Deludente. I principi della grandiosa cucina cinese si capiscono meglio e con più profondità e sfumature leggendo il romanzo della Mones "L'ultimo chef cinese". Qui ci sono solo degli aneddoti presi da ricordi d'infanzia, e ricette (peraltro alcune molto simili le une con le altre) con indicazioni (
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Deludente. I principi della grandiosa cucina cinese si capiscono meglio e con più profondità e sfumature leggendo il romanzo della Mones "L'ultimo chef cinese". Qui ci sono solo degli aneddoti presi da ricordi d'infanzia, e ricette (peraltro alcune molto simili le une con le altre) con indicazioni ("adatto a...") che ricordano più un oroscopo che la sopraffina ricerca di equilibrio di contrasti che caratterizza oggi l'alta gastronomia cinese (da ricordare ad ogni modo quanto somigli quella coniugazione dei principi yin e yang alla teoria degli umori di Galeno che anche in Occidente fu non solo credenza popolare ma fatta propria anche dalla medicina ufficiale dal Medioevo e per alcuni secoli).
Quattro racconti che stanno insieme giusto perché ci devono stare. L'ultimo, che è anche il più articolato (nei primi tre la trama gialla si disvela di botto nel finale senza essere praticamente stata costruita, ma non è una buona cosa), risolleva la media ma il bilancio non è per nulla soddisfacent
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Quattro racconti che stanno insieme giusto perché ci devono stare. L'ultimo, che è anche il più articolato (nei primi tre la trama gialla si disvela di botto nel finale senza essere praticamente stata costruita, ma non è una buona cosa), risolleva la media ma il bilancio non è per nulla soddisfacente. Biondillo dà il meglio, riuscendo ad essere credibile, quando parla di condomini e fruttivendoli, per il resto è più il caso che aiuta ad arrestare i colpevoli che l'acume degli uomini in divisa (in effetti forse questa la possiamo vedere come una antieroica apprezzabile nota di realismo, via!) e le numerosissime battute che costellano il racconto e che tanti hanno apprezzato, sono non solo telefonate ma talvolta pure - incredibile - spiegate. La gag con l'ispettore Lanza che, bontà sua, è totalmente privo di ironia e interpreta alla lettera tutto ciò che gli si dice scatenando l'incredulità del protagonista è poi ripetuta davvero allo sfinimento. Milano si merita di meglio. E anche noi.
Quanto alla messa in scena dello schifo umano, Izzo sta a Marsiglia come Scerbanenco sta a Milano. E se la francese ci dà dei punti col suo fascino meticcio, altrimenti detto mediterraneo, c'è da dire che Montale non vale un Duca. Non che sia una gara a punti. Solo per spiegare la parziale delusione
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Quanto alla messa in scena dello schifo umano, Izzo sta a Marsiglia come Scerbanenco sta a Milano. E se la francese ci dà dei punti col suo fascino meticcio, altrimenti detto mediterraneo, c'è da dire che Montale non vale un Duca. Non che sia una gara a punti. Solo per spiegare la parziale delusione che mi ha lasciato questa storia, un casino totale non solo di nome, con grandi protagoniste mancate appena tratteggiate, e un epilogo facile che proprio non mando giù. In mezzo, Marsiglia. E il suo odore. E il sapore del Mediterraneo come ancora qualcuno vorrebbe che fosse e come Izzo è maestro a raccontare.
Leggera leggera questa lettura. Se la prosa piatta e la scontatezza dell'intreccio non vi infastidiscono e cercate una lettura da spiaggia anche se siete tornati in ufficio da un pezzo può anche fare al caso vostro. Io l'ho preso per il tema di fondo, ossia la cultura gastronomica cinese. Da quel pu
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Leggera leggera questa lettura. Se la prosa piatta e la scontatezza dell'intreccio non vi infastidiscono e cercate una lettura da spiaggia anche se siete tornati in ufficio da un pezzo può anche fare al caso vostro. Io l'ho preso per il tema di fondo, ossia la cultura gastronomica cinese. Da quel punto di vista, per un occidentale ignorante della materia è una lettura che offre interesse. Vi verrà voglia di spendere tutti i vostri risparmi all'unico ristorante della vostra città che offre autentica cucina cinese - se lo trovate.
