferente che cercare le parole adatte per descrivere la potenza di una lettura come questa.
Ho atteso Colpa delle stelle per tanto tempo, lo desideravo già da quando i primi lettori esteri ne iniziavano a tessere le lodi, ho visto crescere la sua fama, quando quest'ultima fatica di John Green si imponeva oltreoceano come un vero e proprio caso editoriale.
Poi è arrivato in Italia, tra le mie mani trepidanti, ed è successo l'inevitabile.
Mi è esploso addosso.
Mi ha distrutto.
Mi ha frantumato in mille pezzi.
L'obbiettivo di ogni scrittore e, di conseguenza, di ogni libro è quello di raccontare una bella storia, pescando dal mucchio di cui il mondo e la fantasia umana sono ripieni. Una bella storia, però, per quanto ben concepita, rischia di essere solo un temporaneo divertissement fine a se stesso se non è in grado di offrire un fornito emporio di emozioni e un sovrapporsi di letture differenti. Per farla semplice, perchè i classici sono tali? Perchè i loro autori sono riusciti a creare delle storie meravigliose, capaci di parlare ai lettori di ogni tempo, rivelando per ognuno di essi delle sfaccettature e un sovrapporsi di livelli narrativi più o meno visibili, profondi e difficili da acciuffare a seconda della sensibilità del destinatario.
Sono caratteri, questi, ritrovabili anche nella letteratura contemporanea, in quei libri e in quegli autori che non si lasciano dimenticare con l'ultima pagina.
Colpa delle stelle è assolutamente uno di questi e, seppur classificato tra i romanzi per ragazzi - credo solo perchè i protagonisti sono due adolescenti -, è un libro universale. Non solo per l'innata capacità di parlare ai lettori di ogni età, ma proprio per tematiche e contenuti, che lo rendono molto più della solita, banale e spesso melensa storia sul cancro, nonostante la copertina italiana di Sparksiana memoria.Sugli opuscoli che parlano di tumori o nei siti dedicati, tra gli effetti collaterali del cancro c'è sempre la depressione. In realtà la depressione non è un effetto collaterale del cancro. La depressione è un effetto collaterale del morire.
Hazel è una sedicenne con un tumore ai polmoni, temporaneamente bloccato dal Palanxifor, un farmaco fittizio che le concede del tempo in più per continuare a stare con i suoi genitori, continuare a respirare, camminare, parlare e vivere, anche se su quest'ultimo punto non è del tutto convinta.
Le sue instabili e precarie condizioni di salute le impediscono di capire quale possa essere il senso di un'esistenza costantemente sul filo del rasoio, sostenuta da macchinari e bombole d'ossigeno, un'esistenza di cui la fine, per quanto il Palanxifor possa rimandarla, è già stata decisa.
L'incontro con l'affascinante e carismatico Augustus, reduce da un cancro che lo ha privato di una gamba, sarà fatale, perchè la costringerà a rimettersi in gioco, ad uscire dalla routine casa-gruppo di supporto-casa, a cercare di rimettere insieme i pezzi della sua vita per inseguire un mondo che, dopo tutto il tempo passato tra ospedali, medici e improbabili cure, sembra averla gettata via come un giocattolo rotto.I libri sul cancro fanno schifo.
La penna di John Green traccia una storia sull'ineluttabilità del dolore e della morte, e lo fa con un preciso scopo: creare un inno alla vita stessa, percorsa da quelle domande fondamentali e senza risposta, che, come un filo rosso, legano le esistenze dei due giovani protagonisti ad ogni altra esistenza umana. Hazel, che si sente una bomba sempre a rischio di esplosione e ha paura di ferire tutti coloro che le stanno attorno, incarna l’ umanità nella sua tragicomica condizione: portata alla vita per un limitato ed ignoto lasso di tempo e costretta ad accettarne la fine e la caduta nell'oblio che essa comporta. Augustus, con la sua esuberanza, il suo eroismo, la voglia di lasciare un segno, e il controllo che cerca di esercitare sulla sua esistenza come su quelle sigarette mai accese, è la gioia di vivere ogni piccolo atroce attimo, la capacità di stupirsi dinanzi al grande spettacolo di questo imperscrutabile universo, la voglia di inseguire i propri sogni anche quando il mondo è tutt'altro che ufficio esaudimento desideri.
I miei pensieri sono stelle che non riesco a far convergere in costellazioni.
Colpa delle stelle è un libro che si muove molto per citazioni e metafore, a partire dai due protagonisti. Ho condiviso la stanza d’ospedale con degli adolescenti malati di cancro e posso dire che, pur cercando di non far mai trasparire, specialmente dinanzi ai genitori, la loro disperazione, pur mostrando sempre un sorriso che mascherasse i loro reali turbamenti, pochi di essi si sarebbero prestati a brillanti conversazioni filosofiche. I verosimili Hazel e Augustus, come mostrato precedentemente, sono chiaramente delle metafore, e vanno dunque estrapolati dalla loro età. I dubbi che ossessionano Hazel circa il Marchese dei Tulipani e la vita della madre di Anna in seguito alla morte della figlia, rappresentano, tramite, appunto, una metafora meta-letteraria, i suoi dubbi - e i dubbi di ogni uomo - circa l’esistenza di Dio e le preoccupazioni per il futuro di sua madre una volta che il Palanxifor avrà cessato il suo effetto. Un altro esempio della genialità che pervade l’intero romanzo sta nella meravigliosa descrizione di Amsterdam, di cui ci viene subito fatta notare l’acqua da cui è circondata, l’acqua che ha aiutato il fiorire della città e che, in caso di straripamento, si trasforma in un elemento pericoloso e negativo, in riferimento quindi al liquido nei polmoni di Hazel: l’acqua è per lei, come per tutti, fonte di vita e, adesso, è causa della sua morte.
