Forse per commentare pienamente l'opera prima di Fabrizio Casu bisognerebbe essere sardi. Forse identificarsi con il protagonista, disposto a compiere ciò che mai avrebbe pensato, vittima delle proprie scelte e artefice del proprio, autodistruttivo destino, riuscirebbe più facile a chi fosse nato e
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Forse per commentare pienamente l'opera prima di Fabrizio Casu bisognerebbe essere sardi. Forse identificarsi con il protagonista, disposto a compiere ciò che mai avrebbe pensato, vittima delle proprie scelte e artefice del proprio, autodistruttivo destino, riuscirebbe più facile a chi fosse nato e cresciuto su un isola, in un contesto più provinciale che realmente urbano. O forse no. Perché Dario, prima di essere un sardo ribelle, è un archetipo umano; paradigma della società moderna, per cui il passaggio all'età adulta avviene in due tempi: prima l'emancipazione (indipendenza economica, scelte lavorative), poi la presa di coscienza di ciò che si è e di ciò che si vuole essere. E' un passaggio in due tempi innaturale, commisurato con l'eterna adolescenza culturale che accompagna i giovani adulti del giorno d'oggi: il passaggio alla vera maturità del protagonista viene vissuto in modo persino troppo traumatico, romanzando un travaglio interiore che è però comune a un'intera generazione. E molte sono infatti le citazioni della cultura pop degli anni 80 e 90, molte le strizzate d'occhio ai nerd, sebbene tengano sempre un basso profilo, per non precludere la lettura a chi non sia troppo "impallinato" su cinema e musica.
Per tutta la sua lunghezza, il libro alterna vari momenti narrativi in un rincorrersi di flash-back e flash-forward. L'inizio potrebbe persino assomigliare a quello di un romanzetto rosa, ma con il procedere delle pagine si dipana sempre più la trama portante, legata a un progetto criminale e alle motivazioni che lo hanno generato; la storia rivela perciò la sua vera faccia di noir dai toni introspettivi.
Dialoghi brillanti, solo a tratti un po' legnosi o confusi. Alcuni refusi qua e là (peccato). Un intreccio originale e ben montato narrativamente; praticamente perfetto il climax verso gli eventi finali. Un libro con un'anima, insomma. Per Fabrizio Casu, l'inizio di una corsa, sperando che a questa opera prima segua presto un'opera seconda.
Storie (soprattutto: disegni) eccezionali, peccato per la sciatteria della cura editoriale: manca uno degli episodi dei miti di Cthulhu, la prima sezione è impaginata tutta sballata, una storia è divisa in due con due titoli sbagliati, un'altra è impaginata senza titolo e senza soluzione di continui
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Storie (soprattutto: disegni) eccezionali, peccato per la sciatteria della cura editoriale: manca uno degli episodi dei miti di Cthulhu, la prima sezione è impaginata tutta sballata, una storia è divisa in due con due titoli sbagliati, un'altra è impaginata senza titolo e senza soluzione di continuità con la precedente.
Il luposki della steppaski faceva meglioski a restare nella steppaski
Ci sono alcune cose della tua infanzia che ti attirano perché non te le ricordi bene. Ma se non te le ricordi bene c'è un motivo: probabilmente erano tutto tranne che memorabili. Rebuffi sarà stato pure un innovatore e un importante personaggio del fumetto degli anni 70-80, ma all'occhio dell'adulto
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Ci sono alcune cose della tua infanzia che ti attirano perché non te le ricordi bene. Ma se non te le ricordi bene c'è un motivo: probabilmente erano tutto tranne che memorabili. Rebuffi sarà stato pure un innovatore e un importante personaggio del fumetto degli anni 70-80, ma all'occhio dell'adulto di oggi che legga questo volume appare solo come un artigiano che sa giusto mettere in fila due vignette, senza nemmeno un guizzo di idea, dialogo o sceneggiatura. Non credo però che Rebuffi sia davvero tanto pessimo: lo è per le storie di questo volume. Quelle originali (insieme a Cucciolo e Beppe) erano certo più fresche e divertenti: gli episodi proposti in questo volume, che sono una specie di "le avventure fantasy di Pugacioff" sono fuori dal personaggio e tremendamente stantie. Alla selezione di storie loffie si aggiunge la pubblicazione di un racconto-gioco con protagonista Pugacioff, non scritto da Rebuffi, anch'esso legato a tematiche fantastiche e in cui Pugacioff appare completamente fuori dal personaggio.
