Dei due romanzi, ho letto subito L'immoralista. Queste le citazioni per me belle e che ho raccolto:
"Io credo che ci sia nell'amore un attimo perfetto, unico, che l'anima più tardi cerca invano di superare; e lo sforzo che essa fa per resuscitare questa felicità la consuma; non c'è niente che ostac
... (continue)
Dei due romanzi, ho letto subito L'immoralista. Queste le citazioni per me belle e che ho raccolto:
"Io credo che ci sia nell'amore un attimo perfetto, unico, che l'anima più tardi cerca invano di superare; e lo sforzo che essa fa per resuscitare questa felicità la consuma; non c'è niente che ostacola la felicità quanto il ricordo della felicità"
"Bisogna lasciare che gli altri abbiano ragione, perché ciò li consola di non avere altro"
"Non si può nello stesso tempo essere sinceri e sembrare tali"
"Le opere migliori dell'uomo nascono immancabilmente dal dolore. Che cos'è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge, si può raccontare"
"Le cose ritenute peggiori (la menzogna, per non dire di altre) sono difficili da fare soltanto quando non le si è mai fatte"
Dialogo tra Michel e Ménalque:
"Mi scusi, disse, ma non bevo quasi mai." "Teme forse di ubriacarsi?" "Oh no", rispose, "Al contrario! Considero la sobrietà un'ebbrezza molto maggiore, poiché in essa mantengo la lucidità". "Però offre da bere agli altri." Sorrise e aggiunse: "Non posso pretendere che tutti abbiano le mie virtù. E' già molto se trovo in essi i miei vizi." "Fumerà almeno." "Nemmeno. E' un'ebbrezza impersonale, negativa e troppo facile da avere; cerco nell'ebbrezza un'esaltazione, non un'attenuazione della vita."
"Ognuno desidera assomigliare il meno possibile a se stesso; ognuno si costruisce un modello, poi lo imita; accetta addirittura un modello già scelto. Si dovrebbero cercare altre cose nell'uomo, io credo. Ma non si osa farlo. Non si osa voltare pagina. Io le chiamo leggi dell'imitazione, leggi della paura. Hanno paura di essere soli e così non si trovano mai. Io disprezzo questa agorafobia morale che è la peggiore delle vigliaccherie. E invece è sempre da solo che l'uomo crea una sua vita. Ma chi cerca qui di crearsela? Quello che sentiamo in noi di diverso, è la parte più preziosa, quella che determina il valore di ciascuno, eppure si cerca di sopprimerla. Si ricorre all'imitazione, pretendendo così di amare la vita."
"Ho orrore delle persone cosiddette oneste. Se non ho niente da temere da loro, non ho nenache da imparare qualcosa. E d'altronde non hanno niente da dire. [...] Senza delitti, senza storia, senza letteratura, senza arte, è un rosaio vigoroso, che non ha nè spine né fiori."
Unico appunto, che mi ha lasciata perplessa, invece, l'ho trovato nelle prime pagine del libro, dove il lettore può leggere la storia della vita e dell'opera di Gide e dove la parola omosessualità viene usata solo una volta a scapito invece di "anormalità sessuale", e ciò mi ha dato fastidio.
----
In seguito ho letto "La porta stretta". Dico subito che è palloso, con tutta quella virtù e l'amore in Dio portati all'eccesso ma è proprio quello il senso della storia, e cha va totalmente contrapposta a quella de "L'Immoralista". Difatti come il desiderio smodato uccide ne "L'immoralista", così ne "La porta stretta" è la smodata virtù ad uccidere. Riprendendo i passi dell'introduzione del libro "...Gide voleva comporre una specie di satira, prendere di mira il troppo amore per il sacrificio, segnalarne i pericoli, la mancanza d'umanità, ma nella stesura della sua opera è intervenuto qualcosa, i suoi rapporti con i personaggi sono mutati a dispetto delle stesse intenzioni ironiche. [...] "Eroismo gratuito... eroismo assolutamente inutile" ha definito Gide quello dei suoi personaggi, cercando di essere severo, ma, nel narrarcene i casi, ha pienamente ceduto alla tentazione del sacrificio, forte e seducente almeno quanto quella del piacere. Voleva far la satira dell'idealismo, gli è sortito sotto la penna un toccante romanzo idealistico. Fallendo nelle proprie intenzioni, insomma, è riuscito artisticamente: il più felice degli scacchi."