SPOILER! Emblematico dell’intero romanzo è, invece, il bacio che i due ragazzi si scambiano per la prima volta nella casa di Anna Frank, ovvero, la vita nonostante il dolore, la vita nonostante tutto.Shakespeare non si è mai sbagliato tanto come quando fece dire a Cassio "La colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle / ma in noi stessi." Facile a dirsi quando si è un romano patrizio (o Shakespeare!), ma c'è invece colpa in abbondanza da trovare nelle nostre stelle.
John Green prende quelli che sono i classici personaggi-stereotipo americani, in questo caso la ragazza qualunque e il ragazzo figo e pieno di charme, e li priva della loro aria glamour, li demistifica, stravolge, ribalta, toglie loro qualcosa, rendendoli drammatiche vittime di un dolore necessario, ma capaci di affrontalo con la stessa ironia con cui l'universo si prende costantemente gioco di ogni essere umano, grazie a dialoghi brillanti, un sarcasmo pungente e quella leggera, fresca spensieratezza, quel paradossale senso di vita, di eterna adolescenza e di primo amore.
Colpa delle stelle non è solo una meravigliosa storia d'amore, ma anche un romanzo scritto magistralmente - seppur con una traduzione che non rende affatto onore alla bellezza dello stile di Green - , esente da qualsiasi qualunquismo o semplificazione e che non si fa scrupoli di usare il cancro per porsi delle domande, per porre delle domande, quei punti interrogativi che costellano il grande enigma di ogni singola esistenza e che puntano a quell'ancora più grande e indissolubile mistero che è la nostra definitiva scomparsa.
E' una girandola di emozioni, è una storia potente che vi scuoterà, che vi farà piangere - e anche tanto - e che non potrete dimenticare.
E' un libro, è la vita: ha il sapore salato delle lacrime e rimbomba del suono fragoroso di una risata.Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito, e di questo ti sono grata.
link al blog: http://sanguedinchiostro.blogspot.it/2013/03/recensione…
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Mar 9, 2013 |
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- La locandiera (6053)
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By Carlo Goldoni -
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- L'età dei miracoli (380)
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By Karen Thompson Walker -
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Vi avevo già parlato de L'età dei miracoli poco tempo fa promettendovi al più presto una recensione in anteprima sulla data di pubblicazione del romanzo, che arriverà in libreria solo entro il 28 Agosto. Quindi eccomi qui, a lettura conclusa, per parlarvi di un'altra sorprendente scoperta letteraria ... (
continue ) Vi avevo già parlato de L'età dei miracoli poco tempo fa promettendovi al più presto una recensione in anteprima sulla data di pubblicazione del romanzo, che arriverà in libreria solo entro il 28 Agosto. Quindi eccomi qui, a lettura conclusa, per parlarvi di un'altra sorprendente scoperta letteraria della stagione estiva, ma, un po' perché fa caldo e un po' perché non credo ci siano troppe parole da spendere, spero di farlo nella maniera più breve possibile.
L'età dei miracoli si presentava come l'ennesima romanzo distopico arrivato qui in Italia grazie al recente riscoperta di questo genere letterario, ma è bastata una breve analisi dei commenti d'oltreoceano per capire che non si trattava solo dell'ennesima distopia.Data la mia ovvia predilezione per il fantasy non si direbbe, ma mi piacciono le storie che parlano di gente normale e di eventi normali. Mi piace quando le persone mi raccontano un fatto quotidiano o qualcosa del loro passato, della loro infanzia o, come in questo caso, della loro adolescenza. Ed è proprio questo l'intento di questo libro. Le parole della Walker ci descrivono l'adolescenza, anzi, un'adolescenza, quella di Julia, una semplice ragazzina undicenne nel fiore di quella che è l'età dei cambiamenti, l'età dei miracoli.
Eravamo della scuola media, l'età dei miracoli,
quando i ragazzi crescono di botto di dieci centimetri durante l'estate, i seni sbocciano dal nulla e le voci si abbassano e scendono in picchiata.Ma allora dov'è la parte distopica?
La distopia, che emerge già dalla prima pagina del romanzo, prende spunto da un racconto di Ray Bradbury, Tutta l'estate in un giorno, e rappresenta una realtà indesiderabile, purtroppo, molto più concreta e tangibile rispetto a quella di altri romanzi come 1984 o Hunger Games. Ci viene infatti raccontato che, in un giorno come tanti altri, all'umanità viene comunicato dai mass-media che il movimento del nostro pianeta attorno all'asse terrestre è rallentato. Un cambiamento, inizialmente impercettibile, che andrà ad aggravarsi. L'umanità si ritroverà a convivere con un sole che impiegherà sempre più tempo a tramontare e notti senza fine. La situazione andrà degenerando e l'autrice ci offre brevi ma efficaci e significativi spaccati del modo di reagire della società dinanzi ad una catastrofe tanto inaspettata.Scappavano in tutte le direzioni, come animali colti di sorpresa da un lampo di luce.
Ma ovviamente non esisteva nessun luogo sulla terra dove rifugiarsi.La vita è sconvolta. Vi sono momenti di panico, euforia e comune delirio, ma, per la maggior parte del tempo, vi è la ricerca della normalità perduta, un estrema lotta per la sopravvivenza.
Ed è proprio questo il punto, è qui che sta tutto il senso del romanzo.
Julia non è un'eroina, non è una ragazza destinata a salvare l'umanità. Julia vive questo nuovo mondo dal suo microcosmo in mutamento. La Walker restringe la focalizzazione e ci porta, con uno stile sussurrato e parole soffici e intime, nella vita di questa comune undicenne che, come tutto attorno a lei, sta attraversando un periodo di novità e cambiamenti. L'autrice non vuole illustrarci cosa accadrebbe se la Terra rallentasse il suo movimento. Non è suo interesse mostrarci cosa le parti politiche farebbero in una simile situazione. Non è questo lo scopo. La Walker usa una brillante metafora per parlare del difficile abbandono dell'infanzia e del passaggio all'età adulta.
E come in ogni passaggio difficile, non tutto sopravvive.