Premesso che il giudizio è viziato dal fatto che i Ronfi sono stati per me una delle letture più gradite dell'infanzia, la lettura di questo libro mi ha portato emozioni di vario tipo.
Il ricordo. Le storie appaiono ingenue, ma apparivano tali anche al bambino di 8 anni che le leggeva per la prima
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Premesso che il giudizio è viziato dal fatto che i Ronfi sono stati per me una delle letture più gradite dell'infanzia, la lettura di questo libro mi ha portato emozioni di vario tipo.
Il ricordo. Le storie appaiono ingenue, ma apparivano tali anche al bambino di 8 anni che le leggeva per la prima volta. Eppure erano - e sono - divertenti, forse per il fatto che i Ronfi sono davvero dei personaggi ben pensati, la risposta italiana ai Puffi.
La delusione. Il libro non è filologico: mischia storie "storiche" con rifacimenti recenti, senza indicare la data di prima pubblicazione, né il numero di storie complessive esistenti. Assenti i Ronfi di città, dei quali non ricordo niente (forse sono un'invenzione troppo recente) e dei quali avrei voluto sapere qualcosa in più.
L'appetito. Perché di Ronfi vorrei leggere ancora, e sono quasi tentato di cercare la rivista di giochi per bambini che ne ospita le avventure inedite. Quasi, eh.
Fine della corsa
Forse per commentare pienamente l'opera prima di Fabrizio Casu bisognerebbe essere sardi. Forse identificarsi con il protagonista, disposto a compiere ciò che mai avrebbe pensato, vittima delle proprie scelte e artefice del proprio, autodistruttivo destino, riuscirebbe più facile a chi fosse nato e ... (continue)
Forse per commentare pienamente l'opera prima di Fabrizio Casu bisognerebbe essere sardi. Forse identificarsi con il protagonista, disposto a compiere ciò che mai avrebbe pensato, vittima delle proprie scelte e artefice del proprio, autodistruttivo destino, riuscirebbe più facile a chi fosse nato e cresciuto su un isola, in un contesto più provinciale che realmente urbano.
O forse no. Perché Dario, prima di essere un sardo ribelle, è un archetipo umano; paradigma della società moderna, per cui il passaggio all'età adulta avviene in due tempi: prima l'emancipazione (indipendenza economica, scelte lavorative), poi la presa di coscienza di ciò che si è e di ciò che si vuole essere.
E' un passaggio in due tempi innaturale, commisurato con l'eterna adolescenza culturale che accompagna i giovani adulti del giorno d'oggi: il passaggio alla vera maturità del protagonista viene vissuto in modo persino troppo traumatico, romanzando un travaglio interiore che è però comune a un'intera generazione.
E molte sono infatti le citazioni della cultura pop degli anni 80 e 90, molte le strizzate d'occhio ai nerd, sebbene tengano sempre un basso profilo, per non precludere la lettura a chi non sia troppo "impallinato" su cinema e musica.
Per tutta la sua lunghezza, il libro alterna vari momenti narrativi in un rincorrersi di flash-back e flash-forward. L'inizio potrebbe persino assomigliare a quello di un romanzetto rosa, ma con il procedere delle pagine si dipana sempre più la trama portante, legata a un progetto criminale e alle motivazioni che lo hanno generato; la storia rivela perciò la sua vera faccia di noir dai toni introspettivi.
