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Un delitto é imminente
La missione: salvare una donzella indifesa e liberarla dalle angherie dello zio-tiranno. All’impresa partecipa anche lo scrittore di gialli Peter Jerningham. Lui e i suoi compagni di ventura giungono a destinazione appena in tempo per udire un grido di terrore che attraversa le sale dell’antica m ... (continue)
La missione: salvare una donzella indifesa e liberarla dalle angherie dello zio-tiranno. All’impresa partecipa anche lo scrittore di gialli Peter Jerningham. Lui e i suoi compagni di ventura giungono a destinazione appena in tempo per udire un grido di terrore che attraversa le sale dell’antica magione alla periferia di Baltimora. L’aguzzino è morto stecchito all’interno di una camera ermeticamente chiusa. Impossibile che qualcuno l’abbia ucciso. Un incidente “of course”. Ma Peter non è convinto. Inizia così la sua lotta contro il diabolico assassino per impedire un secondo assassinio. Un altro delitto infatti “è imminente”.
Un classico dell’epoca d’oro pubblicato nel 1930 a firma Isabel Briggs Myers, famosissima nel campo della psicologia per aver ideato il cosiddetto “MBTI - Myers Briggs Type Indicator” test di personalità, ancora oggi fondamentale per l’analisi delle dinamiche di gruppo, formazione del personale e della leadership, in pedagogia, nel campo della consulenza matrimoniale etc. Con questo romanzo (a cui seguirà un’unica altra prova nel 1934) l’autrice ha vinto nel 1929 un premio letterario sconfiggendo, tra gli altri, due giovani di belle speranze che partecipavano alla gara sotto pseudonimo di tal “Ellery Queen”. Vista l’autrice, uno si aspetta una trama particolarmente incentrata sugli aspetti psicologici, un filino statica, zeppa di dissertazioni su moventi e prove immateriali. Cose che in parte ci sono: l’attività professionale della Briggs Myers si riconosce sicuramente nel tratteggio delle diverse personalità dei vari personaggi. Invece il lettore si imbatte in una storia brillante e movimentata, che probabilmente è o sarebbe piaciuta a John Dickson Carr (avendo avuto parecchio successo in lingua inglese non è poi così campata per aria l’ipotesi che il Grande Maestro delle camere chiuse l’abbia effettivamente letta). C’è una camera chiusa menzionata in tantissimi elenchi delle migliori opere del genere, anche se molto semplice ed elementare nella sua realizzazione, un clima all’interno della casa di angoscia opprimente, passi notturni, figure sinistre, colpi di scena, cambi di direzione e un mistero che viene dal passato in stile “La pietra di luna” di Wilkie Collins a cui deve parecchio. Un libro che per la gioia di tantissimi appassionati che sono sicuro ne godrebbero ancora la lettura, meriterebbe certamente di essere ripubblicato e soprattutto ritradotto completamente, magari in versione integrale, in uno stile moderno, più scorrevole rispetto a quello parecchio datato della metà dei nostri anni ’40. Unico neo agli occhi dei patiti del genere, può essere il numero troppo limitato di personaggi. Non occorre essere uno psicologo esperto in MBTI per individuare l’assassino. Ma tant’è. Il romanzo rimane una delizia. Altro paio di maniche indovinare “come ha fatto?” . Magari potreste usare un po’ di psicologia. Se per voi una camera chiusa è qualcosa di insuperabile (pessimisti?) beh….. non vi rimarrà che attendere la spiegazione dell’autrice. Se viceversa di fronte ad una simile situazione siete capaci di vedere una camera “poco aperta” - ottimisti? - siete già sulla buona strada. Vi dò un piccolo indizio psicologico. Se siete ottimisti siete anche audaci. Basta così. Sia in un caso che nell’altro comunque, se siete riusciti a procurarvi copia di questo romanzo (cosa purtroppo non facile) vi auguro buona lettura. Sdraiatevi tranquilli e rilassatevi sul… lettino….. e iniziate a leggere. Vedrete che si rivelerà un’ottima terapia……
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