Le balene si spiaggiano sulla costa californiana e la sua migliore amica Hanna diventa all'improvviso poco più che una sconosciuta, l'erba scompare dai prati e vi è una degradazione della figura genitoriale, il sole impiega sempre più tempo per arrivare al crepuscolo e Julia deve affrontare la scelta del primo reggiseno.
Le vecchie azioni di ogni giorno si perdono e diventano ricordi di tempi passati, le relazioni cambiano e, come l'intera società tenta di sopravvivere al dilungarsi delle giornate, così Julia dovrà orientarsi e trovare il suo posto in questo nuovo mondo.
Un forte punto negativo, causato probabilmente dalla narrazione in prima persona, sta però nei personaggi che ruotano attorno alla protagonista e per i quali vi è un'analisi psicologica decisamente troppo superficiale ed è un peccato perché ho visto nell'autrice un tentativo di conferirgli dello spessore, senza però riuscirci, anzi, gettandogli addosso caratteristiche decisamente stereotipate, che impediscono al lettore di affezionarcisi. Un esempio: non ho provato assolutamente nulla per il personaggio di Seth Moreno e la sua storia, eccetto tanta indifferenza.
Al contrario è molto semplice entrare in empatia con Julia e riconoscere in lei i turbamenti, le paure e l'eccitazione della nostra età dei miracoli. In questo romanzo non c'è azione, non c'è adrenalina o avventura, non ci sono particolari colpi di scena o situazioni ricche di pathos, il tutto è basato su uno scorrere di eventi più o meno ordinari, toccanti, semplici ma d'effetto. Mi è piaciuto poter curiosare nella vita di questa timida ragazzina della California e, in particolare, mi sono sentito parecchio vicino al suo senso di inadeguatezza ed estraneità, tanto quanto mi ha fatto storcere il naso la sua relazione con Seth, molto tenera inizialmente, ma troppo condita di drammi alla "Piangi! Devi piangere per forza!".
In definitiva ho trovato L'età dei miracoli una metafora ricca di emozioni e sentimenti, un libro pieno di vita e situazioni tragicomiche che tutti abbiamo affrontato e in cui tutti possiamo specchiarci almeno un pizzichino.Consigliato? Non è una distopia, è un delicato e particolare romanzo di formazione. Non è un libro che si vede tutti i giorni, piacevole, scritto bene e, soprattutto, è riuscito a a lasciarmi addosso tante emozioni e anche un po' di malinconia.
Voto:
★★★★Link al blog: http://sanguedinchiostro.blogspot.it/2012/08/recensione…
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Aug 14, 2012 |
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- La Bussola d'Oro (6066)
- Queste oscure materie - Libro I
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By Philip Pullman -
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- Il circo della notte (536)
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By Erin Morgenstern -
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Un sognatore è colui che non sa trovare la propria via se non al lume della luna; e il suo castigo è che egli vede l'alba assai prima degli altri.
E chi se lo aspettava? No, ma davvero. Chi si aspettava che Il circo della notte, il romanzo fantasy più chiacchierato e pubblicizzato dell'ann ... (
continue ) Un sognatore è colui che non sa trovare la propria via se non al lume della luna; e il suo castigo è che egli vede l'alba assai prima degli altri.
E chi se lo aspettava? No, ma davvero. Chi si aspettava che Il circo della notte, il romanzo fantasy più chiacchierato e pubblicizzato dell'anno finisse per piacermi così tanto? Chi si aspettava che questo libro fatto passare dalla Rizzoli come una sorta di mix tra Harry Potter e Twilight si rivelasse una così meravigliosa sorpresa?
Ancora una volta torno a chiedermi se coloro che creano le fascette promozionali, leggano effettivamente il romanzo di cui parlano perché questo libro ha ben poco di Harry Potter e ancor meno di Twilight, fortunatamente, aggiungerei. Erin Morgenstern, l'autrice, è riuscita a creare una perla brillante in un universo costellato di americanate fatte con lo stampino, distaccandosi dalla tradizione fantasy in voga e dando sfogo al suo evidente estro artistico con cui da vita ad un libro che è al contempo un prodigio di carta, inchiostro e magia.
Immaginate di essere soli e che attorno a voi vi sia solo buio. Immaginate di avere in mano una torcia e una copia de Il circo della notte. Iniziate poi a toccare le pagine di questo libro, ad ammirare la copertina, ad annusare l'odore della carta. Iniziate poi, illuminati soltanto dal faro della vostra torcia, a leggerne le prime parole, righe... pagine.
Ed è in quel momento che appare.All'inizio è solo un confuso disegno di luci. Ma via via se ne accendono altre, capisci che sono lì in fila per formare una scritta. Si distingue una C, una q, delle e. Con l'incendiarsi dell'ultima lampadina, una volta dissolti fumo e scintille, l'insegna incandescente è finalmente completa. Inclinando la testa per una visuale migliore, leggi:
Le Cirque des Rêves
Non avete più bisogno della torcia, adesso.
Non riuscite a muovervi, siete folgorati, abbagliati. Ma volete andare avanti, volete addentrarvi in questa storia fumosa, cupa e scintillante, volete poter vedere il Circo dei Sogni.Il circo arriva inaspettato.
