As I say in the subject, this book reminds me so much of PKD style.
Maybe that's because it has very little sf in it, it involves a distant planet, Gwydion, whose inhabitants evolved "on their own" during 1200 years just to be "re-discovered" by the surivors of Terran Empire downfall, at the dawn
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As I say in the subject, this book reminds me so much of PKD style.
Maybe that's because it has very little sf in it, it involves a distant planet, Gwydion, whose inhabitants evolved "on their own" during 1200 years just to be "re-discovered" by the surivors of Terran Empire downfall, at the dawn (oops dusk!) of the Long Night.
I won't add anything more 'cause by doing so I would really spoil the book main mystery.
Anyway, the main characters are very vivids, I loved them all, and the story is quite intriguing, so I definitely suggest you to read this book and enjoy it as I did!
Un libro unico nel suo genere. Premetto che ho cambiato idea moltissime volte su questo libro, da quando lo lessi anni fa. Il che perlomeno significa che continuo a pensarci spesso.
Che dire, da dove cominciare (sono quasi 800 pagine nella versione originale)...
Un libro unico nel suo genere. Premetto che ho cambiato idea moltissime volte su questo libro, da quando lo lessi anni fa. Il che perlomeno significa che continuo a pensarci spesso.
Che dire, da dove cominciare (sono quasi 800 pagine nella versione originale)...
E' difficile inquadrare sto libro, mentre è più semplice dire cosa non è: - non è un libro di fantascienza in senso stretto (non aspettatevi astronavi, pistole laser o colonizzazione della galassia); - non penso che sia neanche un trattato religioso o un'opera religiosa in senso stretto, perché gli mancano la piattezza e la scontatezza che si ravvisano di solito in opere di questo tipo (ad esempio nei Vangeli) - un trattato di sociologia neanche, perché del trattato non ne ha le caratteristiche, e neanche del saggio.
Quindi lo definirei piuttosto un manifesto, un lungo pamphlet di 782 pagine in cui Heinlein ci descrive la sua idea di un mondo migliore.
Non entro nei dettagli della trama perché è talmente lunga e complessa che non ne uscirei più, comunque lo stile è puro Heinlein: raramente annoia, è contundente, i personaggi principali cannibalizzano (a volte letteralmente) quelli secondari, che esistono al solo scopo di magnificare i primi. Un po' come in Fanteria dello Spazio. Le analogie con quest'ultimo secondo me sono parecchie, nonostante sia un libro di Guerra mentre Straniero è un libro di Pace. La visione militaristica di Fanteria non è poi così lontana da quella pacifista di Straniero, se non altro nei toni e nei modi in cui ci viene presentata. Heinlein infatti nell'esporre le proprie idee è sempre totale e totalizzante, bisogna immergervisi a capofitto e farle proprie, per capire dove vuole andare a parare. A molti questo non è piaciuto, e lo capisco. Ad altri è piaciuto talmente tanto, che mi chiedo se l'abbiano davvero capito (soprattutto visto che è considerato il manifesto degli hippies...)
Di certo c'è che Heilein è stato dapprima accusato di essere un fascistoide guerrafondaio, e poi un freakkettone pacifista, quindi anche i suoi detrattori non è che abbiano le idee molto chiare. Maschilista sì, ecco, quello lo è più o meno in maniera costante :-)
Personalmente questo libro l'ho trovato molto bello, oltre agli originali Marziani penso che tutta la faccenda dell'Acqua, del mangiare per capire, la nuova chiesa, sono tutte idee che mi sono piaciute molto. I Marziani (quelli veri...) li ho trovati terrificanti e nonostante se ne parli poco nel libro, sono una delle immagini che meglio ricordo.
E qui mi riallaccio al discorso cristianesimo: chi legge questo libro sperando di trovarci una versione rivista e corretta (ed attualizzata agli anni '60 e alla libertà sessuale) del cristianesimo o dell'islam, rimarrà amaramente deluso. Mike il Messia è figlio di spietate, insondabili, divinità antiche che ricordano gli dei pagani, è ricco sfondato, mangia i propri simili per capirli fino in fondo e ha poteri telecinetici/telepatici sovrumani, insomma la religione (per chi ci crede, personalmente sono ateo) è qualcosa di più serio di così...
