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Jun 7, 2012 |
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Il paradigma relazionale nelle scienze sociali: le prospettive sociologiche
Il paradigma relazionale di Pierpaolo Donati è una prospettiva sociologica tutta italiana. Buona parte del pensiero sociologico è stato da sempre incentrato su un sociale inteso come struttura o come individuo. Nel primo caso c'è spazio per una vitalità sociale quando si parla di strutture o sistemi ... (continue)
Il paradigma relazionale di Pierpaolo Donati è una prospettiva sociologica tutta italiana. Buona parte del pensiero sociologico è stato da sempre incentrato su un sociale inteso come struttura o come individuo. Nel primo caso c'è spazio per una vitalità sociale quando si parla di strutture o sistemi?, e nel secondo ha senso sovrapporre l'individuo all'idea stessa di società (riducendo beni relazionali o capitali sociali a puri strumenti di agency, ad uso e consumo dell'individuo utilitarista)?
Il modello hobbesiano è alla base del nostro stesso vivere e pensare la realtà. Esistono gli individui atomizzati ed esiste lo Stato. C'è quindi spazio per la società in senso vitale? Proprio per questo motivo Donati introduce una nuova categoria sociologica, da sempre "taken for granted", la relazione. A forza di darla per scontata, ce ne siamo dimenticati.
L'umano postmoderno fluttua oggi nel sistema (dis-umano; inteso come media, politica, stato, burocrazia ecc..), fino ad esserne surclassato. Le letture della sociologia postmoderna sono piuttosto rassegnate a questa deriva e a questa fuzzyficazione dei confini tra umano e non umano, tra sociale e sistema. Non è un caso che Bauman parli di liquidità.
Sociologi come J. Habermas hanno intuito questi stessi limiti nel panorama postmoderno, cercando una via tortuosa per una rifondazione etica della società. Per il superamento di questo stallo, Donati concentra la sua attenzione sulla relazionalità, forse in termini un po' idealistici o ingenui, ma quel che conta è che la sua è una rivoluzione in termini teorici, in quanto è il tentativo di fondare una sociologia che vada oltre. Oltre le dicotomie stringenti della secolare lettura hobbesiana o giusnaturalistica della realtà. La categoria della relazionalità è stata presa in considerazione da qualche decennio ormai in sociologia, seppur con letture sempre legate a un certo individualismo/utilitarismo duro a morire. Per Donati il sociale genera il sociale, è sede dell'umano e della trascendenza. Attraverso il sociale si creano veri e propri beni relazionali, benefici o terapie; e questo accade più spesso laddove la relazione è meno strumentale o sistemica. E' ormai accreditato che una rete sociale patologica produca effetti patologici sull'individuo inserito in essa, quindi risulterà vero anche il contrario. Forse l'eccessiva fiducia di Donati nella reciprocità fine a sé stessa e nei suoi effetti terapeutici può essere considerata un limite, ma questo testo ha il merito di farci vedere la realtà sociale in maniera differente, riuscendo a farci sperare che c'è ancora speranza per l'umano, basta non incasellare il sociale negli spazi angusti dei sistemi o nelle categorie dell'economia, ormai una scienza morale che ha sancito cosa vogliamo e cosa non vogliamo. C'è di più nel sociale e sta alla sociologia dimostrarlo.
“Io posso avere dei motivi per entrare in relazione che sono psicologici, economici, politici o di altro genere, ma quando arrivo a valutare l’importanza della relazione in sé stessa, allora lì nasce un mondo nuovo, nasce una società civile nuova, nasce una sociologia nuova.”