E' molto difficile classificare questo libro di Vargas Llosa. Innanzitutto perché non è un racconto, ma la storia ricostruita della vita di Roger Casement sulla base di documenti oggettivi. La fantasia è nella capacità dell'autore di immaginare i dialoghi, le situazioni. La ricerca storica puntuale
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E' molto difficile classificare questo libro di Vargas Llosa. Innanzitutto perché non è un racconto, ma la storia ricostruita della vita di Roger Casement sulla base di documenti oggettivi. La fantasia è nella capacità dell'autore di immaginare i dialoghi, le situazioni. La ricerca storica puntuale si rivela invece nella descrizione degli eventi. Lo stile è quello di una sorta di cronaca storica, molto lontana dalla ironia tipica di altri libri di Vargas Llosa. Qui sono narrati gli eventi drammatici e sanguinosi della colonizzazione in Congo e dello sfruttamento delle risorse del Perù nell'800. Casement, all'epoca diplomatico inglese, sollevò davanti agli occhi scandalizzati di americani e inglesi le malefatte del governo belga in Africa e di una compagnia britannica in Perù nella raccolta della gomma: torture, vessazioni, assassinii, un sistema organizzato di sfruttamento e collusione politica che si fondava su atrocità inaccettabili per le società liberali anglosassoni. Casement divenne una sorta di eroe umanitario. Ma il protagonista era irlandese e votato alla causa repubblicana e vedeva nei rapporti tra Regno Unito e Irlanda tracce del colonialismo africano e sudamericano. Cercò quindi di convincere i tedeschi, allo scoppio della prima guerra mondiale, di farsi difensori della causa irlandese tradendo la Gran Bretagna a cui doveva la sua brillante carriera politica e diplomatica. Gli inglesi non gliela perdonarono, ma anche gli irlandesi lo abbandonarono e, oltre alle stigmate del traditore - a causa di alcuni documenti falsi, ma forse anche della sua vanità letteraria - gli vennero affibbiate anche quelle di un'omosessualità perversa, fatta di porti, di povera gente, vicoli sudici, alberghi immondi. Casement finirà impiccato e la descrizione dei momenti che precedono la forca sono straordinari per intensità e tragicità. Per tutti coloro che, preoccupati di quello che hanno scritto sul loro diario, cominciano a distruggerlo...
Si tratta di un testo fondamentale per capire l'evoluzione della tutela del territorio e del paesaggio nel nostro paese. Settis percorre in trecento pagine le forme giuridiche che nei secoli si sono succedute per sancire la necessità di proteggere quello che a tutti gli effetti è un patrimonio stori
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Si tratta di un testo fondamentale per capire l'evoluzione della tutela del territorio e del paesaggio nel nostro paese. Settis percorre in trecento pagine le forme giuridiche che nei secoli si sono succedute per sancire la necessità di proteggere quello che a tutti gli effetti è un patrimonio storico culturale: dal diritto romano, a quello medievale e rinascimentale, fino alle leggi Bottai e all'art 9 della nostra costituzione. La tutela del paesaggio è sempre stata una costante di tutti gli ordinamenti della penisola, stati preunitari compresi. Il dettato costituzionale - uno dei più evoluti al mondo in questo settore - non è però bastato a evitare lo scempio compiuto da regioni e comuni di qualsiasi colore. La confusione nelle competenze ha portato allo sfruttamento selvaggio reso più facile dalla sovrapposizione di istituzioni e ministeri e da interpretazioni discutibili delle leggi. Settis spera in una ribellione civile e in qualche amministratore oculato che comprenda come il paesaggio italiano abbia formato la nostra identità culturale e nazionale distinguendosi dalla nozione di territorio e di ambiente. Il paesaggio in Italia deve essere considerato come opera d'arte e non cementificato in un contesto in cui la crescita dei metri cubi edificati è di gran lunga superiore alla crescita della popolazione. Fuor di dubbio che i peggiori nemici del paesaggio siano le amministrazioni locali che hanno trovato nell'urbanizzazione un modo veloce per finanziarsi. Libro fondamentale, dicevo, ma dalla lettura straziante, infarcito com'è di riferimenti normativi e di informazioni di dettaglio che spesso fanno perdere di vista i concetti essenziali e fanno passare la voglia di arrivare fino in fondo. Un gran peccato.
