Manuale di uno degli esami del corso di Ingegneria Gestionale a PoliMI; da studiare: il libro non si legge per informarsi o per cultura personale. È un ottimo strumento di lavoro per chi, senza avere una preparazione accademica specifica, vuole approfondire i temi del suo lavoro legato al mondo Su
... (continue)
Manuale di uno degli esami del corso di Ingegneria Gestionale a PoliMI; da studiare: il libro non si legge per informarsi o per cultura personale. È un ottimo strumento di lavoro per chi, senza avere una preparazione accademica specifica, vuole approfondire i temi del suo lavoro legato al mondo Supply Chain. Ovviamente non è un libro “facile”, ma poiché non lo si legge per passatempo, lo sforzo è necessario per ottenere il risultato. Cmnq l’ho trovato abbastanza facile, adeguato a ciò che cercavo (conoscenza scientifica dell’argomento SCM e strumenti per migliorare la mia produttività sul lavoro in ambito Acq-Produz-Operation), ma come ogni testo da studiare richiede più di una lettura e la stesura di sintesi/appunti. Libro molto ben fatto (come tutti i manuali di questa collana del Mulino), sia come struttura, divisione e sequenza degli argomenti, sia per quanto riguarda la costruzione grafica (grassetti, box esplicativi, tavole, grafici, formule, diagr.flusso ecc). Il testo è a mio avviso accessibile e comprensibile anche a non ingegneri: chiunque abbia già lavorato (anche un minimo) in ambito SCM (Acq, Pianificaz, Produz, Mag/Scorte, Distribuz/Retail, ecc) può leggerlo, capirlo (con difficoltà proporzionate alla sua esperienza nel settore) e trarne vantaggio. I diversi settori (Acq, Mag, Prod, ecc) sono ben divisi per capitoli e fruibili separatamente (io per esempio non ho letto la parte Retail) senza inficiare la comprensione generale dei temi che si vogliono approfondire.
Passione liberista, ma la ragione siamo sicuri che c'e'?
Rigorosamente (ovviamente) Pro Liberista, per essere compreso richiede più che min nozioni di econ.politica. Parte dall’operato di Reagan (primo mandato), lo critica (liberismo a metà), spiega come/perché un Governo ha 9mesi per fare le riforme e poi i gruppi di pressione ne bloccano l’attività (par
... (continue)
Rigorosamente (ovviamente) Pro Liberista, per essere compreso richiede più che min nozioni di econ.politica. Parte dall’operato di Reagan (primo mandato), lo critica (liberismo a metà), spiega come/perché un Governo ha 9mesi per fare le riforme e poi i gruppi di pressione ne bloccano l’attività (parte breve ma interessante); poi tratta il tema delle mancate liberalizzazioni e propone le sue soluzioni.
Spunti interessanti (aliquota unica di tax redditi, veto presidenziale su Art e non su intera Legge, pareggio di bilancio in Costituz, ctrl Gov sulla qty di Moneta, buoni scuola, legalizzazione droghe), ma insoddisfacenti le trattazioni dei temi e lo svl delle ipotesi alternative alla situaz illustrata: tesi sempre senza antitesi, visione unilaterale e/o incompleta, mai adeguatamente argomentata/supportata da dati/numeri.
