A poche centinaia di metri dalla casa dove sopravvivo da anni c’è un posto pazzesco. E’ un vecchio ospedale abbandonato, sulla riva del mare, a un balzo dalla battigia. Sotto giace accumulata la vecchia sabbia bianca del Poetto, quella che non si trova più da altre parti, cancellata in piccola parte
... (continue)
A poche centinaia di metri dalla casa dove sopravvivo da anni c’è un posto pazzesco. E’ un vecchio ospedale abbandonato, sulla riva del mare, a un balzo dalla battigia. Sotto giace accumulata la vecchia sabbia bianca del Poetto, quella che non si trova più da altre parti, cancellata in piccola parte dalla forza delle correnti e in gran parte dall’idiozia di uomini privi di visione e di scrupoli. L'edificio è vuoto, quasi solo; resiste al tempo e alla forza di vento e sole, come un vecchio contadino da anni nei campi: ha la scorza dura ma è profondamente segnato da crepe ed acciacchi. A tante idee politiche di recupero (mai un concorso di idee: possibile?) non sono seguite azioni concrete: il vecchio stabile è ancora lì, da decenni, decrepita testimonianza dell’incuria umana. Quell’ospedale rivive adesso tra le righe di questo scritto. E’ un piccolo noir, a cui spetterebbe di diritto un’edizione più ”tirata”, sia nella forma che nelle copie stampate e vendute. L'autore e produttore è un amico, che ha il merito di scrivere da sempre e il demerito di non farlo come lavoro. Funziona tutto bene: il luogo (finalmente un faro sul marino), il plot, le immagini, i toni, il finale. I protagonisti sono uomini e animali, che quando rasentano il losco e lo scellerato, tendono a coincidere. Nonostante ciò su di loro si vorrebbe sapere di più, approfondire, comprendere cosa li abbia spinti verso strade senza ritorno. Non c’è il tempo: passa tutto così di fretta che ti ritrovi a chiudere l’ultima pagina in un amen, con curiosità ancora da sciogliere e la voglia di afferrare quali pensieri attraversino la mente umana, rendendo possibili abbandoni, miopia e mondi al limite, come quelli qui narrati. La forza di uno scritto sta anche in questo. Peraltro mi piace osservare che la frase precedente, in corsivo, si presta anche per chi oggi deve decidere le sorti di questo vecchio stabile, dandogli finalmente la nuova vita che merita. Fiducia e speranza sono valori ai quali credere e per i quali combattere, penserebbe il muto e segreto protagonista di questo libro. Farò altrettanto, attendendo come lui un evento che mai verrà.
Addio Wislawa: mi mancheranno le parole che non potrai più scrivere. Le altre le tengo tutte con me. In questo momento a lei va il suo pensiero.
"Qui giace come virgola antiquata l'autrice di qualche poesia. La terra l'ha degnata dell'eterno riposo, sebbene la defunta dai gruppi letterari
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Addio Wislawa: mi mancheranno le parole che non potrai più scrivere. Le altre le tengo tutte con me. In questo momento a lei va il suo pensiero.
"Qui giace come virgola antiquata l'autrice di qualche poesia. La terra l'ha degnata dell'eterno riposo, sebbene la defunta dai gruppi letterari stesse ben distante. E anche sulla tomba di meglio non c'è niente di queste poche rime, d'un gufo e la bardana. Estrai dalla borsa il tuo personal, passante, e sulla sorte di Szymborska medita un istante"
Fumetto d'inchiesta, sulla morte di Anna Politkovskaja. Duro, profondo, lacerante, come un taglio di lama affilata assestato a un innocente. Un'innocente in questo caso: l'apostrofo non è un dettaglio e soprattutto non è rosa ma rosso sangue. La mia copia ha un disegno di Igort a pagina due. E'
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Fumetto d'inchiesta, sulla morte di Anna Politkovskaja. Duro, profondo, lacerante, come un taglio di lama affilata assestato a un innocente. Un'innocente in questo caso: l'apostrofo non è un dettaglio e soprattutto non è rosa ma rosso sangue. La mia copia ha un disegno di Igort a pagina due. E' molto bello: pochi tratti di matita che disegnano un viso russo. Mi ricorda in apertura come l'arte possa essere una menzogna che dice la verità e consente il ricordo degli eventi. Chi proverà a cancellarne la prova, troverà alla porta l'insistente potere della memoria a batter cassa.
