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Niente è come prima
***This comment contains spoilers! ***
Pelle Nuda di Sara Galeotti è un racconto carino. Uno spaccato lieve e soffuso di una giovinezza e di una fanciullezza che quasi invidio. Inizialmente, ammetto di aver letto con scetticismo perché le parole pompose del testo stonavano con la semplicità con cui mi stavo intrattenendo: un sedicenne al ... (continue)
Pelle Nuda di Sara Galeotti è un racconto carino. Uno spaccato lieve e soffuso di una giovinezza e di una fanciullezza che quasi invidio. Inizialmente, ammetto di aver letto con scetticismo perché le parole pompose del testo stonavano con la semplicità con cui mi stavo intrattenendo: un sedicenne alle prese con un occupazione scolastica nell’anno 1994 che mi ha fatto pensare un poco ai miei anni trascorsi al liceo.
L’autrice scrive bene e riesce ad usare parole che coinvolgono, ma in sé l’inizio è stato decisamente scontato, “infantile” nel suo approccio. La tematica trattata però nelle ultime 6 pagine ha un po’ risollevato il valore di questo racconto: semplice ma ad effetto.
Un racconto carino, anche se le punte di introspezione sono state interessanti, ma poco approfondite. Talvolta però risultavano confusionarie.
Adatto per un pubblico di adolescenti, senza pretese.
Un Cuore Tra Le Mani di Andrea De Giovanni è un racconto che potrebbe commuovere. Potrebbe, ma non lo fa.
Probabilmente la sinteticità del testo ha “rovinato” la possibilità per questa storia di essere qualcosa di molto profondo e magico, ma ciò che ho letto è palesemente privo di spessore.
Se ne leggono e se ne vedono tante di storie in cui il protagonista ha una grave malattia, e grazie al trapianto di organo sopravvive. E poi, guarda caso, il protagonista in questione conosce qualcuno che a sua volta conosceva il “povero” donatore, e da tale punto di svolta, come al solito, nascono lacrime, senso di colpa, disperazione e tristezza.
Nulla da fare, racconto molto banale e scontato.
Laguna di Elena Pantano è un racconto su cui effettivamente non so dare un giudizio, più che altro perché mi sembra una di quelle storielline che si leggono ai bimbi per farli addormentare, e come tale la mia mente ripone le sue parole scritte nel mio scaffale culturale come “lettura per bambini”. Il messaggio che vuole trasmettere di per sé viene recepito, un messaggio importante e sincero, ma è decisamente sovrastato dall'infantilismo attraverso cui viene narrata questa storia. E’ come se si volesse insegnare qualcosa a un bambino.
Sarà anche che la protagonista di queste vicende è una quattordicenne, e come tale vive l’evento descritto.
Idea carina, ma sembra scritta per un pubblico ben più giovane degli adolescenti, e di certo su di me non fa alcuna presa, nemmeno emotiva. Effettivamente, posso ammettere che mi ha annoiata parecchio, tantoché sono andata a controllare quante pagine mancassero alla fine del racconto svariate volte.
La Conifera Nana E La Dolce Ragazza di Eleonora De Luzi è una piccola e lucente perla di speranza. E’ il primo racconto che è riuscito a far breccia nel mio animo, travolgendolo con la sua semplice profondità. Se mi fossi trovata in un’altra circostanza, in una vita priva di lutto, probabilmente non avrei assecondato i soliloqui “folli” della protagonista di questa storia.
Non posso negarlo, è un racconto che mi ha colpito solo perché in fondo anche io cerco una Nilde con cui parlare. Sottilmente, tira le corde dolenti della paura e della disperazione, e tenta di far riemergere la spontaneità e la spensieratezza della vita.
Senza alcun dubbio, se avessi scritto io questo racconto, si sarebbe concluso nella maniera peggiore.
Eppure, ringrazio l’autrice per aver donato inconsapevolmente a me, una ragazza senza fede, un po’ di speranza.
L’unico difetto che possiede è che il testo, giusto un paio di volte, perde la sua spontaneità e cade in alcune forzature narrative che lo schematizzano troppo e lo rendono meno libero.
