Decisamente meglio di Notre-Dame, il poter distendere la narrazione in tempi e spazi più ampi giova alla scrittura di Hugo e soprattutto ai suoi personaggi. Tutti i fili si districano, i nodi che devono annodarsi si annodano e ciascun personaggio ha un suo degno sviluppo e una sua degna conclusione,
... (continue)
Decisamente meglio di Notre-Dame, il poter distendere la narrazione in tempi e spazi più ampi giova alla scrittura di Hugo e soprattutto ai suoi personaggi. Tutti i fili si districano, i nodi che devono annodarsi si annodano e ciascun personaggio ha un suo degno sviluppo e una sua degna conclusione, senza affrettamenti che non sono proprio nelle corde del nostro. Per spiegarmi meglio, se Hugo avesse scritto i Karamazov anziché un'edizione di due volumi ne avremmo almeno il doppio. Dostoev brucia la pagina anche quando affonda nelle digressioni filosofico-teologiche, la tensione narrativa non cala mai; Hugo usa le digressioni per far prendere respiro al lettore, che arriva quindi alla meta non con il fiatone e psicologicamente stremato, ma con un senso di calma e pienezza. Ho sfidato me stessa fissandomi come obiettivo di terminarlo in due settimane: ce l'ho fatta, sono un po'stordita dall'accumularsi di nomi di vie e date e ricostruzioni storiche (la struttura fognaria di Parigi. vogliamo parlarne?), ma sono viva ed intera. Qualcosa sui personaggi dato che ho letto un po' di recensioni qui su anobii. Ora, so che molti amano Eponine e il suo gesto eroico ma, signori miei, il modo in cui ci è giunta è tutto tranne che eroico, ammirevole o che altro. Voglio dire, va bene la forza dell'amore e della gelosia ma la macchinazione di Eponine è pari a quella delle varie omicide che affollano la cronaca, dai. Quindi ok, s'è riscattata morendo, altrimenti il mio giudizio su di lei sarebbe stato negativo. E ad ogni modo la sua morte mi ha toccato meno di quanto mi abbia toccata quella degli amici dell'ABC (Grantaire che si sveglia dal torpore e compie l'unico atto eroico della sua vita è stato veramente il culmine). Cosette invece a me è piaciuta, povera ciccia, sballottata di qua e di là per l'infanzia, è naturale che diventi dipendente fino quasi alla nausea da chi la ama incondizionatamente. E la sua innocenza che sconfina quasi nell'idiozia (nel senso che a volte sembra quasi scema, non si fa domande né altro) è solo una conseguenza del fatto che sia Valjean che poi Marius (Marius! Come odiarlo, è troppo paciocco pure lui, e per fortuna sua Hugo non vuole disilluderlo, altrimenti sarebbe come tutti i protagonisti scornatissimi di Dostoev) vogliono proteggerla da quanto può intaccarla. Inutile dire che il mio preferitissimo è e resta Gavroche, il monello di strada, il monello mariolo, il monello dio. Un'ultima menzione per Thénardier: un villain che la Disney in anni e anni di creazione di supercattivi non è riuscita ad eguagliare. Avido, calcolatore fino all'estremo, incapace di qualsiasi pensiero ed azione che non sia per il suo tornaconto e a danno degli altri, sfruttatore di chiunque possa essere sfruttabile ed incapace, per questo, di alcun tipo di riscatto. Ed è tale dalla prima fino all'ultima sua apparizione nel romanzo, in cui ci appare sempre uguale a se stesso, vile, turpe, accecato dall'avidità. Non ho parlato di Jean Valjean, lo so. E' perché il suo mutismo finale (voglio dire, ma spiegare a tuo genero che tu eri noto come Madeline e i soldi arrivano di lì? E' avvocato, gli ci vuol niente a recuperare la cosa del processo Champmatieu, come s'è visto peraltro) un po' non mi è andato a genio. Mi è sembrato più un capriccio di un padre geloso che quello di una persona veramente preoccupata perché la sua famiglia possa subire l'onta di avere un ex-forzato in casa, il che mi fa scadere molto il personaggio.
Complementare al dvd con i documentari degli anni Cinquanta di De Seta, presenta alcuni materiali e spunti di riflessione sull'opera di un autore (regista, nel suo caso, è davvero riduttivo) tanto importante per il documentario e il cinema italiano in generale, quanto semi-sconosciuto. Di particolar
... (continue)
Complementare al dvd con i documentari degli anni Cinquanta di De Seta, presenta alcuni materiali e spunti di riflessione sull'opera di un autore (regista, nel suo caso, è davvero riduttivo) tanto importante per il documentario e il cinema italiano in generale, quanto semi-sconosciuto. Di particolare interesse la lunga intervista con Fofi, nella quale De Seta ripercorre il suo percorso e spiega la sua poetica. Inutile dire che la sua produzione cinematografica e televisiva è altamente consigliata.
