Regalo di compleanno: Richard Brautigan è uno scrittore americano associato per coincidenza cronologica e circostanze biografiche alla controcultura di cui non si sentiva parte ["Non sono uno scrittore hippie" diceva, "la mia è solo la risposta di un uomo alla vita del XX secolo". (dalla prefazione
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Regalo di compleanno: Richard Brautigan è uno scrittore americano associato per coincidenza cronologica e circostanze biografiche alla controcultura di cui non si sentiva parte ["Non sono uno scrittore hippie" diceva, "la mia è solo la risposta di un uomo alla vita del XX secolo". (dalla prefazione all'edizione italiana ISBN)]. Questo è il suo ultimo libro. Lawrence Ferlinghetti ha detto di lui: "I always kept waiting for Richard to grow up as a writer. I never could stand cute writing. He could never be an important writer -- like Hemingway -- with that childish voice of his. Essentially he had a naïf style, a style based on a childlike perception of the world. The hippie cult was itself a childlike movement. I guess Richard was all the novelist the hippies needed. It was a nonliterate age." Mi è piaciuto molto per vari motivi ma soprattutto per quella "percezione infantile del mondo" che produrrà anche uno stile non letterario ma gli permette di procedere semplicemente come fanno i ricordi. Si passa da una breve scena all'altra percorrendo il passato, il presente, il più passato ancora e quello che c'era in mezzo, in un movimento in cui l'evento cruciale è annunciato, anticipato, rimandato e infine esposto senza rubare la scena a nessuno degli altri. Se anche non fosse autobiografico è narrato con una spontaneità rara.
Ne trovo almeno tre degni di imperitura memoria: Siamo della Bad Company, e come tutti ci stiamo provando, Appoggiavo il cappotto sopra un mucchio di altri cappotti (avercene di testimonianze storiche così) e Certi piccoli templi dell'infanzia. Comunque anche quasi tutti gli altri meritano una persi
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Ne trovo almeno tre degni di imperitura memoria: Siamo della Bad Company, e come tutti ci stiamo provando, Appoggiavo il cappotto sopra un mucchio di altri cappotti (avercene di testimonianze storiche così) e Certi piccoli templi dell'infanzia. Comunque anche quasi tutti gli altri meritano una persistenza almeno lunghissima nella memoria: Saletti, Gualtiero, la gallina... Ad un incontro alla Feltrinelli, una signora gli chiese come facesse a scrivere così bene e lui rispose: "bè dopo trent'anni che fa solo quello, uno poi impara".
Alla domanda "come siamo messi?", Curzio Maltese risponderebbe "Male, molto male” e probabilmente aggiungerebbe “Per fortuna".
Se è vero, come dice, che gli italiani sono un popolo da dopoguerra questo sembra decisamente il momento giusto perché si sveglino e prendano atto del declino avanzato e av
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Alla domanda "come siamo messi?", Curzio Maltese risponderebbe "Male, molto male” e probabilmente aggiungerebbe “Per fortuna".
Se è vero, come dice, che gli italiani sono un popolo da dopoguerra questo sembra decisamente il momento giusto perché si sveglino e prendano atto del declino avanzato e avanzante della loro nazione. E' proprio la percezione dell'Italia come paese vivo e pensante, che sembrava scomparsa nell'appiattirsi sul calcistico azzurro del "partito" del Cavaliere, che Maltese ci restituisce con la sua vivissima penna.
E gli italiani. Esplora la fenomenologia a tutti evidente del servo contento e dell'ateo clericale e ce li racconta con le più adatte parole possibili (che non vi anticipo perché si tratta di una delle parti migliori).
La scuola come massimo esempio del disamore del nostro stato per i giovani, di cui si riempie la bocca ma a cui impedisce di realizzarsi, trovare un lavoro e anche, magari, farsi una famiglia per la gioia (o no, a seconda dell’orientamento sessuale) del Pontefice e dei suoi fans.