Nessun annuncio lo precede, niente volantini né affissioni o cartelloni, nessuna menzione sui giornali. Spunta così, semplicemente, dove ieri non c'era.Apre al crepuscolo
Chiude all'auroraLa parole evanescenti e musicali della Morgenstern vi condurranno per i tendoni a strisce bianche e nere, vi mostreranno spettacoli di fantastica illusione e vera magia, invenzioni brillanti e gesta mirabolanti, mentre in una suggestiva ambientazione da diciannovesimo secolo, una danza di personaggi variopinti e stravaganti coronerà la sfida mortale e l'amore probito di due prodigiosi maghi, Celia e Marco, addestrati sin da piccola all'oscura arte della magia con il scopo di combattersi a vicenda creando nuove attrazioni per il Circo, questo oscuro e sfavillante agglomerato di tendoni dove il confine tra il nostro mondo e il mondo dell'irreale sembra spezzarsi per dar vita ad un luogo in cui realtà e fantasia divengono un'unica cosa e vi ritroverete a vagare tra fiabeschi giardini di ghiaccio, stupefacenti labirinti e dedali inestricabili, esprimerete un desiderio accendendo una candela sul ramo di un grande albero, annuserete favole della buonanotte, ammirerete mostri di carta e di fuoco e vi perderete in un salone di specchi molto particolari. Il tutto bevendo un bicchiere di cioccolata calda e assaggiando gustosi dolcetti di pastafrolla ricoperti di zucchero e cannella.
Talmente tanto risplende nel circo, dalle fiamme alle lanterne, alle stelle. ho udito l'espressione <<illusione ottica>> applicata così di frequente a tutto quanto di visibile c'è al suo interno, che a volte sospetto che l'intero Cirque des Rêves sia esso stesso uan complessa illusione di luce.
Il circo della notte è un romanzo onirico e suggestivo, scritto magistralmente, con uno stile toccante e melodioso e descrizioni superbe. Fosse stato scritto da qualcun' altro e con uno stile diverso, non avrebbe sicuramente reso così tanto, non sarebbe stato uno di quei libri, sempre più rari, con la capacità di far sgretolare la realtà dei nostri occhi umani, sostituendola ad una serie di inebrianti visioni generate solo da parole d'inchiostro messe in fila.
La storia intessuta da Erin Morgenstern non è affatto elementare, come poteva essere invece la trama base di Harry Potter, e io stesso non la consiglierei come semplice lettura di svago da catalogare sotto la sezione "per ragazzi". Affatto. La narrazione è strutturata in un alternarsi di passato e presente e, al contrario di come è uso nelle recenti pubblicazioni fantasy, è particolarmente longeva ricoprendo un arco di tempo di ben diciassette lunghi anni. Diciassette anni in cui vediamo il circo nascere a Londra, nella fatidica notte tra il 13 e il 14 Ottobre, e spostarsi per le più importanti città del mondo avvolgendo nel suo interminabile viaggio i nostri protagonisti e la loro storia. Alla narrazione della vicenda vera e propria si alternano dei meravigliosi capitoli in cui l'autrice si rivolge direttamente al lettore per condurlo nei meandri del Circo. Il filo logico non è dei più scorrevoli, bisogna prestare sufficiente attenzione alle date, agli eventi, ai luoghi e ai salti temporali o può capitare di dover tornare indietro di tanto in tanto per recuperare qualche dettaglio che ci si era persi lungo la strada. Si deve sicuramente molto ad un'atmosfera ben riuscita, perché, per quanto riguarda esclusivamente la vicenda, non c'è da aspettarsi un romanzo altamente adrenalinico e ricco d'azione e la sfida di magia tra Marco e Celia è qualcosa di molto più lento, complesso ed elaborato di una semplice battaglia con bacchette ed è questo, a mio parere, non un difetto, ma la principale motivazione per cui questo romanzo sia così meravigliosamente diverso. Non è facile coglierne le diverse sfaccettature e, a fine lettura, nonostante avessi una buona visione generale del puzzle, mi sentivo un po' come Isobel quando legge le carte e non riesce a decifrarne per bene l'intero significato. Avevo la sensazione di aver mancato qualcosa, di essermi lasciato sfuggire qualche piccolo puntino che mi permettesse di completare il disegno ed esultare dicendo "Ok. Ho capito tutto!" e sentivo una gran voglia di riprendere e ricominciare tutto da capo. E forse lo farò, in futuro, ma per ora mi sento di pensarla cosi: se è un sogno quello che dovevamo vivere, probabilmente questo implica anche che non tutto sia perfettamente chiaro, che ciò che ci viene raccontato abbia contemporaneamente tanto e poco senso, che quell'alone di mistero attorno al Circo e alla storia dei suoi personaggi perduri anche dopo aver letto l'ultima pagina.
La storia d'amore di Marco e Celia non ha nulla da spartire con la tradizione Meyeriana, anche solo per il tipo di spazio che gli viene concesso. I protagonisti non hanno modo di conoscersi prima di metà libro e il loro è un amore, a partire dall'età dei due coinvolti, maturo seppur proibito, a cui la Morgenstern riesce a donare una delicatezza disarmante, gettando al vento tanta spazzatura melensa e affidandosi a poche geniali scene e descrizioni che esprimono l'intensità del sentimento tramite immagini di spettacolare magia. Ma la storia d'amore è solo uno dei tanti pezzi di cui è composto il mosaico. Accanto alle vicende di Marco e Celia si susseguono personaggi bizzarri, vivaci, particolari, palpabili e sfuggenti, di cui non ci viene detto molto, ma solo perché non ce n'è alcun bisogno e, a fine lettura, li ricorderemo comunque tutti con lo stesso affetto con cui ci si ricorda di un migliore amico.Le storie sono cambiate, mio caro ragazzo. [...] Non esistono più semplici favole, con ideali e e belve a lieto fine. Le cose vanno avanti, si sovrappongono, si confondono, la tua storia è parte della storia di tua sorella che è parte di molte altre storie, e nessuno sa dire dove potranno condurre.
E, per concludere al meglio, Il finale riesce a non spezzare l'incantesimo lasciando il lettore con il cuore gonfio e gli occhi incantati da un sogno dall'oscura bellezza, con una delle più toccanti riflessioni sulla magia che mi sia mai capito di leggere:
Questa non è magia. Questo è come funziona il mondo, e pochissime persone si fermano ad osservarlo. Guardati intorno [...] Nessuno di loro ha il minimo sentore di quali siano le cose possibili in questo mondo, e il peggio è che nessuno di loro ascolterebbe se tu tentassi di illuminarli. Vogliono credere che la magia sia solo un inganno, perché se la credessero reale passerebbero le notti in bianco, terrorizzati dalla loro stessa esistenza.
