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Per un autore "iconico" degli anni '80 trovare nuove formule espressive vent'anni dopo non deve essere facile. McInerney ha provato a reinventarsi come novello Scott Fitzgerald. Ellis tenta di riciclare se stesso in questo suo "Lunar Park", partendo da un escamotage interessante, ovvero provando a s ... (continue)
Per un autore "iconico" degli anni '80 trovare nuove formule espressive vent'anni dopo non deve essere facile. McInerney ha provato a reinventarsi come novello Scott Fitzgerald. Ellis tenta di riciclare se stesso in questo suo "Lunar Park", partendo da un escamotage interessante, ovvero provando a scrivere un'autobiografia "alternativa", molto romanzata.
Con molta ironia (e abbastanza narcisismo) l'autore si prende gioco della sua immagine dissoluta. Il tema centrale del libro è piuttosto profondo, ovvero il rapporto odio/amore tra padre e figlio. Lo stile narrativo è sempre estremamente vivace e passa efficacemente dal "glamour" all'inquietudine. Ad un certo punto infatti la storia prende una deriva fantastica, che è forse in parte allucinazione, con dei momenti più "thrilling" anche abbastanza disturbanti.
L'operazione complessivamente però riesce solo in parte. Soprattutto la conclusione sembra estremamente affrettata, con una serie di punti lasciati goffamente aperti ed altre linee narrative chiuse in modo troppo grossolano.
Più che un'occasione mancata per me questa lettura è stata l'occasione per interrogarmi sul senso di un autore come Ellis, di cui ho adorato "Less than Zero" e soprattutto "American Psycho", oggigiorno. E la risposta non è esattamente a lui favorevole...
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