Questo libro è bellissimo e ogni lettore con un minimo di sale in zucca -e di gusto, ovviamente- dovrebbe leggerlo. Per il resto, ho capito da un bel pezzo che i romanzi giapponesi del dopoguerra non sono esattamente descrivibili a parole, troppo distanti dalla nostra cultura letteraria e troppo com
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Questo libro è bellissimo e ogni lettore con un minimo di sale in zucca -e di gusto, ovviamente- dovrebbe leggerlo. Per il resto, ho capito da un bel pezzo che i romanzi giapponesi del dopoguerra non sono esattamente descrivibili a parole, troppo distanti dalla nostra cultura letteraria e troppo complicati perché uno come me riesca a scriverci su senza risultare -ai miei stessi occhi- patetico. Posso parlare, al massimo, di quello che per me questo libro rappresenta. Anche se in maniera un po' astrusa, non posso fare a meno di vederci un periodo della mia vita nero come la pece del quale ancora mi porto gli strascichi: non posso fare a meno di rivedermi in Toru -anche se senza le sue grandi capacità da amatore- e di trovare nella figura di Naoko alcune analogie con persone che in un modo o nell'altro hanno segnato la mia vita. Ogni volta che metto mano a Norwegian Wood io entro in un mondo separato da quello reale, dove smetto di percepire quello che ho attorno e vivo solamente in funzione del libro: che so già come andrà a finire -lo sapevo anche alla prima lettura, maledetta prefazione, evitatela come la peste- eppure questo non mi serve a prepararmi. E così ogni volta sempre la stessa storia, sento qualcosa che si incrina, scricchiola, forse proprio si rompe. Completamente al di fuori dalla normale produzione di Murakami, lo scrittore giapponese credo che dia qui il suo massimo in ogni senso: la storia, una vera e propria narrazione della vita di tutti i giorni priva di ogni elemento surreale, lo stile così delicato eppure pungente, penetrante, che riesce a travolgermi. Facendo danni, ovviamente, lasciando dentro di me segni del suo passaggio. Credo che nella propria vita ognuno abbia “il proprio libro”, quello indimenticabile, quello da aprire per trovare sempre qualcosa da leggere, anche in poche righe. Norwegian Wood, per il momento, è il mio.
Edito da: Feltrinelli. In questa seconda edizione hanno corretto gli errori di rilegatura della precedente, inoltre mi piace molto di più il formato tascabile dei libri di Murakami, trovo le copertine molto più belle.
Ma io, di preciso, dove volevo andare quando due anni fa parlavo di “percorsi letterari, in particolare quello distopico, esplorando il lavoro dei tre più grandi autori in tal senso”? Non sono sicuro di aver parlato in questi termini, in qualche recensione, della lettura di 1984, Fahrenheit 451 e Il
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Ma io, di preciso, dove volevo andare quando due anni fa parlavo di “percorsi letterari, in particolare quello distopico, esplorando il lavoro dei tre più grandi autori in tal senso”? Non sono sicuro di aver parlato in questi termini, in qualche recensione, della lettura di 1984, Fahrenheit 451 e Il Mondo Nuovo. Ma dove volevo andare, mi ripeto? Senza conoscere quel capolavoro della letteratura russa che è Noi, splendida anticipazione (di almeno vent'anni) di quei tre altrettanto splendidi romanzi? Il libro di Zamjatin è quasi indescrivibile. In un mondo in cui la felicità è calcolata matematicamente, le Tavole delle Ore e il Benefattore sono i pilastri su cui si basa una società in cui il singolo non è altro che una molecola al servizio dello Stato Unico, un uomo viene colpito da una malattia tanto tremenda quanto incurabile: l'anima. Raccontato dal punto di vista di D-503, sotto forma di diario, l'evoluzione psicologica di un ingranaggio che diventa macchinario senziente e capace di scegliere per sé stesso, ma solo per finta, in quanto in fin dei conti incapace di avere di fronte a sé una guida, per quanto per una volta scelta attraverso i sentimenti e non per imposizione storica. Una descrizione un po' oscura, è vero, ma è difficile fare un vero e proprio resoconto di questo libro. È scritto benissimo, in perfetto stile russo (ma abbastanza breve per essere sopportato, grazie al cielo), ed è così... sconvolgente e profondo, molto più di quanto già non fosse 1984, e vi ho detto tutto. Decisamente imperdibile per chiunque legga buoni libri, a maggior ragione se interessato alle distopie più tremende della letteratura mondiale.
