Una versione attualissima della tragedia di Sofocle, dove il tema principale è la dicotomia tra accanimento terapeutico ed eutanasia, tra responsabilità e orgoglio, ragione e sentimento, pietà e legge. In maniera realistica e amara si parla delle condizioni del detenuto, della miopia dei regnanti, e
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Una versione attualissima della tragedia di Sofocle, dove il tema principale è la dicotomia tra accanimento terapeutico ed eutanasia, tra responsabilità e orgoglio, ragione e sentimento, pietà e legge. In maniera realistica e amara si parla delle condizioni del detenuto, della miopia dei regnanti, e del popolo di indignati che vede tutto e lo riconosce come male, senza però trovare la forza di ribellarsi.
Avevamo lasciato Sarah tra le braccia di Nicholas, il misterioso ragazzo che controlla gli elementi e non si sappia bene da dove venga. La ragazza è sconvolta dalla scoperta della reale identità di Harry, ossia Sean Hannay, un gamekeeper, ossia guardiano destinato a proteggerla per conto del vero Ha
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Avevamo lasciato Sarah tra le braccia di Nicholas, il misterioso ragazzo che controlla gli elementi e non si sappia bene da dove venga. La ragazza è sconvolta dalla scoperta della reale identità di Harry, ossia Sean Hannay, un gamekeeper, ossia guardiano destinato a proteggerla per conto del vero Harry, morto ucciso dai Valaya, e dunque non realmente legato a lei. La reazione è quella di cacciarlo, sebbene questo faccia male e sappia quanto Sean tenga a lei. Nel frattempo Nicholas, che il lettore conosce anche come il figlio del Signore delle Ombre, capo di tutti i demoni, studia un piano per far terra bruciata intorno alla povera Sarah, confondendole le idee e inibendo la sua capacità di sognare possibili attacchi, ma soprattutto isolandola dal resto del mondo. Il suo vero scopo è quello di distruggerla psicologicamente e renderla più malleabile al male, rendendola infine sua sposa. Ma i piani di Nicholas cominciano a capovolgersi quando fa il suo ritorno Sean, deciso a riconquistare la fiducia di Sarah e a portare a termine la sua missione. Il loro rapporto non sarà più lo stesso, complicato anche dalla presenza di Elodie, vedova del vero Harry (che sembra essere attratta da Sean), ma Sarah non potrà fare a meno del suo aiuto. I quattro decidono di recarsi ad Islay, dimora storica della famiglia Midnight, dove, insieme a Mike e Niall, gli amici americani di Sean, cercheranno di far luce sull’orda di invasioni demoniache che imperversano sulla terra, scoprendo nel contempo raccapriccianti segreti sulla famiglia di cui Sarah è l’ultima superstite.
DA QUI IN AVANTI NON CI SONO SPOILER
Detta così, la trama è molto riduttiva, ma non volevo anticiparvi nulla di quello che accade in questo romanzo, che è davvero tanto. La prima cosa su cui voglio ancora una volta rassicurarvi è che, nonostante sia molto forte la tensione creata dagli interessi amorosi dei vari personaggi, il tutto viene sviluppato senza rischiare di incentrare l’attenzione su quello: i legami che si instaurano via via tra i personaggi sono frutto dell’esperienza, dovuti a tutto quello che devono affrontare e alle rivelazioni riguardo il passato dei Midnight. Potremmo dire che si tratti di un romanzo di formazione, perché nel primo episodio abbiamo visto Sarah far i conti con la perdita dei genitori e i primi passi nella lotta alle forze demoniache. Ora troviamo una ragazza determinata, consapevole delle proprie capacità e della sua forza interiore, sebbene venga spesso colta dalle sue insicurezze. In questo secondo volume, più che nel primo, è palpabile quanto la saga abbia come protagoniste le donne, che hanno un ruolo importante non solo nelle Famiglie del consiglio, ma sono vere depositarie del potere - sono le figlie possono detenere la capacità di sognare i demoni. Tide è incentrato sulla vita di Morag e Mairead, rispettivamente nonna e zia di Sarah, ma anche su Elodie e Winter, due figure molto diverse tra loro che però hanno molto in comune con Sarah. Elodie è un personaggio molto interessante: caparbia, astuta, a volte un po’ antipatica, che come Sarah predice gli attacchi nemici e ha il potere di dissolvere i demoni – Sarah attraverso il tocco delle mani, Elodie con un bacio mortale. Winter è, invece, una donna particolare, come Nicholas più elemento che umana, che sarà utile a Sarah per scoprire la complicata e scabrosa storia dei Midnight. Ma se da una parte abbiamo le donne a farla da padrone, non posso non citare i favolosi Mike e Niall, che ci regalano alcune delle gag linguistiche più esilaranti del romanzo – e che, a dirla tutta, rimangono i miei personaggi preferiti.
Ancora una volta non posso che elogiare la maestria di Daniela Sacerdoti nel regalarci un romanzo nel quale i punti di vista si intrecciano senza spezzare la continuità della narrazione, in una storia fluida e scorrevole – in senso buono – che lascia sempre senza fiato. Il tatto e la cura con cui ogni dettaglio diviene importante non fanno altro che stregare il lettore e tenerlo fisso sul libro per pagine e pagine, senza aver la voglia di metterlo giù. I dialoghi sono vivaci, e ben rendono le differenze linguistiche e caratteriali dei personaggi, insieme ai momenti di riflessione e alle descrizioni, che rendono vivide le numerose immagini del romanzo, e ci permettono di dar forma nitida ai tanti demoni che popolano la storia, come se stessimo guardando un filmato. I demoni non sono solo quei mostri che popolano la realtà, ma sono anche i pesanti fardelli che i vari personaggi si trascinano dietro le spalle, che siano un’identità oscura, passate atrocità o l’eterna lotta tra ciò che si vuole e ciò che si deve fare: il loro modo per esorcizzare il tutto e rendersi conto del buono che li circonda, di cosa conti realmente, e di quanto effimero possa essere un momento di felicità. Ho dato a Tide la stessa valutazione di Dreams perché trovo che sia davvero difficile scrivere una saga in cui si riesca a mantenere lo stesso ritmo narrativo e a raccontare la storia senza deludere il lettore; la Sacerdoti riesce a regalarci ancora una volta un romanzo corposo, armonico, emozionante, senza venir fuori dal suo stile e regalandoci un grande YA. Io resto in trepidante attesa del capitolo finale!