Il circo della notte è un libro per quei pochi che credono ancora nella magia, nell'impossibile, nell'irreale. E' un sogno per sognatori e le sensazioni provate una volta giunta l'Alba non possono essere descritte meglio di così:
Mentre ti allontani nell'alba che sboccia, pensi che all'interno dei confini del Cirque des Rêves ti sentivi più vivo.
E non sai più dire da quale parte stia il sogno.Consigliato? Il circo della notte è più di un libro: è un'esperienza imperdibile racchiusa in uno dei migliori romanzi fantasy degli ultimi anni.
Voto:
★★★★★Link al blog: http://sanguedinchiostro.blogspot.it/2012/07/recensione…
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Jul 31, 2012 |
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- Anna vestita di sangue (326)
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By Kendare Blake -
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Desiderare un libro per la bella copertina è una delle mosse più rischiose che un lettore possa mai fare. Lo sappiamo tutti, del resto. A volte va bene e a volte va male. In questo caso non mi è andata male, ma neanche benissimo. Ho letto un libro scorrevole e senza molte pretese, il giusto modo per ... (
continue ) Desiderare un libro per la bella copertina è una delle mosse più rischiose che un lettore possa mai fare. Lo sappiamo tutti, del resto. A volte va bene e a volte va male. In questo caso non mi è andata male, ma neanche benissimo. Ho letto un libro scorrevole e senza molte pretese, il giusto modo per tenere la mente occupata dal finale de Il canto della rivolta, che mi aveva praticamente distrutto cuore, anima e mente.
Ho fatto la corte per tanto tempo ad Anna vestita di sangue perché mi aveva conquistato già da ben prima della pubblicazione italiana, l'avevo adocchiato in lingua originale girovagando per il web ed ero rimasto folgorato dalla cover con quell'irresistibile fascino gotico e dalla trama riportata in quarta di copertina. Così, quando è arrivato il momento di selezionare il prossimo libro da leggere, l'ho acciuffato dallo scaffale e mi sono fiondato in quella che si è rivelata una buona lettura per trascorrere piacevolmente qualche ora delle mie calde giornate estive, una lettura da ombrellone carina, dico davvero, ma non la lettura che mi aspettavo da un romanzo che avevo atteso per così tanto tempo. Avevo delle aspettative troppo alte? Probabilmente sì. Sono rimasto deluso? In parte. Mi aspettavo qualcosa di più e la recensione fuorviante del Kirkus Reviews riportata sulla cover non ha di certo giocato a suo favore.Questo romanzo appartiene alla migliore narrativa horror.
Kirkus ReviewsCome ho già detto più volte io sono un amante della cultura horror sia in ambito cinematografico che, più recentemente, letterario. Non mi ritengo assolutamente un esperto in materia ma so cos'è l'horror e di certo quello di Anna vestita di sangue non è ciò che io mi aspetto quando si classifica un titolo come appartenente alla migliore narrativa horror. Per carità, credo sia possibile che questa accattivante ghost story possa far venire qualche sussulto ai lettori più impressionabili, ma sono momenti di paura degni di un libro da spiaggia e li ho trovati solo di un tantino superiori a quelli delle storie alla Piccoli Brividi poiché non effettuano alcun lavorio psicologico nella mente del lettore, sono passeggeri e si dimenticano troppo facilmente.
D'altro canto però la Blake mostra una spiccata capacità nel ricreare atmosfere caratteristiche del genere southern gotic: palpabili, suggestive, gotiche, nebbiose e dal gusto retrò. Credo che proprio questo tipo di location abbia finito per essere, a mio avviso, il maggior punto di forza della storia, che in molti momenti assume tutte le caratteristiche di un racconto attorno al falò in una notte di mezza estate.
Detto questo, vado a toccare quello che è stato, nel mio caso, l'elemento di maggior disturbo durante la lettura: il continuo susseguirsi di deja-vù. In molti casi mi è sembrato che l'autrice abbia voluto attingere a piene mani dal vasto compendium delle serie TV americane che trattano l'ambito paranormale, prendendo molti spunti da Supernatural, attingendo qualcosa anche dalla celeberrima Buffy e mettendoci in mezzo una spruzzata di Ghost Whisperer, il tutto per creare una trama e una gamma di personaggi che si muovono tra continui "già visto" e "già fatto" e, per uno che ama le storie di fantasmi, è davvero impossibile non notare i cliché che affiorano di pagina in pagina.
Possibile che sia davvero tutto qui quello che si può scrivere e fare con queste creature dell'universo soprannaturale?
Mi sono ritrovato nell'imbarazzante situazione di prevedere molti degli sviluppi della trama, i momenti di suspance non riuscivano ad essere completamente tali, e sono rimasto davvero senza fiato solo durante il flashback che svela il passato di Anna con le dinamiche del suo omicidio. Perfino il modus operandi mi è sembrato eccessivamente lineare e banale, e ne ho avuto la conferma con la comparsa, a circa sessanta pagine dal finale, del cattivone di turno che, anche qui, con le sue fattezze da fantasmino wodoo, sembrava uscito da una delle puntate delle suddette serie televisive o da un film horror di (mia) lontana memoria. Per concludere in bellezza, il romanzo si chiude con un cliffhanger che non so in quanti finali di stagione sia già stato visto.