Tanto non m'è piaciuto il 7 quanto ho apprezzato molto questo, che ha chiarito, senza sfociare nella pedanteria dello scorso volume, le relazioni fra Firenze, Napoli, Della Rovere, Medici e ha approfondito la figura politica di Lorenzo il Magnifico, colonna che sta per crollare. Cesare resta quasi d
... (continue)
Tanto non m'è piaciuto il 7 quanto ho apprezzato molto questo, che ha chiarito, senza sfociare nella pedanteria dello scorso volume, le relazioni fra Firenze, Napoli, Della Rovere, Medici e ha approfondito la figura politica di Lorenzo il Magnifico, colonna che sta per crollare. Cesare resta quasi di contorno in questo numero dominato da Lorenzo, che spicca ancor di più se confrontato a Riario. Belle anche le tavole in cui Giuliano Della Rovere ripensa a sé bambino, povero e bistrattato, e straziante la vicenda di Orsino. Sull'affaire Angelo soprassiedo :D
DIMENTICAVO. Ma siamo di fronte ad un doppio slash? Angelo mi pare un po' molto attento alla salute e non solo di Miguel...
l'ho riletto anche un paio di volte, complici spostamenti infiniti in tram da un capo all'altro di Mylano. ma niente, mi ha perplesso la prima volta e mi perplime dopo due tentativi di lettura ulteriore. Mi è sembrato un po' (molto) un riassunto del Medioevo for dummies, cioè per Jappi non avvezzi a
... (continue)
l'ho riletto anche un paio di volte, complici spostamenti infiniti in tram da un capo all'altro di Mylano. ma niente, mi ha perplesso la prima volta e mi perplime dopo due tentativi di lettura ulteriore. Mi è sembrato un po' (molto) un riassunto del Medioevo for dummies, cioè per Jappi non avvezzi a sorbirsi il cesaropapismo e le lotte dei Comuni e guelfi e ghibellini in tutte le salse. per carità, io capisco bene che ci sta nel farci capire che frullava per la testa del nostro e che tutto quel che poi combinerà in quei cinque anni di audaci imprese and so on ha delle radici profonde. però un po' che palle, cioè, non riesco a capire se la Soryo abbia voluto allungare il brodo o che. poi vabeh, Dante inverosimilissimo, ché lui a Pisa, vituperio de le genti del bel Paese là dove 'l sì suona neanche la punta del naso avrebbe messo...
I miserabili
***This comment contains spoilers! ***
Decisamente meglio di Notre-Dame, il poter distendere la narrazione in tempi e spazi più ampi giova alla scrittura di Hugo e soprattutto ai suoi personaggi. Tutti i fili si districano, i nodi che devono annodarsi si annodano e ciascun personaggio ha un suo degno sviluppo e una sua degna conclusione, ... (continue)
Decisamente meglio di Notre-Dame, il poter distendere la narrazione in tempi e spazi più ampi giova alla scrittura di Hugo e soprattutto ai suoi personaggi. Tutti i fili si districano, i nodi che devono annodarsi si annodano e ciascun personaggio ha un suo degno sviluppo e una sua degna conclusione, senza affrettamenti che non sono proprio nelle corde del nostro. Per spiegarmi meglio, se Hugo avesse scritto i Karamazov anziché un'edizione di due volumi ne avremmo almeno il doppio. Dostoev brucia la pagina anche quando affonda nelle digressioni filosofico-teologiche, la tensione narrativa non cala mai; Hugo usa le digressioni per far prendere respiro al lettore, che arriva quindi alla meta non con il fiatone e psicologicamente stremato, ma con un senso di calma e pienezza.
Ho sfidato me stessa fissandomi come obiettivo di terminarlo in due settimane: ce l'ho fatta, sono un po'stordita dall'accumularsi di nomi di vie e date e ricostruzioni storiche (la struttura fognaria di Parigi. vogliamo parlarne?), ma sono viva ed intera.
Qualcosa sui personaggi dato che ho letto un po' di recensioni qui su anobii.
Ora, so che molti amano Eponine e il suo gesto eroico ma, signori miei, il modo in cui ci è giunta è tutto tranne che eroico, ammirevole o che altro. Voglio dire, va bene la forza dell'amore e della gelosia ma la macchinazione di Eponine è pari a quella delle varie omicide che affollano la cronaca, dai. Quindi ok, s'è riscattata morendo, altrimenti il mio giudizio su di lei sarebbe stato negativo. E ad ogni modo la sua morte mi ha toccato meno di quanto mi abbia toccata quella degli amici dell'ABC (Grantaire che si sveglia dal torpore e compie l'unico atto eroico della sua vita è stato veramente il culmine).