Un libro veramente bello. La mia prima lettura di un'opera di Auster. Ben strutturato, non banale, ben raccontato. Le vicende di Miles Heller, della sua duplice famiglia e dei suoi amici girano intorno a una vecchia casa occupata in Sunset Park a New York. Una scrittura elegante con riferimenti raff
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Un libro veramente bello. La mia prima lettura di un'opera di Auster. Ben strutturato, non banale, ben raccontato. Le vicende di Miles Heller, della sua duplice famiglia e dei suoi amici girano intorno a una vecchia casa occupata in Sunset Park a New York. Una scrittura elegante con riferimenti raffinati, ma non leziosi; uno sviluppo del racconto secondo il punto di osservazione dei vari personaggi, un po' come in Faulkner o Yehoshua. Una caratterizzazione dei personaggi e del loro dialogo interno verisimile, precisa, curata. Il lettore non viene mai lasciato, ma sempre tenuto stretto in una sorta di tensione che lo spinge continuamente a leggere pagina dopo pagina: cosa farà ora Miles? E suo padre che dirà? La madre attrice che atteggiamento avrà con il figlio abbandonato che non vede da sette anni. E Alice, con la sua tesi di dottorato sempre a metà strada? O Ellen, la pallida, silenziosa Ellen che manifesta la sua voglia di vita con raffigurazioni al limite del pornografico? Insomma, andate a comperarlo subito e chiudete quella mezza palla che state leggendo adesso, se non vi piace.
Ho acquistato questo libro perché colpito dal titolo bellissimo e dalla pregevole veste grafica che Rizzoli ha adottato per le sue pubblicazioni più recenti. Il contenuto tuttavia mi ha lasciato alquanto perplesso. Si tratta di alcuni brevi articoli scritti dalla Maraini negli ultimi dieci anni, com
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Ho acquistato questo libro perché colpito dal titolo bellissimo e dalla pregevole veste grafica che Rizzoli ha adottato per le sue pubblicazioni più recenti. Il contenuto tuttavia mi ha lasciato alquanto perplesso. Si tratta di alcuni brevi articoli scritti dalla Maraini negli ultimi dieci anni, compreso un inedito. Sono racconti dei viaggi di studio o di piacere, un paio in compagnia di Moravia e Pasolini. La perplessità nasce non solo da alcune incongruenze nei testi, ma anche dallo stile. Per quanto riguarda le prime, in un capitolo dedicato alla Somalia, per ragioni misteriose, il lettore si accorge circa a metà che non più di Mogadiscio e d'intorni la scrittice va narrando, ma del Kenya, peraltro ripetendo paro paro quanto aveva già detto in un articolo precedente. Misteri della geografia. Le sorprese non finiscono qua: raccontando infatti di una battuta di caccia all'ippopotamo da parte di una popolazione in via d'estinzione attorno al lago Turkana in compagnia dell'elegantissimo Moravia, la nostra descrive quella notte africana come tenebrosa e tale da non riuscire a vedere nulla, salvo poi raccontare che il sangue dell'animale ferito e morente tinse di rosso vivo le acque scure del lago. Potere delle lenti a raggi infrarossi, dobbiamo dedurre... Quanto allo stile, impressionistico, superficiale, non il minimo bagliore di un'analisi, estetizzante, con qualche nuance ideologica. Quanto a queste ultime, incredibile l'aver definito un campo di concentramento giapponese dove era stata internata nel '43, un campo per antifascisti. Palle: un campo per cittadini di paesi ritenuti nemici, come l'Italia dopo il '43, appunto. Le pagine più belle sono quelle dove ritrae Moravia con le sue piccole manie, la toeletta ogni mattina anche nei luoghi meno confortevoli, le camicie rosa, gialle o azzurrine, l'ironia distaccata e la curiosità fanciullesca. All'autrice a un certo punto scappa di avere ereditato dal padre una certa propensione all'analisi antropologica. Ennò, cara signora, proprio no: suo padre Fosco era tutta un'altra tempra di scrittore e di osservatore e non si sognò mai di darsi dell'antifascista per acquisir prestigio, giacché non lo era stato, così come non fu fascista. Lo rilegga, invece di scrivere.