Cap1-2 i conti (economici) della gestione Reagan (promesse, spesa, deficit). Cap3-4 crescita spesa pubblica dal 1930 (come quanto perché), poi tirannia di status quo e dei beneficiari. Ipotesi aliquota unica di tassaz (esenzioni per fasce reddito). Spesa militare necessaria (la sicurezza come dovere dello Stato e motore della econ) analisi del trend ed effetti su industria/occupaz. Cap5-7 Inflazione vista solo come pol.interna (strum fiscale) [nessun cenno ad effetti in Relaz Internaz]; auspica ritorno a GoldStd [plausibile]; Fed (e produz Moneta) sotto ctrl del Gov ed analisi per cui l’Inflazione su un bene provoca pressioni al ribasso su altri [irragionevole la prima (cfr Lijphart), la seconda non tiene conto dei costi di trasformazione dei beni e delle relaz tra mercati interni/esterni]. Disoccupaz: analisi liberista e (legittima) avversione a pol.kynesiane ma evidenza fallace (nel 2012) della relaz Inflaz-sp.pubbl di sostegno al reddito. Protezionismo: non ne considera le applicaz temporanee/positive [manuale di base di econ]; inadeguata la trattaz sugli immigrati, poco chiara l’estensione del concetto di investimenti esteri nella produzione locale di beni stranieri. Criminalità: non pretendo una trattaz sociologica, ma è inaccettabile il semplicismo; quasi tutto è ricondotto alla droga: legalizzazione come soluz econ e sociale. Cap8 istruz e rapp pvt-pubbl. Non male la trattaz e le soluz proposte fino al college, poi elude il tema università (e rapp di questa con industria) e si perde nel finale definendo le scuole le maggiori istituzioni socialiste del Paese. Cap9 riepilogativo.
2,5 arrotondato a 2; da B.Smaghi mi aspettavo di più. In teoria analizza l’Euro (E) a 10y dalla nascita in realtà lo sostiene contro la crisi di popolarità: sembra divulgativo, ma per essere compreso (e criticato) richiede più che minime cognizioni di econ. Il difetto è l’assenza di critiche (dire
... (continue)
2,5 arrotondato a 2; da B.Smaghi mi aspettavo di più. In teoria analizza l’Euro (E) a 10y dalla nascita in realtà lo sostiene contro la crisi di popolarità: sembra divulgativo, ma per essere compreso (e criticato) richiede più che minime cognizioni di econ. Il difetto è l’assenza di critiche (dirette: quanto/come fatto, indirette: eventuali modif nei mutati scenari) e l’analisi strumentale: l’E ci ha salvati, l’inflaz è cresciuta poco e per coincidenze [?!]; la BCE è indipend/forte [senza stampare moneta? senza potere per far applicare le sue direttive?]; giusto il mandato unico (ctrl inflaz) ed ai Paesi tutte le responsab di mancata crescita [ma inflaz e crescita sono scelte di pol.econ alternative!]; spiega i plus di una valuta forte/unica ma non i probl [export, politiche/debiti gestiti dai sing Stati]; la convergenza al Pil di Spa-Grk-Irl come se fosse merito del E [in realtà frutto del Progetto Coesione Ue 2000-06]. Il probl dell’assenza di Governance (del Euro e di politica) comune è trattato in 6pag (!?), gli effetti di una politica monetaria BCE unica in contesto di Stati membri con cicli economici divergenti, è solo accennato, in 6 righe alla penultima pagina (!!??).
Ottimo il Cap.6 (comportam fisco/econ degli St.membri, crisi 2003 e riforma dei trattati); colpisce Fra-Ita, indicate entrambe in cattive condizioni economiche; Italia incapace di adeguare il modello cultura-industria-economia alla moneta unica. Nei Cap.7-8 emerge l’approvazione del modello tedesco [accettabile l’idea, ma possibile che non c’è una critica?] e l’ideale liberista; purtroppo i temi di equilibrio/equità (e soluz) sono solo accennati in modo troppo superficiale. Cap.9: ottima spiegaz di crisi ‘07-8 e dei riflessi sul sist finanz/banche; ma a fronte della complessità (N enti di gestione, limiti della BCE, complessità dati/comunicaz) si limita a “sperare” in più coordinamento degli enti di ctrl; niente soluz/critiche vere. Oggi (2011, crisi continua dal 2007) risulta sbagliata la previsione che una grave crisi finanziaria avrebbe portato centralizzazione/unificazione dei controlli. Cap.11 il più serio, sull’eventuale uscita di un Paese dal Euro. Ragionevoli i motivi (shock esogeno per economia specializzata o crisi di debito sovrano) così come gli scenari (costi di transizione a nuova moneta, svalutazione, fuga di IDE e capitali, svl problemi in Relaz.Internaz). In definitiva, troppo sconveniente. Cap.12 conclusivo troppo generico ed utopista, tratta l’Euro in modo indiretto valutando i temi della governance e della politica Ue. Giusti i rischi (inflazione per crescita domanda da Paesi emergenti, declino Europa in economia globale).