Dialoghi brillanti, solo a tratti un po' legnosi o confusi. Alcuni refusi qua e là (peccato). Un intreccio originale e ben montato narrativamente; praticamente perfetto il climax verso gli eventi finali. Un libro con un'anima, insomma. Per Fabrizio Casu, l'inizio di una corsa, sperando che a questa opera prima segua presto un'opera seconda.
Ho cercato e ho trovato
Per troppo tempo mi sono privato di letture del genere. E ho sbagliato.
I Maestri del Fumetto n. 24
Storie (soprattutto: disegni) eccezionali, peccato per la sciatteria della cura editoriale: manca uno degli episodi dei miti di Cthulhu, la prima sezione è impaginata tutta sballata, una storia è divisa in due con due titoli sbagliati, un'altra è impaginata senza titolo e senza soluzione di continui ... (continue)
Storie (soprattutto: disegni) eccezionali, peccato per la sciatteria della cura editoriale: manca uno degli episodi dei miti di Cthulhu, la prima sezione è impaginata tutta sballata, una storia è divisa in due con due titoli sbagliati, un'altra è impaginata senza titolo e senza soluzione di continuità con la precedente.
Il grande Pugacióff
Ci sono alcune cose della tua infanzia che ti attirano perché non te le ricordi bene. Ma se non te le ricordi bene c'è un motivo: probabilmente erano tutto tranne che memorabili.continue)
Rebuffi sarà stato pure un innovatore e un importante personaggio del fumetto degli anni 70-80, ma all'occhio dell'adulto ... (
Ci sono alcune cose della tua infanzia che ti attirano perché non te le ricordi bene. Ma se non te le ricordi bene c'è un motivo: probabilmente erano tutto tranne che memorabili.
Rebuffi sarà stato pure un innovatore e un importante personaggio del fumetto degli anni 70-80, ma all'occhio dell'adulto di oggi che legga questo volume appare solo come un artigiano che sa giusto mettere in fila due vignette, senza nemmeno un guizzo di idea, dialogo o sceneggiatura.
Non credo però che Rebuffi sia davvero tanto pessimo: lo è per le storie di questo volume. Quelle originali (insieme a Cucciolo e Beppe) erano certo più fresche e divertenti: gli episodi proposti in questo volume, che sono una specie di "le avventure fantasy di Pugacioff" sono fuori dal personaggio e tremendamente stantie.
Alla selezione di storie loffie si aggiunge la pubblicazione di un racconto-gioco con protagonista Pugacioff, non scritto da Rebuffi, anch'esso legato a tematiche fantastiche e in cui Pugacioff appare completamente fuori dal personaggio.
Il mondo dei Ronfi
Premesso che il giudizio è viziato dal fatto che i Ronfi sono stati per me una delle letture più gradite dell'infanzia, la lettura di questo libro mi ha portato emozioni di vario tipo.
Il ricordo. Le storie appaiono ingenue, ma apparivano tali anche al bambino di 8 anni che le leggeva per la prima ... (continue)
Premesso che il giudizio è viziato dal fatto che i Ronfi sono stati per me una delle letture più gradite dell'infanzia, la lettura di questo libro mi ha portato emozioni di vario tipo.
Il ricordo. Le storie appaiono ingenue, ma apparivano tali anche al bambino di 8 anni che le leggeva per la prima volta. Eppure erano - e sono - divertenti, forse per il fatto che i Ronfi sono davvero dei personaggi ben pensati, la risposta italiana ai Puffi.
La delusione. Il libro non è filologico: mischia storie "storiche" con rifacimenti recenti, senza indicare la data di prima pubblicazione, né il numero di storie complessive esistenti. Assenti i Ronfi di città, dei quali non ricordo niente (forse sono un'invenzione troppo recente) e dei quali avrei voluto sapere qualcosa in più.
L'appetito. Perché di Ronfi vorrei leggere ancora, e sono quasi tentato di cercare la rivista di giochi per bambini che ne ospita le avventure inedite. Quasi, eh.