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Mar 16, 2012 |
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Avere una bella cera
"Non sia permesso che tutt'al più un momentaneo passaggio per le Provincie ai girovaghi possessori di Gabinetti di Figure di cera, (...) i quali offrono alla pubblica vista ogni sorta di tragiche spaventevoli scene ed altre orribili immagini, che seducono il pubblico colto, ed il sentimento rintuzza ... (continue)
"Non sia permesso che tutt'al più un momentaneo passaggio per le Provincie ai girovaghi possessori di Gabinetti di Figure di cera, (...) i quali offrono alla pubblica vista ogni sorta di tragiche spaventevoli scene ed altre orribili immagini, che seducono il pubblico colto, ed il sentimento rintuzzano della rozza plebe. Considerando pertanto, che tali figure in cera, oltrechè non hanno quasi mai un vero pregio, ed agiscono con dannosa influenza sulla moralità del popolo, e specialmente sull' educazione della gioventù, son poi atte generalmente a generare la nausea e ad ispirare l' orrore, fu superiormente trovato necessario e conveniente di estendere anche a tali gabinetti di figure in cera i sopraccennati regolamenti generali di Polizia, e di ordinare che ne sia curata con ogni severità l' esecuzione."
Non ai potenziali effetti di circolari come queste della polizia per le provincie venete del 1819 si deve addebitare l' esiguo numero di testimonianze della tradizione multiforme della ceroplastica italiana, (raccolte peraltro fotograficamente in questo cataloghetto prezioso da un punto di vista fotografico e storiografico), quanto all' assenza di una tradizione ludico-museale e di una percezione artistica connessa allo status dei manufatti, diffuse invece nel resto d' Europa (si pensi a Madame Tussaud, ma anche al topos nel cinema espressionistico del gabinetto delle figure di cera, e il suo traslarsi nell' esperienza artistica del surrealismo). In questo volumetto si offrono chiavi di comprensione storico-antropologica del valore della riproduzione in cera del corpo umano (o delle sue parti) che si riallacciano a studi acclarati, da Frazer in poi, sul tema del doppio nella Regalità e della sua necessaria rappresentazione in funzione della continuità politica (il funerale del doge veneziano celebrava il passaggio del corpo con gli attributi politici riprodotto in cera, portato in processione, non l' inumazione di quello fisico, che avveniva discretamente e in fretta), ricordano i momenti di particolare interesse scientifico fra fine dell' 800 e inizi del '900, al nascere dell' antropologia criminale e agli studi lombrosiani, ma richiamano anche alle relazioni conturbanti fra l'organico del corpo umano (ed il complesso di significati che a questo attribuiamo nella post-modernità) e il "troppo simile all' organico" rappresetsato dall' iperrealismo ceroplastico, che esorbita dal rassicurante perimetro della rappresentazione simbolica, per pretendere uno status ontologico proprio, altro dalla vita stessa. Se ne accorse De Sade nel suo viaggio in Italia che lo portò a visitare uno di questi gabinetti di cere, lo rilevò per viam negationis Italo Calvino raccontando da giornalista una mostra esibizione negli anni '80 in Francia, Emanuele Trevi lo definisce, in uno dei saggi, il "godimento del perturbante": il doppio in cera o ogni parte in essa riprodotta possiede un ambiguo statuto ontologico, che si rivela all' esperienza comune dello spettatore.
Ne scrive anche, in altro contesto non presente in questo volumetto, ma curiosamente stimolante per l' analogia inferita, lo studioso di robotica Masahiro Mori, che volendo introdurre una nozione misurabile di disagio al "troppo simile all' organico" della robotica contemporanea postula un "vallo del perturbante" in uno sviluppo diagrammatico crescente di similitudine fra corpo umano e mimesi cibernetica, traendo la conclusione che sia necessario tracciare un confine emotivo (e industriale) fra la produzione di corpi non organici (non più figure di cera, ma automi) e i loro modelli organici ( i loro creatori, e insieme spettatori).
p.s.: la mostra si scioglie il 25 Giugno 2012.