Romanzo di formazione, in forma di metafora, dal sapore paternalistico e fortemente pessimista (vedi finale). Scrittura prolissa/ricercata per un adolescente contemporaneo, ma può piacere in un’età un po’ più avanzata, quando si è in grado di contestualizzare il momento di scrittura e cogliere le sf
... (continue)
Romanzo di formazione, in forma di metafora, dal sapore paternalistico e fortemente pessimista (vedi finale). Scrittura prolissa/ricercata per un adolescente contemporaneo, ma può piacere in un’età un po’ più avanzata, quando si è in grado di contestualizzare il momento di scrittura e cogliere le sfumature più sociali.
Il primo tema del racconto (chiaro e dichiarato nel cap.20) è mostrare il limite dell’uomo che pur ignorante (che non sa) ha la presunzione di sapere e dominare; non si confronta con ciò che potrebbe intaccare le sue certezze (anzi, se può lo sopprime -Cromatique- o come minimo la deride) e si chiude così allo sviluppo sociale ed intellettuale. Questa situaz purtroppo avviene a qualunque stadio di sviluppo (cfr linealandia, o l’universo del punto), ed anche la sfera mostra queste ristrettezze mentali di fronte alla questione della quarta dimensione.
Il secondo è più sottile e coinvolge la strutt.sociale e la formazione dei giovani. Si risolve facilmente la formazione (il maestro cede il suo orgoglio per il bene delle future generazioni: la sfera con il quadrato e questi nella sua società) pur mantenendo l’idea [paternalismo tardo’800] che la formaz non sia per tutti (la sfera insegna una volta ogni 1000 anni, ed il quadrato seleziona gli allievi). In sottofondo il tema della strutt.sociale, mostrato/spiegato come stato di cose mai messo in discussione [qst ovviamente ha valenza negativa], con scarsa consideraz.femminile ed una strutt.familiare standard con ruoli definiti [strumentale ad un più equilibrato sviluppo industriale del periodo?], forte gerarchizzazione con bassissima mobilità sociale ed un modello distributivo sperequante tra la sempre più ristretta elite e la sempre maggiore massa; gli strumenti (minimi) di emancipazione per pochi sembrano espliciti rimandi a Marx, con i “trucchi” della borghesia per fare credere ai proletari di avere chi si cura di loro ed opportunità di migliorare la loro condizione, quando invece si tratta solo di subdole/occulte forme di controllo/repressione. Drammatico il finale, dove viene dichiarato che l’uomo (in generale, la massa, così come l’oligarchia che comanda) non vuole migliorarsi né modificare il pacifico status quo. Chi ci prova è condannato (come minimo) ad essere escluso dal mainstream sociale, quando non perseguitato o ucciso.
Questi aspetti ed il fatto di non essere del tutto dichiarati, sono a mio avviso i temi socialmente più rilevanti, ma anche più difficili da cogliere. Per questo all’inizio scrivevo che la lettura potrebbe non essere pienamente apprezzabile in fase adolescenziale.
Pietra miliare del Pens.Politico moderno; solidamente argomentato, ma non va dimenticato che l’autore in seguito mitigò le sue posizioni più rigide. Alla validità di idee/argomenti, fanno da contraltare assunti non sempre coerenti con la società moderna: applicare l’etica kantiana (Filos.Morale limi
... (continue)
Pietra miliare del Pens.Politico moderno; solidamente argomentato, ma non va dimenticato che l’autore in seguito mitigò le sue posizioni più rigide. Alla validità di idee/argomenti, fanno da contraltare assunti non sempre coerenti con la società moderna: applicare l’etica kantiana (Filos.Morale limite alla Filos.Politica) comporta una medioalta scolarizzazione, e l’attenzione alla legittimità (se si rispetta la legge il risultato è giusto anche se sperequativo) non considera possibili distorsioni indotte da chi in posizione dominante legifera a suo vantaggio (ma in effetti la questione non esiste assumendo l’etica vincolante e condivisa). L’individualismo nel rispetto della legge sembra a metà tra S.Agostino e la predestinazione calvinista.
