Diciamoci la verità: si apprezza il meccanismo dell'esercizio di stile, ma i racconti che ne scaturiscono sono un po' noiosi. Poi arrivano quelle due o tre frasi ben piazzate che ti risolvono l'esistenza.
Per essere un primo romanzo è assolutamente straordinario. Conferma che i premi Nobel per la letteratura non si assegnano proprio a caso. La struttura del racconto è perfetta: basta il semplice passaggio dalla terza persona singolare a quella plurale per fondere dei casi limite con la Storia di int
... (continue)
Per essere un primo romanzo è assolutamente straordinario. Conferma che i premi Nobel per la letteratura non si assegnano proprio a caso. La struttura del racconto è perfetta: basta il semplice passaggio dalla terza persona singolare a quella plurale per fondere dei casi limite con la Storia di intere comunità. La storia (senza rivelare troppo della trama) è quella dell'ossessione per un'immagine imposta e desiderata, ma dolorosamente irraggiungibile. Universale e quindi capolavoro.
Il libro è una protesta civile contro l'ignoranza e l'inadeguatezza della classe dirigente soprattutto politica e non possiamo dire che questo non sia, giustamente, di moda. La narrazione di Nesi è parecchio sbilanciata sulla descrizione della sua vita non imprenditoriale: a me interessa molto perc
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Il libro è una protesta civile contro l'ignoranza e l'inadeguatezza della classe dirigente soprattutto politica e non possiamo dire che questo non sia, giustamente, di moda. La narrazione di Nesi è parecchio sbilanciata sulla descrizione della sua vita non imprenditoriale: a me interessa molto perchè Nesi è un americanista e questo, non conoscendo per niente l'autore, non me l'aspettavo, ma è un po' fuori tema rispetto al libro. Il grandissimo difetto del lavoro di Nesi è proprio questo: vorresti più storie per capire meglio questa Prato e questa Italia, ti lascia un forte senso di incompletezza ma comunque già così è una testimonianza intensa con un paio di momenti veramente alti (la perquisizione al capannone dei cinesi o quando parla della superiorità creativa degli italiani).
Se è vero che “siamo assetati di romanzi che dispieghino una reale comprensione dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, il nostro paese è vittima e che sappiano inquadrare le sue conseguenze in termini umani e suggeriscano che la risposta appropriata non sia solamente il lamento e la
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Se è vero che “siamo assetati di romanzi che dispieghino una reale comprensione dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, il nostro paese è vittima e che sappiano inquadrare le sue conseguenze in termini umani e suggeriscano che la risposta appropriata non sia solamente il lamento e la rabbia ma una folle, incredula risata” allora questo “è un libro tremendo, un libro senza precedenti, fatto in parte di memorie private, in parte di cronaca sociale, tutto mescolato insieme in una miscela letale e devastante” [e Jonathan Coe si diverte a dare lui stesso, nel romanzo, suggerimenti per le fascette pubblicitarie].
Il paese è l'Inghilterra dal dopoguerra, agli anni di Margaret Thatcher, fino alla soglia della Guerra del Golfo ma sfido chiunque a sentirlo lontano o estraneo.
Ciascun avvoltoio di casa Winshaw è l’intenzionale linfoma di un marcescente aspetto della società. Hilary sforna, con puntualità disumana, menzogne prive di coerenza prima per la televisione e poi per la stampa; Henry è il parlamentare comune che sta di volta in volta dalla parte più conveniente e ci svela il trucco dell’attività politica dei suoi tempi: non smettere di fare carognate (dove l’abbiamo già sentita?) di modo che la gente non faccia in tempo a riflettere su quella precedente che ne è già pronta un’altra per cui indignarsi; Roddy da mercante di quadri e gestore di gallerie stermina la vera arte; Dorothy modernizza la vecchia fattoria del marito trasformandola in industria alimentare che se non vi fa diventare vegetariani questo capitolo qui nessuno mai; Thomas ha le sue banche noncuranti degli scopi di chi finanziano; Mark produce e vende armi sopra e sottobanco senza saper che farsene dei rapporti sulle torture in Iraq.
Ad un primo impatto sembrerebbe inverosimile che un’unica famiglia possa imporre il suo controllo su tanto potere, ma provate a riflettere un secondo. Soltanto un secondo.
Bene.
A riunificare il tutto c’è Micheal Owen, lo scrittore ingaggiato da Tabitha, altra Winshaw, per narrare la storia di famiglia. Le vicende personali di Micheal mostrano, oltre ad un’infinità di altre fondamentali cose, la catena di circostanze che conduce dai comportamenti di questi rapaci ai loro pesanti effetti sulle vite di tutti noi comuni cittadini, anche su eventi che normalmente attribuiamo al caso o alla sfortuna.
Bè sì sui cittadini del romanzo perché questa certo è finzione letteraria.
E’ un giallo pure, e quanto cinema c’è dentro.
Però quando si legge dello sfascio del servizio sanitario nazionale, del volgersi in massa ad abitudini alimentari distruttive, del malfunzionamento dei trasporti o del cambiamento negli atteggiamenti quotidiani delle persone sembra quasi il giornale di oggi.
Di sicuro è uno straordinario romanzo.
“Perché scriverne, cercare di raccontare la verità che li concerne, era il solo modo che mi impediva di volerli uccidere”.