Cosette invece a me è piaciuta, povera ciccia, sballottata di qua e di là per l'infanzia, è naturale che diventi dipendente fino quasi alla nausea da chi la ama incondizionatamente. E la sua innocenza che sconfina quasi nell'idiozia (nel senso che a volte sembra quasi scema, non si fa domande né altro) è solo una conseguenza del fatto che sia Valjean che poi Marius (Marius! Come odiarlo, è troppo paciocco pure lui, e per fortuna sua Hugo non vuole disilluderlo, altrimenti sarebbe come tutti i protagonisti scornatissimi di Dostoev) vogliono proteggerla da quanto può intaccarla.
Inutile dire che il mio preferitissimo è e resta Gavroche, il monello di strada, il monello mariolo, il monello dio.
Un'ultima menzione per Thénardier: un villain che la Disney in anni e anni di creazione di supercattivi non è riuscita ad eguagliare. Avido, calcolatore fino all'estremo, incapace di qualsiasi pensiero ed azione che non sia per il suo tornaconto e a danno degli altri, sfruttatore di chiunque possa essere sfruttabile ed incapace, per questo, di alcun tipo di riscatto. Ed è tale dalla prima fino all'ultima sua apparizione nel romanzo, in cui ci appare sempre uguale a se stesso, vile, turpe, accecato dall'avidità.
Non ho parlato di Jean Valjean, lo so. E' perché il suo mutismo finale (voglio dire, ma spiegare a tuo genero che tu eri noto come Madeline e i soldi arrivano di lì? E' avvocato, gli ci vuol niente a recuperare la cosa del processo Champmatieu, come s'è visto peraltro) un po' non mi è andato a genio. Mi è sembrato più un capriccio di un padre geloso che quello di una persona veramente preoccupata perché la sua famiglia possa subire l'onta di avere un ex-forzato in casa, il che mi fa scadere molto il personaggio.
Norwegian Wood
Dico solo che per fortuna non l'ho letto a 18 anni.
Il mondo perduto
Complementare al dvd con i documentari degli anni Cinquanta di De Seta, presenta alcuni materiali e spunti di riflessione sull'opera di un autore (regista, nel suo caso, è davvero riduttivo) tanto importante per il documentario e il cinema italiano in generale, quanto semi-sconosciuto. Di particolar ... (continue)
Complementare al dvd con i documentari degli anni Cinquanta di De Seta, presenta alcuni materiali e spunti di riflessione sull'opera di un autore (regista, nel suo caso, è davvero riduttivo) tanto importante per il documentario e il cinema italiano in generale, quanto semi-sconosciuto. Di particolare interesse la lunga intervista con Fofi, nella quale De Seta ripercorre il suo percorso e spiega la sua poetica.
Inutile dire che la sua produzione cinematografica e televisiva è altamente consigliata.
Cesare Vol. 8
Tanto non m'è piaciuto il 7 quanto ho apprezzato molto questo, che ha chiarito, senza sfociare nella pedanteria dello scorso volume, le relazioni fra Firenze, Napoli, Della Rovere, Medici e ha approfondito la figura politica di Lorenzo il Magnifico, colonna che sta per crollare. Cesare resta quasi d ... (continue)
Tanto non m'è piaciuto il 7 quanto ho apprezzato molto questo, che ha chiarito, senza sfociare nella pedanteria dello scorso volume, le relazioni fra Firenze, Napoli, Della Rovere, Medici e ha approfondito la figura politica di Lorenzo il Magnifico, colonna che sta per crollare. Cesare resta quasi di contorno in questo numero dominato da Lorenzo, che spicca ancor di più se confrontato a Riario.
Belle anche le tavole in cui Giuliano Della Rovere ripensa a sé bambino, povero e bistrattato, e straziante la vicenda di Orsino. Sull'affaire Angelo soprassiedo :D
DIMENTICAVO.
Ma siamo di fronte ad un doppio slash? Angelo mi pare un po' molto attento alla salute e non solo di Miguel...
Cesare Vol. 7
l'ho riletto anche un paio di volte, complici spostamenti infiniti in tram da un capo all'altro di Mylano. ma niente, mi ha perplesso la prima volta e mi perplime dopo due tentativi di lettura ulteriore. Mi è sembrato un po' (molto) un riassunto del Medioevo for dummies, cioè per Jappi non avvezzi a ... (continue)
l'ho riletto anche un paio di volte, complici spostamenti infiniti in tram da un capo all'altro di Mylano. ma niente, mi ha perplesso la prima volta e mi perplime dopo due tentativi di lettura ulteriore. Mi è sembrato un po' (molto) un riassunto del Medioevo for dummies, cioè per Jappi non avvezzi a sorbirsi il cesaropapismo e le lotte dei Comuni e guelfi e ghibellini in tutte le salse. per carità, io capisco bene che ci sta nel farci capire che frullava per la testa del nostro e che tutto quel che poi combinerà in quei cinque anni di audaci imprese and so on ha delle radici profonde. però un po' che palle, cioè, non riesco a capire se la Soryo abbia voluto allungare il brodo o che. poi vabeh, Dante inverosimilissimo, ché lui a Pisa, vituperio de le genti del bel Paese là dove 'l sì suona neanche la punta del naso avrebbe messo...