Secondo la stessa definizione di Sciascia, "Todo modo" è un romanzo costruito su un romanzo poliziesco. La trama del giallo è nota: un unico luogo, un eremo-albergo, dove si susseguono misteriosi delitti nell'ambito di un (presunto) ritiro spirituale per politici, industriali e banchieri, uomini di
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Secondo la stessa definizione di Sciascia, "Todo modo" è un romanzo costruito su un romanzo poliziesco. La trama del giallo è nota: un unico luogo, un eremo-albergo, dove si susseguono misteriosi delitti nell'ambito di un (presunto) ritiro spirituale per politici, industriali e banchieri, uomini di potere insomma. A indagare un trio composto da narratore (un pittore capitato, forse, per caso all'eremo), un commissario e un magistrato; ad aiutarli/depistarli, a intromettersi insomma, Don Gaetano, deus ex machina della struttura, ombra grigia, guida spirituale, saccente, dotato di un paio di occhiali vagamente demoniaci.
Se il romanzo è, al solito, molto breve e concentrato, possiede inoltre un punto di forza magistrale: il giallo comincia ben oltre la metà. Non per semplice éscamotage narrativo, di suspance; la prima, ampia parte, è un viaggio che porta il narratore dentro i labirinti fisici e spirituali del luogo. Si tratta di pagine in cui si alternano brillantemente i dialoghi eruditi così come i pettegolezzi fra e sui notabili; paradossi, teologie, citazioni. Tutto ben messo in scena, con gusto e misura, dal grande autore. Sull'abilità profetica di quanto raccontato, così come sulla fotografia di un tempo, nella storia di questo Paese, riluttante a svanire, molto si è detto. Una lettura che fa bene, come sempre con Sciascia. Che resta.
Un valore aggiunto, molto personale: e se Gesù avesse sentito parlare di Ulisse?
"Homo Faber" l'ho inteso come una tragedia, pressocché perfetta, senza il disturbo di architettare un melodramma. Del resto, seppur composto negli anni '50, ricalca il filone psicoanalitico del grande romanzo mitteleuropeo. Un "resoconto", appunto, come specifica il sottotitolo.
"Homo Faber" l'ho inteso come una tragedia, pressocché perfetta, senza il disturbo di architettare un melodramma. Del resto, seppur composto negli anni '50, ricalca il filone psicoanalitico del grande romanzo mitteleuropeo. Un "resoconto", appunto, come specifica il sottotitolo.
Nel romanzo sono presenti tutti i grandi temi della grande letteratura, in forma archetipica oppure semplicemente narrativa: Natura VS Cultura, ragione e sentimento, il complesso di Edipo, il viaggio e l'avventura, legami di sangue avvertiti e tentativi di sovvertirli, bilanci e ricostruzioni, Roma e, infine, amore e morte.
Non aggiungo la quinta preziosa stellina, poiché, personalmente, ho trovato due grandi difetti stilistici: la fissazione di descrivere troppo, anche i sentimenti, senza evocarli, e un po' di stanchezza verso la conclusione della storia. Giustificabili, in assoluta coerenza, tuttavia, con il personaggio protagonista (uomo razionale e tecnologico).
"La Città del Sole" mi ha sempre affascinato, ma cominciare a leggere il dialogo fra il cavaliere di Malta e il nocchiero di Colombo ha immediatamente rivelato quanto sia ostica la lingua di Campanella. Pur non avendo nessun interesse a interpretare esotericamente l'opera, ho abbandonato la lettura.
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"La Città del Sole" mi ha sempre affascinato, ma cominciare a leggere il dialogo fra il cavaliere di Malta e il nocchiero di Colombo ha immediatamente rivelato quanto sia ostica la lingua di Campanella. Pur non avendo nessun interesse a interpretare esotericamente l'opera, ho abbandonato la lettura. Stessa sorte per la raccolta di madrigali che completano questa edizione... Ometto le stelline. Ci riproverò?
La quarta di copertina cita, stavolta adeguatamente, la Traumnovelle di Schnitzler: una coppia sull'orlo, gli inevitabili cambi di rotta non previsti, il resto del mondo come spettatore asettico. Simenon ci aggiunge, meravigliosamente, un'ambientazione americana con tutti (o quasi) i luoghi comuni d
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La quarta di copertina cita, stavolta adeguatamente, la Traumnovelle di Schnitzler: una coppia sull'orlo, gli inevitabili cambi di rotta non previsti, il resto del mondo come spettatore asettico. Simenon ci aggiunge, meravigliosamente, un'ambientazione americana con tutti (o quasi) i luoghi comuni del noir: l'intreccio tra vita e cronaca nera, i tic e le ombre da middle class di mezzo secolo fa, ecc... Il tutto, scandito da un gioco di luci/ombre che ritma la lettura, le riflessioni, i sentimenti. Un'opera semplice, per il maestro Simenon - immagino - ma capace di lasciare il segno.
