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" Il corpo dell'uomo vuole cibo,
la mente assiomi,
l'anima estasi ".
- Elèmire Zolla -
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http://www.studioazzurro.com/opere - — Jan 24, 2011 | 1 feedback
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A.A.A. Cercasi disperatamente Adamo -
"Aridateci" Adamo.
Ma perchè "Il diario di Adamo ed Eva", adesso si è trasformato nel solo "diario di Eva"? Credevo che fosse solo una variazione nel titolo, per quanto discutibile, introdotta dalla casa editrice per qualche particolare motivo. Magari la ristampa del libro fatta coincidere con l'ot ... (continue) - — May 14, 2010 | 7 feedbacks
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" Gli uomini non scrivono finzioni perchè son fatti di carne, sono imperfetti. Un dio non scrive romanzi ". ( Ernesto Sabato da El escritor y sus fantasmas ) -
Infatti i romanzi li scriviamo noi esseri umani, nella nostra condizione di esseri imperfetti, incompleti, non più animali ( o non solo più ) ma neppure dei. In bilico tra carne e spirito, tra carnalità e purezza, tra tenebra e luce. " In questa zona intermedia e terrena, duale e lacerata da dove s ... (continue)
- — Jan 14, 2010 | 7 feedbacks
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Inni Orfici
38 people find this helpful
Così i versi splendidi di Cesare Pavese ci introducano dentro il mito di Orfeo, nei quali sostare a lungo continuando a interrogarli, lasciandosi pervadere da quel brivido di fragilità umana. Così dentro le Metamorfosi di Ovidio, quel libro inesauribile ed interminabile, mai letto abbastanza. " Le M ... (continue)
Così i versi splendidi di Cesare Pavese ci introducano dentro il mito di Orfeo, nei quali sostare a lungo continuando a interrogarli, lasciandosi pervadere da quel brivido di fragilità umana. Così dentro le Metamorfosi di Ovidio, quel libro inesauribile ed interminabile, mai letto abbastanza. " Le Metamorfosi vogliono rappresentare l'insieme del raccontabile tramandato dalla letteratura con tutta la forza d'immagini e di significati che esso convoglia, senza decidere - secondo l'ambiguità propriamente mitica - tra le chiavi di lettura possibili. ( Italo Calvino ) Così dentro quell'antica terra di Tracia, misteriosa ed immaginifica dove Orfeo nacque. Così dentro l'apollineo ed il dionisiaco, nella conflittualità di vivere e sentire, tra Eros e Logos,in quella lacerazione di quell' uomo che scese nel regno dei morti e che cantò l'inesprimibile e l'indicibile. Nella notte della vita e dell'anima, sfidando l'oscurità.
Il suo canto placò ed intenerì gli animi più crudeli. Caronte, Cerbero, Ade, Persefone furono toccati dalla melodia del suo suono. Il suo corpo dilaniato dalle Menadi continuò comunque a cantare; la sua testa sorretta dalla lira, continuò a galleggiare fino a che... Poi le diverse versioni del mito, tutte suggestive e tutte da percorrere. Ma a me piace immaginare e soffermarmi sulla costellazione della Lira, ricercarla nei cieli limpidi di inizio estate puntando lo sguardo su Vega, perdermi in quella versione che mi parla di musica e di poesia, di quella impossibile o difficile compenetrazione degli opposti ai quali Orfeo sacrificò la vita, in quei tentativi tutti umani di rappresentare il mondo. In quelle prime teogonie che hanno tracciato il cammino invisibile ma costante dell'uomo. Dentro quei versi eterni di Ranier Maria Rilke . ( Sonetti a Orfeo / IX )
" Solo chi già alta levò la lira
anche tra le ombre
può nel presentimento trarre
lode infinita.
Solo chi ha gustato coi morti
il loro papavero
anche il suono più lieve
mai riprenderà.
A noi anche s'offuschi spesso
il riflesso nello stagno:
Sappiamo l'immagine.
Solo nel doppio regno
divengono le voci
eterne e dolci.
Toccati il cuore, l'anima e la mente, lo " sguardo " si apre a quel doppio regno. Indugia sul dipinto di John William Waterhouse, ( le ninfe ritrovano la testa di Orfeo ), indugia nella musica di Claudio Monteverdi e in quella di Igor Stravinskij. Sulle parole di Dino Campana. Sulle infinite suggestioni che il mito di Orfeo ha nel tempo suggerito a molti artisti.
Non ci è dato sapere se questi inni siano stati realmente partoriti della penna di Orfeo. A noi piace riceverli come dono del Tempo, carichi di quella caducità umana che si è vestita di parole per tramandarsi. Ci piace seguire le varie ipotesi di origine, perdersi nei labirinti mentali, avventurasi fino in Egitto, in Asia minore per ricercare segni, inseguendo tracce ormai cancellate e introvabili, ma continuando a cercare, lucidando parole che ogni scavo riporta e riporterà in superficie. Così, come queste di Pausania .
" Chiunque sia istruito in fatto di poesia sa che rimangono degli inni di Orfeo, che ciascuno di essi è molto breve e che tutti insieme non sono un gran numero. I Licomedi li sanno a memoria e li cantano nel celebrare i loro riti. Per l'eleganza dei versi essi avranno il secondo posto dopo gli inni di Omero, ma di maestà divina ne hanno anche più di quelli ". ( II sec d.C )
Scegliere un inno tra tutti, è quasi impossibile.
Ma forse questo.
Alla notte
" Celebrerò la Notte madre degli dei e degli uomini,
la Notte, origine di tutto, che diremo anche Cipris.
Ascolta, o dea beata, che nell'ombre risplendi con scintillio
di stelle
e della quiete ti compiaci e dei placidi sonni profondi,
o gioioso piacere, o madre dei sogni, che di vegliar ti diletti,
tu fai cessare gli affanni e porti la dolce fine dei mali,
tu doni il sonno, o amica di tutti, che nelle notti conduci
i tuoi brillanti cavalli;
o incompiuta, che sei terrena e pur anche celeste
e danzando di nuovo ritorni alle tue aeree sedi,
tu mandi sottoterra la luce e riprendi a fuggire
nell'Ade, chè la terribile Necessità tutto governa.
Ora, o Notte beata e felice, da tutti bramata,
o generosa, che delle nostre preghiere il suono supplice
ascolti,
benevola vieni e i notturni terrori allontana."
Un libro che non si chiude, ma che continua ad aprirsi e a domandarci. Non c'è un punto a queste mie parole ma solo un costante re-inizio. Un camminare intorno e attraverso.
Un danzare anche. Così:)
http://www.youtube.com/watch?v=cyC4X6aGn_M
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