"La fiera delle vanità" è considerato il capolavoro di William Makepeace Thackeray, nonché uno dei più notevoli romanzi dell'Ottocento inglesi. Sapevate che Charlotte Bronte lo adorava? Infatti ella imitò lo stile di Thackeray in “Jane Eyre” con la sola differenza di utilizzare come narratore della
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"La fiera delle vanità" è considerato il capolavoro di William Makepeace Thackeray, nonché uno dei più notevoli romanzi dell'Ottocento inglesi. Sapevate che Charlotte Bronte lo adorava? Infatti ella imitò lo stile di Thackeray in “Jane Eyre” con la sola differenza di utilizzare come narratore della vicenda la stessa protagonista piuttosto che se stessa. Ciò che affascina è sicuramente il quadro realistico che l’autore fa della società inglese pre e post Warterloo, con i suoi lussi, le congiure, le ambizioni … insomma, una storia nella quale si vuole smascherare la vanità di un mondo che fa da palcoscenico dove tutti i personaggi non sono altro che marionette mosse da fili ed è più facile e confortevole vivere di zero al mese piuttosto che avere un piccolo patrimonio … “Questa è la <<fiera della Vanità>>, e non è certo un luogo edificante, e neppure un luogo allegro, seppure sia tanto rumoroso …” La storia è ambientata tra il 1814 e il 1840 ed è quello che si può definire un “romanzo senza eroi”, o meglio eroine, salvo alla fine scoprire che l’eroe romantico è intrinseco nella narrazione. Ciò che si racconta è la vita di due donne, Amelia Sedley e Rebecca “Becky” Sharp, molto diverse l’una dall’altra, che si conoscono in collegio. Amelia è figlia di un commerciante molto ricco ed è promessa al bel George Osborne, capitano del XXX reggimento dell’esercito di sua maestà. Ha un’indole tranquilla, è la perfetta donna vittoriana che occupa le sue giornate ricamando e suonando il pianoforte. Becky, invece, è una ragazza che sa cosa vuole dalla vita: raggiungere un’adeguata posizione sociale. E per far questo, ha bisogno di contare sulle sue forze. Inizialmente tenta di sedurre il fratello di Amelia, ma quando non vi riesce, demorde e si allontana verso Queen’s Crawley, per dedicarsi all’istruzione delle figlie dell’anziano Sir Pitt Crawley. Un giorno arriva in visita la sorella di Sir Pitt accompagnata da Rawdon Crawley, colonnello del XXX reggimento e figlio dello stesso Sir Pitt, destinato ad ereditare l’intera sostanza della zia. Rawdon è subito attratto da Rebecca, così come la zia che le offre il posto di sua personale dama di compagnia. Becky accetta senza indugi e la segue con l’intenzione di accrescere il suo prestigio sociale. Nel contempo, la famiglia Sedley cade in rovina per il fallimento economico del padre, e la promessa di matrimonio tra Amelia e George viene annullata dal padre di quest’ ultimo a favore di un matrimonio più conveniente. Amelia è distrutta. Grazie all’intervento del migliore amico di George, il maggiore Dobbin, il giovane Osborne si decide a mantenere la promessa fatta alla ragazza e la sposa scatenando le ire del padre che decide di diseredarlo. In casa Crawley, invece, Sir Pitt si propone a Becky che dice di non poter accettare perché già sposata. La ragazza riesce a tenere in segreto l’identità del marito fino a quando non scatena le ire di Miss Crawley confessando di aver sposato Rawdon. L’anziana zia li caccia via e deturpa Rawdon dei suoi lasciti in favore di suo fratello che nel frattempo sposa una donna di nome Jane e diventa pastore di Queen’s Crawley. Arriva poi la chiamata al fronte: Napoleone sta per invadere il Belgio. Gli uomini si spostano a Bruxelles insieme alle donne, si organizzano balli e feste, nelle quali Becky e Amelia si rincontrano così come i rispettivi mariti, e George si ritrova attratto dalla signora Crawley, tanto da lasciar sola sua moglie durante la festa per corteggiare Rebecca e sperperare i suoi averi alle carte in favore di Rawdon. Ma durante la festa giunge la notizia dell’arrivo di Napoleone e dell’imminente partenza del reggimento verso Waterloo prevista per l’alba. George scrive una lettera al padre al quale affida la moglie. Che abbia un cattivo presentimento? Si tratta solo dell’inizio della storia, uscita a fascicoli tre il 1847 e il 1848, che ha fatto impensierire Dickens per il grande successo che ebbe. È un romanzo nel quale, con tanto sarcasmo e ironia, Thackeray denuncia la società corrotta del suo tempo trasponendola trent’anni prima per non incorrere nella censura. Descrittivo quanto basta, fondamentalmente impregnato di moralità ed etica nonostante l’intento di essere super partes, “Vanity Fair” è un romanzo sensazionale, classico eppure moderno nello stile. Uno degli ultimi romanzi che ho letto e, forse uno dei più belli... Naturalmente nella mia mentale scaletta dei romanzi più belli sotto quelli delle sorelle Bronte e di Jane Austen! Molto lungo, ma leggerlo è un vero piacere e divertimento!