P1: Legittimaz Stato Minimo (SM). Gli individui godono di diritti negativi e lo Stato protegge/garantisce il rispetto di regole/contratti; nasce in modo spontaneo dallo stato di natura, passa dallo Stato ultraminimo (protezione a pagamento) e giunge a SM [contrattualismo]. Lo SM è più efficiente economicamente e moralmente più lecito mentre la protezione concessa a tutti è l’unica perequazione sociale concessa [paternalismo?]. La P1 è tutta sul tema giustizia/protezione ma non tratta della possibilità che l’agenzia che emerge dominante non sia la più consona alla società ma solo la più forte, o cosa succede al mutare della società se lo SM vige (come definito) come monopolio naturale, non tratta il tema dell’evasione fiscale e del conseguente possibile freeriding (effetti collettivi come ovviare).
P2: prima contro l’allargam dello Stato e contro Rawls (giustizia redistributiva e società collettivista), poi contesta/confuta le argomentazioni pro interventi pubbl. Tasse come lavoro forzoso su obj non del soggetto, eventuale perequaz solo volontaria da parte di sing subj, ogni imposizione è illegittima, vìola i diritti e nel tempo degenera nella attuale democrazia interventista illiberale. P2 è la parte che più mi è piaciuta: c’è un forte egoismo nel mettere in discuss l’idea di sostegno ai deboli, ma è difficile non condividere che ciascuno dovrebbe avere secondo i suoi meriti, donare per scelta e non per obbligo, e non avere doveri di perequaz relativamente agli eventuali talenti ricevuti dalla natura alla nascita.
P3: strutture istituzionali di base per la realizzazione dello SM e spiegaz della maggiore facilità di questo ad inglobare le diverse filosofie politiche (liberismo, socialismo, anche dittature se non interferiscono con altre comunità), che possono coesistere nella struttura di SM come aree di governo che si autoregola sottostando al contrattualismo principale.
Operations, supply chain e strategie competitive
Manuale di uno degli esami del corso di Ingegneria Gestionale a PoliMI; da studiare: il libro non si legge per informarsi o per cultura personale.continue)
È un ottimo strumento di lavoro per chi, senza avere una preparazione accademica specifica, vuole approfondire i temi del suo lavoro legato al mondo Su ... (
Manuale di uno degli esami del corso di Ingegneria Gestionale a PoliMI; da studiare: il libro non si legge per informarsi o per cultura personale.
È un ottimo strumento di lavoro per chi, senza avere una preparazione accademica specifica, vuole approfondire i temi del suo lavoro legato al mondo Supply Chain.
Ovviamente non è un libro “facile”, ma poiché non lo si legge per passatempo, lo sforzo è necessario per ottenere il risultato. Cmnq l’ho trovato abbastanza facile, adeguato a ciò che cercavo (conoscenza scientifica dell’argomento SCM e strumenti per migliorare la mia produttività sul lavoro in ambito Acq-Produz-Operation), ma come ogni testo da studiare richiede più di una lettura e la stesura di sintesi/appunti.
Libro molto ben fatto (come tutti i manuali di questa collana del Mulino), sia come struttura, divisione e sequenza degli argomenti, sia per quanto riguarda la costruzione grafica (grassetti, box esplicativi, tavole, grafici, formule, diagr.flusso ecc).
Il testo è a mio avviso accessibile e comprensibile anche a non ingegneri: chiunque abbia già lavorato (anche un minimo) in ambito SCM (Acq, Pianificaz, Produz, Mag/Scorte, Distribuz/Retail, ecc) può leggerlo, capirlo (con difficoltà proporzionate alla sua esperienza nel settore) e trarne vantaggio. I diversi settori (Acq, Mag, Prod, ecc) sono ben divisi per capitoli e fruibili separatamente (io per esempio non ho letto la parte Retail) senza inficiare la comprensione generale dei temi che si vogliono approfondire.
