Ma stai scherzando?? è tutto preso e tradotto dall'edizione inglese!!!! mi sembravano strane tutte quelle note e quei rimandi bibliografici, ma di quei libri non ne ha letto neanche uno! le stesse pagine, le stesse PAROLE! tutto dall'edizione inglese della Viking Society! che vergogna! un insegnate
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Ma stai scherzando?? è tutto preso e tradotto dall'edizione inglese!!!! mi sembravano strane tutte quelle note e quei rimandi bibliografici, ma di quei libri non ne ha letto neanche uno! le stesse pagine, le stesse PAROLE! tutto dall'edizione inglese della Viking Society! che vergogna! un insegnate ex cattedratico! Stavamo a corto in Italia di 'ste pubblicazioni! e hai pure il coraggio di dire tradotto dall'originale! Meno male che è passato quasi inosservato...
Due (Sonatorrek e Darraðarljórð ) dei quattro poemetti scaldici presentati in questa traduzione sono già stati tradotti e commentati dalla Koch nella sua antologia sulla poesia scaldica. Proprio da un raffronto con quest'ultimi si nota la pochezza di questo volume. La traduzione non è mai letterale
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Due (Sonatorrek e Darraðarljórð ) dei quattro poemetti scaldici presentati in questa traduzione sono già stati tradotti e commentati dalla Koch nella sua antologia sulla poesia scaldica. Proprio da un raffronto con quest'ultimi si nota la pochezza di questo volume. La traduzione non è mai letterale e spesso il traduttore riformula le strofe a suo piacimento. Le kenningar a volte (poche) vengono tradotte letteralmente altre invece si dà direttamente il significato relegando a note confusionarie e spesso inutili la traduzione letterale dei membri della kenning. Il terzo (Solarljod) invece è stato già tradotto e commentato egregiamente da Piccolini (in un volume apparso postumo); dalla mole del lavoro di quest'ultimo si capisce subito che questo è un poema che presenta grandissime difficoltà esegetiche e di interpretazione che però Gabrieli risolve con frequenti "non sappiamo", "non è chiaro" "nulla si sa" rendendo inutile la sua traduzione (che appare quanto mai instabile). L'ultimo poema "erfidrapa" sembra inedito in italiano ma segue la linea riportata sopra.
Il marito di Carmen Russo (vd. nome del traduttore) di ritorno dall'Isola ha deciso di dare una sua versione dell'Havamal. Forse era meglio rimanere con Otelma che andare in Islanda. Già dal titolo truffaldino di questo libricino (infatti sono tradotte solo le prime 76 strofe meno 4 o 5 che sono sta
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Il marito di Carmen Russo (vd. nome del traduttore) di ritorno dall'Isola ha deciso di dare una sua versione dell'Havamal. Forse era meglio rimanere con Otelma che andare in Islanda. Già dal titolo truffaldino di questo libricino (infatti sono tradotte solo le prime 76 strofe meno 4 o 5 che sono state saltate) si capisce l'andazzo di una traduzione povera ed elementare, buona per turisti attempati in cerca dell' "antica saggezza nordica". A mo' di esempio: a pag. 19 traduce "ostinato è chi dal basso chiede stima" mal interpretando l'agg. bráðr (rapido) e saltando completamene il vero significato della strofa che è tutt'altro "molto rapido ad andare al focolare è chi esibisce le sue doti" a pag. 41 traduce "vá" (angolo, canto) con "pericolo" stravolgendo il significato della strofa. P.S. Non fatevi illudere dalle 90 pag., il libro si legge in 5 minuti
Una brevissima introduzione (più che altro riassunto visto che la curatrice ripropone teorie di altri studiosi accodandosi ad essi) sulle fonti, la data di composizione e i possibili autori della Kristni saga ci introducono a questa traduzione totalmente amatoriale della Gangemi. Parto dal segnalare