Leggere le avventure di Sarah Midnight è come cadere in un vortice nel quale hai la possibilità di conoscere prima dei personaggi stessi cosa accadrà, ma rim
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Leggere le avventure di Sarah Midnight è come cadere in un vortice nel quale hai la possibilità di conoscere prima dei personaggi stessi cosa accadrà, ma rimanere abbastanza sorpresa quando le tue aspettative vengono piacevolmente capovolte. Imprevedibile, interessante e coinvolgente. Ma partiamo dal principio. Lo scenario si apre su un funerale, quello dei genitori di Sarah, morti in circostanze misteriose, almeno per la gente comune. La ragazza sa infatti che ad ucciderli sono stati dei demoni, visto che Anne e James Midnight erano tutt’altro che persone ordinarie: erano cacciatori di demoni, da una lunga generazione. E Sarah, nonostante abbia vissuto l’occupazione principale dei genitori al sicuro nella sua casa, ha un terribile dono – o forse sarebbe meglio dire maledizione – che le permette, nei suoi sogni, di vedere prima che accadano eventi che coinvolgono questi esseri malvagi. I sogni di Sarah hanno guidato per anni la caccia dei suoi genitori, quell’occupazione che è costata loro la vita. Ora la ragazza, appena diciassettenne, si trova a raccogliere un’eredità per la quale non è stata addestrata. Fin dall’inizio si evince non solo il suo dolore, ma anche il disagio causato dal ritenersi meno importante della “caccia”, del far sembrare la sua vita normale, come quella di tutti gli altri. È abituata a fare tutto in modo perfetto, dall’abbigliamento alle faccende di casa, perché è convinta che la ritualità sia l’unica cosa che farà tornare ogni giorno i genitori a casa. Ma ovviamente non è così. Si ritrova dunque sola, in procinto di lasciare la casa che ha abitato fin da piccola, per andare a vivere con la zia Juliet, sorella della madre che non immagina nemmeno lontanamente cosa realmente accadeva in casa Midnight. A realizzare il suo desiderio di non lasciare il tetto familiare contribuisce l’arrivo di uno strano ragazzo, che si rivela essere suo cugino Harry, con lei l’ultimo sopravvissuto della stirpe dei Midnight. Il ragazzo ha un marcato accento neo-zelandese, ed anche i suoi genitori sono morti; Harry ha lo sguardo e l’aspetto di uno con cui è meglio non immischiarsi, sebbene sia molto carino e carismatico. Fin dall’inizio Sarah ha dei sospetti riguardo la sua identità, finché egli non gli rivela l’esistenza dei Valaya, cacciatori che hanno preso il controllo dei demoni per distruggere le più influenti famiglie del Sabha, il consiglio superiore composto da tante stirpi che nel tempo hanno combattuto i demoni. Tra i Valaya c’è Cathy, qualcuno che ha fatto parte del passato dei Midnight e che pare abbia ucciso i genitori di Sarah e voglia adesso sfogare la sua ira su di lei. Sarah e Harry cominciano la loro preparazione in vista degli attacchi demoniaci, scoprendo sempre di più quanto hanno bisogno di contare l’uno sull’altro. Harry è molto abile con le armi e soprattutto con i suo sgian dubh, un coltello cerimoniale che utilizza per disegnare rune in aria e intrappolare i demoni. Sarah invece ha i suoi sogni dettagliati e la sua black water: ha infatti il potere di far dissolvere i demoni al contatto con le sue mani, potere che però non riesce a gestire perché dipende molto dal suo stato d’animo. Col tempo comincerà a praticare anche la magia, seguendo gli insegnamenti che sua madre le ha lasciato su un diario. Potrebbe sembrare quasi che tutto questo rimandi un po’ alle atmosfere del telefilm Buffy, l’ammazzavampiri, ma in realtà questo romanzo non ha nulla a che vedere con la fortunata serie della Warner Bro’s. Ci troviamo davanti una ragazza spaventata, in tutto e per tutto umana, con delle abilità particolari, ma certamente non molto diversa da tante altre. Ama suonare il violoncello, uscire con le amiche, e si trova del tutto impreparata a vivere nello scenario che le prospetta l’arrivo di Harry. Lui stesso non è per niente chiaro riguardo ciò che dovranno affrontare, questo perché vuole proteggerla, ma il suo essere troppo protettivo nei confronti di Sarah avrà delle conseguenze non proprio positive nel loro rapporto. E poi c’è Leaf, un ragazzo che sa controllare gli elementi naturali e più volte si ritrova a salvare la vita di Sarah, ma che sicuramente si porta dietro un alone di mistero poco rassicurante che ci fa essere vicini all’idea che di lui si fa Harry, ovvero di un bugiardo che vuole insinuarsi nel cuore di Sarah. Ma nel suo cuore forse c’è spazio per qualcun altro, qualcuno a cui non dovrebbe nemmeno lontanamente rivolgere il pensiero. Se credete che sia tutto qui, vi sbagliate di grosso. La bellezza del romanzo è data dal fatto che riesce, in maniera del tutto naturale, a combinare la vita reale con il mondo magico, senza per forza mettere al centro di tutto la storia d’amore. Si, all’interno di “Dreams” c’è l’amore, ma non è il motore di tutte le azioni. C’è una particolare analisi dei rapporti umani, da quello tra genitori e figli a quello speciale tra persone che si amano: non sempre viene data un’accezione positiva a queste relazioni, poiché spesso spingono alla follia, che qui diventa un tema portante per lo sviluppo della storia dalla prima all’ultima pagina. Sicuramente una delle morali che si respirano sin dall’inizio è che ogni bugia detta, anche se a fin di bene, alla fine si ritorce contro chi l’ha pronunciata, con devastanti ripercussioni anche su chi ne è stato destinatario. Inoltre, si ripresenta un’altra peculiarità che avevo già notato in “Watch Over Me”: la Sacerdoti riesce a combinare varie storie e vari punti di vista senza spezzare la continuità della narrazione. Ho trovato favoloso il modo in cui riesca a raccontarci passato e presente attraverso gli occhi di Sean, Elodie e della stessa Cathy, mentre la vita di Sarah è raccontata in terza persona, come se fossimo uno spettatore in una sala cinematografica. Inoltre devo dire che ho apprezzato il modo in cui i personaggi vengono descritti, con una tale minuzia che è facile costruirsi un’immagine quasi fotografica di tutti coloro che incontriamo all’interno del romanzo e, paradossalmente, risulta facile farsi un’idea anche dei demoni che popolano i sogni e la realtà di Sarah. Nonostante si tratti di un romanzo dalle venature fantasy, la narrazione è decisamente verosimile, e i personaggi sono realistici: basti pensare a Sarah, alla sua immaturità e fragilità, alla sua arroganza in alcuni casi e alla sua solitudine, un’eroina che maschera la sua imperfezione dietro uno specchio di perfezione. Il romanzo è fluito, corposo e interessantissimo. Quello che mi ha colpito è soprattutto il ritmo narrativo che non rallenta mai, nemmeno nelle situazioni di calma apparente, lasciando il lettore in un perenne stato di attesa, alimentando la suspense per quello che sarà il seguito. Il primo volume è in un certo senso autoconclusivo, nonostante lasci molte situazioni irrisolte e tanti dubbi riguardo le reali intenzioni di due dei personaggi principali. Ho apprezzato davvero tanto “Dreams”, nonostante non sia propriamente un’amante del genere, perché Daniela Sacerdoti ha saputo mantenere intatto il stile, che avevo semplicemente adorato in “Watch Over Me”, pur approcciandosi ad un genere narrativo completamente diverso. Credo che la trilogia di Sarah Midnight possa competere senza remore con le più famose serie young adult, perché ciò che la distingue è sicuramente l’attenzione e la cura per la storia che l’autrice dimostra ad ogni capitolo, la forte linearità e imprevedibilità degli eventi, ma soprattutto la reale valenza letteraria di questo prodotto. Lo consiglio soprattutto a chi ha amato i romanzi della Meyer, non perché vi sia affinità, ma perché si tratta – almeno per il primo volume – di qualcosa di assolutamente superiore.