Lo sguardo illuminato di un bambino cresciuto assai ma mai del tutto. Un mondo dicotomico: bello, brutto, bianco, nero, buoni e cattivi. C’è l’innocenza, le prime esperienze e lo stupore delle ultime. Ci sono anche i disegni, fatti proprio con tratti tipici da piccole mani: il risultato è sbalorditi
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Lo sguardo illuminato di un bambino cresciuto assai ma mai del tutto. Un mondo dicotomico: bello, brutto, bianco, nero, buoni e cattivi. C’è l’innocenza, le prime esperienze e lo stupore delle ultime. Ci sono anche i disegni, fatti proprio con tratti tipici da piccole mani: il risultato è sbalorditivo. Si parla del progetto al centro del mondo. L'utopia come nuovo modello possibile, corrimano etico a cui appoggiarsi per introdurre riforme reali e possibili. Ridimensionare i sogni autolesionisti dell'attuale tenore di vita, puntando ad una decrescita consapevole. Cose tipiche dei bimbi cresciuti troppo in fretta. Quando mi chiedono chi è il miglior progettista che conosco, rispondo sempre: un vecchio contadino che pianta un bosco di castagno. Sa benissimo che non vivrà a sufficienza per poterne mangiare i frutti, per scaldarsi col suo legno o usarlo per fare uno sgabello, né rinfrescarsi d'estate all'ombra delle fronde. Non lo pianta per sé ma per i suoi nipoti. Oggi il re è nudo, dice Mari; l’unica speranza di salvezza è riappropriarsi della capacità individuale di fare progetti. Sulla carta, nel proprio lavoro, nella propria vita. Perché progettare è come navigare: si impara a farlo seguendo la linea della costa e tenendola come riferimento, ma sognando di attraversare l'oceano è probabile che qualcuno scopra una nuova rotta.
Colonia Dux
A poche centinaia di metri dalla casa dove sopravvivo da anni c’è un posto pazzesco.continue)
E’ un vecchio ospedale abbandonato, sulla riva del mare, a un balzo dalla battigia.
Sotto giace accumulata la vecchia sabbia bianca del Poetto, quella che non si trova più da altre parti, cancellata in piccola parte ... (
A poche centinaia di metri dalla casa dove sopravvivo da anni c’è un posto pazzesco.
E’ un vecchio ospedale abbandonato, sulla riva del mare, a un balzo dalla battigia.
Sotto giace accumulata la vecchia sabbia bianca del Poetto, quella che non si trova più da altre parti, cancellata in piccola parte dalla forza delle correnti e in gran parte dall’idiozia di uomini privi di visione e di scrupoli.
L'edificio è vuoto, quasi solo; resiste al tempo e alla forza di vento e sole, come un vecchio contadino da anni nei campi: ha la scorza dura ma è profondamente segnato da crepe ed acciacchi.
A tante idee politiche di recupero (mai un concorso di idee: possibile?) non sono seguite azioni concrete: il vecchio stabile è ancora lì, da decenni, decrepita testimonianza dell’incuria umana.
Quell’ospedale rivive adesso tra le righe di questo scritto.
E’ un piccolo noir, a cui spetterebbe di diritto un’edizione più ”tirata”, sia nella forma che nelle copie stampate e vendute.
L'autore e produttore è un amico, che ha il merito di scrivere da sempre e il demerito di non farlo come lavoro.
Funziona tutto bene: il luogo (finalmente un faro sul marino), il plot, le immagini, i toni, il finale.
I protagonisti sono uomini e animali, che quando rasentano il losco e lo scellerato, tendono a coincidere. Nonostante ciò su di loro si vorrebbe sapere di più, approfondire, comprendere cosa li abbia spinti verso strade senza ritorno.
Non c’è il tempo: passa tutto così di fretta che ti ritrovi a chiudere l’ultima pagina in un amen, con curiosità ancora da sciogliere e la voglia di afferrare quali pensieri attraversino la mente umana, rendendo possibili abbandoni, miopia e mondi al limite, come quelli qui narrati.
La forza di uno scritto sta anche in questo. Peraltro mi piace osservare che la frase precedente, in corsivo, si presta anche per chi oggi deve decidere le sorti di questo vecchio stabile, dandogli finalmente la nuova vita che merita.
