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- Il resto della storia: un culto del purgatorio
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By Marino Niola, Stefano De Matteis -
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- Storie e leggende napoletane (293)
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By Benedetto Croce -
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- Sabato domenica e lunedì (2)
- Eduardo de Filippo teatro, vita, copione e palcoscenico
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- La pelle (2279)
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By Curzio Malaparte -
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- Napoli in scena. Antropologia e storia della città del teatro (2)
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By Stefano De Matteis -
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- Montedidio (4278)
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- L'oro di Napoli (450)
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By Giuseppe Marotta -
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- Mancarsi (991)
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By Diego De Silva -
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By Erri De Luca -
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- L'estate senza uomini (200)
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By Siri Hustvedt -
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- La controvita (804)
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By Philip Roth -
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- Quello che ho amato (367)
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By Siri Hustvedt -
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- L'albergo dei poveri (438)
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By Tahar Ben Jelloun -
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- Diario d'inverno (268)
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By Paul Auster -
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- PeramareNapoli (1)
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By Renato Nicolini -
Finished on Jan 1, 2013
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L'albergo dei poveri
Ogni tanto vale la pena andare a ripescare tra i libri già letti. Sono andata a riprenderlo, lo confesso, certamente perché ricordavo che mi era molto piaciuto (non so più quanti anni fa lo lessi) ma principalmente perché è ambientato a Napoli, la città del mio cuore; e dal momento che solo di recen ... (continue)
Ogni tanto vale la pena andare a ripescare tra i libri già letti. Sono andata a riprenderlo, lo confesso, certamente perché ricordavo che mi era molto piaciuto (non so più quanti anni fa lo lessi) ma principalmente perché è ambientato a Napoli, la città del mio cuore; e dal momento che solo di recente sono riuscita ad andarci, avevo voglia di ritrovare qualcosa che finalmente avevo potuto vedere con i miei occhi.
In realtà poi dei luoghi di Napoli non è descritto moltissimo, ma c'è l'atmosfera. La storia è quella di un professore e aspirante scrittore marocchino che da Marrakech compie un viaggio a Napoli per partecipare ad un concorso indetto dal comune per rilanciare la città attraverso i racconti di scrittori provenienti da varie parti del mondo.
Bidoun, il protagonista, è un uomo deluso dal suo matrimonio, dal suo lavoro e in generale dalla vita. Molto bello, secondo me, l'incipit del libro:
«Questa è la storia di un uomo contrariato. Sembra niente, ma un uomo contrariato è qualcuno che soffre. Imprevedibile, incontrollabile, capace di perdere la ragione, può diventare violento o vigliacco o scavare la sua galleria per scomparire.
Ci sono due tipi di uomo contrariato: quello che ingoia rospi, protesta rumorosamente e si fa del male (alla testa, alla schiena, alla pancia), incassa e se la prende con se steso perché non ha la forza di reagire e di mandare al diavolo tutto quanto; e poi c'è quello che la sua contrarietà la sbatte in faccia all'aggressore, se ne sbarazza, la espelle e tuttavia non rimane di umore meno cattivo, pronto ad affrontare qualsiasi nuova aggressione.
Io sono del genere che incassa e soffre in silenzio».
Un volta arrivato a Napoli viene invitato da una voce anonima che lo raggiunge al telefono a recarsi all'Albergo dei Poveri. Questo è un palazzo settecentesco, costruito per volere di re Carlo III di Borbone per ospitare i poveri della città. Negli anni in cui è ambientato il libro (siamo nei primi anni '90, Bassolino appena eletto sindaco) è in attesa di una riqualificazione ed è divenuto punto di raccolta per sbandati e senza tetto. Qui Bidoun incontra "la Vecchia", una donna che vive nell'Albergo e che raccoglie le storie che la gente va a raccontarle. Questo incontro sarà cruciale per Bidoun, in cerca di un riscatto per la sua vita ed in cerca soprattutto di una donna di Napoli con la quale da tempo ha intrapreso uno scambio epistolare. Entra quindi in contatto con una serie di personaggi che gravitano intorno alla Vecchia e all'Albergo e le storie che apprende da loro si fondono con la sua storia personale.
Molte riflessioni sull'amore, sulla scrittura, tracciate con uno stile coinvolgente e poetico. Quando alla fine Bidoun prende congedo dalla Vecchia, le rivolge queste parole:
«Grazie per avermi accolto e guidato in questa città torbida e complicata. Venuto per scoprire Napoli e per scrivere, ho fatto un incontro importante, e ciò grazie a voi, alla vostra sensibilità intelligente, alla vostra presenza piena di grazia, mi avete indicato la via per conoscere meglio me stesso. Ho scoperto di essere un uomo passivo, che immagina la vita invece di viverla e di affrontare gli altri. Quando ho deciso di uscire dalla mia vecchia pelle, ho incontrato l'amore, una passione breve ma molto intensa, che mi ha messo crudelmente di fronte a me stesso. Mi accingo a tirare avanti pensando a voi, a tutto ciò che mi avete insegnato, rivedendo il film della vostra storia, sperando di comprendere il misterioso legame che esiste tra voi e Kenza, quella che tutti noi abbiamo amato, in un momento della nostra vita. Kenza è la luce di una stella cadente, passata nell'istante preciso in cui non sapevamo più a che punto eravamo, né cosa stavamo facendo, un bagliore che ci ha messo di fronte a noi stessi, che ha aperto una finestra sul grande amore, quello che segna una vita e la rende migliore. So che Kenza continuerà per la sua strada tracciata nella Via Lattea e che non tornerà a consolare le lacrime amare di Gino, né a prendermi per mano per chiudersi con me in una veranda dove il tempo ci evitava per non disturbarci. Vi prometto di occuparmi di Momo, farò di tutto perché non resti a bighellonare per le strade di Napoli come un mendicante o un barbone. Vi prometto che lo riporterò nella sua terra, lo restituirò al suo villaggio, alla sua famiglia, laggiù dove sarà finalmente se stesso, appagato e riconciliato con l'Africa che porta dentro di sé con tutta evidenza ma che non riesce ad amare. Quanto a me, non so cosa farò. Per il momento, vado ad ascoltare ciò che Napoli sussurra».
Bello assai.