Il più imperscrutabile dei sentimenti è l’amore, sebbene in italiano vi siano più parole che ne tentano di cogliere le varie sfumature. Questo libro, come mai, ci aiuta a
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Il più imperscrutabile dei sentimenti è l’amore, sebbene in italiano vi siano più parole che ne tentano di cogliere le varie sfumature. Questo libro, come mai, ci aiuta a comprendere che le manifestazioni di affetto, i legami fraterni, il trasporto per un’altra persona non so che facce della stessa medaglia.
La storia è quella di un legame sacro, quello tra due laotong, due bambine che hanno giurato di divenire per tutta la vita due “vecchie se stesse”, di condividere gioie e dolori nonostante, dopo il matrimonio, vivranno distanti. È il racconto di una terra le cui tradizioni sono così lontane dalle nostre, ma in cui le donne, per compiacere gli uomini, sin da bambine subivano la fasciatura dei piedi per renderli piccoli e graziosi, simili ai gigli. Una tortura che, sebbene più cruenta, non è molto diversa dall’utilizzo che facevano le donne occidentali del bustino, per ottenere il tanto ammirato vitino di vespa.
"Sii casta e arrendevole, pacata e virtuosa nei tuoi atti; tranquilla e piacevole nelle parole; fine e misurata nei movimenti; perfetta nei lavori manuali e nel ricamo".
Le donne non avevano valore, erano solo “rami sterili” di nessuna utilità alla famiglia perché non ne avrebbero perpetuato la stirpe. Ma avevano la possibilità di contrarre buoni matrimoni e diventare dunque rispettabili, oppure venir promesse ad un uomo impuro e perdere il proprio status conseguito con la nascita.
Giglio Bianco e Fiore di Neve sono due bambine che cominciano la fasciatura nel medesimo giorno, suggellando ancor di più il loro legame, intensificato dagli otto caratteri che le rendono affini seppur diverse. Giglio Bianco è figlia di un agricoltore, ha la pelle abbronzata di chi ha vissuto i suoi giorni di bambina nei campi, ma ha la fortuna di esser nata con splendidi piedi e di poter cambiare il destino della propria famiglia. Al contrario, Fiore di Neve discende da una famiglia di intellettuali imperiali, ha la pelle nivea e i gusti raffinati. Dacché il loro legame si instaura, le due bambine insegnano l’una all’altra ciò che conoscono: Giglio Bianco istruisce Fiore di Neve riguardo le faccende domestiche, mentre quest’ultima insegna alla prima l’arte del ricamo e soprattutto il nu shu, la scrittura segreta di cui si servono le donne per comunicare senza che gli uomini possano cogliere il significato dei simboli, il cui senso insito in una frase va ricercato nel contesto. Il nu shu sarà anche il linguaggio che useranno per abbellire il loro ventaglio, dove raccoglieranno gli avvenimenti salienti delle loro vite, ma anche il loro diletto e la loro rovina.
Lo stile della See è fluido e coinvolgente e, sebbene appartenga ad un romanzo scritto sette anni fa, ricorda la struttura dei grandi romanzi dell’Ottocento per la ricercatezza con la quale vengono esposte anche le più piccole minuzie. Inoltre, ci presenta una realtà difficile, riuscendo a farcene innamorare, vivendo le stesse emozioni dei personaggi e caricandoci delle medesime angosce. Il ritmo della narrazione è incalzante, sebbene segua i ricordi della voce narrante di Giglio Bianco e riporti cinquant’anni di vita in forma diaristica raccontanti in poco più che trecento pagine.
Sorprendenti sono le conoscenze che si ricavano da questo testo, del quale è sicuramente ammirabile il lavoro pregresso di studio da parte dell’autrice, che ha raccolto numerose tradizioni del mondo cinese rendendole accessibili al mondo occidentale, che di quel popolo ammira le porcellane, ma non conosce le usanze.
Nonostante la forma diaristica che in alcuni capitoli abbraccia l’epistolario, “Fiore di neve e il ventaglio segreto” è a tutti gli effetti un romanzo storico, sebbene la storia che si racconta sia di pura fantasia.
Un romanzo intenso e coinvolgente, che è riuscito anche a farmi commuovere, facendo scendere qualche lacrima al momento di riporlo in libreria.