Fiducia e speranza sono valori ai quali credere e per i quali combattere, penserebbe il muto e segreto protagonista di questo libro.
Farò altrettanto, attendendo come lui un evento che mai verrà.
Grande numero
Le parole meritano di esistere solo quando sono migliori del silenzio.
Silenzio, dunque.
L'unico modo per ringraziarti di ciò che mi hai lasciato.
Sale
Addio Wislawa: mi mancheranno le parole che non potrai più scrivere.
Le altre le tengo tutte con me.
In questo momento a lei va il suo pensiero.
"Qui giace come virgola antiquatacontinue)
l'autrice di qualche poesia. La terra l'ha degnata
dell'eterno riposo, sebbene la defunta
dai gruppi letterari ... (
Addio Wislawa: mi mancheranno le parole che non potrai più scrivere.
Le altre le tengo tutte con me.
In questo momento a lei va il suo pensiero.
"Qui giace come virgola antiquata
l'autrice di qualche poesia. La terra l'ha degnata
dell'eterno riposo, sebbene la defunta
dai gruppi letterari stesse ben distante.
E anche sulla tomba di meglio non c'è niente
di queste poche rime, d'un gufo e la bardana.
Estrai dalla borsa il tuo personal, passante,
e sulla sorte di Szymborska medita un istante"
Quaderni russi
Fumetto d'inchiesta, sulla morte di Anna Politkovskaja.continue)
Duro, profondo, lacerante, come un taglio di lama affilata assestato a un innocente.
Un'innocente in questo caso: l'apostrofo non è un dettaglio e soprattutto non è rosa ma rosso sangue.
La mia copia ha un disegno di Igort a pagina due.
E' ... (
Fumetto d'inchiesta, sulla morte di Anna Politkovskaja.
Duro, profondo, lacerante, come un taglio di lama affilata assestato a un innocente.
Un'innocente in questo caso: l'apostrofo non è un dettaglio e soprattutto non è rosa ma rosso sangue.
La mia copia ha un disegno di Igort a pagina due.
E' molto bello: pochi tratti di matita che disegnano un viso russo.
Mi ricorda in apertura come l'arte possa essere una menzogna che dice la verità e consente il ricordo degli eventi.
Chi proverà a cancellarne la prova, troverà alla porta l'insistente potere della memoria a batter cassa.
25 modi per piantare un chiodo
Lo sguardo illuminato di un bambino cresciuto assai ma mai del tutto.continue)
Un mondo dicotomico: bello, brutto, bianco, nero, buoni e cattivi.
C’è l’innocenza, le prime esperienze e lo stupore delle ultime.
Ci sono anche i disegni, fatti proprio con tratti tipici da piccole mani: il risultato è sbalorditi ... (
Lo sguardo illuminato di un bambino cresciuto assai ma mai del tutto.
Un mondo dicotomico: bello, brutto, bianco, nero, buoni e cattivi.
C’è l’innocenza, le prime esperienze e lo stupore delle ultime.
Ci sono anche i disegni, fatti proprio con tratti tipici da piccole mani: il risultato è sbalorditivo.
Si parla del progetto al centro del mondo.
L'utopia come nuovo modello possibile, corrimano etico a cui appoggiarsi per introdurre riforme reali e possibili.
Ridimensionare i sogni autolesionisti dell'attuale tenore di vita, puntando ad una decrescita consapevole.
Cose tipiche dei bimbi cresciuti troppo in fretta.
Quando mi chiedono chi è il miglior progettista che conosco, rispondo sempre: un vecchio contadino che pianta un bosco di castagno. Sa benissimo che non vivrà a sufficienza per poterne mangiare i frutti, per scaldarsi col suo legno o usarlo per fare uno sgabello, né rinfrescarsi d'estate all'ombra delle fronde.
Non lo pianta per sé ma per i suoi nipoti.
Oggi il re è nudo, dice Mari; l’unica speranza di salvezza è riappropriarsi della capacità individuale di fare progetti.
Sulla carta, nel proprio lavoro, nella propria vita.
Perché progettare è come navigare: si impara a farlo seguendo la linea della costa e tenendola come riferimento, ma sognando di attraversare l'oceano è probabile che qualcuno scopra una nuova rotta.