Edito da: Lupetti. Nella collana I Rimossi, bellissima idea editoriale che raccoglie quegli scritti editi magari una volta sola vent'anni fa, mai ripubblicati e persi negli archivi delle biblioteche o ridotti a brandelli dallo scorrere del tempo. Qualche refuso, la sensazione che l'operazione sia stata condotta in maniera un po' troppo “economica”, ma comunque un gran bel lavoro e con un fine encomiabile.
Per il mio ventesimo libro del 2011, ma soprattutto per la centesima recensione scritta su aNobii (considerate anche quelle striminzite, si, anche se so che è scorretto) volevo essere ragionevolmente sicuro di poter tirar fuori un lavoro ben fatto. Mi serviva quindi un libro all'altezza, che mi face
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Per il mio ventesimo libro del 2011, ma soprattutto per la centesima recensione scritta su aNobii (considerate anche quelle striminzite, si, anche se so che è scorretto) volevo essere ragionevolmente sicuro di poter tirar fuori un lavoro ben fatto. Mi serviva quindi un libro all'altezza, che mi facesse venir voglia di scrivere. Avevo due possibilità, Momo di Michael Ende e Neanche gli Dei di Isaac Asimov. Ho affidato la scelta a mia madre, e avendo scelto bene non posso che dedicare anche a lei questa prima recensione scritta dal giugno del 2010. Neanche gli Dei è il primo romanzo fantascientifico scritto da Asimov dopo la pausa dal genere presa per dedicarsi alla divulgazione scientifica (quanti di voi non conoscono il Manuale di Fisica?). Per scommessa, lo scrittore decide di imbastire un racconto sull'esistenza di qualcosa di impossibile, e su cosa questo avrebbe causato al nostro mondo. Un racconto che, come dice lo scrittore stesso, gli è sfuggito di mano per diventare uno splendido romanzo. Ok, lo “splendido” è una mia aggiunta. Ma come non trovarsi d'accordo? Nel narrare questa vicenda, alternando il filone terrestre e quello alieno, Asimov è semplicemente magistrale. E magistrale è soprattutto al descrizione del mondo alieno, o del para-universo, tanto ben fatta da porre quasi le basi per un universo nel quale ambientare anche altre storie. Seguendo quindi le vicende del fisico Lamond, della Triade di Odeen, Tritt e Dua, e infine del radiochimico Denison, Asimov ci porta alla scoperta delle meraviglie di una Terra che ha superato la Grande Crisi Energetica del XX secolo, del para-mondo dei para-uomini che hanno permesso questa vittoria e della Luna dove sarà possibile porre rimedio ad una catastrofe ormai imminente che potrebbe significare la fine del sistema solare. Il tutto con un sapiente uso di una tecnica narrativa ineccepibile, di un linguaggio scientifico forbito ma mai oscuro e di una capacità di attrarre il lettore come solo uno degli dei della fantascienza classica sa fare. Consigliatissimo, a tutti.
Edito da: Oscar Mondadori. Nella collana Best Sellers, il volume è abbastanza buono, ben stampato e ben tradotto. La copertina non è il massimo, ma in qualche modo suggestiva. Buon rapporto qualità prezzo.
