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“La sola ragione d'essere d'un romanzo è scoprire quello che solo un romanzo può scoprire. Il romanzo che non scopre una ragione dell'esistenza fino ad allora ignota è immorale. La conoscenza è la sola morale del romanzo.”
Così scriveva Hermann Broch.
Controfirma, espande e porta alle estrem ... (continue) - — Sep 28, 2011 | Add your feedback
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Il giorno prima della felicità
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Erri De Luca si cimenta, in “Il giorno prima della felicità”, con una tematica intramontabile: la crescita, la formazione, il ragazzo che sveste i panni del fanciullo e nasce agli occhi della comunità, finalmente come uomo. I precedenti in campo letterario sono innumerevoli e di gran pregio - “La li ... (continue)
Erri De Luca si cimenta, in “Il giorno prima della felicità”, con una tematica intramontabile: la crescita, la formazione, il ragazzo che sveste i panni del fanciullo e nasce agli occhi della comunità, finalmente come uomo. I precedenti in campo letterario sono innumerevoli e di gran pregio - “La linea d'ombra” di Joseph Conrad su tutti – così come la recente e vastissima produzione di romanzetti pre-adolescenziali che affolla criminosamente gli scaffali delle librerie.
E' una sfida d'equilibrismo.
De Luca si muove su questo filo teso sull'abisso della banalità, pericolosamente oscillante fra la superficialità e la retorica, impegnato, da bravo equilibrista, a consegnarci un romanzo degno di questo appellativo.
Talvolta scivola, si sbilancia, trema... Ma non cede e, se non la gloriosa corona d'alloro a cingergli la fronte, “Il giorno prima della felicità” merita senz'altro l'onore delle armi.
Il sipario s'apre su uno scenario di voluta indeterminatezza, sfumato, “[una] città vecchissima, scavata, imbottita di grotte e nascondigli”; una descrizione che ben si sposerebbe con l'incipit d'una novella delle Mille e una notte, sotto il caldo sole d'Arabia.
Ma la fantasia dei bambini – il nostro Smilzo, nella fattispecie – è una dama imperiosa; nasconde la realtà dietro a un velo, ne muta i caratteri e ne smussa gli angoli, la adorna con un soffio di ragionevole incanto. Lo stesso che respiriamo seguendo le prime, picaresche avventure del nostro orfanello, dapprima impegnato a recuperare un pallone fra le angustie gambe d'una statua di Re Ruggero il Normanno – custode d'una botola nascosta – e poi cimentatosi nella pericolosa scalata d'un tubo di scolo dell'acqua piovana – col pretesto di riprendere lo stesso pallone da un balcone – per impressionare, da bravo cavalier cortese, la bambina del terzo piano che, sempre chiusa in casa, di nascosto lo osserva dal vetro della sua finestra.
Un prologo che già contiene, in nuce, tutti gli elementi della storia che seguirà.
Napoli, vera protagonista, proromperà fuori dalla botola, scacciando via, prepotentemente, l'universo fanciullesco ove c'eravamo calati, per ricondurci gioco forza ad una realtà corposa, materiale, che aggredisce i sensi e la mente, quasi saltando fuori dalle pagine e schiacciando la narrazione.
Don Gaetano, il portiere del condominio, sarà il suo interprete, il suo vate.
Genius loci, per dirlo alla latina, accompagnerà lo Smilzo nella sua crescita personale, iniziandolo tanto ai misteri della vita – il sesso, l'onore, il sangue – quanto a quelli delle sue radici – Napoli che rialza la testa contro i nazifascisti, la lotta, l'ebreo rifugiato.
Le pagine sul riscatto; le migliori che il libro abbia da offrire, per atmosfera, per pathos, per mimesi. L'orgoglio cittadino che, come una pulsione troppo a lungo repressa, dilaga con una violenza ed un eroismo che è impossibile non ammirare e serbare gelosamente. Un'istantanea di Resistenza differente da quella di stenti, privazioni e assalti fra le montagne che altri – Fenoglio in primis – ci consegnarono vividamente con le loro opere.
Plauso a De Luca.
Tuttavia, se qui il libro tocca il suo apice, con Anna sfiora il fondo.
Un amore d'un platonismo irreale nel suo contesto, cercato in ragione di un forzato parallelismo nello sviluppo narrativo, tale da giustificare l'inserimento di qualche aforisma sull'infanzia da dare in pasto a quei lettori che di brevi frasette si cibano.
Muß es sein?
Non sempre, mi spiace.
Prevedibile, noiosa, di cattivo gusto: la relazione con Anna rischia di uccidere tutto ciò che il romanzo, per le restanti pagine, ha cercato di costruire. La ricerca infruttuosa d'una simmetria nello schema romanzesco che non ha ragione d'essere, un abuso del De Luca esteta sul De Luca romanziere. Il personaggio stesso, oltretutto, è privo d'ogni spessore: non caratterizzato, amorfo, un burattino nelle mani dell'autore che ne dispone come meglio crede per far “quadrare i conti”.
E così, come uno zoppo, procede “Il giorno prima della felicità”: con un bel colpo di forbice, probabilmente, ne sarebbe uscito un bel lavoretto. Se siete bravi cercatori d'oro qualcosa, queste pagine, riusciranno comunque a trasmettervelo.
Al prossimo incontro, Erri.
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