Un trattato morale travestito da romanzo storico o viceversa? Un atto di fede contro la religiosità bigotta o giustificazione della religiosità di casta? Un conservatore nei panni di un socialista o un progressista che si finge reazionario? Un testo rivoluzionario mascherato da borghese? Un libro d'
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Un trattato morale travestito da romanzo storico o viceversa? Un atto di fede contro la religiosità bigotta o giustificazione della religiosità di casta? Un conservatore nei panni di un socialista o un progressista che si finge reazionario? Un testo rivoluzionario mascherato da borghese? Un libro d'amore annegato da troppi personaggi e sotto trame? Forse tutto questo e molto di più, in ogni caso un classico quasi senza tempo, dalle molte sfaccettature, dotato di complessità quanto della capacità di attrarre e trattenere il lettore fino alla (un po' esagerata fine). Di seguito due (tre riflessioni) se il romanzo fosse stato proposto a una qualsiasi casa editrice in questi giorni...
Immaginatevi un "editor" che legga il romanzo e suggerisca all'autore qualche modifica per la pubblicazione: "tutte queste pagine dedicate alla gita "fuori porta" di Fantine, no, no, bisogna sfrondare il testo, metti sedotta e abbandonata da uno studentello! E questa noiosa digressione su Waterloo (la più grande vittoria di Napoleone)* e se uno volesse leggere certe cose si prenderebbe un libro di storia! E fai finire il protagonista in un monastero, UN MONASTERO! Ma fallo finire in un postribolo che possiamo metterci un paio di scene di sesso! Diamine, che fa discutere e quindi vendere. Troppe, troppe digressioni e poca azione, la gente vuole azione, amore, inseguimenti non riflessioni filosofiche, si va bene la religione che possiamo avere una buona recensione dai giornali cattolici e magari su Rai 1, ma devi mischiare un po' più le carte, magari, magari mettici la setta dei templari che hanno sempre il loro pubblico affezionato. Ah! Non c'è un serial killer? E prova a mettercene uno, vedrei bene sto commissario, 'sto poliziotto, 'sto Juvé, Juventù, Jabbar, ah si Jabert** o come cavolo si chiama, darebbe un non so che di... di diabolico, si poliziotto e criminale insieme. IDEA grandiosa: Cosette chiamala Lolita." * Chi ha orecchie per intendere intenda o vada a cercarsi il video su Youtube. ** Javert nel testo.
Lo stile rigido e la forza polemica non inficia più di tanto un'opera interessante ma non fondamentale sulla Seconda Guerra Mondiale italiana, leggendola si arriva a capire che la meritocrazia in Italia non c'è mai stata, con le tragiche conseguenze di morte e sprechi.
Uno dei migliori del celebre duo investigativo: in una storia fin troppo complessa, lo spirito, le arguzie e lo stile semplice di Stout sono una buona ricompensa per il tempo impiegato nel leggerlo.
Uno dei tanti libri letti su Cesare che sembrava interessante ma che si rivela composto da intuizioni e sensazioni dell'autore non supportate da prove.
L'aspetto storico e umano in questo testo sono più importanti di quello stilistico letterario. Andrebbe letto verso i quattordici quindici anni, cioè l'età che aveva Anne quando lo scriveva per apprezzare meglio i suoi "disagi" giovanili e la sua voglia di rompere il "guscio".
I miserabili
Un trattato morale travestito da romanzo storico o viceversa? Un atto di fede contro la religiosità bigotta o giustificazione della religiosità di casta? Un conservatore nei panni di un socialista o un progressista che si finge reazionario? Un testo rivoluzionario mascherato da borghese? Un libro d' ... (continue)
Un trattato morale travestito da romanzo storico o viceversa? Un atto di fede contro la religiosità bigotta o giustificazione della religiosità di casta? Un conservatore nei panni di un socialista o un progressista che si finge reazionario? Un testo rivoluzionario mascherato da borghese? Un libro d'amore annegato da troppi personaggi e sotto trame? Forse tutto questo e molto di più, in ogni caso un classico quasi senza tempo, dalle molte sfaccettature, dotato di complessità quanto della capacità di attrarre e trattenere il lettore fino alla (un po' esagerata fine).
Di seguito due (tre riflessioni) se il romanzo fosse stato proposto a una qualsiasi casa editrice in questi giorni...
Immaginatevi un "editor" che legga il romanzo e suggerisca all'autore qualche modifica per la pubblicazione: "tutte queste pagine dedicate alla gita "fuori porta" di Fantine, no, no, bisogna sfrondare il testo, metti sedotta e abbandonata da uno studentello! E questa noiosa digressione su Waterloo (la più grande vittoria di Napoleone)* e se uno volesse leggere certe cose si prenderebbe un libro di storia! E fai finire il protagonista in un monastero, UN MONASTERO! Ma fallo finire in un postribolo che possiamo metterci un paio di scene di sesso! Diamine, che fa discutere e quindi vendere. Troppe, troppe digressioni e poca azione, la gente vuole azione, amore, inseguimenti non riflessioni filosofiche, si va bene la religione che possiamo avere una buona recensione dai giornali cattolici e magari su Rai 1, ma devi mischiare un po' più le carte, magari, magari mettici la setta dei templari che hanno sempre il loro pubblico affezionato. Ah! Non c'è un serial killer? E prova a mettercene uno, vedrei bene sto commissario, 'sto poliziotto, 'sto Juvé, Juventù, Jabbar, ah si Jabert** o come cavolo si chiama, darebbe un non so che di... di diabolico, si poliziotto e criminale insieme. IDEA grandiosa: Cosette chiamala Lolita."
* Chi ha orecchie per intendere intenda o vada a cercarsi il video su Youtube.
** Javert nel testo.
Navi e poltrone
Lo stile rigido e la forza polemica non inficia più di tanto un'opera interessante ma non fondamentale sulla Seconda Guerra Mondiale italiana, leggendola si arriva a capire che la meritocrazia in Italia non c'è mai stata, con le tragiche conseguenze di morte e sprechi.
Abbiamo trasmesso
Uno dei migliori del celebre duo investigativo: in una storia fin troppo complessa, lo spirito, le arguzie e lo stile semplice di Stout sono una buona ricompensa per il tempo impiegato nel leggerlo.
Cesare senza miti
Uno dei tanti libri letti su Cesare che sembrava interessante ma che si rivela composto da intuizioni e sensazioni dell'autore non supportate da prove.
Il diario di Anna Frank
L'aspetto storico e umano in questo testo sono più importanti di quello stilistico letterario. Andrebbe letto verso i quattordici quindici anni, cioè l'età che aveva Anne quando lo scriveva per apprezzare meglio i suoi "disagi" giovanili e la sua voglia di rompere il "guscio".