Antigone
Una versione attualissima della tragedia di Sofocle, dove il tema principale è la dicotomia tra accanimento terapeutico ed eutanasia, tra responsabilità e orgoglio, ragione e sentimento, pietà e legge. In maniera realistica e amara si parla delle condizioni del detenuto, della miopia dei regnanti, e ... (continue)
Una versione attualissima della tragedia di Sofocle, dove il tema principale è la dicotomia tra accanimento terapeutico ed eutanasia, tra responsabilità e orgoglio, ragione e sentimento, pietà e legge. In maniera realistica e amara si parla delle condizioni del detenuto, della miopia dei regnanti, e del popolo di indignati che vede tutto e lo riconosce come male, senza però trovare la forza di ribellarsi.
Tide
Avevamo lasciato Sarah tra le braccia di Nicholas, il misterioso ragazzo che controlla gli elementi e non si sappia bene da dove venga. La ragazza è sconvolta dalla scoperta della reale identità di Harry, ossia Sean Hannay, un gamekeeper, ossia guardiano destinato a proteggerla per conto del vero Ha ... (continue)
Avevamo lasciato Sarah tra le braccia di Nicholas, il misterioso ragazzo che controlla gli elementi e non si sappia bene da dove venga. La ragazza è sconvolta dalla scoperta della reale identità di Harry, ossia Sean Hannay, un gamekeeper, ossia guardiano destinato a proteggerla per conto del vero Harry, morto ucciso dai Valaya, e dunque non realmente legato a lei. La reazione è quella di cacciarlo, sebbene questo faccia male e sappia quanto Sean tenga a lei. Nel frattempo Nicholas, che il lettore conosce anche come il figlio del Signore delle Ombre, capo di tutti i demoni, studia un piano per far terra bruciata intorno alla povera Sarah, confondendole le idee e inibendo la sua capacità di sognare possibili attacchi, ma soprattutto isolandola dal resto del mondo. Il suo vero scopo è quello di distruggerla psicologicamente e renderla più malleabile al male, rendendola infine sua sposa. Ma i piani di Nicholas cominciano a capovolgersi quando fa il suo ritorno Sean, deciso a riconquistare la fiducia di Sarah e a portare a termine la sua missione. Il loro rapporto non sarà più lo stesso, complicato anche dalla presenza di Elodie, vedova del vero Harry (che sembra essere attratta da Sean), ma Sarah non potrà fare a meno del suo aiuto. I quattro decidono di recarsi ad Islay, dimora storica della famiglia Midnight, dove, insieme a Mike e Niall, gli amici americani di Sean, cercheranno di far luce sull’orda di invasioni demoniache che imperversano sulla terra, scoprendo nel contempo raccapriccianti segreti sulla famiglia di cui Sarah è l’ultima superstite.
DA QUI IN AVANTI NON CI SONO SPOILER
Detta così, la trama è molto riduttiva, ma non volevo anticiparvi nulla di quello che accade in questo romanzo, che è davvero tanto. La prima cosa su cui voglio ancora una volta rassicurarvi è che, nonostante sia molto forte la tensione creata dagli interessi amorosi dei vari personaggi, il tutto viene sviluppato senza rischiare di incentrare l’attenzione su quello: i legami che si instaurano via via tra i personaggi sono frutto dell’esperienza, dovuti a tutto quello che devono affrontare e alle rivelazioni riguardo il passato dei Midnight. Potremmo dire che si tratti di un romanzo di formazione, perché nel primo episodio abbiamo visto Sarah far i conti con la perdita dei genitori e i primi passi nella lotta alle forze demoniache. Ora troviamo una ragazza determinata, consapevole delle proprie capacità e della sua forza interiore, sebbene venga spesso colta dalle sue insicurezze. In questo secondo volume, più che nel primo, è palpabile quanto la saga abbia come protagoniste le donne, che hanno un ruolo importante non solo nelle Famiglie del consiglio, ma sono vere depositarie del potere - sono le figlie possono detenere la capacità di sognare i demoni. Tide è incentrato sulla vita di Morag e Mairead, rispettivamente nonna e zia di Sarah, ma anche su Elodie e Winter, due figure molto diverse tra loro che però hanno molto in comune con Sarah. Elodie è un personaggio molto interessante: caparbia, astuta, a volte un po’ antipatica, che come Sarah predice gli attacchi nemici e ha il potere di dissolvere i demoni – Sarah attraverso il tocco delle mani, Elodie con un bacio mortale. Winter è, invece, una donna particolare, come Nicholas più elemento che umana, che sarà utile a Sarah per scoprire la complicata e scabrosa storia dei Midnight. Ma se da una parte abbiamo le donne a farla da padrone, non posso non citare i favolosi Mike e Niall, che ci regalano alcune delle gag linguistiche più esilaranti del romanzo – e che, a dirla tutta, rimangono i miei personaggi preferiti.
Ancora una volta non posso che elogiare la maestria di Daniela Sacerdoti nel regalarci un romanzo nel quale i punti di vista si intrecciano senza spezzare la continuità della narrazione, in una storia fluida e scorrevole – in senso buono – che lascia sempre senza fiato. Il tatto e la cura con cui ogni dettaglio diviene importante non fanno altro che stregare il lettore e tenerlo fisso sul libro per pagine e pagine, senza aver la voglia di metterlo giù. I dialoghi sono vivaci, e ben rendono le differenze linguistiche e caratteriali dei personaggi, insieme ai momenti di riflessione e alle descrizioni, che rendono vivide le numerose immagini del romanzo, e ci permettono di dar forma nitida ai tanti demoni che popolano la storia, come se stessimo guardando un filmato. I demoni non sono solo quei mostri che popolano la realtà, ma sono anche i pesanti fardelli che i vari personaggi si trascinano dietro le spalle, che siano un’identità oscura, passate atrocità o l’eterna lotta tra ciò che si vuole e ciò che si deve fare: il loro modo per esorcizzare il tutto e rendersi conto del buono che li circonda, di cosa conti realmente, e di quanto effimero possa essere un momento di felicità.