Todo modo
Secondo la stessa definizione di Sciascia, "Todo modo" è un romanzo costruito su un romanzo poliziesco. La trama del giallo è nota: un unico luogo, un eremo-albergo, dove si susseguono misteriosi delitti nell'ambito di un (presunto) ritiro spirituale per politici, industriali e banchieri, uomini di ... (continue)
Secondo la stessa definizione di Sciascia, "Todo modo" è un romanzo costruito su un romanzo poliziesco. La trama del giallo è nota: un unico luogo, un eremo-albergo, dove si susseguono misteriosi delitti nell'ambito di un (presunto) ritiro spirituale per politici, industriali e banchieri, uomini di potere insomma. A indagare un trio composto da narratore (un pittore capitato, forse, per caso all'eremo), un commissario e un magistrato; ad aiutarli/depistarli, a intromettersi insomma, Don Gaetano, deus ex machina della struttura, ombra grigia, guida spirituale, saccente, dotato di un paio di occhiali vagamente demoniaci.
Se il romanzo è, al solito, molto breve e concentrato, possiede inoltre un punto di forza magistrale: il giallo comincia ben oltre la metà. Non per semplice éscamotage narrativo, di suspance; la prima, ampia parte, è un viaggio che porta il narratore dentro i labirinti fisici e spirituali del luogo. Si tratta di pagine in cui si alternano brillantemente i dialoghi eruditi così come i pettegolezzi fra e sui notabili; paradossi, teologie, citazioni. Tutto ben messo in scena, con gusto e misura, dal grande autore.
Sull'abilità profetica di quanto raccontato, così come sulla fotografia di un tempo, nella storia di questo Paese, riluttante a svanire, molto si è detto.
Una lettura che fa bene, come sempre con Sciascia. Che resta.
Un valore aggiunto, molto personale: e se Gesù avesse sentito parlare di Ulisse?
La notte dell'oracolo
Tutto quello che credo faccia piacere conoscere sul romanzo sta in questa intervista:
http://www.repubblica.it/2004/f/sezioni/spettacoli_e_cu…
Homo Faber
"Homo Faber" l'ho inteso come una tragedia, pressocché perfetta, senza il disturbo di architettare un melodramma. Del resto, seppur composto negli anni '50, ricalca il filone psicoanalitico del grande romanzo mitteleuropeo. Un "resoconto", appunto, come specifica il sottotitolo.
Nel romanzo sono pr ... (continue)
"Homo Faber" l'ho inteso come una tragedia, pressocché perfetta, senza il disturbo di architettare un melodramma. Del resto, seppur composto negli anni '50, ricalca il filone psicoanalitico del grande romanzo mitteleuropeo. Un "resoconto", appunto, come specifica il sottotitolo.
Nel romanzo sono presenti tutti i grandi temi della grande letteratura, in forma archetipica oppure semplicemente narrativa: Natura VS Cultura, ragione e sentimento, il complesso di Edipo, il viaggio e l'avventura, legami di sangue avvertiti e tentativi di sovvertirli, bilanci e ricostruzioni, Roma e, infine, amore e morte.
Non aggiungo la quinta preziosa stellina, poiché, personalmente, ho trovato due grandi difetti stilistici: la fissazione di descrivere troppo, anche i sentimenti, senza evocarli, e un po' di stanchezza verso la conclusione della storia. Giustificabili, in assoluta coerenza, tuttavia, con il personaggio protagonista (uomo razionale e tecnologico).
La Città del Sole e Scelta d'alcune poesie filosofiche
Utopie"La Città del Sole" mi ha sempre affascinato, ma cominciare a leggere il dialogo fra il cavaliere di Malta e il nocchiero di Colombo ha immediatamente rivelato quanto sia ostica la lingua di Campanella. Pur non avendo nessun interesse a interpretare esotericamente l'opera, ho abbandonato la lettura. ... (continue)
"La Città del Sole" mi ha sempre affascinato, ma cominciare a leggere il dialogo fra il cavaliere di Malta e il nocchiero di Colombo ha immediatamente rivelato quanto sia ostica la lingua di Campanella. Pur non avendo nessun interesse a interpretare esotericamente l'opera, ho abbandonato la lettura. Stessa sorte per la raccolta di madrigali che completano questa edizione... Ometto le stelline.
Ci riproverò?
Luci nella notte
La quarta di copertina cita, stavolta adeguatamente, la Traumnovelle di Schnitzler: una coppia sull'orlo, gli inevitabili cambi di rotta non previsti, il resto del mondo come spettatore asettico. Simenon ci aggiunge, meravigliosamente, un'ambientazione americana con tutti (o quasi) i luoghi comuni d ... (continue)
La quarta di copertina cita, stavolta adeguatamente, la Traumnovelle di Schnitzler: una coppia sull'orlo, gli inevitabili cambi di rotta non previsti, il resto del mondo come spettatore asettico. Simenon ci aggiunge, meravigliosamente, un'ambientazione americana con tutti (o quasi) i luoghi comuni del noir: l'intreccio tra vita e cronaca nera, i tic e le ombre da middle class di mezzo secolo fa, ecc... Il tutto, scandito da un gioco di luci/ombre che ritma la lettura, le riflessioni, i sentimenti.
Un'opera semplice, per il maestro Simenon - immagino - ma capace di lasciare il segno.