Tra i lati positivi va invece evidenziata l'ottica maschile in cui la Blake racchiude la narrazione, scelta coraggiosa, che riesce a donare una prospettiva diversa e particolare in un mondo costellato da protagoniste femminili. Cas, il protagonista e narratore della storia, mi è apparso inizialmente come un ragazzo detestabile, odioso, egocentrico e in alcuni casi decisamente troppo convinto di essere il Superman figo della situazione, seppur con le sue giuste ragioni. Ma l'autrice ne effettua un'evoluzione davvero ben riuscita, spogliandolo della patina eroica e mostrandocelo dinanzi per il ragazzino che è, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue paure e le sue debolezze, ma senza privarlo mai di un irresistibile vena ironica e strafottente che alleggerisce l'atmosfera e lo rende un personaggio particolarmente carismatico. Per una volta ho apprezzato anche la parte paranormal romance, anzi, il rapporto tra Cas e Anna mi ha fatto una tenerezza immensa e ricordato un po' quelle bizzarre storie d'amore alla Tim Burton: macabre e sui generis. Anna, il punto centrale dell'intera storia, è un personaggio controverso e molto curato. Ho adorato la dicotomia tra la parte buona e quella malvagia, peccato che, secondo me, non ci si soffermi adeguatamente sulla sua analisi psicologica, o meglio, ci si sofferma abbastanza, ma non quanto sarebbe stato necessario per donarle uno spessore concreto. Il resto dei personaggi non mi ha deluso o entusiasmato, semplicemente mi sono stati tutti abbastanza indifferenti eccetto Carmel, che perlomeno mi era simpatica.
Un altro punto a favore sono alcune scene splatter aggiunte qua e là dall'autrice, che non scade mai nel trash, ma dimostra una maestria che, a mio parere, non è stata adeguatamente sviluppata solo perché questo doveva essere un "romanzo per giovani adulti". Ma chi lo dice che i "giovani adulti" non debbano essere adeguatamente spaventati? Mia madre a sei anni mi faceva guardare IT e sono cresciuto bene lo stesso.
Per concludere, Anna vestita di sangue è un libro da leggere per quello che è: una storia molto leggera, e non sempre originale, per i lettori più giovani che vorranno raffreddare le loro vacanze con qualche brivido letterario da divorare in pochissimo tempo. Non è assolutamente un horror vero e proprio, ma è in grado di far passare un paio d'ore immersi in un romanzo che mescola momenti d'azione e adrenalina con una storia d'amore molto dolce.Consigliato? Non è nulla di nuovo e originale, ma, se volete una ghost story per ragazzi poco impegnativa e molto scorrevole, con qualche scena splatter e del buon romance, questo potrebbe fare al caso vostro. Non aspettatevi fuochi d'artificio!
Voto:
★★★Link al blog:
http://sanguedinchiostro.blogspot.it/2012/07/recensione… -
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Jul 22, 2012 |
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caverne senza via d'uscita e tunnel senza fine. -
Una bella copertina, un titolo azzeccato, una trama incantevole: Olivia ovvero la lista dei sogni possibili doveva assolutamente piacermi. Eppure...
Prima di esprimere il mio parere, credo sia necessario aprire una parentesi. Non mi piace quando un libro non incontra i miei gusti. E, ancor ... (continue ) Una bella copertina, un titolo azzeccato, una trama incantevole: Olivia ovvero la lista dei sogni possibili doveva assolutamente piacermi. Eppure...
Prima di esprimere il mio parere, credo sia necessario aprire una parentesi. Non mi piace quando un libro non incontra i miei gusti. E, ancor di più, non mi piace quando un libro che piace a tutti non riesce a convincere me, poiché mi sembra che la mia stupidità raggiunga livelli tali da non consentirmi di cogliere ciò che tutti gli altri vi hanno visto. Questo è un po' il caso di Olivia. Una storia godibile, intima e tenera, tante promesse, tante belle parole, che però non mi hanno lasciato quasi nulla, anzi, già adesso mi sembra di ricordare la trama generale, ma nulla di troppo specifico.
La protagonista della storia è una giovane donna di nome, per l'appunto, Olivia, e noi la incontriamo mentre, durante una fredda mattinata di Dicembre, vaga goffamente per la città innevata con un ombrello e uno scatolone contenente le poche cose che è riuscita a portar via dal suo oramai vecchio ufficio. Sola, persa e licenziata.
Finché, ad un tratto, arriva il primo inaspettato gesto d'affetto di quella che era iniziata come una pessima giornata: l'insegna di un bar tabacchi che dice, semplicemente, Welcome. Quel posto sembra fare proprio al caso suo. Un semplice e modesto bar tabacchi, nulla di eccessivo e troppo costoso, solo un rifugio accogliente dove sedersi e bere una tazza di cioccolata calda facendo il punto della situazione. La ragazza non sa che quel bar tabacchi diventerà la sua casa per il resto della giornata, unico riparo dal freddo che imperversa fuori, palcoscenico di personaggi e ricordi, fucina di liste e buoni propositi per il futuro. Olivia non si sposterà da quel tavolo del bar tabacchi fino a sera, ma noi ci muoveremo lo stesso in una dicotomia tra passato e presente. Un passato, quello della protagonista, che nonostante l'alternarsi di momenti felici e momenti tristi, appare vitale e colorato rispetto ad un presente sbiadito e popolato dai frequentatori del locale, grigi e viziosi, emblemi di una società malata e incapace di sognare. Olivia tirerà fuori dalla scatola dei ricordi le sue più vecchie memorie: ritroverà sua nonna, donna forte e saggia, che l'ha guidata e istruita durante l'infanzia e che tutt'ora, anche dopo la morte, continua a vegliare su di lei e darle consigli nei momenti più difficili. Olivia ripenserà al suo primo amore e ai suoi successivi fallimenti sentimentali, ripenserà ai suoi vecchi sogni, a quelli realizzati e a quelli rimasti chiusi in un cassetto, e, soprattutto, ritroverà la forza di guardare con ottimismo al futuro, andare avanti e trasformare quella che sembrava una disastrosa fine in un nuovo inizio. Un inizio da cui ricominciare.
Ma non finisce qui. Quasi contemporaneamente alla vicenda di Olivia si snoderà dinanzi ai nostri occhi la storia di Diego, giovane uomo incapace di lasciarsi alle spalle i fantasmi di un triste passato.