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Una brevissima introduzione (più che altro riassunto visto che la curatrice ripropone teorie di altri studiosi accodandosi ad essi) sulle fonti, la data di composizione e i possibili autori della Kristni saga ci introducono a questa traduzione totalmente amatoriale della Gangemi. Parto dal segnalare che la traduzione è priva di note e commenti, le strofe scaldiche non sono spiegate e nemmeno le varie kenningar (tranne, per un misterioso motivo, a pag. 57, dove mette tra parentesi i significati, segno forse di una possibile revisione del testo non portata al termine per pubblicare a tutti i costi?). Altro segnale di un lavoro fatto in fretta è l'alternarsi della traduzione di "skald" ora come "scaldo" (per es. a pag. 59) ora "skaldo" (!) (a pag. 39), o la mancata traduzione di alcuni termini norreni (pag. 63 "Hjalti fu condannato al fjörbaugr", pag. 77 "sarebbero stati puniti con il fjörbaugsgaðr", pag. 89 "fissò 66 vaðmál in denaro", pag. 61 “egli navigò lungo il fjord” ma metti una nota a spiegare che cavolo significano questi termini!). Stessa oscillazione nella traduzione dei toponimi norreni (ora traduce col nome moderno del luogo per es. Áross - Aarhus, ma pag. 61/63 lascia Þrandheim e Niðaróss) quando non sbaglia proprio a tradurli (pag. 63 traduce Hálogaland con Helgoland sì Legoland!). Il fondo della ridicolaggine di questa persona si tocca quando insiste a scrivere "bersekir" (pag. 39.) e addirittura al singolare "berseker" (pag. 61). Qui è lì si riscontrano altri errori di traduzione (pag. 37 "threttanda" tradotto come 11 invece che 13! e il papocchio di pag. 67 sul conteggio dei mesi) Gangemi ti prego lascia stare il grande prof. Piccolini e non accostare il suo nome a questa traduzione ora che non può difendersi e prenderne le distanze!
Di questo libro forse si salva solo l'introduzione. La traduzione è priva di note e commenti (checché ne dica la copertina) e non si sa come si può affrontare un testo medievale senza. Il testo originale dovrebbe essere a fronte ma a volte è più lungo della traduzione e ti ritrovi con pagine piene e
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Di questo libro forse si salva solo l'introduzione. La traduzione è priva di note e commenti (checché ne dica la copertina) e non si sa come si può affrontare un testo medievale senza. Il testo originale dovrebbe essere a fronte ma a volte è più lungo della traduzione e ti ritrovi con pagine piene e pagine vuote con un paio di righe, le ultime due pagine non c'è il testo a fronte perchè era finito prima! Poi si vede che ha fatto copia e incolla da qualche sito perchè il testo non è né normalizzato né edito. La poca cura dell'autrice (che voglio sottolineare per non so qualche arcano motivo ha insegnato fil. germ. all'uni di Catania) si riflette anche nella traduzione visto che accanto a improbabili "Reykjavic" o "Iwar" "Osyfr" (nome che in realtà è Osvifr), 'sta caspita di Gangemi non riesce a fare pace col cervello e nella stessa pagina a volta scrive "Thing" a volte "assemblea" a volte usa il grafema thorn altre il "th", a volte traduce i soprannomi dei personaggi a volte li lascia in norreno, poi non so da dove tira fuori un "Meri" per il distretto norvegese Moerr, se non sbaglia proprio a tradurre tipo quando scrive "Re Harald era nella settantina" quando in realtà il testo dice "Harald fu re per settant'anni". Un ultimo commento sulla grafia dei toponimi e dei nomi di persone norreni quasi sempre sbagliati, privi di accento e quant'altro, ma perchè non hai copiato dalla traduzione in inglese pubblicata dalla Viking Society, secondo me facevi più bella figura!