Ecco a volte ho come l'impressione che Heinlein abbia scritto parte del libro sotto gli effetti dell'LSD, cosa che forse non mi permetterà di grokkarlo mai del tutto. Comunque va letto, ed è un gran bel libro.
Il libro parla di uno di quegli Italiani di cui bisogna andar fieri. Le personalità più grandi danno il meglio di sé sempre: tanto in guerra quanto in pace. Guillet è uno di questi. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo.
In breve: la storia di una giovane donna che, per il fatto di non volerla dare, viene continuamente vessata dal resto del mondo.
Scherzi a parte, questo libro andrebbe letto e riletto ed insegnato in tutte le scuole del Regno, di ordine e grado.
Una lectio magistralis del divin Marchese sulla futilità della virtù e sull'importanza di godersi la vita senza quei paletti ed auto mortificazioni tanto care ai religiosi di tutto il mondo.
Questo è il veramente vero Manuale dell'Ateo, a De Sade andrebbero intitolate strade e piazze.
Ho letto ogni genere di scemenza riguardo a Justine, ma a mio parere De Sade l'ha scritto innanzitutto per divertirsi e divertire; poi per farci riflettere filosoficamente sull'ipocrisia e la scelleratezza della morale cristiana; infine per esternare le proprie preferenze sessuali senza remore, senza nascondersi, e, dalla cella in cui marciva, fare da apristrada alla futura rivolta contro la morale bigotta cristiana. In quest'ordine.
- Sull'ironia di fondo che permea il libro non ci sono dubbi, a partire dal linguaggio blasfemissimo e roboante, che estremizza tutti i concetti cari all'ateismo fino alle massime conseguenze (non per niente c'è chi sostiene - a torto - che abbia ispirato nientepopodimenoché il nazismo), in un crescendo di furia delirante che porta, come risultato finale, ad un concetto di base semplicissimo: se dalla tua morte ricaverei anche una sola mezza oncia di piacere, allora è giusto che tu debba morire per mano mia. Anzi, ho il dovere morale di ucciderti. Ci sono poi vari passaggi nel libro in cui l'autore si fa il verso da solo, come quello in cui si scaglia contro gli empi autori di libri che corrompono la morale della gente, per non parlare del finale (quello della seconda versione) che definirei tragicomico. La struttura stessa del libro assomiglia moltissimo alla vita di un santo, o ad un vangelo, ma all'incontrario: le cose funzionano in senso diametralmente opposto rispetto agli scritti religiosi e il male trionfa sempre; in questo sistema, l'unica salvezza del virtuoso è quella di ripudiare la virtù, convertirsi al male e rifarsi delle proprie disgrazie infliggendone di più gravi a coloro che sono più deboli di lui, in modo da potersi consolare.
- La scelleratezza del cristianesimo viene esposta dalla serie di lunghi monologhi dei personaggi libertini del libro: dottori che non esitano a sacrificare i propri pazienti in nome del progresso della scienza; ricchi borghesi che calpestano i poveri abusandone impunemente; uomini che odiano le donne; e ovviamente i preti, qui invariabilmente dipinti come maniaci sessuali non repressi, pedofili, coprofagi, pluriomicidi e pazzi furiosi, che non perdono occasione di ripudiare e profanare i più alti dogmi ed i misteri ecclesiastici.
- Justine è anche la prima, vera rivoluzione sessuale, intesa come rivolta verso i dettami del Vaticano (o del Meccano, ché cristiani, musulmani, o altri, le religioni risultano tutte ugualmente odiose agli occhi del buon Marchese), soprattutto verso la condanna di quella sodomia così cara a De Sade, ma anche dell'incesto e delle pratiche bestiali più impensabili. Tutte pratiche che comunque - come chiunque abbia letto Sesso da Papi di Eric Frattini sa benissimo - non erano sconosciute nemmeno ai sommi pontefici: tant'è che il povero Marchese passò gran parte della propria vita in prigione non tanto per i propri gusti sessuali deviati, quanto per il fatto di essere ateo. Un martire della causa, insomma.