La tirannia dello status quo
Rigorosamente (ovviamente) Pro Liberista, per essere compreso richiede più che min nozioni di econ.politica. Parte dall’operato di Reagan (primo mandato), lo critica (liberismo a metà), spiega come/perché un Governo ha 9mesi per fare le riforme e poi i gruppi di pressione ne bloccano l’attività (par ... (continue)
Rigorosamente (ovviamente) Pro Liberista, per essere compreso richiede più che min nozioni di econ.politica. Parte dall’operato di Reagan (primo mandato), lo critica (liberismo a metà), spiega come/perché un Governo ha 9mesi per fare le riforme e poi i gruppi di pressione ne bloccano l’attività (parte breve ma interessante); poi tratta il tema delle mancate liberalizzazioni e propone le sue soluzioni.
Spunti interessanti (aliquota unica di tax redditi, veto presidenziale su Art e non su intera Legge, pareggio di bilancio in Costituz, ctrl Gov sulla qty di Moneta, buoni scuola, legalizzazione droghe), ma insoddisfacenti le trattazioni dei temi e lo svl delle ipotesi alternative alla situaz illustrata: tesi sempre senza antitesi, visione unilaterale e/o incompleta, mai adeguatamente argomentata/supportata da dati/numeri.
Cap1-2 i conti (economici) della gestione Reagan (promesse, spesa, deficit).
Cap3-4 crescita spesa pubblica dal 1930 (come quanto perché), poi tirannia di status quo e dei beneficiari. Ipotesi aliquota unica di tassaz (esenzioni per fasce reddito). Spesa militare necessaria (la sicurezza come dovere dello Stato e motore della econ) analisi del trend ed effetti su industria/occupaz.
Cap5-7 Inflazione vista solo come pol.interna (strum fiscale) [nessun cenno ad effetti in Relaz Internaz]; auspica ritorno a GoldStd [plausibile]; Fed (e produz Moneta) sotto ctrl del Gov ed analisi per cui l’Inflazione su un bene provoca pressioni al ribasso su altri [irragionevole la prima (cfr Lijphart), la seconda non tiene conto dei costi di trasformazione dei beni e delle relaz tra mercati interni/esterni].
Disoccupaz: analisi liberista e (legittima) avversione a pol.kynesiane ma evidenza fallace (nel 2012) della relaz Inflaz-sp.pubbl di sostegno al reddito.
Protezionismo: non ne considera le applicaz temporanee/positive [manuale di base di econ]; inadeguata la trattaz sugli immigrati, poco chiara l’estensione del concetto di investimenti esteri nella produzione locale di beni stranieri.
Criminalità: non pretendo una trattaz sociologica, ma è inaccettabile il semplicismo; quasi tutto è ricondotto alla droga: legalizzazione come soluz econ e sociale.
Cap8 istruz e rapp pvt-pubbl. Non male la trattaz e le soluz proposte fino al college, poi elude il tema università (e rapp di questa con industria) e si perde nel finale definendo le scuole le maggiori istituzioni socialiste del Paese.
Cap9 riepilogativo.
Il paradosso dell'euro. Luci e ombre dieci anni dopo
2,5 arrotondato a 2; da B.Smaghi mi aspettavo di più.continue)
In teoria analizza l’Euro (E) a 10y dalla nascita in realtà lo sostiene contro la crisi di popolarità: sembra divulgativo, ma per essere compreso (e criticato) richiede più che minime cognizioni di econ.
Il difetto è l’assenza di critiche (dire ... (
2,5 arrotondato a 2; da B.Smaghi mi aspettavo di più.
In teoria analizza l’Euro (E) a 10y dalla nascita in realtà lo sostiene contro la crisi di popolarità: sembra divulgativo, ma per essere compreso (e criticato) richiede più che minime cognizioni di econ.
Il difetto è l’assenza di critiche (dirette: quanto/come fatto, indirette: eventuali modif nei mutati scenari) e l’analisi strumentale: l’E ci ha salvati, l’inflaz è cresciuta poco e per coincidenze [?!]; la BCE è indipend/forte [senza stampare moneta? senza potere per far applicare le sue direttive?]; giusto il mandato unico (ctrl inflaz) ed ai Paesi tutte le responsab di mancata crescita [ma inflaz e crescita sono scelte di pol.econ alternative!]; spiega i plus di una valuta forte/unica ma non i probl [export, politiche/debiti gestiti dai sing Stati]; la convergenza al Pil di Spa-Grk-Irl come se fosse merito del E [in realtà frutto del Progetto Coesione Ue 2000-06].