Stando alle sue stesse parole, lo scopo principale per cui Bressanini scrive questo libro è darci gli strumenti per dubitare criticamente delle migliaia d'informazioni sul cibo e la sua produzione cui siamo sottoposti quotidianamente. E il libro è davvero molto interessante quando, "armi chimiche" a
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Stando alle sue stesse parole, lo scopo principale per cui Bressanini scrive questo libro è darci gli strumenti per dubitare criticamente delle migliaia d'informazioni sul cibo e la sua produzione cui siamo sottoposti quotidianamente. E il libro è davvero molto interessante quando, "armi chimiche" alla mano, sfata alcune bufale alimentari e svela i meccanismi che stanno alla base della loro creazione e diffusione. Ancora meglio quando si addentra nel discorso OGM documentando il suo punto di vista, informato, essendo l'autore un chimico: una cosa cui decisamente noi italiani non siamo abituati - vedi la deriva del dibattito di opinioni non supportate da fatti su quasi ogni mezzo di comunicazione di massa nostrano per cui, assunto che tutti hanno il diritto di esprimere la propria opinione e ad essere rispettati, si finisce col credere che un'opinione vale l'altra e ogni pensiero, dal più acuto alla più smaccata cialtroneria, meriti rispetto e sia degno di essere ascoltato e diffuso. B. è anche utilissimo se si vuole restituire complessità al dibattito sulla validità di biologico e km 0 che certi slogan di parte tendono ad appiattire: si vedano i riferimenti all'economia di scala e ai problemi sociali connessi alle coltivazioni nel Sud del mondo, o alle possibili ricadute sugli strati più poveri della popolazione mondiale degli aumenti di prezzi di frutta e verdura bio. Però. Però proprio perché questi problemi sono complessi non si può dire che il libro di B faccia davvero fino in fondo il suo dovere. Purtroppo di quegli strumenti per "dubitare criticamente" di cui si parlava all'inizio, tolte le nozioni di chimica, una conoscenza dell'inglese scientifico che consenta di destreggiarsi tra pubblicazioni di settore e infine una conoscenza del settore stesso indispensabile per orientarsi sulle fonti davvero autorevoli, al lettore tipo di Pane e bugie credo rimanga solo una diffidenza, più o meno sana a seconda di come si decide di utilizzarla, verso tutto quanto sostenuto da chiunque abbia come fine ultimo il "vendergli qualcosa". Fa sorridere poi il contrasto tra l'esortazione più volte ripresa da B. del classico "pensare con la propria testa" e il perentorio sottotitolo del libro: "la verità su ciò che mangiamo". Ma qui io non voglio cedere alla massima andreottiana, dallo stesso B. citata in un paio di passaggi, secondo cui a pensare male si fa peccato ma difficilmente ci si sbaglia, perché credo si tratti di una scelta di marketing editoriale che in genere non dipende dalla volontà dell'autore. Diversa invece la responsabilità della scelta nel presentare argomenti a favore e contro il biologico, o gli ogm. In sostanza, dopo aver passato interi capitoli a illustrarci come si dimostra una tesi e come dovrebbero essere condotte le ricerche scientifiche perché abbiano validità riconosciuta e siano il più obiettive possibili, dopo averci ripetuto e ripetuto che la scienza non dà, e non può dare, certezze, B. ci fornisce quasi solo prove contro il bio e pro ogm dipingendo una Scienza decisamente positivista e non di per sè neutrale* rispetto agli esiti e ai possibili usi di ricerche e scoperte, preferendo ridicolizzare alcune sortite di Petrini, Verdi, ecc. anziché, ad es., entrare nel merito del problema dell'impatto ambientale e sociale (sovranità alimentare, tutela del paesaggio e della qualità dell'ambiente, conservazione di lavorazioni e prodotti tipici...) delle coltivazioni bio, aspetti che di solito non sono secondari per chi sceglie questo tipo di prodotti. Perché è vero che alcune campagne ambientaliste sembrano battere solo sull'equazione naturale=sano, ma francamente che anche la cicuta, naturalissima, proprio bene non ci faccia, ci arriviamo tutti senza che un chimico passi 100 pagine a dimostrarcelo scientificamente. Facendo magari invece passare il concetto, dopo tutto questo "rigore metodologico", che Pane e bugie non sia la buona e documentata esposizione delle convinzioni dell'autore ma la Verità definitiva sull'argomento.
* Come la Natura, che non è nè benigna nè maligna ma, semplicemente, "naturale", e si riprende e si riprenderà sempre gli spazi che le lasciamo fintanto che avrà modo di farlo, modificandosi in modo da continuare a perpetrare la vita pur con forme nuove e magari mostruose. Poco importa alla natura tutta se l'Uomo -solo una parte di sè, della Natura - a quel punto avrà o non avrà ancora le condizioni ottimali o minime di sopravvivenza. Questo a me sembrano non capire in tanti: che i movimenti ambientalisti non hanno a cuore tanto la sorte di animali e piante perché sono ingenui che si commuovono alla vista di dolci cuccioli o fanatici New Age, che la battaglia ambientalista sia una battaglia per la sopravvivenza dell'Uomo così come lo conosciamo oggi, più che dell'ambiente.