Ho dato a Tide la stessa valutazione di Dreams perché trovo che sia davvero difficile scrivere una saga in cui si riesca a mantenere lo stesso ritmo narrativo e a raccontare la storia senza deludere il lettore; la Sacerdoti riesce a regalarci ancora una volta un romanzo corposo, armonico, emozionante, senza venir fuori dal suo stile e regalandoci un grande YA. Io resto in trepidante attesa del capitolo finale!
La fiera della vanità
"La fiera delle vanità" è considerato il capolavoro di William Makepeace Thackeray, nonché uno dei più notevoli romanzi dell'Ottocento inglesi. Sapevate che Charlotte Bronte lo adorava? Infatti ella imitò lo stile di Thackeray in “Jane Eyre” con la sola differenza di utilizzare come narratore della ... (continue)
"La fiera delle vanità" è considerato il capolavoro di William Makepeace Thackeray, nonché uno dei più notevoli romanzi dell'Ottocento inglesi. Sapevate che Charlotte Bronte lo adorava? Infatti ella imitò lo stile di Thackeray in “Jane Eyre” con la sola differenza di utilizzare come narratore della vicenda la stessa protagonista piuttosto che se stessa.
Ciò che affascina è sicuramente il quadro realistico che l’autore fa della società inglese pre e post Warterloo, con i suoi lussi, le congiure, le ambizioni … insomma, una storia nella quale si vuole smascherare la vanità di un mondo che fa da palcoscenico dove tutti i personaggi non sono altro che marionette mosse da fili ed è più facile e confortevole vivere di zero al mese piuttosto che avere un piccolo patrimonio …
“Questa è la <<fiera della Vanità>>, e non è certo un luogo edificante, e neppure un luogo allegro, seppure sia tanto rumoroso …”
La storia è ambientata tra il 1814 e il 1840 ed è quello che si può definire un “romanzo senza eroi”, o meglio eroine, salvo alla fine scoprire che l’eroe romantico è intrinseco nella narrazione. Ciò che si racconta è la vita di due donne, Amelia Sedley e Rebecca “Becky” Sharp, molto diverse l’una dall’altra, che si conoscono in collegio. Amelia è figlia di un commerciante molto ricco ed è promessa al bel George Osborne, capitano del XXX reggimento dell’esercito di sua maestà. Ha un’indole tranquilla, è la perfetta donna vittoriana che occupa le sue giornate ricamando e suonando il pianoforte. Becky, invece, è una ragazza che sa cosa vuole dalla vita: raggiungere un’adeguata posizione sociale. E per far questo, ha bisogno di contare sulle sue forze. Inizialmente tenta di sedurre il fratello di Amelia, ma quando non vi riesce, demorde e si allontana verso Queen’s Crawley, per dedicarsi all’istruzione delle figlie dell’anziano Sir Pitt Crawley. Un giorno arriva in visita la sorella di Sir Pitt accompagnata da Rawdon Crawley, colonnello del XXX reggimento e figlio dello stesso Sir Pitt, destinato ad ereditare l’intera sostanza della zia. Rawdon è subito attratto da Rebecca, così come la zia che le offre il posto di sua personale dama di compagnia. Becky accetta senza indugi e la segue con l’intenzione di accrescere il suo prestigio sociale. Nel contempo, la famiglia Sedley cade in rovina per il fallimento economico del padre, e la promessa di matrimonio tra Amelia e George viene annullata dal padre di quest’ ultimo a favore di un matrimonio più conveniente. Amelia è distrutta.
Grazie all’intervento del migliore amico di George, il maggiore Dobbin, il giovane Osborne si decide a mantenere la promessa fatta alla ragazza e la sposa scatenando le ire del padre che decide di diseredarlo.
In casa Crawley, invece, Sir Pitt si propone a Becky che dice di non poter accettare perché già sposata. La ragazza riesce a tenere in segreto l’identità del marito fino a quando non scatena le ire di Miss Crawley confessando di aver sposato Rawdon. L’anziana zia li caccia via e deturpa Rawdon dei suoi lasciti in favore di suo fratello che nel frattempo sposa una donna di nome Jane e diventa pastore di Queen’s Crawley.
Arriva poi la chiamata al fronte: Napoleone sta per invadere il Belgio. Gli uomini si spostano a Bruxelles insieme alle donne, si organizzano balli e feste, nelle quali Becky e Amelia si rincontrano così come i rispettivi mariti, e George si ritrova attratto dalla signora Crawley, tanto da lasciar sola sua moglie durante la festa per corteggiare Rebecca e sperperare i suoi averi alle carte in favore di Rawdon. Ma durante la festa giunge la notizia dell’arrivo di Napoleone e dell’imminente partenza del reggimento verso Waterloo prevista per l’alba. George scrive una lettera al padre al quale affida la moglie. Che abbia un cattivo presentimento?
Si tratta solo dell’inizio della storia, uscita a fascicoli tre il 1847 e il 1848, che ha fatto impensierire Dickens per il grande successo che ebbe. È un romanzo nel quale, con tanto sarcasmo e ironia, Thackeray denuncia la società corrotta del suo tempo trasponendola trent’anni prima per non incorrere nella censura. Descrittivo quanto basta, fondamentalmente impregnato di moralità ed etica nonostante l’intento di essere super partes, “Vanity Fair” è un romanzo sensazionale, classico eppure moderno nello stile. Uno degli ultimi romanzi che ho letto e, forse uno dei più belli... Naturalmente nella mia mentale scaletta dei romanzi più belli sotto quelli delle sorelle Bronte e di Jane Austen! Molto lungo, ma leggerlo è un vero piacere e divertimento!
Dreams
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Leggere le avventure di Sarah Midnight è come cadere in un vortice nel quale hai la possibilità di conoscere prima dei personaggi stessi cosa accadrà, ma rim ... (continue)
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Leggere le avventure di Sarah Midnight è come cadere in un vortice nel quale hai la possibilità di conoscere prima dei personaggi stessi cosa accadrà, ma rimanere abbastanza sorpresa quando le tue aspettative vengono piacevolmente capovolte. Imprevedibile, interessante e coinvolgente. Ma partiamo dal principio.