Nonostante la ripetitività di alcune scene sessuali - il linguaggio flamboyant con cui queste vengono descritte, e il grandissimo divertimento che provocano unitamente ai concetti blasfemi esposti, fanno sì che non mi sia mai annoiato leggendolo.
Per quanto riguarda il fatto che si tratti di un libro pornografico, credo che chi sostenga ciò non abbia capito nulla di Justine. La pornografia non è altro che un aspetto marginale di un più vasto concetto filosofico alla base del libro, ovvero che l'uomo in quanto animale creato dalla natura ha il dovere egoistico di fare a sé tutto ciò che può garantirgli la sopravvivenza. Per compiacere la natura stessa. Mors tua vita mea. Piuttosto che un libro pornografico lo definirei quindi un trattato filosofico sull'ateismo e sull'Egoismo estremo che ne deriva. Non è un caso infatti che quasi tutte le "scene pornografiche" del libro siano inframmezzate e contornate di scene di pura brutalità, sottomissione e annichilimento non necessariamente sessuali, per esempio quella del lento dissanguamento di Justine ad opera del Conte. Oppure il sacrificio da parte del Dottore della propria figlia per studiarne le viscere, tra l'altro sottoponendola ad un dolore inconcepibile al fine di una migliore riuscita dell'esperimento. Il sesso, violento e prevaricante, è insomma solo un altro aspetto della sottomissione del più debole da parte del forte.
Ho letto molte recensioni negative su questo libro e sul suo autore in generale, accusato di essere troppo crudo, di godere nel raccontare fatti di una gravità inconcepibile. Invito costoro a non dimenticare comunque che gli anni in cui fu pubblicato Justine sono gli stessi in cui i ricchi cristiani europei - con l'aiuto e l'appoggio della chiesa, e il tacito consenso del popolo - deportavano a milioni i negri a morire nei campi di cotone, trasportandoli con il famoso sistema per il quale un terzo dei deportati moriva di stenti durante il viaggio (al solo scopo di risparmiare spazio) e sottoponendoli ad ogni tipo di umiliazione, tortura, vessazione e morte arbitraria. Come sempre, la realtà supera la fantasia, anche quando si tratta di De Sade. Per cui evitiamo inutili giudizi bigotti e anzi ringraziamo De Sade per aver tentato di aprire gli occhi alla gente su come va il mondo, da sempre. Dobbiamo forse condannarlo solo perché si è divertito, facendolo??
Segnalo infine che il libro ha il pregio di contenere la bestemmia più lunga, e più bella, che io abbia mai letto (inizia a pagina 37 mi sembra, comunque nel monologo del signore di Bressac).
Una serie assolutamente Epica, che se non ricordo male seguo da più di 10 anni (dai tempi della rivista Kaos!)
Un po' impegnativa per quanto riguarda il costo dei singoli fumetti (sui 15 soldi l'uno, per un totale di 14 volumi fanno più di 200 soldi). Comunque ne vale sicuramente la pena: la storia
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Una serie assolutamente Epica, che se non ricordo male seguo da più di 10 anni (dai tempi della rivista Kaos!)
Un po' impegnativa per quanto riguarda il costo dei singoli fumetti (sui 15 soldi l'uno, per un totale di 14 volumi fanno più di 200 soldi). Comunque ne vale sicuramente la pena: la storia è grandiosa, il tratto dei disegnatori eccezionale, gli scenari fantasy sono mozzafiato e chi più ne ha più ne metta: un capolavoro destinato a rimanere una pietra miliare nella storia dei fumetti, e di quelli fantasy in particolare. Unico piccolo neo - imvvvvvvvvvvho - è che da metà saga in poi il protagonista è trooooppo forte, cioè rompe letteralmente il c..o a tutti i suoi avversari... almeno fino agli ultimi volumi (e non aggiungo altro ;-) )
Se vi è piaciuta la miniserie "Le Leggende delle Contrade Dimenticate" non perdetevi queste "Cronache della Luna Nera"!
The Night Face
As I say in the subject, this book reminds me so much of PKD style.
Maybe that's because it has very little sf in it, it involves a distant planet, Gwydion, whose inhabitants evolved "on their own" during 1200 years just to be "re-discovered" by the surivors of Terran Empire downfall, at the dawn ... (continue)
As I say in the subject, this book reminds me so much of PKD style.