Guta saga
Ma stai scherzando?? è tutto preso e tradotto dall'edizione inglese!!!! mi sembravano strane tutte quelle note e quei rimandi bibliografici, ma di quei libri non ne ha letto neanche uno! le stesse pagine, le stesse PAROLE! tutto dall'edizione inglese della Viking Society! che vergogna! un insegnate ... (continue)
Ma stai scherzando?? è tutto preso e tradotto dall'edizione inglese!!!! mi sembravano strane tutte quelle note e quei rimandi bibliografici, ma di quei libri non ne ha letto neanche uno! le stesse pagine, le stesse PAROLE! tutto dall'edizione inglese della Viking Society! che vergogna! un insegnate ex cattedratico! Stavamo a corto in Italia di 'ste pubblicazioni! e hai pure il coraggio di dire tradotto dall'originale! Meno male che è passato quasi inosservato...
La poesia scaldica norrena
Due (Sonatorrek e Darraðarljórð ) dei quattro poemetti scaldici presentati in questa traduzione sono già stati tradotti e commentati dalla Koch nella sua antologia sulla poesia scaldica. Proprio da un raffronto con quest'ultimi si nota la pochezza di questo volume. La traduzione non è mai letterale ... (continue)
Due (Sonatorrek e Darraðarljórð ) dei quattro poemetti scaldici presentati in questa traduzione sono già stati tradotti e commentati dalla Koch nella sua antologia sulla poesia scaldica. Proprio da un raffronto con quest'ultimi si nota la pochezza di questo volume. La traduzione non è mai letterale e spesso il traduttore riformula le strofe a suo piacimento. Le kenningar a volte (poche) vengono tradotte letteralmente altre invece si dà direttamente il significato relegando a note confusionarie e spesso inutili la traduzione letterale dei membri della kenning. Il terzo (Solarljod) invece è stato già tradotto e commentato egregiamente da Piccolini (in un volume apparso postumo); dalla mole del lavoro di quest'ultimo si capisce subito che questo è un poema che presenta grandissime difficoltà esegetiche e di interpretazione che però Gabrieli risolve con frequenti "non sappiamo", "non è chiaro" "nulla si sa" rendendo inutile la sua traduzione (che appare quanto mai instabile). L'ultimo poema "erfidrapa" sembra inedito in italiano ma segue la linea riportata sopra.
I detti dei Vichinghi
Il marito di Carmen Russo (vd. nome del traduttore) di ritorno dall'Isola ha deciso di dare una sua versione dell'Havamal. Forse era meglio rimanere con Otelma che andare in Islanda. Già dal titolo truffaldino di questo libricino (infatti sono tradotte solo le prime 76 strofe meno 4 o 5 che sono sta ... (continue)
Il marito di Carmen Russo (vd. nome del traduttore) di ritorno dall'Isola ha deciso di dare una sua versione dell'Havamal. Forse era meglio rimanere con Otelma che andare in Islanda. Già dal titolo truffaldino di questo libricino (infatti sono tradotte solo le prime 76 strofe meno 4 o 5 che sono state saltate) si capisce l'andazzo di una traduzione povera ed elementare, buona per turisti attempati in cerca dell' "antica saggezza nordica". A mo' di esempio:
a pag. 19 traduce "ostinato è chi dal basso chiede stima" mal interpretando l'agg. bráðr (rapido) e saltando completamene il vero significato della strofa che è tutt'altro "molto rapido ad andare al focolare è chi esibisce le sue doti"
a pag. 41 traduce "vá" (angolo, canto) con "pericolo" stravolgendo il significato della strofa.