Il probl dell’assenza di Governance (del Euro e di politica) comune è trattato in 6pag (!?), gli effetti di una politica monetaria BCE unica in contesto di Stati membri con cicli economici divergenti, è solo accennato, in 6 righe alla penultima pagina (!!??).
Ottimo il Cap.6 (comportam fisco/econ degli St.membri, crisi 2003 e riforma dei trattati); colpisce Fra-Ita, indicate entrambe in cattive condizioni economiche; Italia incapace di adeguare il modello cultura-industria-economia alla moneta unica.
Nei Cap.7-8 emerge l’approvazione del modello tedesco [accettabile l’idea, ma possibile che non c’è una critica?] e l’ideale liberista; purtroppo i temi di equilibrio/equità (e soluz) sono solo accennati in modo troppo superficiale.
Cap.9: ottima spiegaz di crisi ‘07-8 e dei riflessi sul sist finanz/banche; ma a fronte della complessità (N enti di gestione, limiti della BCE, complessità dati/comunicaz) si limita a “sperare” in più coordinamento degli enti di ctrl; niente soluz/critiche vere. Oggi (2011, crisi continua dal 2007) risulta sbagliata la previsione che una grave crisi finanziaria avrebbe portato centralizzazione/unificazione dei controlli.
Cap.11 il più serio, sull’eventuale uscita di un Paese dal Euro. Ragionevoli i motivi (shock esogeno per economia specializzata o crisi di debito sovrano) così come gli scenari (costi di transizione a nuova moneta, svalutazione, fuga di IDE e capitali, svl problemi in Relaz.Internaz). In definitiva, troppo sconveniente.
Cap.12 conclusivo troppo generico ed utopista, tratta l’Euro in modo indiretto valutando i temi della governance e della politica Ue. Giusti i rischi (inflazione per crescita domanda da Paesi emergenti, declino Europa in economia globale).
Flatlandia
Romanzo di formazione, in forma di metafora, dal sapore paternalistico e fortemente pessimista (vedi finale). Scrittura prolissa/ricercata per un adolescente contemporaneo, ma può piacere in un’età un po’ più avanzata, quando si è in grado di contestualizzare il momento di scrittura e cogliere le sf ... (continue)
Romanzo di formazione, in forma di metafora, dal sapore paternalistico e fortemente pessimista (vedi finale). Scrittura prolissa/ricercata per un adolescente contemporaneo, ma può piacere in un’età un po’ più avanzata, quando si è in grado di contestualizzare il momento di scrittura e cogliere le sfumature più sociali.
Il primo tema del racconto (chiaro e dichiarato nel cap.20) è mostrare il limite dell’uomo che pur ignorante (che non sa) ha la presunzione di sapere e dominare; non si confronta con ciò che potrebbe intaccare le sue certezze (anzi, se può lo sopprime -Cromatique- o come minimo la deride) e si chiude così allo sviluppo sociale ed intellettuale. Questa situaz purtroppo avviene a qualunque stadio di sviluppo (cfr linealandia, o l’universo del punto), ed anche la sfera mostra queste ristrettezze mentali di fronte alla questione della quarta dimensione.
Il secondo è più sottile e coinvolge la strutt.sociale e la formazione dei giovani.
Si risolve facilmente la formazione (il maestro cede il suo orgoglio per il bene delle future generazioni: la sfera con il quadrato e questi nella sua società) pur mantenendo l’idea [paternalismo tardo’800] che la formaz non sia per tutti (la sfera insegna una volta ogni 1000 anni, ed il quadrato seleziona gli allievi).
