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L'ignoranza
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A discapito del titolo (ma anche no) c’è un interrogativo e altri che gli fanno eco che, più di tutti, mi hanno turbato durante la lettura di questo testo:
Chi ha detto che Ulisse fosse davvero appagato nel rimettere piede a Itaca?
Era proprio così che immaginava il ritorno a Casa, atteso per venti ... (continue)
A discapito del titolo (ma anche no) c’è un interrogativo e altri che gli fanno eco che, più di tutti, mi hanno turbato durante la lettura di questo testo:
Chi ha detto che Ulisse fosse davvero appagato nel rimettere piede a Itaca?
Era proprio così che immaginava il ritorno a Casa, atteso per venti lunghi anni?
E ancora: sarà stato vero che sua moglie, Penelope, non aspettava altro che riabbracciarlo?
La letteratura tendente all’infinito che tratta il tema del “ritorno” vuole, quasi unanime, che sia un momento di grande letizia. Itaca, così, diventa l’emblema di luogo per cui nutrire nostalgia e desiderio di ritornare.
Ma Il ritorno in Patria, dopo anni di esilio forzato, dopo anni vissuti lontano dalle persone che hanno costituito la propria infanzia, non sempre desta gioia, né da parte di chi ritorna, né da parte di chi aspetta il ritorno. Forse è solo dovuto al fatto che i ricordi tendono sempre a trattenere i lati migliori delle cose. Forse, ancora, sono le vicende della vita che cambiano l’individuo in maggior misura quando l’ambiente socio-culturale differisce da quello dei cari.
Forse, invece, non è vero niente. Che il ritorno in fondo è sempre un momento di forti emozioni. O, almeno, così mi piacerebbe che sia.
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