Maybe that's because it has very little sf in it, it involves a distant planet, Gwydion, whose inhabitants evolved "on their own" during 1200 years just to be "re-discovered" by the surivors of Terran Empire downfall, at the dawn (oops dusk!) of the Long Night.
I won't add anything more 'cause by doing so I would really spoil the book main mystery.
Anyway, the main characters are very vivids, I loved them all, and the story is quite intriguing, so I definitely suggest you to read this book and enjoy it as I did!
Straniero in terra straniera
Un libro unico nel suo genere. Premetto che ho cambiato idea moltissime volte su questo libro, da quando lo lessi anni fa. Il che perlomeno significa che continuo a pensarci spesso.
Che dire, da dove cominciare (sono quasi 800 pagine nella versione originale)...
E' difficile inquadrare sto libro, ... (continue)
Un libro unico nel suo genere. Premetto che ho cambiato idea moltissime volte su questo libro, da quando lo lessi anni fa. Il che perlomeno significa che continuo a pensarci spesso.
Che dire, da dove cominciare (sono quasi 800 pagine nella versione originale)...
E' difficile inquadrare sto libro, mentre è più semplice dire cosa non è:
- non è un libro di fantascienza in senso stretto (non aspettatevi astronavi, pistole laser o colonizzazione della galassia);
- non penso che sia neanche un trattato religioso o un'opera religiosa in senso stretto, perché gli mancano la piattezza e la scontatezza che si ravvisano di solito in opere di questo tipo (ad esempio nei Vangeli)
- un trattato di sociologia neanche, perché del trattato non ne ha le caratteristiche, e neanche del saggio.
Quindi lo definirei piuttosto un manifesto, un lungo pamphlet di 782 pagine in cui Heinlein ci descrive la sua idea di un mondo migliore.
Non entro nei dettagli della trama perché è talmente lunga e complessa che non ne uscirei più, comunque lo stile è puro Heinlein: raramente annoia, è contundente, i personaggi principali cannibalizzano (a volte letteralmente) quelli secondari, che esistono al solo scopo di magnificare i primi. Un po' come in Fanteria dello Spazio.
Le analogie con quest'ultimo secondo me sono parecchie, nonostante sia un libro di Guerra mentre Straniero è un libro di Pace. La visione militaristica di Fanteria non è poi così lontana da quella pacifista di Straniero, se non altro nei toni e nei modi in cui ci viene presentata. Heinlein infatti nell'esporre le proprie idee è sempre totale e totalizzante, bisogna immergervisi a capofitto e farle proprie, per capire dove vuole andare a parare. A molti questo non è piaciuto, e lo capisco. Ad altri è piaciuto talmente tanto, che mi chiedo se l'abbiano davvero capito (soprattutto visto che è considerato il manifesto degli hippies...)
Di certo c'è che Heilein è stato dapprima accusato di essere un fascistoide guerrafondaio, e poi un freakkettone pacifista, quindi anche i suoi detrattori non è che abbiano le idee molto chiare. Maschilista sì, ecco, quello lo è più o meno in maniera costante :-)
Personalmente questo libro l'ho trovato molto bello, oltre agli originali Marziani penso che tutta la faccenda dell'Acqua, del mangiare per capire, la nuova chiesa, sono tutte idee che mi sono piaciute molto. I Marziani (quelli veri...) li ho trovati terrificanti e nonostante se ne parli poco nel libro, sono una delle immagini che meglio ricordo.
E qui mi riallaccio al discorso cristianesimo: chi legge questo libro sperando di trovarci una versione rivista e corretta (ed attualizzata agli anni '60 e alla libertà sessuale) del cristianesimo o dell'islam, rimarrà amaramente deluso.
Mike il Messia è figlio di spietate, insondabili, divinità antiche che ricordano gli dei pagani, è ricco sfondato, mangia i propri simili per capirli fino in fondo e ha poteri telecinetici/telepatici sovrumani, insomma la religione (per chi ci crede, personalmente sono ateo) è qualcosa di più serio di così...
Ecco a volte ho come l'impressione che Heinlein abbia scritto parte del libro sotto gli effetti dell'LSD, cosa che forse non mi permetterà di grokkarlo mai del tutto. Comunque va letto, ed è un gran bel libro.