Le vite di questi due personaggi si sono sempre sfiorate e, a loro insaputa, il destino ha in progetto qualcosa di molto speciale per entrambi...*Ok, ora prendo un bel respiro e parto con la recensione. Sì, perché, dopo tutto questo sbolognamento di trama, devo finalmente togliermi qualche sassolino dalla scarpa*
La storia intessuta dalla Calvetti sembra sin da subito voler toccare alcune sensibilità fondamentali per colpire al cuore del lettore (crisi, licenziamento, sogni nel cassetto, morte di una persona cara, fantasmi del passato, destino, amore...) e lo fa con una storia per nulla originale, ma quotidiana quanto basta affinché, almeno per le prime pagine, funzioni e riesca a regalare un personaggio che ricorda molto la protagonista del film francese Le fabuleux destin d'Amélie Poulain. Una buona introspezione psicologica della protagonista è ciò che fa scattare la scintilla iniziale, dando vita ad una giovane donna pittoresca, ricca di sentimenti ed emozioni, amante delle parole e facile specchio di ogni lettrice. L'autrice non si inventa nulla di nuovo, ma riesce, con la giusta dose di atmosfera invernale, a incuriosire e mandare avanti la lettura. L'incanto però, per quanto mi riguarda, inizia presto a svanire e pagina dopo pagina mi ritrovavo a inciampare in asfissianti periodi, simili a caverne senza via d'uscita, e imbarazzanti nel loro DOVER essere poetici. Ed è proprio lì che ho iniziato a storcere il naso, a sospettare che la Calvetti volesse a tutti i costi impressionare, plasmare non frasi, ma citazioni da copia-incolla su Facebook, come quelle di Fabio Volo, per intenderci. E mi duole dirlo, ma ad un certo punto ho iniziato a intravederci perfino una punta di presunzione, una sorta di <<Guarda che bella frase ti metto adesso. Guarda che descrizione ti faccio. Guarda come sono brava!>>. E questo è solo il primo dei vari problemi. Dopo alcuni capitoli la storia perde lo smalto iniziale e diventa sempre più difficile sopportare la noia e le banalità dilaganti. Dell'intera lettura sono arrivato a salvare solo la graziosissima idea delle liste, unico spiraglio di inventiva e carisma. Per il resto Olivia diventa ripetitiva e sembra essere solo una copia irritante della sopracitata Amélie e, se la cosa per le prime pagine girava a suo favore, dopo un po' si vede palesemente che sta provando con tutte le sue forze a essere quel tipo di personaggio, ma anche solo il fatto che io me ne rendessi conto mi faceva capire quanto male le riuscisse, non so se mi spiego. Da metà romanzo in poi avevo la sensazione di leggere solo per puro masochismo. I cliché vengono sparsi a mano larga e la prevedibilità delle situazioni rende il libro una palla al piede che si appesantisce col passare del tempo. La giornata di olivia in quel bar tabacchi diventa troppo lenta e non dimentichiamoci che, come ciliegina sulla torta, ci sono i capitoli di Diego, un lungo tunnel senza fine. Avrei voluto ardentemente porre fine ai miei principi e saltare a piè pari le pagine a lui dedicate e tutt'ora mi chiedo come diavolo abbia fatto l'autrice a rendermi totalmente impassibile verso il dramma di questo pover'uomo che, a quanto ne so, è un dramma che lei stessa ha sperimentato sulla propria pelle. Mi è anche stato detto che volesse trattare l'argomento con una leggerezza che io non ho nemmeno intravisto.
All'apice della mia disperazione mi lasciavo ormai trasportare da una serie di rindondanti capitoli di quello che ho percepito come un continuo "blablablabla", volto a infondere un messaggio ottimista che, forse, avrebbe richiesto molte meno pagine.
Una nota positiva? Il finale a due voci è stato un'ottima luce in fondo al tunnel.Consigliato? Sono sicuro che non sia un libro brutto a priori (non stiamo parlando di Cinquanta sfumature di grigio) e sono convinto che ci sia gente a cui possa piacere. Nonostante ciò, personalmente, non mi ha lasciato nulla, lo dimenticherò completamente tra un paio di settimane e non mi ha dato alcuna motivazione che mi spinga a rileggerlo in futuro. E adesso linciatemi pure, io dovevo dire la mia!
Link al blog: http://sanguedinchiostro.blogspot.it/2012/09/recensione…
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Sep 5, 2012 |
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Il barone rampante
Non parlo quasi mai dei classici che leggo. Li conservo, li assimilo e coltivo con cura le emozioni e riflessioni che mi hanno suscitato, ma è davvero raro che mi senta in grado di esprimere un parere o dare un giudizio a dei libri che hanno violato le barriere del tempo del tempo, conservandosi sem ... (continue)
Non parlo quasi mai dei classici che leggo. Li conservo, li assimilo e coltivo con cura le emozioni e riflessioni che mi hanno suscitato, ma è davvero raro che mi senta in grado di esprimere un parere o dare un giudizio a dei libri che hanno violato le barriere del tempo del tempo, conservandosi sempre sorprendenti e sempre capaci di ammaliare e lasciare la loro traccia su generazioni e generazioni di lettori. I classici sono libri che vanno sentiti e la loro stessa esistenza ci conferma quanto eterna possa essere la vita di quelle menti in grado di concepire storie che, come diceva Calvino, dopo tanti anni non hanno ancora finito di dire quel che hanno da dire. Chissà se proprio lo stesso Calvino poteva anche solo immaginare che le sue opere sarebbero rientrate in questa categoria. Chissà se immaginava che un certo romanzo intitolato Il barone rampante sarebbe passato tra le mani di milioni di lettori per anni e anni. Chissà quale sarebbe stata la sua reazione leggendo qualche pseudo recensore che lo degradava ad un "bel libro per ragazzini".