Meritoriamente si dà all’ampiamente previsto e annunciato – se solo ascoltassimo i nostri grandi intellettuali e artisti - fenomeno Berlusconi il giusto spazio: ridicolo in qualunque altro paese civile e di una pochezza intellettuale personale sua e dei suoi lacchè per noi provvidenziale, assume rilevanza nella misura in cui si fa berlusconismo dannoso all'Italia e agli italiani ed è indicatore del declino.
L'ho letto due volte: la prima pre-elettorale, insieme all'ossigenante post sul blog di Beppe Grillo che invitava già Prodi a pedalare, è stata una luce in fondo al tunnel, la seconda dopo l'incommentabile risultato elettorale mi ha quasi fatto venire la tentazione di prendermela col povero Maltese.
La proposta però rimane solida nel realismo che la dipinge come estremamente difficile, l'invito a progettare un futuro che sembrava di non riuscire più neanche a immaginare che esistesse.
A fare un bel progetto, perché nel libro si evidenzia anche il declino del senso estetico nazionale di cui abbiamo motivo (passato ma recente) di essere molto fieri.
La storia, soprattutto recente (quella che a scuola proprio non entra del tutto) che pochi ci raccontano e quasi nessuno intende mostrare per quel che è stata ed è. Anche da questo punto di vista “Come ti sei ridotto” è prezioso poiché contiene una testimonianza sulla stagione di Mani Pulite da parte di uno che l’ha vissuta da cronista.
E poi l'esperienza personale, Maltese esorta tutti a un viaggio in Italia e in un paese dove ormai si è costretti ad avviarsi alla professione di giornalista con una buona scorta di spirito missionario, quella a recuperare la realtà, ad andare a controllare personalmente il cielo piuttosto che fidarsi di questi meteo fasulli e finire a credere che ci sia il sole anche quando siamo fradici di pioggia (che poi la bronchite la prendiamo comunque), sembra la spinta giusta. Anche l'abitudine a parlare di Nord e Sud come inconciliabilmente diversi e come uniche categorie quando si esamina la realtà italiana sarà facilmente minata dall'andare un po' in giro per la penisola.
Tutti a disdire le prenotazioni per i Caraibi e organizzare le vacanze nel Belpaese!
Diciamoci la verità: si apprezza il meccanismo dell'esercizio di stile, ma i racconti che ne scaturiscono sono un po' noiosi. Poi arrivano quelle due o tre frasi ben piazzate che ti risolvono l'esistenza.
Se è vero che “siamo assetati di romanzi che dispieghino una reale comprensione dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, il nostro paese è vittima e che sappiano inquadrare le sue conseguenze in termini umani e suggeriscano che la risposta appropriata non sia solamente il lamento e la
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Se è vero che “siamo assetati di romanzi che dispieghino una reale comprensione dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, il nostro paese è vittima e che sappiano inquadrare le sue conseguenze in termini umani e suggeriscano che la risposta appropriata non sia solamente il lamento e la rabbia ma una folle, incredula risata” allora questo “è un libro tremendo, un libro senza precedenti, fatto in parte di memorie private, in parte di cronaca sociale, tutto mescolato insieme in una miscela letale e devastante” [e Jonathan Coe si diverte a dare lui stesso, nel romanzo, suggerimenti per le fascette pubblicitarie].
Il paese è l'Inghilterra dal dopoguerra, agli anni di Margaret Thatcher, fino alla soglia della Guerra del Golfo ma sfido chiunque a sentirlo lontano o estraneo.