Amedeo. Vita, avventure e amori di Amedeo Guillet. Un eroe italiano in Africa orientale
Il libro parla di uno di quegli Italiani di cui bisogna andar fieri. Le personalità più grandi danno il meglio di sé sempre: tanto in guerra quanto in pace. Guillet è uno di questi. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo.
Justine ovvero le disavventure delle virtù
In breve: la storia di una giovane donna che, per il fatto di non volerla dare, viene continuamente vessata dal resto del mondo.
Scherzi a parte, questo libro andrebbe letto e riletto ed insegnato in tutte le scuole del Regno, di ordine e grado.
Una lectio magistralis del divin Marchese ... (continue)
In breve: la storia di una giovane donna che, per il fatto di non volerla dare, viene continuamente vessata dal resto del mondo.
Scherzi a parte, questo libro andrebbe letto e riletto ed insegnato in tutte le scuole del Regno, di ordine e grado.
Una lectio magistralis del divin Marchese sulla futilità della virtù e sull'importanza di godersi la vita senza quei paletti ed auto mortificazioni tanto care ai religiosi di tutto il mondo.
Questo è il veramente vero Manuale dell'Ateo, a De Sade andrebbero intitolate strade e piazze.
Ho letto ogni genere di scemenza riguardo a Justine, ma a mio parere De Sade l'ha scritto innanzitutto per divertirsi e divertire; poi per farci riflettere filosoficamente sull'ipocrisia e la scelleratezza della morale cristiana; infine per esternare le proprie preferenze sessuali senza remore, senza nascondersi, e, dalla cella in cui marciva, fare da apristrada alla futura rivolta contro la morale bigotta cristiana. In quest'ordine.
- Sull'ironia di fondo che permea il libro non ci sono dubbi, a partire dal linguaggio blasfemissimo e roboante, che estremizza tutti i concetti cari all'ateismo fino alle massime conseguenze (non per niente c'è chi sostiene - a torto - che abbia ispirato nientepopodimenoché il nazismo), in un crescendo di furia delirante che porta, come risultato finale, ad un concetto di base semplicissimo: se dalla tua morte ricaverei anche una sola mezza oncia di piacere, allora è giusto che tu debba morire per mano mia. Anzi, ho il dovere morale di ucciderti.
Ci sono poi vari passaggi nel libro in cui l'autore si fa il verso da solo, come quello in cui si scaglia contro gli empi autori di libri che corrompono la morale della gente, per non parlare del finale (quello della seconda versione) che definirei tragicomico.
La struttura stessa del libro assomiglia moltissimo alla vita di un santo, o ad un vangelo, ma all'incontrario: le cose funzionano in senso diametralmente opposto rispetto agli scritti religiosi e il male trionfa sempre; in questo sistema, l'unica salvezza del virtuoso è quella di ripudiare la virtù, convertirsi al male e rifarsi delle proprie disgrazie infliggendone di più gravi a coloro che sono più deboli di lui, in modo da potersi consolare.
- La scelleratezza del cristianesimo viene esposta dalla serie di lunghi monologhi dei personaggi libertini del libro: dottori che non esitano a sacrificare i propri pazienti in nome del progresso della scienza; ricchi borghesi che calpestano i poveri abusandone impunemente; uomini che odiano le donne; e ovviamente i preti, qui invariabilmente dipinti come maniaci sessuali non repressi, pedofili, coprofagi, pluriomicidi e pazzi furiosi, che non perdono occasione di ripudiare e profanare i più alti dogmi ed i misteri ecclesiastici.
- Justine è anche la prima, vera rivoluzione sessuale, intesa come rivolta verso i dettami del Vaticano (o del Meccano, ché cristiani, musulmani, o altri, le religioni risultano tutte ugualmente odiose agli occhi del buon Marchese), soprattutto verso la condanna di quella sodomia così cara a De Sade, ma anche dell'incesto e delle pratiche bestiali più impensabili.
Tutte pratiche che comunque - come chiunque abbia letto Sesso da Papi di Eric Frattini sa benissimo - non erano sconosciute nemmeno ai sommi pontefici: tant'è che il povero Marchese passò gran parte della propria vita in prigione non tanto per i propri gusti sessuali deviati, quanto per il fatto di essere ateo. Un martire della causa, insomma.
