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Mar 3, 2013 |
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101 storie sulle Marche che non ti hanno mai raccontato
Una bella novità editoriale dedicata alla nostra regione è il libro 101 storie sulle Marche che non ti hanno mai raccontato di Marina Minelli, edito per i tipi della Newton Compton sul finire del 2012. Il sottotitolo del volume, che definisce l’arte di sorprendere come prodotto tipico marchigiano, r ... (continue)
Una bella novità editoriale dedicata alla nostra regione è il libro 101 storie sulle Marche che non ti hanno mai raccontato di Marina Minelli, edito per i tipi della Newton Compton sul finire del 2012. Il sottotitolo del volume, che definisce l’arte di sorprendere come prodotto tipico marchigiano, rimanda in modo suggestivo al nome Marche, declinato al plurale come ad annunciare al potenziale visitatore una realtà ricca e variegata per vicissitudini storiche e influenze culturali sedimentatesi nel tempo sulle dolci colline e in seno ai borghi, che fanno così da scrigno a secoli di accadimenti talvolta gloriosi e forieri di sviluppi decisivi per le sorti di tutta la penisola. Un patrimonio di vicende e di personaggi di varie epoche che confermano la presenza nell’humus culturale marchigiano di quello spirito di iniziativa e di quella spiccata capacità di valorizzare le risorse di cui si dispone che ai giorni nostri trovano un corrispettivo nella cosiddetta “soft economy”, basata su identità, storia, creatività e qualità, in cui le Marche negli ultimi anni hanno dato dimostrazione di eccellere. Proprio questa economia fondata sul territorio e sulle idee come materia prima preziosa e, al contrario delle altre, inesauribile, trae difatti alimento da un retroterra culturale che enti pubblici, associazioni e studiosi stanno investigando a tutto tondo in ogni sua manifestazione, da quella “nobile” delle Marche dei signori e dei papi a quella “popolana” delle sagre dei prodotti tipici.
Il libro della Minelli, che racconta dei duchi di Montefeltro, dei Della Rovere e di Cesare Borgia come dell’origine dei vincisgrassi e della leggenda che lega la Lacrima di Morro d’Alba a Federico Barbarossa, non si riduce tuttavia a un repertorio di curiosità locali raccontate con uno stile piacevole e accattivante che non trascura la precisione e la giusta documentazione, ma offre anche una testimonianza delle qualità di cui i marchigiani hanno dato prova nel corso dei secoli, contribuendo in alcuni casi a rimuovere le incrostazioni di un provincialismo che è stato non solo una realtà effettiva e limitante, ma anche lo stereotipo restrittivo di una regione percepita dal di fuori come marginale e riottosa ad accogliere i fermenti della modernità e del cambiamento. Risultano particolarmente coinvolgenti, tra gli altri, i capitoli dedicati al grande orientalista Giuseppe Tucci, che ha fatto delle Marche, insieme a Matteo Ricci, un ponte verso l’Oriente nel segno dell’apertura, della curiosità e del dialogo, e a Pasquale Rotondi, marchigiano d’adozione in quanto docente dell’Università di Urbino, che salvò gran parte del patrimonio pittorico italiano dal saccheggio nazista nascondendolo tra Sassocorvaro, Carpegna e Urbino; di notevole interesse sono poi le pagine dedicate alla famiglia Della Valle, esempio di alta imprenditorialità emersa dal fecondo terreno della piccola e media azienda, spesso a gestione familiare, che caratterizza le Marche sin dagli anni 70, e quelle sulla figura di Ezio Triccoli, il padre della rinomata scuola di scherma jesina, che apprese i segreti di tale disciplina in un campo di prigionia in Sudafrica durante il secondo conflitto mondiale.
Insomma, 101 storie sulla marchigianità utili a chi non conosca l’argomento, ma anche destinate a stupire e a far riflettere chi, abitanti compresi, le Marche pensava già di conoscerle.
in http://www.senigallianotizie.it/1327333445/circolo-sest…