Ciascun avvoltoio di casa Winshaw è l’intenzionale linfoma di un marcescente aspetto della società. Hilary sforna, con puntualità disumana, menzogne prive di coerenza prima per la televisione e poi per la stampa; Henry è il parlamentare comune che sta di volta in volta dalla parte più conveniente e ci svela il trucco dell’attività politica dei suoi tempi: non smettere di fare carognate (dove l’abbiamo già sentita?) di modo che la gente non faccia in tempo a riflettere su quella precedente che ne è già pronta un’altra per cui indignarsi; Roddy da mercante di quadri e gestore di gallerie stermina la vera arte; Dorothy modernizza la vecchia fattoria del marito trasformandola in industria alimentare che se non vi fa diventare vegetariani questo capitolo qui nessuno mai; Thomas ha le sue banche noncuranti degli scopi di chi finanziano; Mark produce e vende armi sopra e sottobanco senza saper che farsene dei rapporti sulle torture in Iraq.
Ad un primo impatto sembrerebbe inverosimile che un’unica famiglia possa imporre il suo controllo su tanto potere, ma provate a riflettere un secondo. Soltanto un secondo.
Bene.
A riunificare il tutto c’è Micheal Owen, lo scrittore ingaggiato da Tabitha, altra Winshaw, per narrare la storia di famiglia. Le vicende personali di Micheal mostrano, oltre ad un’infinità di altre fondamentali cose, la catena di circostanze che conduce dai comportamenti di questi rapaci ai loro pesanti effetti sulle vite di tutti noi comuni cittadini, anche su eventi che normalmente attribuiamo al caso o alla sfortuna.
Bè sì sui cittadini del romanzo perché questa certo è finzione letteraria.
E’ un giallo pure, e quanto cinema c’è dentro.
Però quando si legge dello sfascio del servizio sanitario nazionale, del volgersi in massa ad abitudini alimentari distruttive, del malfunzionamento dei trasporti o del cambiamento negli atteggiamenti quotidiani delle persone sembra quasi il giornale di oggi.
Di sicuro è uno straordinario romanzo.
“Perché scriverne, cercare di raccontare la verità che li concerne, era il solo modo che mi impediva di volerli uccidere”.
American dust
Regalo di compleanno: Richard Brautigan è uno scrittore americano associato per coincidenza cronologica e circostanze biografiche alla controcultura di cui non si sentiva parte ["Non sono uno scrittore hippie" diceva, "la mia è solo la risposta di un uomo alla vita del XX secolo". (dalla prefazione ... (continue)
Regalo di compleanno: Richard Brautigan è uno scrittore americano associato per coincidenza cronologica e circostanze biografiche alla controcultura di cui non si sentiva parte ["Non sono uno scrittore hippie" diceva, "la mia è solo la risposta di un uomo alla vita del XX secolo". (dalla prefazione all'edizione italiana ISBN)]. Questo è il suo ultimo libro.
Lawrence Ferlinghetti ha detto di lui: "I always kept waiting for Richard to grow up as a writer. I never could stand cute writing. He could never be an important writer -- like Hemingway -- with that childish voice of his. Essentially he had a naïf style, a style based on a childlike perception of the world. The hippie cult was itself a childlike movement. I guess Richard was all the novelist the hippies needed. It was a nonliterate age."
Mi è piaciuto molto per vari motivi ma soprattutto per quella "percezione infantile del mondo" che produrrà anche uno stile non letterario ma gli permette di procedere semplicemente come fanno i ricordi. Si passa da una breve scena all'altra percorrendo il passato, il presente, il più passato ancora e quello che c'era in mezzo, in un movimento in cui l'evento cruciale è annunciato, anticipato, rimandato e infine esposto senza rubare la scena a nessuno degli altri.
Se anche non fosse autobiografico è narrato con una spontaneità rara.
Cerimonie
Ne trovo almeno tre degni di imperitura memoria: Siamo della Bad Company, e come tutti ci stiamo provando, Appoggiavo il cappotto sopra un mucchio di altri cappotti (avercene di testimonianze storiche così) e Certi piccoli templi dell'infanzia.continue)
Comunque anche quasi tutti gli altri meritano una persi ... (
Ne trovo almeno tre degni di imperitura memoria: Siamo della Bad Company, e come tutti ci stiamo provando, Appoggiavo il cappotto sopra un mucchio di altri cappotti (avercene di testimonianze storiche così) e Certi piccoli templi dell'infanzia.