L'Immoralista / La Porta Stretta
Dei due romanzi, ho letto subito L'immoralista.
Queste le citazioni per me belle e che ho raccolto:
"Io credo che ci sia nell'amore un attimo perfetto, unico, che l'anima più tardi cerca invano di superare; e lo sforzo che essa fa per resuscitare questa felicità la consuma; non c'è niente che ostac ... (continue)
Dei due romanzi, ho letto subito L'immoralista.
Queste le citazioni per me belle e che ho raccolto:
"Io credo che ci sia nell'amore un attimo perfetto, unico, che l'anima più tardi cerca invano di superare; e lo sforzo che essa fa per resuscitare questa felicità la consuma; non c'è niente che ostacola la felicità quanto il ricordo della felicità"
"Bisogna lasciare che gli altri abbiano ragione, perché ciò li consola di non avere altro"
"Non si può nello stesso tempo essere sinceri e sembrare tali"
"Le opere migliori dell'uomo nascono immancabilmente dal dolore. Che cos'è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge, si può raccontare"
"Le cose ritenute peggiori (la menzogna, per non dire di altre) sono difficili da fare soltanto quando non le si è mai fatte"
Dialogo tra Michel e Ménalque:
"Mi scusi, disse, ma non bevo quasi mai."
"Teme forse di ubriacarsi?"
"Oh no", rispose, "Al contrario! Considero la sobrietà un'ebbrezza molto maggiore, poiché in essa mantengo la lucidità".
"Però offre da bere agli altri."
Sorrise e aggiunse:
"Non posso pretendere che tutti abbiano le mie virtù. E' già molto se trovo in essi i miei vizi."
"Fumerà almeno."
"Nemmeno. E' un'ebbrezza impersonale, negativa e troppo facile da avere; cerco nell'ebbrezza un'esaltazione, non un'attenuazione della vita."
"Ognuno desidera assomigliare il meno possibile a se stesso; ognuno si costruisce un modello, poi lo imita; accetta addirittura un modello già scelto. Si dovrebbero cercare altre cose nell'uomo, io credo. Ma non si osa farlo. Non si osa voltare pagina. Io le chiamo leggi dell'imitazione, leggi della paura. Hanno paura di essere soli e così non si trovano mai. Io disprezzo questa agorafobia morale che è la peggiore delle vigliaccherie. E invece è sempre da solo che l'uomo crea una sua vita. Ma chi cerca qui di crearsela? Quello che sentiamo in noi di diverso, è la parte più preziosa, quella che determina il valore di ciascuno, eppure si cerca di sopprimerla. Si ricorre all'imitazione, pretendendo così di amare la vita."
"Ho orrore delle persone cosiddette oneste. Se non ho niente da temere da loro, non ho nenache da imparare qualcosa. E d'altronde non hanno niente da dire. [...] Senza delitti, senza storia, senza letteratura, senza arte, è un rosaio vigoroso, che non ha nè spine né fiori."
Unico appunto, che mi ha lasciata perplessa, invece, l'ho trovato nelle prime pagine del libro, dove il lettore può leggere la storia della vita e dell'opera di Gide e dove la parola omosessualità viene usata solo una volta a scapito invece di "anormalità sessuale", e ciò mi ha dato fastidio.
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In seguito ho letto "La porta stretta".
Dico subito che è palloso, con tutta quella virtù e l'amore in Dio portati all'eccesso ma è proprio quello il senso della storia, e cha va totalmente contrapposta a quella de "L'Immoralista".
Difatti come il desiderio smodato uccide ne "L'immoralista", così ne "La porta stretta" è la smodata virtù ad uccidere.
Riprendendo i passi dell'introduzione del libro "...Gide voleva comporre una specie di satira, prendere di mira il troppo amore per il sacrificio, segnalarne i pericoli, la mancanza d'umanità, ma nella stesura della sua opera è intervenuto qualcosa, i suoi rapporti con i personaggi sono mutati a dispetto delle stesse intenzioni ironiche. [...] "Eroismo gratuito... eroismo assolutamente inutile" ha definito Gide quello dei suoi personaggi, cercando di essere severo, ma, nel narrarcene i casi, ha pienamente ceduto alla tentazione del sacrificio, forte e seducente almeno quanto quella del piacere. Voleva far la satira dell'idealismo, gli è sortito sotto la penna un toccante romanzo idealistico. Fallendo nelle proprie intenzioni, insomma, è riuscito artisticamente: il più felice degli scacchi."