Il castello dei destini incrociati
Diciamoci la verità: si apprezza il meccanismo dell'esercizio di stile, ma i racconti che ne scaturiscono sono un po' noiosi. Poi arrivano quelle due o tre frasi ben piazzate che ti risolvono l'esistenza.
Underworld
Per questa volta devo ammettere la sconfitta, ma un giorno vincerò io.
The Bluest Eye
Per essere un primo romanzo è assolutamente straordinario. Conferma che i premi Nobel per la letteratura non si assegnano proprio a caso.continue)
La struttura del racconto è perfetta: basta il semplice passaggio dalla terza persona singolare a quella plurale per fondere dei casi limite con la Storia di int ... (
Per essere un primo romanzo è assolutamente straordinario. Conferma che i premi Nobel per la letteratura non si assegnano proprio a caso.
La struttura del racconto è perfetta: basta il semplice passaggio dalla terza persona singolare a quella plurale per fondere dei casi limite con la Storia di intere comunità.
La storia (senza rivelare troppo della trama) è quella dell'ossessione per un'immagine imposta e desiderata, ma dolorosamente irraggiungibile. Universale e quindi capolavoro.
Storia della mia gente
Il libro è una protesta civile contro l'ignoranza e l'inadeguatezza della classe dirigente soprattutto politica e non possiamo dire che questo non sia, giustamente, di moda.continue)
La narrazione di Nesi è parecchio sbilanciata sulla descrizione della sua vita non imprenditoriale: a me interessa molto perc ... (
Il libro è una protesta civile contro l'ignoranza e l'inadeguatezza della classe dirigente soprattutto politica e non possiamo dire che questo non sia, giustamente, di moda.
La narrazione di Nesi è parecchio sbilanciata sulla descrizione della sua vita non imprenditoriale: a me interessa molto perchè Nesi è un americanista e questo, non conoscendo per niente l'autore, non me l'aspettavo, ma è un po' fuori tema rispetto al libro. Il grandissimo difetto del lavoro di Nesi è proprio questo: vorresti più storie per capire meglio questa Prato e questa Italia, ti lascia un forte senso di incompletezza ma comunque già così è una testimonianza intensa con un paio di momenti veramente alti (la perquisizione al capannone dei cinesi o quando parla della superiorità creativa degli italiani).
La famiglia Winshaw
Se è vero che “siamo assetati di romanzi che dispieghino una reale comprensione dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, il nostro paese è vittima e che sappiano inquadrare le sue conseguenze in termini umani e suggeriscano che la risposta appropriata non sia solamente il lamento e la ... (continue)
Se è vero che “siamo assetati di romanzi che dispieghino una reale comprensione dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, il nostro paese è vittima e che sappiano inquadrare le sue conseguenze in termini umani e suggeriscano che la risposta appropriata non sia solamente il lamento e la rabbia ma una folle, incredula risata” allora questo “è un libro tremendo, un libro senza precedenti, fatto in parte di memorie private, in parte di cronaca sociale, tutto mescolato insieme in una miscela letale e devastante” [e Jonathan Coe si diverte a dare lui stesso, nel romanzo, suggerimenti per le fascette pubblicitarie].
Il paese è l'Inghilterra dal dopoguerra, agli anni di Margaret Thatcher, fino alla soglia della Guerra del Golfo ma sfido chiunque a sentirlo lontano o estraneo.
Ciascun avvoltoio di casa Winshaw è l’intenzionale linfoma di un marcescente aspetto della società. Hilary sforna, con puntualità disumana, menzogne prive di coerenza prima per la televisione e poi per la stampa; Henry è il parlamentare comune che sta di volta in volta dalla parte più conveniente e ci svela il trucco dell’attività politica dei suoi tempi: non smettere di fare carognate (dove l’abbiamo già sentita?) di modo che la gente non faccia in tempo a riflettere su quella precedente che ne è già pronta un’altra per cui indignarsi; Roddy da mercante di quadri e gestore di gallerie stermina la vera arte; Dorothy modernizza la vecchia fattoria del marito trasformandola in industria alimentare che se non vi fa diventare vegetariani questo capitolo qui nessuno mai; Thomas ha le sue banche noncuranti degli scopi di chi finanziano; Mark produce e vende armi sopra e sottobanco senza saper che farsene dei rapporti sulle torture in Iraq.
Ad un primo impatto sembrerebbe inverosimile che un’unica famiglia possa imporre il suo controllo su tanto potere, ma provate a riflettere un secondo. Soltanto un secondo.
Bene.
A riunificare il tutto c’è Micheal Owen, lo scrittore ingaggiato da Tabitha, altra Winshaw, per narrare la storia di famiglia. Le vicende personali di Micheal mostrano, oltre ad un’infinità di altre fondamentali cose, la catena di circostanze che conduce dai comportamenti di questi rapaci ai loro pesanti effetti sulle vite di tutti noi comuni cittadini, anche su eventi che normalmente attribuiamo al caso o alla sfortuna.
Bè sì sui cittadini del romanzo perché questa certo è finzione letteraria.
E’ un giallo pure, e quanto cinema c’è dentro.
Però quando si legge dello sfascio del servizio sanitario nazionale, del volgersi in massa ad abitudini alimentari distruttive, del malfunzionamento dei trasporti o del cambiamento negli atteggiamenti quotidiani delle persone sembra quasi il giornale di oggi.
Di sicuro è uno straordinario romanzo.
“Perché scriverne, cercare di raccontare la verità che li concerne, era il solo modo che mi impediva di volerli uccidere”.