ho preso questo libro sostanzialmente per tre motivi. Uno, il libro lo aveva preso anche Musa e mi ispirava parecchio la bellissima copertina. Due, ho sentito nominare più volte l'anime e sempre con toni positivi. Tre, libri fantasy giapponesi penso di non averne mai letto, e se li ho letti non ne p
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ho preso questo libro sostanzialmente per tre motivi. Uno, il libro lo aveva preso anche Musa e mi ispirava parecchio la bellissima copertina. Due, ho sentito nominare più volte l'anime e sempre con toni positivi. Tre, libri fantasy giapponesi penso di non averne mai letto, e se li ho letti non ne prendo comunque in mano da un bel po' di tempo. Seirei no Moribito è forse uno dei pochi libri che è giusto definire “per ragazzi”: lo stile è molto semplice e lineare, la trama non è eccessivamente intricata, è abbastanza breve ma nonostante questo è appassionante. Gli appassionati di fantasy non possono che storcere il naso di fronte alla semplicità di questo titolo, ma io sono convinto che sia il suo maggiore punto di forza: un libro che, se nell'edizione economica potrebbe non superare le 100 pagine, riesce a descrivere un mondo e delle situazioni molto convincenti e catturare nella lettura. Ambientazioni ispirate al medioevo giapponese molto evocative, personaggi un po' cliché ma ben costruiti, un mondo fantasy molto al di fuori di ciò cui siamo abituati, dove le creature fantastiche non sono draghi e unicorni ma semplici spiriti che vivono in un piano separato rispetto a quello della gente comune. Molto belle le figure dei Sapienti delle Stelle e del popolo Yakoo, la cui contrapposizione contribuisce a dare una sorta di profondità alla trama seppure non sia fondamentale ai fini della storia. In generale, quindi, un buon romanzo. Ma? I personaggi purtroppo, seppur ben costruiti, non sono sviluppati a dovere: forse nel tentativo di mantenersi sul semplice, la Uehashi evita di approfondire le implicazioni psicologiche dei diversi personaggi di fronte a quello che vanno ad affrontare, lasciandoli in qualche modo troppo piatti e con la sensazione che alla fine non siano altro che burattini nelle mani della scrittrice. Poi, per carità, a parte questo dettaglio il libro è godibilissimo e non vedo l'ora di leggere gli altri nove volumi della serie.
Edito da: Salani Editore. Quasi un'ottima prova per la Salani: il libro è di ottima fattura, con pagine spesse ottimo inchiosto buona rilegatura e una bellissima sovracopertina alla copertina di cartone con grafie argentate. La traduzione in alcuni punti è un po' incespicante con qualche ripetizione, qualche uso di quantificatori decisamente dubbio e dei typos sparsi qua e la. In generale, comunque, scorre bene e penso riesca a mantenere la semplicità dell'originale trasmettendone le sensazioni.
Norwegian Wood
Questo libro è bellissimo e ogni lettore con un minimo di sale in zucca -e di gusto, ovviamente- dovrebbe leggerlo. Per il resto, ho capito da un bel pezzo che i romanzi giapponesi del dopoguerra non sono esattamente descrivibili a parole, troppo distanti dalla nostra cultura letteraria e troppo com ... (continue)
Questo libro è bellissimo e ogni lettore con un minimo di sale in zucca -e di gusto, ovviamente- dovrebbe leggerlo. Per il resto, ho capito da un bel pezzo che i romanzi giapponesi del dopoguerra non sono esattamente descrivibili a parole, troppo distanti dalla nostra cultura letteraria e troppo complicati perché uno come me riesca a scriverci su senza risultare -ai miei stessi occhi- patetico.
Posso parlare, al massimo, di quello che per me questo libro rappresenta. Anche se in maniera un po' astrusa, non posso fare a meno di vederci un periodo della mia vita nero come la pece del quale ancora mi porto gli strascichi: non posso fare a meno di rivedermi in Toru -anche se senza le sue grandi capacità da amatore- e di trovare nella figura di Naoko alcune analogie con persone che in un modo o nell'altro hanno segnato la mia vita.
Ogni volta che metto mano a Norwegian Wood io entro in un mondo separato da quello reale, dove smetto di percepire quello che ho attorno e vivo solamente in funzione del libro: che so già come andrà a finire -lo sapevo anche alla prima lettura, maledetta prefazione, evitatela come la peste- eppure questo non mi serve a prepararmi. E così ogni volta sempre la stessa storia, sento qualcosa che si incrina, scricchiola, forse proprio si rompe.
Completamente al di fuori dalla normale produzione di Murakami, lo scrittore giapponese credo che dia qui il suo massimo in ogni senso: la storia, una vera e propria narrazione della vita di tutti i giorni priva di ogni elemento surreale, lo stile così delicato eppure pungente, penetrante, che riesce a travolgermi. Facendo danni, ovviamente, lasciando dentro di me segni del suo passaggio.
Credo che nella propria vita ognuno abbia “il proprio libro”, quello indimenticabile, quello da aprire per trovare sempre qualcosa da leggere, anche in poche righe. Norwegian Wood, per il momento, è il mio.