Comunque anche quasi tutti gli altri meritano una persistenza almeno lunghissima nella memoria: Saletti, Gualtiero, la gallina...
Ad un incontro alla Feltrinelli, una signora gli chiese come facesse a scrivere così bene e lui rispose: "bè dopo trent'anni che fa solo quello, uno poi impara".
Come ti sei ridotto
Alla domanda "come siamo messi?", Curzio Maltese risponderebbe "Male, molto male” e probabilmente aggiungerebbe “Per fortuna".
Se è vero, come dice, che gli italiani sono un popolo da dopoguerra questo sembra decisamente il momento giusto perché si sveglino e prendano atto del declino avanzato e av ... (continue)
Alla domanda "come siamo messi?", Curzio Maltese risponderebbe "Male, molto male” e probabilmente aggiungerebbe “Per fortuna".
Se è vero, come dice, che gli italiani sono un popolo da dopoguerra questo sembra decisamente il momento giusto perché si sveglino e prendano atto del declino avanzato e avanzante della loro nazione. E' proprio la percezione dell'Italia come paese vivo e pensante, che sembrava scomparsa nell'appiattirsi sul calcistico azzurro del "partito" del Cavaliere, che Maltese ci restituisce con la sua vivissima penna.
E gli italiani. Esplora la fenomenologia a tutti evidente del servo contento e dell'ateo clericale e ce li racconta con le più adatte parole possibili (che non vi anticipo perché si tratta di una delle parti migliori).
La scuola come massimo esempio del disamore del nostro stato per i giovani, di cui si riempie la bocca ma a cui impedisce di realizzarsi, trovare un lavoro e anche, magari, farsi una famiglia per la gioia (o no, a seconda dell’orientamento sessuale) del Pontefice e dei suoi fans.
Meritoriamente si dà all’ampiamente previsto e annunciato – se solo ascoltassimo i nostri grandi intellettuali e artisti - fenomeno Berlusconi il giusto spazio: ridicolo in qualunque altro paese civile e di una pochezza intellettuale personale sua e dei suoi lacchè per noi provvidenziale, assume rilevanza nella misura in cui si fa berlusconismo dannoso all'Italia e agli italiani ed è indicatore del declino.
L'ho letto due volte: la prima pre-elettorale, insieme all'ossigenante post sul blog di Beppe Grillo che invitava già Prodi a pedalare, è stata una luce in fondo al tunnel, la seconda dopo l'incommentabile risultato elettorale mi ha quasi fatto venire la tentazione di prendermela col povero Maltese.
La proposta però rimane solida nel realismo che la dipinge come estremamente difficile, l'invito a progettare un futuro che sembrava di non riuscire più neanche a immaginare che esistesse.
A fare un bel progetto, perché nel libro si evidenzia anche il declino del senso estetico nazionale di cui abbiamo motivo (passato ma recente) di essere molto fieri.
La storia, soprattutto recente (quella che a scuola proprio non entra del tutto) che pochi ci raccontano e quasi nessuno intende mostrare per quel che è stata ed è. Anche da questo punto di vista “Come ti sei ridotto” è prezioso poiché contiene una testimonianza sulla stagione di Mani Pulite da parte di uno che l’ha vissuta da cronista.
E poi l'esperienza personale, Maltese esorta tutti a un viaggio in Italia e in un paese dove ormai si è costretti ad avviarsi alla professione di giornalista con una buona scorta di spirito missionario, quella a recuperare la realtà, ad andare a controllare personalmente il cielo piuttosto che fidarsi di questi meteo fasulli e finire a credere che ci sia il sole anche quando siamo fradici di pioggia (che poi la bronchite la prendiamo comunque), sembra la spinta giusta. Anche l'abitudine a parlare di Nord e Sud come inconciliabilmente diversi e come uniche categorie quando si esamina la realtà italiana sarà facilmente minata dall'andare un po' in giro per la penisola.