Lo scenario si apre su un funerale, quello dei genitori di Sarah, morti in circostanze misteriose, almeno per la gente comune. La ragazza sa infatti che ad ucciderli sono stati dei demoni, visto che Anne e James Midnight erano tutt’altro che persone ordinarie: erano cacciatori di demoni, da una lunga generazione. E Sarah, nonostante abbia vissuto l’occupazione principale dei genitori al sicuro nella sua casa, ha un terribile dono – o forse sarebbe meglio dire maledizione – che le permette, nei suoi sogni, di vedere prima che accadano eventi che coinvolgono questi esseri malvagi. I sogni di Sarah hanno guidato per anni la caccia dei suoi genitori, quell’occupazione che è costata loro la vita. Ora la ragazza, appena diciassettenne, si trova a raccogliere un’eredità per la quale non è stata addestrata. Fin dall’inizio si evince non solo il suo dolore, ma anche il disagio causato dal ritenersi meno importante della “caccia”, del far sembrare la sua vita normale, come quella di tutti gli altri. È abituata a fare tutto in modo perfetto, dall’abbigliamento alle faccende di casa, perché è convinta che la ritualità sia l’unica cosa che farà tornare ogni giorno i genitori a casa. Ma ovviamente non è così. Si ritrova dunque sola, in procinto di lasciare la casa che ha abitato fin da piccola, per andare a vivere con la zia Juliet, sorella della madre che non immagina nemmeno lontanamente cosa realmente accadeva in casa Midnight. A realizzare il suo desiderio di non lasciare il tetto familiare contribuisce l’arrivo di uno strano ragazzo, che si rivela essere suo cugino Harry, con lei l’ultimo sopravvissuto della stirpe dei Midnight. Il ragazzo ha un marcato accento neo-zelandese, ed anche i suoi genitori sono morti; Harry ha lo sguardo e l’aspetto di uno con cui è meglio non immischiarsi, sebbene sia molto carino e carismatico. Fin dall’inizio Sarah ha dei sospetti riguardo la sua identità, finché egli non gli rivela l’esistenza dei Valaya, cacciatori che hanno preso il controllo dei demoni per distruggere le più influenti famiglie del Sabha, il consiglio superiore composto da tante stirpi che nel tempo hanno combattuto i demoni. Tra i Valaya c’è Cathy, qualcuno che ha fatto parte del passato dei Midnight e che pare abbia ucciso i genitori di Sarah e voglia adesso sfogare la sua ira su di lei.
Sarah e Harry cominciano la loro preparazione in vista degli attacchi demoniaci, scoprendo sempre di più quanto hanno bisogno di contare l’uno sull’altro. Harry è molto abile con le armi e soprattutto con i suo sgian dubh, un coltello cerimoniale che utilizza per disegnare rune in aria e intrappolare i demoni. Sarah invece ha i suoi sogni dettagliati e la sua black water: ha infatti il potere di far dissolvere i demoni al contatto con le sue mani, potere che però non riesce a gestire perché dipende molto dal suo stato d’animo. Col tempo comincerà a praticare anche la magia, seguendo gli insegnamenti che sua madre le ha lasciato su un diario.
Potrebbe sembrare quasi che tutto questo rimandi un po’ alle atmosfere del telefilm Buffy, l’ammazzavampiri, ma in realtà questo romanzo non ha nulla a che vedere con la fortunata serie della Warner Bro’s. Ci troviamo davanti una ragazza spaventata, in tutto e per tutto umana, con delle abilità particolari, ma certamente non molto diversa da tante altre. Ama suonare il violoncello, uscire con le amiche, e si trova del tutto impreparata a vivere nello scenario che le prospetta l’arrivo di Harry. Lui stesso non è per niente chiaro riguardo ciò che dovranno affrontare, questo perché vuole proteggerla, ma il suo essere troppo protettivo nei confronti di Sarah avrà delle conseguenze non proprio positive nel loro rapporto. E poi c’è Leaf, un ragazzo che sa controllare gli elementi naturali e più volte si ritrova a salvare la vita di Sarah, ma che sicuramente si porta dietro un alone di mistero poco rassicurante che ci fa essere vicini all’idea che di lui si fa Harry, ovvero di un bugiardo che vuole insinuarsi nel cuore di Sarah. Ma nel suo cuore forse c’è spazio per qualcun altro, qualcuno a cui non dovrebbe nemmeno lontanamente rivolgere il pensiero.
Se credete che sia tutto qui, vi sbagliate di grosso. La bellezza del romanzo è data dal fatto che riesce, in maniera del tutto naturale, a combinare la vita reale con il mondo magico, senza per forza mettere al centro di tutto la storia d’amore. Si, all’interno di “Dreams” c’è l’amore, ma non è il motore di tutte le azioni. C’è una particolare analisi dei rapporti umani, da quello tra genitori e figli a quello speciale tra persone che si amano: non sempre viene data un’accezione positiva a queste relazioni, poiché spesso spingono alla follia, che qui diventa un tema portante per lo sviluppo della storia dalla prima all’ultima pagina. Sicuramente una delle morali che si respirano sin dall’inizio è che ogni bugia detta, anche se a fin di bene, alla fine si ritorce contro chi l’ha pronunciata, con devastanti ripercussioni anche su chi ne è stato destinatario. Inoltre, si ripresenta un’altra peculiarità che avevo già notato in “Watch Over Me”: la Sacerdoti riesce a combinare varie storie e vari punti di vista senza spezzare la continuità della narrazione. Ho trovato favoloso il modo in cui riesca a raccontarci passato e presente attraverso gli occhi di Sean, Elodie e della stessa Cathy, mentre la vita di Sarah è raccontata in terza persona, come se fossimo uno spettatore in una sala cinematografica. Inoltre devo dire che ho apprezzato il modo in cui i personaggi vengono descritti, con una tale minuzia che è facile costruirsi un’immagine quasi fotografica di tutti coloro che incontriamo all’interno del romanzo e, paradossalmente, risulta facile farsi un’idea anche dei demoni che popolano i sogni e la realtà di Sarah. Nonostante si tratti di un romanzo dalle venature fantasy, la narrazione è decisamente verosimile, e i personaggi sono realistici: basti pensare a Sarah, alla sua immaturità e fragilità, alla sua arroganza in alcuni casi e alla sua solitudine, un’eroina che maschera la sua imperfezione dietro uno specchio di perfezione.