Un altro bel libro di Roth che ha per protagonista lo scrittore suo alter ego (si suppone) Nathan Zuckerman. Questa volta la narrazione si sviluppa su un piano duplice: quello delle vicende di Zuckerman e quello dei protagonisti del suo racconto. Inevitabilmente eventi, persone, azioni, si mescolano
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Un altro bel libro di Roth che ha per protagonista lo scrittore suo alter ego (si suppone) Nathan Zuckerman. Questa volta la narrazione si sviluppa su un piano duplice: quello delle vicende di Zuckerman e quello dei protagonisti del suo racconto. Inevitabilmente eventi, persone, azioni, si mescolano a secondo di come Zuckerman decide che il racconto debba svolgersi. Ad un certo punto le sue stesse creazioni interloquiranno con lui. Il lettore non ne esce affatto disorientato, anzi: il racconto - che si sviluppa tra New Jersey, Gerusalemme e Londra - si fa intrigante tra realtà e realtà della realtà e alcuni capitoli sono veri capolavori. I dialoghi di quello su Gerusalemme sono un meraviglioso ritratto delle spaccature della società israeliana, dei suoi conflitti interni e di quello culturale coi palestinesi. Roth riesce a far capire magistralmente le posizioni e i punti di vista di laici, religiosi ortodossi e sionisti in un serrato e animato confronto con Zuckerman dove passione, ragioni e odio si mescolano inestricabilmente. L'appartenenza all'ebraismo invece è al centro del capitolo sulla campagna inglese e i rapporti con l'ultima moglie di Zuckerman appartenente all'aristocrazia anglicana a tratti antisemita. L'autore si scopre ebreo in Inghilterra, dove si sente rifiutato, etichettato, diverso. Le ultime sono pagine intense, ma poco ironiche, a volte un poco pesanti e pedanti in netto contrasto con la leggerezza del capitolo iniziale ambientato in New Jersey. Da leggere perché è piacevole e perché aiuta a capire.
Il sogno del Celta
E' molto difficile classificare questo libro di Vargas Llosa. Innanzitutto perché non è un racconto, ma la storia ricostruita della vita di Roger Casement sulla base di documenti oggettivi. La fantasia è nella capacità dell'autore di immaginare i dialoghi, le situazioni. La ricerca storica puntuale ... (continue)
E' molto difficile classificare questo libro di Vargas Llosa. Innanzitutto perché non è un racconto, ma la storia ricostruita della vita di Roger Casement sulla base di documenti oggettivi. La fantasia è nella capacità dell'autore di immaginare i dialoghi, le situazioni. La ricerca storica puntuale si rivela invece nella descrizione degli eventi.
Lo stile è quello di una sorta di cronaca storica, molto lontana dalla ironia tipica di altri libri di Vargas Llosa. Qui sono narrati gli eventi drammatici e sanguinosi della colonizzazione in Congo e dello sfruttamento delle risorse del Perù nell'800. Casement, all'epoca diplomatico inglese, sollevò davanti agli occhi scandalizzati di americani e inglesi le malefatte del governo belga in Africa e di una compagnia britannica in Perù nella raccolta della gomma: torture, vessazioni, assassinii, un sistema organizzato di sfruttamento e collusione politica che si fondava su atrocità inaccettabili per le società liberali anglosassoni. Casement divenne una sorta di eroe umanitario.
Ma il protagonista era irlandese e votato alla causa repubblicana e vedeva nei rapporti tra Regno Unito e Irlanda tracce del colonialismo africano e sudamericano. Cercò quindi di convincere i tedeschi, allo scoppio della prima guerra mondiale, di farsi difensori della causa irlandese tradendo la Gran Bretagna a cui doveva la sua brillante carriera politica e diplomatica. Gli inglesi non gliela perdonarono, ma anche gli irlandesi lo abbandonarono e, oltre alle stigmate del traditore - a causa di alcuni documenti falsi, ma forse anche della sua vanità letteraria - gli vennero affibbiate anche quelle di un'omosessualità perversa, fatta di porti, di povera gente, vicoli sudici, alberghi immondi.
Casement finirà impiccato e la descrizione dei momenti che precedono la forca sono straordinari per intensità e tragicità.