Edito da: Feltrinelli. In questa seconda edizione hanno corretto gli errori di rilegatura della precedente, inoltre mi piace molto di più il formato tascabile dei libri di Murakami, trovo le copertine molto più belle.
Noi
Ma io, di preciso, dove volevo andare quando due anni fa parlavo di “percorsi letterari, in particolare quello distopico, esplorando il lavoro dei tre più grandi autori in tal senso”? Non sono sicuro di aver parlato in questi termini, in qualche recensione, della lettura di 1984, Fahrenheit 451 e Il ... (continue)
Ma io, di preciso, dove volevo andare quando due anni fa parlavo di “percorsi letterari, in particolare quello distopico, esplorando il lavoro dei tre più grandi autori in tal senso”? Non sono sicuro di aver parlato in questi termini, in qualche recensione, della lettura di 1984, Fahrenheit 451 e Il Mondo Nuovo.
Ma dove volevo andare, mi ripeto? Senza conoscere quel capolavoro della letteratura russa che è Noi, splendida anticipazione (di almeno vent'anni) di quei tre altrettanto splendidi romanzi?
Il libro di Zamjatin è quasi indescrivibile. In un mondo in cui la felicità è calcolata matematicamente, le Tavole delle Ore e il Benefattore sono i pilastri su cui si basa una società in cui il singolo non è altro che una molecola al servizio dello Stato Unico, un uomo viene colpito da una malattia tanto tremenda quanto incurabile: l'anima.
Raccontato dal punto di vista di D-503, sotto forma di diario, l'evoluzione psicologica di un ingranaggio che diventa macchinario senziente e capace di scegliere per sé stesso, ma solo per finta, in quanto in fin dei conti incapace di avere di fronte a sé una guida, per quanto per una volta scelta attraverso i sentimenti e non per imposizione storica.
Una descrizione un po' oscura, è vero, ma è difficile fare un vero e proprio resoconto di questo libro. È scritto benissimo, in perfetto stile russo (ma abbastanza breve per essere sopportato, grazie al cielo), ed è così... sconvolgente e profondo, molto più di quanto già non fosse 1984, e vi ho detto tutto.
Decisamente imperdibile per chiunque legga buoni libri, a maggior ragione se interessato alle distopie più tremende della letteratura mondiale.
Edito da: Lupetti. Nella collana I Rimossi, bellissima idea editoriale che raccoglie quegli scritti editi magari una volta sola vent'anni fa, mai ripubblicati e persi negli archivi delle biblioteche o ridotti a brandelli dallo scorrere del tempo. Qualche refuso, la sensazione che l'operazione sia stata condotta in maniera un po' troppo “economica”, ma comunque un gran bel lavoro e con un fine encomiabile.
Nel segno della pecora
Seconda lettura per un libro che ne meriterebbe almeno cinque!
Neanche gli dèi
Per il mio ventesimo libro del 2011, ma soprattutto per la centesima recensione scritta su aNobii (considerate anche quelle striminzite, si, anche se so che è scorretto) volevo essere ragionevolmente sicuro di poter tirar fuori un lavoro ben fatto. Mi serviva quindi un libro all'altezza, che mi face ... (continue)
Per il mio ventesimo libro del 2011, ma soprattutto per la centesima recensione scritta su aNobii (considerate anche quelle striminzite, si, anche se so che è scorretto) volevo essere ragionevolmente sicuro di poter tirar fuori un lavoro ben fatto. Mi serviva quindi un libro all'altezza, che mi facesse venir voglia di scrivere. Avevo due possibilità, Momo di Michael Ende e Neanche gli Dei di Isaac Asimov. Ho affidato la scelta a mia madre, e avendo scelto bene non posso che dedicare anche a lei questa prima recensione scritta dal giugno del 2010.
Neanche gli Dei è il primo romanzo fantascientifico scritto da Asimov dopo la pausa dal genere presa per dedicarsi alla divulgazione scientifica (quanti di voi non conoscono il Manuale di Fisica?). Per scommessa, lo scrittore decide di imbastire un racconto sull'esistenza di qualcosa di impossibile, e su cosa questo avrebbe causato al nostro mondo. Un racconto che, come dice lo scrittore stesso, gli è sfuggito di mano per diventare uno splendido romanzo.