Tutti a disdire le prenotazioni per i Caraibi e organizzare le vacanze nel Belpaese!
Il castello dei destini incrociati
Diciamoci la verità: si apprezza il meccanismo dell'esercizio di stile, ma i racconti che ne scaturiscono sono un po' noiosi. Poi arrivano quelle due o tre frasi ben piazzate che ti risolvono l'esistenza.
La famiglia Winshaw
Se è vero che “siamo assetati di romanzi che dispieghino una reale comprensione dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, il nostro paese è vittima e che sappiano inquadrare le sue conseguenze in termini umani e suggeriscano che la risposta appropriata non sia solamente il lamento e la ... (continue)
Se è vero che “siamo assetati di romanzi che dispieghino una reale comprensione dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, il nostro paese è vittima e che sappiano inquadrare le sue conseguenze in termini umani e suggeriscano che la risposta appropriata non sia solamente il lamento e la rabbia ma una folle, incredula risata” allora questo “è un libro tremendo, un libro senza precedenti, fatto in parte di memorie private, in parte di cronaca sociale, tutto mescolato insieme in una miscela letale e devastante” [e Jonathan Coe si diverte a dare lui stesso, nel romanzo, suggerimenti per le fascette pubblicitarie].
Il paese è l'Inghilterra dal dopoguerra, agli anni di Margaret Thatcher, fino alla soglia della Guerra del Golfo ma sfido chiunque a sentirlo lontano o estraneo.
Ciascun avvoltoio di casa Winshaw è l’intenzionale linfoma di un marcescente aspetto della società. Hilary sforna, con puntualità disumana, menzogne prive di coerenza prima per la televisione e poi per la stampa; Henry è il parlamentare comune che sta di volta in volta dalla parte più conveniente e ci svela il trucco dell’attività politica dei suoi tempi: non smettere di fare carognate (dove l’abbiamo già sentita?) di modo che la gente non faccia in tempo a riflettere su quella precedente che ne è già pronta un’altra per cui indignarsi; Roddy da mercante di quadri e gestore di gallerie stermina la vera arte; Dorothy modernizza la vecchia fattoria del marito trasformandola in industria alimentare che se non vi fa diventare vegetariani questo capitolo qui nessuno mai; Thomas ha le sue banche noncuranti degli scopi di chi finanziano; Mark produce e vende armi sopra e sottobanco senza saper che farsene dei rapporti sulle torture in Iraq.
Ad un primo impatto sembrerebbe inverosimile che un’unica famiglia possa imporre il suo controllo su tanto potere, ma provate a riflettere un secondo. Soltanto un secondo.
Bene.
A riunificare il tutto c’è Micheal Owen, lo scrittore ingaggiato da Tabitha, altra Winshaw, per narrare la storia di famiglia. Le vicende personali di Micheal mostrano, oltre ad un’infinità di altre fondamentali cose, la catena di circostanze che conduce dai comportamenti di questi rapaci ai loro pesanti effetti sulle vite di tutti noi comuni cittadini, anche su eventi che normalmente attribuiamo al caso o alla sfortuna.
Bè sì sui cittadini del romanzo perché questa certo è finzione letteraria.
E’ un giallo pure, e quanto cinema c’è dentro.
Però quando si legge dello sfascio del servizio sanitario nazionale, del volgersi in massa ad abitudini alimentari distruttive, del malfunzionamento dei trasporti o del cambiamento negli atteggiamenti quotidiani delle persone sembra quasi il giornale di oggi.
Di sicuro è uno straordinario romanzo.
“Perché scriverne, cercare di raccontare la verità che li concerne, era il solo modo che mi impediva di volerli uccidere”.