In The Background di Francesca Ferrara è un racconto che non ha “né capo né coda”, come si dice dalle mie parti. E’ una storia superficiale e infantile, confusionaria e piena di tanti eventi veloci e repentini che rendono difficoltosa la lettura e l’apprendimento. E’ come se fosse stata scritta in un quarto d’ora e riletta appena una volta per controllare che non ci fossero errori di battitura o di grammatica.
Inoltre, la descrizione dei due personaggi principali è scarna, povera e poco curata.
Decisamente priva di significato.
Ladri Di Ali di Daniela Gervasi è un racconto che anima lo spirito di attualità e obiettività. In una vita dove spesso si legge semplicemente per sfuggire ai propri pensieri e ai propri mali, questa storia si staglia con austera precisione dinnanzi agli occhi e obbliga a riflettere sulle difficoltà di un paese che ha tanto bisogno di una svolta.
L’ho letto tutto d’un fiato, curiosa di comprendere e conoscere cosa mi volesse comunicare l’autrice, e devo ammettere che il suo messaggio è particolarmente benaccetto.
Sono piacevolmente sorpresa da questo racconto, contenta di non essermi fermata nella lettura prima di giungere ad esso.
Complimenti, ottimo lavoro!
Devil Beside You di Domizia Iacopini è un racconto particolare. E’ più simile a ciò che io ho sempre letto, anche se sfortunatamente la velocità con cui viene narrato lo sminuisce.
E’ interessante l’introspezione che viene svelata alla fine, quella riflessione sul bene e sul male che personalmente adoro ricercare in ogni romanzo che leggo, e non mi riferisco soltanto ai racconti dalle trame sovrannaturali, come in questo caso.
In linea di massima è una storia carina, poteva essere resa meglio; forse doveva essere resa più travagliata nella sua originalità.
Gli ultimi pensieri della protagonista compensano un po’ tali mancanze, ma per il resto è abbastanza semplice, e solo in un punto narrativo si riscopre inesorabilmente scontata: l’identità del “traditore” e l’identità del “demone dalle ali nere” sono abbastanza ovvie.
Direi che è un altro racconto senza troppe pretese.
La Biblioteca Di Alessandria di Chiara Belaeff è un racconto affascinante e curioso. Possiede un carisma che finora non ho trovato in nessuno dei racconti precedenti. L’ambientazione “quasi” storica e la comparsa di personaggi e temi di quello spessore, pongono questo testo su di un livello decisamente interessante.
L’idea è molto originale, ed il messaggio che cerca di comunicare, per quanto ripetutoci da genitori, nonni, zii e amici di famiglia, deve essere assolutamente ascoltato: fare tesoro della cultura, non abbandonarla mai, e non esserne mai sazi.
Un buon racconto ma con un unico difetto: uno stile narrativo ancora acerbo, poco maturo.
La Vita Che Avevo di Erika De Vivo è un racconto insolitamente “criptico”. Le vicende narrate guidano il lettore da momenti di pura forza interiore, a momenti di profonda e sincera tristezza. Descrive gli ultimi eventi della protagonista come un qualcosa di invincibile, obbligatorio e distruttivo, a cui la stessa ragazza non riesce a sottrarsi.
Non è un brutto racconto; sfortunatamente, è il tema trattato ad essere violento e dannoso.
L’autrice ha scritto bene, anche se a tratti risultava essere una lettura decisamente adolescenziale, semplicistica.
Il difetto, se così può essere chiamato, di questo testo è che ciò che prende davvero spazio nel racconto non sono i pensieri e le emozioni della protagonista, ma la malattia che logora e vanifica, e rende la storia un qualcosa di passivo, sotterrandola e nascondendola.
A tratti, mi dava l’impressione che stessi leggendo la lista della spesa: in maniera fredda e distaccata, senza alcuna enfasi.
Il Nemico Che Devo Accettare di Tatiana Venturelli è un racconto scritto in maniera inesorabilmente infantile. Il tema trattato, ovvero la battaglia contro un “male” interiore e personale, è sempre una buona idea per poter scrivere qualcosa di valido, ma bisogna saper unire all’idea di per sé ottima uno stile narrativo altrettanto ottimo. Inoltre, affidare il ruolo di protagonista ad una ragazzina di 14 anni che mentalmente sembra dimostrarne la metà è stato un altro punto a sfavore.
Altro racconto che mi ha dato la sensazione di essere stato scritto in brevissimo tempo, senza molta cura e attenzione, quasi con fretta.
Poco interessante.