P.S. Non fatevi illudere dalle 90 pag., il libro si legge in 5 minuti
Kristni Saga
Una brevissima introduzione (più che altro riassunto visto che la curatrice ripropone teorie di altri studiosi accodandosi ad essi) sulle fonti, la data di composizione e i possibili autori della Kristni saga ci introducono a questa traduzione totalmente amatoriale della Gangemi. Parto dal segnalare ... (continue)
Una brevissima introduzione (più che altro riassunto visto che la curatrice ripropone teorie di altri studiosi accodandosi ad essi) sulle fonti, la data di composizione e i possibili autori della Kristni saga ci introducono a questa traduzione totalmente amatoriale della Gangemi. Parto dal segnalare che la traduzione è priva di note e commenti, le strofe scaldiche non sono spiegate e nemmeno le varie kenningar (tranne, per un misterioso motivo, a pag. 57, dove mette tra parentesi i significati, segno forse di una possibile revisione del testo non portata al termine per pubblicare a tutti i costi?). Altro segnale di un lavoro fatto in fretta è l'alternarsi della traduzione di "skald" ora come "scaldo" (per es. a pag. 59) ora "skaldo" (!) (a pag. 39), o la mancata traduzione di alcuni termini norreni (pag. 63 "Hjalti fu condannato al fjörbaugr", pag. 77 "sarebbero stati puniti con il fjörbaugsgaðr", pag. 89 "fissò 66 vaðmál in denaro", pag. 61 “egli navigò lungo il fjord” ma metti una nota a spiegare che cavolo significano questi termini!). Stessa oscillazione nella traduzione dei toponimi norreni (ora traduce col nome moderno del luogo per es. Áross - Aarhus, ma pag. 61/63 lascia Þrandheim e Niðaróss) quando non sbaglia proprio a tradurli (pag. 63 traduce Hálogaland con Helgoland sì Legoland!). Il fondo della ridicolaggine di questa persona si tocca quando insiste a scrivere "bersekir" (pag. 39.) e addirittura al singolare "berseker" (pag. 61). Qui è lì si riscontrano altri errori di traduzione (pag. 37 "threttanda" tradotto come 11 invece che 13! e il papocchio di pag. 67 sul conteggio dei mesi) Gangemi ti prego lascia stare il grande prof. Piccolini e non accostare il suo nome a questa traduzione ora che non può difendersi e prenderne le distanze!
Íslendigabók
Di questo libro forse si salva solo l'introduzione. La traduzione è priva di note e commenti (checché ne dica la copertina) e non si sa come si può affrontare un testo medievale senza. Il testo originale dovrebbe essere a fronte ma a volte è più lungo della traduzione e ti ritrovi con pagine piene e ... (continue)
Di questo libro forse si salva solo l'introduzione. La traduzione è priva di note e commenti (checché ne dica la copertina) e non si sa come si può affrontare un testo medievale senza. Il testo originale dovrebbe essere a fronte ma a volte è più lungo della traduzione e ti ritrovi con pagine piene e pagine vuote con un paio di righe, le ultime due pagine non c'è il testo a fronte perchè era finito prima! Poi si vede che ha fatto copia e incolla da qualche sito perchè il testo non è né normalizzato né edito. La poca cura dell'autrice (che voglio sottolineare per non so qualche arcano motivo ha insegnato fil. germ. all'uni di Catania) si riflette anche nella traduzione visto che accanto a improbabili "Reykjavic" o "Iwar" "Osyfr" (nome che in realtà è Osvifr), 'sta caspita di Gangemi non riesce a fare pace col cervello e nella stessa pagina a volta scrive "Thing" a volte "assemblea" a volte usa il grafema thorn altre il "th", a volte traduce i soprannomi dei personaggi a volte li lascia in norreno, poi non so da dove tira fuori un "Meri" per il distretto norvegese Moerr, se non sbaglia proprio a tradurre tipo quando scrive "Re Harald era nella settantina" quando in realtà il testo dice "Harald fu re per settant'anni". Un ultimo commento sulla grafia dei toponimi e dei nomi di persone norreni quasi sempre sbagliati, privi di accento e quant'altro, ma perchè non hai copiato dalla traduzione in inglese pubblicata dalla Viking Society, secondo me facevi più bella figura!