Ok, lo “splendido” è una mia aggiunta. Ma come non trovarsi d'accordo? Nel narrare questa vicenda, alternando il filone terrestre e quello alieno, Asimov è semplicemente magistrale. E magistrale è soprattutto al descrizione del mondo alieno, o del para-universo, tanto ben fatta da porre quasi le basi per un universo nel quale ambientare anche altre storie.
Seguendo quindi le vicende del fisico Lamond, della Triade di Odeen, Tritt e Dua, e infine del radiochimico Denison, Asimov ci porta alla scoperta delle meraviglie di una Terra che ha superato la Grande Crisi Energetica del XX secolo, del para-mondo dei para-uomini che hanno permesso questa vittoria e della Luna dove sarà possibile porre rimedio ad una catastrofe ormai imminente che potrebbe significare la fine del sistema solare.
Il tutto con un sapiente uso di una tecnica narrativa ineccepibile, di un linguaggio scientifico forbito ma mai oscuro e di una capacità di attrarre il lettore come solo uno degli dei della fantascienza classica sa fare.
Consigliatissimo, a tutti.
Edito da: Oscar Mondadori. Nella collana Best Sellers, il volume è abbastanza buono, ben stampato e ben tradotto. La copertina non è il massimo, ma in qualche modo suggestiva. Buon rapporto qualità prezzo.
Moribito
ho preso questo libro sostanzialmente per tre motivi. Uno, il libro lo aveva preso anche Musa e mi ispirava parecchio la bellissima copertina. Due, ho sentito nominare più volte l'anime e sempre con toni positivi. Tre, libri fantasy giapponesi penso di non averne mai letto, e se li ho letti non ne p ... (continue)
ho preso questo libro sostanzialmente per tre motivi. Uno, il libro lo aveva preso anche Musa e mi ispirava parecchio la bellissima copertina. Due, ho sentito nominare più volte l'anime e sempre con toni positivi. Tre, libri fantasy giapponesi penso di non averne mai letto, e se li ho letti non ne prendo comunque in mano da un bel po' di tempo.
Seirei no Moribito è forse uno dei pochi libri che è giusto definire “per ragazzi”: lo stile è molto semplice e lineare, la trama non è eccessivamente intricata, è abbastanza breve ma nonostante questo è appassionante. Gli appassionati di fantasy non possono che storcere il naso di fronte alla semplicità di questo titolo, ma io sono convinto che sia il suo maggiore punto di forza: un libro che, se nell'edizione economica potrebbe non superare le 100 pagine, riesce a descrivere un mondo e delle situazioni molto convincenti e catturare nella lettura.
Ambientazioni ispirate al medioevo giapponese molto evocative, personaggi un po' cliché ma ben costruiti, un mondo fantasy molto al di fuori di ciò cui siamo abituati, dove le creature fantastiche non sono draghi e unicorni ma semplici spiriti che vivono in un piano separato rispetto a quello della gente comune. Molto belle le figure dei Sapienti delle Stelle e del popolo Yakoo, la cui contrapposizione contribuisce a dare una sorta di profondità alla trama seppure non sia fondamentale ai fini della storia.
In generale, quindi, un buon romanzo. Ma? I personaggi purtroppo, seppur ben costruiti, non sono sviluppati a dovere: forse nel tentativo di mantenersi sul semplice, la Uehashi evita di approfondire le implicazioni psicologiche dei diversi personaggi di fronte a quello che vanno ad affrontare, lasciandoli in qualche modo troppo piatti e con la sensazione che alla fine non siano altro che burattini nelle mani della scrittrice. Poi, per carità, a parte questo dettaglio il libro è godibilissimo e non vedo l'ora di leggere gli altri nove volumi della serie.
Edito da: Salani Editore. Quasi un'ottima prova per la Salani: il libro è di ottima fattura, con pagine spesse ottimo inchiosto buona rilegatura e una bellissima sovracopertina alla copertina di cartone con grafie argentate. La traduzione in alcuni punti è un po' incespicante con qualche ripetizione, qualche uso di quantificatori decisamente dubbio e dei typos sparsi qua e la. In generale, comunque, scorre bene e penso riesca a mantenere la semplicità dell'originale trasmettendone le sensazioni.