Il riso non cresce sugli alberi ovvero la Cina in cucina
Deludente. I principi della grandiosa cucina cinese si capiscono meglio e con più profondità e sfumature leggendo il romanzo della Mones "L'ultimo chef cinese". Qui ci sono solo degli aneddoti presi da ricordi d'infanzia, e ricette (peraltro alcune molto simili le une con le altre) con indicazioni ( ... (continue)
Deludente. I principi della grandiosa cucina cinese si capiscono meglio e con più profondità e sfumature leggendo il romanzo della Mones "L'ultimo chef cinese". Qui ci sono solo degli aneddoti presi da ricordi d'infanzia, e ricette (peraltro alcune molto simili le une con le altre) con indicazioni ("adatto a...") che ricordano più un oroscopo che la sopraffina ricerca di equilibrio di contrasti che caratterizza oggi l'alta gastronomia cinese (da ricordare ad ogni modo quanto somigli quella coniugazione dei principi yin e yang alla teoria degli umori di Galeno che anche in Occidente fu non solo credenza popolare ma fatta propria anche dalla medicina ufficiale dal Medioevo e per alcuni secoli).
Per cosa si uccide
Quattro racconti che stanno insieme giusto perché ci devono stare. L'ultimo, che è anche il più articolato (nei primi tre la trama gialla si disvela di botto nel finale senza essere praticamente stata costruita, ma non è una buona cosa), risolleva la media ma il bilancio non è per nulla soddisfacent ... (continue)
Quattro racconti che stanno insieme giusto perché ci devono stare. L'ultimo, che è anche il più articolato (nei primi tre la trama gialla si disvela di botto nel finale senza essere praticamente stata costruita, ma non è una buona cosa), risolleva la media ma il bilancio non è per nulla soddisfacente. Biondillo dà il meglio, riuscendo ad essere credibile, quando parla di condomini e fruttivendoli, per il resto è più il caso che aiuta ad arrestare i colpevoli che l'acume degli uomini in divisa (in effetti forse questa la possiamo vedere come una antieroica apprezzabile nota di realismo, via!) e le numerosissime battute che costellano il racconto e che tanti hanno apprezzato, sono non solo telefonate ma talvolta pure - incredibile - spiegate. La gag con l'ispettore Lanza che, bontà sua, è totalmente privo di ironia e interpreta alla lettera tutto ciò che gli si dice scatenando l'incredulità del protagonista è poi ripetuta davvero allo sfinimento.
Milano si merita di meglio.
E anche noi.
Casino totale
Quanto alla messa in scena dello schifo umano, Izzo sta a Marsiglia come Scerbanenco sta a Milano. E se la francese ci dà dei punti col suo fascino meticcio, altrimenti detto mediterraneo, c'è da dire che Montale non vale un Duca.continue)
Non che sia una gara a punti. Solo per spiegare la parziale delusione ... (
Quanto alla messa in scena dello schifo umano, Izzo sta a Marsiglia come Scerbanenco sta a Milano. E se la francese ci dà dei punti col suo fascino meticcio, altrimenti detto mediterraneo, c'è da dire che Montale non vale un Duca.
Non che sia una gara a punti. Solo per spiegare la parziale delusione che mi ha lasciato questa storia, un casino totale non solo di nome, con grandi protagoniste mancate appena tratteggiate, e un epilogo facile che proprio non mando giù.
In mezzo, Marsiglia. E il suo odore. E il sapore del Mediterraneo come ancora qualcuno vorrebbe che fosse e come Izzo è maestro a raccontare.
L'ultimo chef cinese
Leggera leggera questa lettura. Se la prosa piatta e la scontatezza dell'intreccio non vi infastidiscono e cercate una lettura da spiaggia anche se siete tornati in ufficio da un pezzo può anche fare al caso vostro. Io l'ho preso per il tema di fondo, ossia la cultura gastronomica cinese. Da quel pu ... (continue)
Leggera leggera questa lettura. Se la prosa piatta e la scontatezza dell'intreccio non vi infastidiscono e cercate una lettura da spiaggia anche se siete tornati in ufficio da un pezzo può anche fare al caso vostro. Io l'ho preso per il tema di fondo, ossia la cultura gastronomica cinese. Da quel punto di vista, per un occidentale ignorante della materia è una lettura che offre interesse. Vi verrà voglia di spendere tutti i vostri risparmi all'unico ristorante della vostra città che offre autentica cucina cinese - se lo trovate.
Pane e bugie
Stando alle sue stesse parole, lo scopo principale per cui Bressanini scrive questo libro è darci gli strumenti per dubitare criticamente delle migliaia d'informazioni sul cibo e la sua produzione cui siamo sottoposti quotidianamente.continue)
E il libro è davvero molto interessante quando, "armi chimiche" a ... (
Stando alle sue stesse parole, lo scopo principale per cui Bressanini scrive questo libro è darci gli strumenti per dubitare criticamente delle migliaia d'informazioni sul cibo e la sua produzione cui siamo sottoposti quotidianamente.