Insomma, dopo questa premessa, avrete sicuramente capito che anch'io ho finalmente potuto godere della compagnia del giovane conte Cosimo di Rondò, uno scanzonato e vivace dodicenne che, in un ordinario 15 Giugno del 1767, rifiutò dinanzi a tutta la sua improbabile famiglia di mangiare la zuppa di lumache che la sorella Battista aveva amorevolmente preparato e, dinanzi alle minacce del padre, uscì fuori casa e sì arrampico su di un elce giurando solennemente di non scendere mai più. E così fece.
Il barone rampante appartiene, insieme agli altri due romanzi della Trilogia Araldica, Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente, al periodo durante il quale Calvino si dedicò con particolare fervore alla letteratura fantastica, prendendo spunto dalla sua conoscenza della letteratura popolare. Le storie dal sostrato surreale e fiabesco a cui Calvino da vita non sono mai finalizzate al semplice diletto e nascondono sempre un livello allegorico complesso, che si rivela diversamente da lettore a lettore e di lettura in lettura. In particolare Il barone rampante è uno di quei libri che si potrebbero leggere anche venti, cento, mille volte, scoprendo ogni volta una nuove e varie chiavi di lettura, molte delle si possono cogliere solo con una giusta maturità e conoscenza di determinate correnti culturali ed eventi storici.
La ribellione non si misura a metri, - disse. - Anche quando pare di poche spanne, un viaggio può restare senza ritorno.
Il semplice fatto che vengano raccontati eventi alquanto improbabili non giustifica coloro che bollano questo romanzo come una storia per ragazzi o, peggio ancora, un romanzo puramente d'avventura. Calvino ci narra, con un intreccio sostenuto dalla voce narrante di Biagio, fratello del protagonista, la storia di una ribellione che parte da un nonnulla, da una sorta di capriccio, da una piccola frattura nei consueti schemi della famiglia Rondò. Eppure tutte le più grandi ribellioni partono da un piccolo gesto e quella di Cosimo diverrà il simbolo delle ideologie politiche e sociali di un movimento culturale ben preciso, l'illuminismo, che proprio in quegli anni fioriva in Francia e si sarebbe poi diffuso nel mondo, favorendo dapprima la nascita della Costituzione degli Stati Uniti d'America e, in seguito, lo scoppio della rivoluzione francese che segnerà le sorti dell'intera Europa. Eppure l'Illuminismo non nasce assolutamente con scopi bellicosi, anzi, come disse il filosofo Immaneul Kant, esso "è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza la guida di un altro" .
Mio fratello sostiene che chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria.
Alla luce di questa necessaria premessa, il distaccamento di Cosimo da una famiglia troppo legata al passato e il suo folle gesto di andare a vivere sugli alberi vanno intesi proprio come l'uscita dal suddetto stato di minorità. Ciò che appare prima come il cocciuto imputarsi di un bambino acquisterà presto tutt'altro spessore, diverrà uno stile di vita, una filosofia, una personificazione, quella dell'intellettuale che per osservare oggettivamente la realtà è costretto a distaccarsene, ma anche una ricerca, quella della libertà dell'Uomo, che torna ad uno stato naturale dove non esistono le parole mio e tuo. E nonostante la sua vita sugli alberi, Cosimo non trasformerà mai questa sua condizione in isolamento, non smetterà di essere partecipe della società, non terrà per se questi ideali e, anche quando verrà preso per pazzo, tenterà costantemente di diffondere il lume della ragione su chi, al contrario, è ancora troppo aggrappato alla terra. Egli dimostrerà come tutti possono usare l'intelletto e, a questo proposito, significativo sarà il suo fortuito incontro con Gian dei Brughi, brigante incallito e senza alcuna vergogna, che verrà rapito dal potere della parola scritta, capace perfino di fargli dimenticare l'insano piacere delle malefatte e, perfino quando si troverà col cappio alla gola, il suo ultimo desiderio sarà semplicemente quello di conoscere il finale dell'ultimo romanzo letto, Clarissa.
Allo stesso modo, saranno la guida di Cosimo e il suo punto di vista più alto a dimostrare ai suoi concittadini come l'unione fa la forza, sia quando si tratta di combattere un'orda di lupi scesi dai monti, sia quando bisogna metter fine ai soprusi. Meravigliosa è infatti la narrazione della ribellione nei campi: l'effimera presenza del barone sostiene tutti e incita i contadini alla rivolta, come, appunto, la voce interiore della ragione che spinge l'uomo a reprimere l'oppressione e rivendicare la propria libertà.
Il cervellotico e geniale Calvino riesce nell'intento del perfetto narratore: raccontare una bella storia. E non solo. Egli ci racconta una storia dentro la Storia, che avvince e allo stesso tempo risulta densa di spunti di riflessioni per chi lo legge per la prima volta a quindici anni e chi, invece, per la trentesima a sessanta. Lo stile di Calvino ha quel quid che contraddistingue solo pochi autori, quella capacità nel saper raccontare e quell'uso della penna per cui tu, trovando la pagina di un loro libro in mezzo ad un mare di altrettante pagine di altrettanti libri di altrettanti autori, riconosceresti immediatamente che proprio quella pagina appartiene a Lui, a quell''autore e a quella penna, capace di alternare esaltanti combattimenti coi pirati a soffuse descrizioni dei paesaggi di Ombrosa, tanto magiche che, se durante la lettura ti capita di alzare per qualche secondo la testa dal libro, vedrai proprio lì, su quella parete, le ombre dei rami degli olmi, e sentirai il profumo del muschio e delle foglie e il cinguettio degli uccelli. In un susseguirsi di avventure e vicende amorose, Cosimo fa breccia nel cuore del lettore grazie ad una buona dose di ottimismo, pazzia, anticonformismo, rifiuto dei pregiudizi e coraggio di scegliere e seguire i propri ideali, di sentirsi libero e partecipe allo stesso tempo.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.
-Giorgio Gaber-
Consigliato? Di più, da leggere almeno una volta nella vita. Calvino è riuscito a creare un classico che ha detto molto e molto avrà ancora da dire per lungo tempo.