Il romanzo è fluito, corposo e interessantissimo. Quello che mi ha colpito è soprattutto il ritmo narrativo che non rallenta mai, nemmeno nelle situazioni di calma apparente, lasciando il lettore in un perenne stato di attesa, alimentando la suspense per quello che sarà il seguito. Il primo volume è in un certo senso autoconclusivo, nonostante lasci molte situazioni irrisolte e tanti dubbi riguardo le reali intenzioni di due dei personaggi principali. Ho apprezzato davvero tanto “Dreams”, nonostante non sia propriamente un’amante del genere, perché Daniela Sacerdoti ha saputo mantenere intatto il stile, che avevo semplicemente adorato in “Watch Over Me”, pur approcciandosi ad un genere narrativo completamente diverso. Credo che la trilogia di Sarah Midnight possa competere senza remore con le più famose serie young adult, perché ciò che la distingue è sicuramente l’attenzione e la cura per la storia che l’autrice dimostra ad ogni capitolo, la forte linearità e imprevedibilità degli eventi, ma soprattutto la reale valenza letteraria di questo prodotto.
Lo consiglio soprattutto a chi ha amato i romanzi della Meyer, non perché vi sia affinità, ma perché si tratta – almeno per il primo volume – di qualcosa di assolutamente superiore.
Fiore di Neve e il ventaglio segreto
Trovi la mia recensione anche qui http://dustypagesinwonderland.blogspot.it/2012/09/recen…
Il più imperscrutabile dei sentimenti è l’amore, sebbene in italiano vi siano più parole che ne tentano di cogliere le varie sfumature. Questo libro, come mai, ci aiuta a ... (continue)
Trovi la mia recensione anche qui http://dustypagesinwonderland.blogspot.it/2012/09/recen…
Il più imperscrutabile dei sentimenti è l’amore, sebbene in italiano vi siano più parole che ne tentano di cogliere le varie sfumature. Questo libro, come mai, ci aiuta a comprendere che le manifestazioni di affetto, i legami fraterni, il trasporto per un’altra persona non so che facce della stessa medaglia.
La storia è quella di un legame sacro, quello tra due laotong, due bambine che hanno giurato di divenire per tutta la vita due “vecchie se stesse”, di condividere gioie e dolori nonostante, dopo il matrimonio, vivranno distanti. È il racconto di una terra le cui tradizioni sono così lontane dalle nostre, ma in cui le donne, per compiacere gli uomini, sin da bambine subivano la fasciatura dei piedi per renderli piccoli e graziosi, simili ai gigli. Una tortura che, sebbene più cruenta, non è molto diversa dall’utilizzo che facevano le donne occidentali del bustino, per ottenere il tanto ammirato vitino di vespa.
"Sii casta e arrendevole, pacata e virtuosa nei tuoi atti; tranquilla e piacevole nelle parole; fine e misurata nei movimenti; perfetta nei lavori manuali e nel ricamo".
Le donne non avevano valore, erano solo “rami sterili” di nessuna utilità alla famiglia perché non ne avrebbero perpetuato la stirpe. Ma avevano la possibilità di contrarre buoni matrimoni e diventare dunque rispettabili, oppure venir promesse ad un uomo impuro e perdere il proprio status conseguito con la nascita.
Giglio Bianco e Fiore di Neve sono due bambine che cominciano la fasciatura nel medesimo giorno, suggellando ancor di più il loro legame, intensificato dagli otto caratteri che le rendono affini seppur diverse. Giglio Bianco è figlia di un agricoltore, ha la pelle abbronzata di chi ha vissuto i suoi giorni di bambina nei campi, ma ha la fortuna di esser nata con splendidi piedi e di poter cambiare il destino della propria famiglia. Al contrario, Fiore di Neve discende da una famiglia di intellettuali imperiali, ha la pelle nivea e i gusti raffinati. Dacché il loro legame si instaura, le due bambine insegnano l’una all’altra ciò che conoscono: Giglio Bianco istruisce Fiore di Neve riguardo le faccende domestiche, mentre quest’ultima insegna alla prima l’arte del ricamo e soprattutto il nu shu, la scrittura segreta di cui si servono le donne per comunicare senza che gli uomini possano cogliere il significato dei simboli, il cui senso insito in una frase va ricercato nel contesto. Il nu shu sarà anche il linguaggio che useranno per abbellire il loro ventaglio, dove raccoglieranno gli avvenimenti salienti delle loro vite, ma anche il loro diletto e la loro rovina.
Lo stile della See è fluido e coinvolgente e, sebbene appartenga ad un romanzo scritto sette anni fa, ricorda la struttura dei grandi romanzi dell’Ottocento per la ricercatezza con la quale vengono esposte anche le più piccole minuzie. Inoltre, ci presenta una realtà difficile, riuscendo a farcene innamorare, vivendo le stesse emozioni dei personaggi e caricandoci delle medesime angosce. Il ritmo della narrazione è incalzante, sebbene segua i ricordi della voce narrante di Giglio Bianco e riporti cinquant’anni di vita in forma diaristica raccontanti in poco più che trecento pagine.
Sorprendenti sono le conoscenze che si ricavano da questo testo, del quale è sicuramente ammirabile il lavoro pregresso di studio da parte dell’autrice, che ha raccolto numerose tradizioni del mondo cinese rendendole accessibili al mondo occidentale, che di quel popolo ammira le porcellane, ma non conosce le usanze.
Nonostante la forma diaristica che in alcuni capitoli abbraccia l’epistolario, “Fiore di neve e il ventaglio segreto” è a tutti gli effetti un romanzo storico, sebbene la storia che si racconta sia di pura fantasia.
Un romanzo intenso e coinvolgente, che è riuscito anche a farmi commuovere, facendo scendere qualche lacrima al momento di riporlo in libreria.