Per tutti coloro che, preoccupati di quello che hanno scritto sul loro diario, cominciano a distruggerlo...
Paesaggio costituzione cemento
Si tratta di un testo fondamentale per capire l'evoluzione della tutela del territorio e del paesaggio nel nostro paese. Settis percorre in trecento pagine le forme giuridiche che nei secoli si sono succedute per sancire la necessità di proteggere quello che a tutti gli effetti è un patrimonio stori ... (continue)
Si tratta di un testo fondamentale per capire l'evoluzione della tutela del territorio e del paesaggio nel nostro paese. Settis percorre in trecento pagine le forme giuridiche che nei secoli si sono succedute per sancire la necessità di proteggere quello che a tutti gli effetti è un patrimonio storico culturale: dal diritto romano, a quello medievale e rinascimentale, fino alle leggi Bottai e all'art 9 della nostra costituzione. La tutela del paesaggio è sempre stata una costante di tutti gli ordinamenti della penisola, stati preunitari compresi. Il dettato costituzionale - uno dei più evoluti al mondo in questo settore - non è però bastato a evitare lo scempio compiuto da regioni e comuni di qualsiasi colore. La confusione nelle competenze ha portato allo sfruttamento selvaggio reso più facile dalla sovrapposizione di istituzioni e ministeri e da interpretazioni discutibili delle leggi. Settis spera in una ribellione civile e in qualche amministratore oculato che comprenda come il paesaggio italiano abbia formato la nostra identità culturale e nazionale distinguendosi dalla nozione di territorio e di ambiente. Il paesaggio in Italia deve essere considerato come opera d'arte e non cementificato in un contesto in cui la crescita dei metri cubi edificati è di gran lunga superiore alla crescita della popolazione. Fuor di dubbio che i peggiori nemici del paesaggio siano le amministrazioni locali che hanno trovato nell'urbanizzazione un modo veloce per finanziarsi.
Libro fondamentale, dicevo, ma dalla lettura straziante, infarcito com'è di riferimenti normativi e di informazioni di dettaglio che spesso fanno perdere di vista i concetti essenziali e fanno passare la voglia di arrivare fino in fondo. Un gran peccato.
Sunset park
Un libro veramente bello. La mia prima lettura di un'opera di Auster. Ben strutturato, non banale, ben raccontato. Le vicende di Miles Heller, della sua duplice famiglia e dei suoi amici girano intorno a una vecchia casa occupata in Sunset Park a New York. Una scrittura elegante con riferimenti raff ... (continue)
Un libro veramente bello. La mia prima lettura di un'opera di Auster. Ben strutturato, non banale, ben raccontato. Le vicende di Miles Heller, della sua duplice famiglia e dei suoi amici girano intorno a una vecchia casa occupata in Sunset Park a New York. Una scrittura elegante con riferimenti raffinati, ma non leziosi; uno sviluppo del racconto secondo il punto di osservazione dei vari personaggi, un po' come in Faulkner o Yehoshua. Una caratterizzazione dei personaggi e del loro dialogo interno verisimile, precisa, curata. Il lettore non viene mai lasciato, ma sempre tenuto stretto in una sorta di tensione che lo spinge continuamente a leggere pagina dopo pagina: cosa farà ora Miles? E suo padre che dirà? La madre attrice che atteggiamento avrà con il figlio abbandonato che non vede da sette anni. E Alice, con la sua tesi di dottorato sempre a metà strada? O Ellen, la pallida, silenziosa Ellen che manifesta la sua voglia di vita con raffigurazioni al limite del pornografico?
Insomma, andate a comperarlo subito e chiudete quella mezza palla che state leggendo adesso, se non vi piace.