E il libro è davvero molto interessante quando, "armi chimiche" alla mano, sfata alcune bufale alimentari e svela i meccanismi che stanno alla base della loro creazione e diffusione. Ancora meglio quando si addentra nel discorso OGM documentando il suo punto di vista, informato, essendo l'autore un chimico: una cosa cui decisamente noi italiani non siamo abituati - vedi la deriva del dibattito di opinioni non supportate da fatti su quasi ogni mezzo di comunicazione di massa nostrano per cui, assunto che tutti hanno il diritto di esprimere la propria opinione e ad essere rispettati, si finisce col credere che un'opinione vale l'altra e ogni pensiero, dal più acuto alla più smaccata cialtroneria, meriti rispetto e sia degno di essere ascoltato e diffuso.
B. è anche utilissimo se si vuole restituire complessità al dibattito sulla validità di biologico e km 0 che certi slogan di parte tendono ad appiattire: si vedano i riferimenti all'economia di scala e ai problemi sociali connessi alle coltivazioni nel Sud del mondo, o alle possibili ricadute sugli strati più poveri della popolazione mondiale degli aumenti di prezzi di frutta e verdura bio.
Però.
Però proprio perché questi problemi sono complessi non si può dire che il libro di B faccia davvero fino in fondo il suo dovere. Purtroppo di quegli strumenti per "dubitare criticamente" di cui si parlava all'inizio, tolte le nozioni di chimica, una conoscenza dell'inglese scientifico che consenta di destreggiarsi tra pubblicazioni di settore e infine una conoscenza del settore stesso indispensabile per orientarsi sulle fonti davvero autorevoli, al lettore tipo di Pane e bugie credo rimanga solo una diffidenza, più o meno sana a seconda di come si decide di utilizzarla, verso tutto quanto sostenuto da chiunque abbia come fine ultimo il "vendergli qualcosa".
Fa sorridere poi il contrasto tra l'esortazione più volte ripresa da B. del classico "pensare con la propria testa" e il perentorio sottotitolo del libro: "la verità su ciò che mangiamo". Ma qui io non voglio cedere alla massima andreottiana, dallo stesso B. citata in un paio di passaggi, secondo cui a pensare male si fa peccato ma difficilmente ci si sbaglia, perché credo si tratti di una scelta di marketing editoriale che in genere non dipende dalla volontà dell'autore.
Diversa invece la responsabilità della scelta nel presentare argomenti a favore e contro il biologico, o gli ogm. In sostanza, dopo aver passato interi capitoli a illustrarci come si dimostra una tesi e come dovrebbero essere condotte le ricerche scientifiche perché abbiano validità riconosciuta e siano il più obiettive possibili, dopo averci ripetuto e ripetuto che la scienza non dà, e non può dare, certezze, B. ci fornisce quasi solo prove contro il bio e pro ogm dipingendo una Scienza decisamente positivista e non di per sè neutrale* rispetto agli esiti e ai possibili usi di ricerche e scoperte, preferendo ridicolizzare alcune sortite di Petrini, Verdi, ecc. anziché, ad es., entrare nel merito del problema dell'impatto ambientale e sociale (sovranità alimentare, tutela del paesaggio e della qualità dell'ambiente, conservazione di lavorazioni e prodotti tipici...) delle coltivazioni bio, aspetti che di solito non sono secondari per chi sceglie questo tipo di prodotti. Perché è vero che alcune campagne ambientaliste sembrano battere solo sull'equazione naturale=sano, ma francamente che anche la cicuta, naturalissima, proprio bene non ci faccia, ci arriviamo tutti senza che un chimico passi 100 pagine a dimostrarcelo scientificamente. Facendo magari invece passare il concetto, dopo tutto questo "rigore metodologico", che Pane e bugie non sia la buona e documentata esposizione delle convinzioni dell'autore ma la Verità definitiva sull'argomento.
* Come la Natura, che non è nè benigna nè maligna ma, semplicemente, "naturale", e si riprende e si riprenderà sempre gli spazi che le lasciamo fintanto che avrà modo di farlo, modificandosi in modo da continuare a perpetrare la vita pur con forme nuove e magari mostruose. Poco importa alla natura tutta se l'Uomo -solo una parte di sè, della Natura - a quel punto avrà o non avrà ancora le condizioni ottimali o minime di sopravvivenza. Questo a me sembrano non capire in tanti: che i movimenti ambientalisti non hanno a cuore tanto la sorte di animali e piante perché sono ingenui che si commuovono alla vista di dolci cuccioli o fanatici New Age, che la battaglia ambientalista sia una battaglia per la sopravvivenza dell'Uomo così come lo conosciamo oggi, più che dell'ambiente.