In sottofondo il tema della strutt.sociale, mostrato/spiegato come stato di cose mai messo in discussione [qst ovviamente ha valenza negativa], con scarsa consideraz.femminile ed una strutt.familiare standard con ruoli definiti [strumentale ad un più equilibrato sviluppo industriale del periodo?], forte gerarchizzazione con bassissima mobilità sociale ed un modello distributivo sperequante tra la sempre più ristretta elite e la sempre maggiore massa; gli strumenti (minimi) di emancipazione per pochi sembrano espliciti rimandi a Marx, con i “trucchi” della borghesia per fare credere ai proletari di avere chi si cura di loro ed opportunità di migliorare la loro condizione, quando invece si tratta solo di subdole/occulte forme di controllo/repressione.
Drammatico il finale, dove viene dichiarato che l’uomo (in generale, la massa, così come l’oligarchia che comanda) non vuole migliorarsi né modificare il pacifico status quo. Chi ci prova è condannato (come minimo) ad essere escluso dal mainstream sociale, quando non perseguitato o ucciso.
Questi aspetti ed il fatto di non essere del tutto dichiarati, sono a mio avviso i temi socialmente più rilevanti, ma anche più difficili da cogliere. Per questo all’inizio scrivevo che la lettura potrebbe non essere pienamente apprezzabile in fase adolescenziale.
Anarchia, stato e utopia
Pietra miliare del Pens.Politico moderno; solidamente argomentato, ma non va dimenticato che l’autore in seguito mitigò le sue posizioni più rigide. Alla validità di idee/argomenti, fanno da contraltare assunti non sempre coerenti con la società moderna: applicare l’etica kantiana (Filos.Morale limi ... (continue)
Pietra miliare del Pens.Politico moderno; solidamente argomentato, ma non va dimenticato che l’autore in seguito mitigò le sue posizioni più rigide. Alla validità di idee/argomenti, fanno da contraltare assunti non sempre coerenti con la società moderna: applicare l’etica kantiana (Filos.Morale limite alla Filos.Politica) comporta una medioalta scolarizzazione, e l’attenzione alla legittimità (se si rispetta la legge il risultato è giusto anche se sperequativo) non considera possibili distorsioni indotte da chi in posizione dominante legifera a suo vantaggio (ma in effetti la questione non esiste assumendo l’etica vincolante e condivisa). L’individualismo nel rispetto della legge sembra a metà tra S.Agostino e la predestinazione calvinista.
P1: Legittimaz Stato Minimo (SM). Gli individui godono di diritti negativi e lo Stato protegge/garantisce il rispetto di regole/contratti; nasce in modo spontaneo dallo stato di natura, passa dallo Stato ultraminimo (protezione a pagamento) e giunge a SM [contrattualismo]. Lo SM è più efficiente economicamente e moralmente più lecito mentre la protezione concessa a tutti è l’unica perequazione sociale concessa [paternalismo?]. La P1 è tutta sul tema giustizia/protezione ma non tratta della possibilità che l’agenzia che emerge dominante non sia la più consona alla società ma solo la più forte, o cosa succede al mutare della società se lo SM vige (come definito) come monopolio naturale, non tratta il tema dell’evasione fiscale e del conseguente possibile freeriding (effetti collettivi come ovviare).
P2: prima contro l’allargam dello Stato e contro Rawls (giustizia redistributiva e società collettivista), poi contesta/confuta le argomentazioni pro interventi pubbl. Tasse come lavoro forzoso su obj non del soggetto, eventuale perequaz solo volontaria da parte di sing subj, ogni imposizione è illegittima, vìola i diritti e nel tempo degenera nella attuale democrazia interventista illiberale. P2 è la parte che più mi è piaciuta: c’è un forte egoismo nel mettere in discuss l’idea di sostegno ai deboli, ma è difficile non condividere che ciascuno dovrebbe avere secondo i suoi meriti, donare per scelta e non per obbligo, e non avere doveri di perequaz relativamente agli eventuali talenti ricevuti dalla natura alla nascita.
P3: strutture istituzionali di base per la realizzazione dello SM e spiegaz della maggiore facilità di questo ad inglobare le diverse filosofie politiche (liberismo, socialismo, anche dittature se non interferiscono con altre comunità), che possono coesistere nella struttura di SM come aree di governo che si autoregola sottostando al contrattualismo principale.