La seduzione dell'altrove
Ho acquistato questo libro perché colpito dal titolo bellissimo e dalla pregevole veste grafica che Rizzoli ha adottato per le sue pubblicazioni più recenti. Il contenuto tuttavia mi ha lasciato alquanto perplesso. Si tratta di alcuni brevi articoli scritti dalla Maraini negli ultimi dieci anni, com ... (continue)
Ho acquistato questo libro perché colpito dal titolo bellissimo e dalla pregevole veste grafica che Rizzoli ha adottato per le sue pubblicazioni più recenti. Il contenuto tuttavia mi ha lasciato alquanto perplesso. Si tratta di alcuni brevi articoli scritti dalla Maraini negli ultimi dieci anni, compreso un inedito. Sono racconti dei viaggi di studio o di piacere, un paio in compagnia di Moravia e Pasolini. La perplessità nasce non solo da alcune incongruenze nei testi, ma anche dallo stile. Per quanto riguarda le prime, in un capitolo dedicato alla Somalia, per ragioni misteriose, il lettore si accorge circa a metà che non più di Mogadiscio e d'intorni la scrittice va narrando, ma del Kenya, peraltro ripetendo paro paro quanto aveva già detto in un articolo precedente. Misteri della geografia.
Le sorprese non finiscono qua: raccontando infatti di una battuta di caccia all'ippopotamo da parte di una popolazione in via d'estinzione attorno al lago Turkana in compagnia dell'elegantissimo Moravia, la nostra descrive quella notte africana come tenebrosa e tale da non riuscire a vedere nulla, salvo poi raccontare che il sangue dell'animale ferito e morente tinse di rosso vivo le acque scure del lago. Potere delle lenti a raggi infrarossi, dobbiamo dedurre...
Quanto allo stile, impressionistico, superficiale, non il minimo bagliore di un'analisi, estetizzante, con qualche nuance ideologica. Quanto a queste ultime, incredibile l'aver definito un campo di concentramento giapponese dove era stata internata nel '43, un campo per antifascisti. Palle: un campo per cittadini di paesi ritenuti nemici, come l'Italia dopo il '43, appunto.
Le pagine più belle sono quelle dove ritrae Moravia con le sue piccole manie, la toeletta ogni mattina anche nei luoghi meno confortevoli, le camicie rosa, gialle o azzurrine, l'ironia distaccata e la curiosità fanciullesca.
All'autrice a un certo punto scappa di avere ereditato dal padre una certa propensione all'analisi antropologica. Ennò, cara signora, proprio no: suo padre Fosco era tutta un'altra tempra di scrittore e di osservatore e non si sognò mai di darsi dell'antifascista per acquisir prestigio, giacché non lo era stato, così come non fu fascista. Lo rilegga, invece di scrivere.
La controvita
Un altro bel libro di Roth che ha per protagonista lo scrittore suo alter ego (si suppone) Nathan Zuckerman. Questa volta la narrazione si sviluppa su un piano duplice: quello delle vicende di Zuckerman e quello dei protagonisti del suo racconto. Inevitabilmente eventi, persone, azioni, si mescolano ... (continue)
Un altro bel libro di Roth che ha per protagonista lo scrittore suo alter ego (si suppone) Nathan Zuckerman. Questa volta la narrazione si sviluppa su un piano duplice: quello delle vicende di Zuckerman e quello dei protagonisti del suo racconto. Inevitabilmente eventi, persone, azioni, si mescolano a secondo di come Zuckerman decide che il racconto debba svolgersi. Ad un certo punto le sue stesse creazioni interloquiranno con lui. Il lettore non ne esce affatto disorientato, anzi: il racconto - che si sviluppa tra New Jersey, Gerusalemme e Londra - si fa intrigante tra realtà e realtà della realtà e alcuni capitoli sono veri capolavori. I dialoghi di quello su Gerusalemme sono un meraviglioso ritratto delle spaccature della società israeliana, dei suoi conflitti interni e di quello culturale coi palestinesi. Roth riesce a far capire magistralmente le posizioni e i punti di vista di laici, religiosi ortodossi e sionisti in un serrato e animato confronto con Zuckerman dove passione, ragioni e odio si mescolano inestricabilmente.
L'appartenenza all'ebraismo invece è al centro del capitolo sulla campagna inglese e i rapporti con l'ultima moglie di Zuckerman appartenente all'aristocrazia anglicana a tratti antisemita. L'autore si scopre ebreo in Inghilterra, dove si sente rifiutato, etichettato, diverso. Le ultime sono pagine intense, ma poco ironiche, a volte un poco pesanti e pedanti in netto contrasto con la leggerezza del capitolo iniziale ambientato in New Jersey.
Da leggere perché è piacevole e perché aiuta a capire.