Nonostante la ripetitività di alcune scene sessuali - il linguaggio flamboyant con cui queste vengono descritte, e il grandissimo divertimento che provocano unitamente ai concetti blasfemi esposti, fanno sì che non mi sia mai annoiato leggendolo.
Per quanto riguarda il fatto che si tratti di un libro pornografico, credo che chi sostenga ciò non abbia capito nulla di Justine.
La pornografia non è altro che un aspetto marginale di un più vasto concetto filosofico alla base del libro, ovvero che l'uomo in quanto animale creato dalla natura ha il dovere egoistico di fare a sé tutto ciò che può garantirgli la sopravvivenza. Per compiacere la natura stessa.
Mors tua vita mea.
Piuttosto che un libro pornografico lo definirei quindi un trattato filosofico sull'ateismo e sull'Egoismo estremo che ne deriva.
Non è un caso infatti che quasi tutte le "scene pornografiche" del libro siano inframmezzate e contornate di scene di pura brutalità, sottomissione e annichilimento non necessariamente sessuali, per esempio quella del lento dissanguamento di Justine ad opera del Conte. Oppure il sacrificio da parte del Dottore della propria figlia per studiarne le viscere, tra l'altro sottoponendola ad un dolore inconcepibile al fine di una migliore riuscita dell'esperimento. Il sesso, violento e prevaricante, è insomma solo un altro aspetto della sottomissione del più debole da parte del forte.
Ho letto molte recensioni negative su questo libro e sul suo autore in generale, accusato di essere troppo crudo, di godere nel raccontare fatti di una gravità inconcepibile.
Invito costoro a non dimenticare comunque che gli anni in cui fu pubblicato Justine sono gli stessi in cui i ricchi cristiani europei - con l'aiuto e l'appoggio della chiesa, e il tacito consenso del popolo - deportavano a milioni i negri a morire nei campi di cotone, trasportandoli con il famoso sistema per il quale un terzo dei deportati moriva di stenti durante il viaggio (al solo scopo di risparmiare spazio) e sottoponendoli ad ogni tipo di umiliazione, tortura, vessazione e morte arbitraria.
Come sempre, la realtà supera la fantasia, anche quando si tratta di De Sade.
Per cui evitiamo inutili giudizi bigotti e anzi ringraziamo De Sade per aver tentato di aprire gli occhi alla gente su come va il mondo, da sempre. Dobbiamo forse condannarlo solo perché si è divertito, facendolo??
Segnalo infine che il libro ha il pregio di contenere la bestemmia più lunga, e più bella, che io abbia mai letto (inizia a pagina 37 mi sembra, comunque nel monologo del signore di Bressac).
La fine dei tempi
Una serie assolutamente Epica, che se non ricordo male seguo da più di 10 anni (dai tempi della rivista Kaos!)
Un po' impegnativa per quanto riguarda il costo dei singoli fumetti (sui 15 soldi l'uno, per un totale di 14 volumi fanno più di 200 soldi).continue)
Comunque ne vale sicuramente la pena: la storia ... (
Una serie assolutamente Epica, che se non ricordo male seguo da più di 10 anni (dai tempi della rivista Kaos!)
Un po' impegnativa per quanto riguarda il costo dei singoli fumetti (sui 15 soldi l'uno, per un totale di 14 volumi fanno più di 200 soldi).
Comunque ne vale sicuramente la pena: la storia è grandiosa, il tratto dei disegnatori eccezionale, gli scenari fantasy sono mozzafiato e chi più ne ha più ne metta: un capolavoro destinato a rimanere una pietra miliare nella storia dei fumetti, e di quelli fantasy in particolare.
Unico piccolo neo - imvvvvvvvvvvho - è che da metà saga in poi il protagonista è trooooppo forte, cioè rompe letteralmente il c..o a tutti i suoi avversari... almeno fino agli ultimi volumi (e non aggiungo altro ;-) )
Se vi è piaciuta la miniserie "Le Leggende delle Contrade Dimenticate" non perdetevi queste "Cronache della Luna Nera"!