Novembre 2001. Åsne Seierstad entra a Kabul e nella vita di Sultan Khan, Il libraio che ha pagato con il carcere lo scontro per la dignità della sua nazione. La giovane reporter norvegese diventa per quasi un anno "la figlia bionda" di Sutan ospite nella sua casa e testimone di amori proibiti, cr
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Novembre 2001. Åsne Seierstad entra a Kabul e nella vita di Sultan Khan, Il libraio che ha pagato con il carcere lo scontro per la dignità della sua nazione. La giovane reporter norvegese diventa per quasi un anno "la figlia bionda" di Sutan ospite nella sua casa e testimone di amori proibiti, crimini, punizioni, ribellioni giovanili, e ingiustizie che segnano la vita quotidiana della famiglia Khan, divisa tra l'onore e le umiliazioni subite, sopratutto dalle donne, sotto il regime talebano.
Quando il regime talebano cadde, mi diressi a Kabul con l'Alleanza del Nord. In una libreria mi imbattei in un elegante signore brizzolato. Dopo settimane in mezzo a polvere da sparo e macerie, settimane di conversazioni su tattiche di guerra e avanzate militari, fu per me un grande sollievo poter sfogliare un libro e parlare di letteratura e di storia. Gli scaffali di Sultan Khan erano stracolmi di volumi in diverse lingue, raccolte di poesie, leggende afgane, opere di storia, romanzi. Era un abile venditore: la prima volta me ne andai dalla sua bottega con sette volumi sotto il braccio. Quando avevo un po' di tempo libero, facevo volentieri un salto lì, per guardarmi intorno e intrattenermi ancora con quell'interessante libraio, un patriota afgano che così tante volte era rimasto deluso per la sua terra. "Prima i comunisti hanno bruciato i miei libri, poi i mujahidin ne hanno fatto razzia, poi i talebani me li hanno bruciati un'altra volta", raccontò. Un giorno mi invitò a cena a casa sua. Tutt'intorno a un sontuoso banchetto apparecchiato sul pavimento c'era la sua famiglia, una delle mogli, i figli, le sorelle, i fratelli, la madre, alcuni cugini. Sultan raccontava aneddoti, i figli ridevano e scherzavano. Il tono era scanzonato e decisamente in contrasto con quello dei semplici pasti consumati con i comandanti sulle montagne. Non ci misi molto, però, ad accorgermi che le donne parlavano poco. La bella moglie adolescente di Sultan se ne stava seduta tranquilla, accanto alla porta, con la sua neonata in braccio, senza dire una parola. La prima moglie quella sera non era presente. Le altre donne rispondevano alle domande, raccoglievano le lodi per la cena, ma non davano mai inizio a una conversazione. Quando me ne andai dissi a me stessa: questo è l'Afghanistan. Sarebbe interessante poter scrivere un libro su questa famiglia. Il giorno dopo andai a trovare Sultan nella sua libreria e gli esposi il mio progetto. "Grazie mille", disse lui, semplicemente. "Questo però significa che dovrò vivere insieme a voi." "Benvenuta." "Dovrò andarmene in giro con voi, vivere come vivete voi. Con te, le tue mogli, le tue sorelle, i tuoi figli." "Benvenuta", mi ripeté.
Il libraio di Kabul è il resoconto di quell'esperienza straordinaria, la voce di un popolo che cerca di risollevarsi dopo la guerra, i sogni di riscatto che squarciano il buio di una società in lotta per la sopravvivenza. Voto: 7/8
Nel cuore di Costantinopoli ci sono porte che è proibito aprire...
Il giardino delle favorite raccota una storia di passioni e segreti, di antiche alleanze e intrighi sinistri, di tradimenti e ossessioni, facendoci penetrare nel mondo sconosciuto e proibito dell'harem del sultano.
"Al mio amore, addio... Diletto, come ti vidi a quella porta scissa da te,
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Il giardino delle favorite raccota una storia di passioni e segreti, di antiche alleanze e intrighi sinistri, di tradimenti e ossessioni, facendoci penetrare nel mondo sconosciuto e proibito dell'harem del sultano.
"Al mio amore, addio... Diletto, come ti vidi a quella porta scissa da te, schiava, come morta e seppi dolente in quel frangente tristo che mai più, giammai, ti avrei rivisto, colà spezzossi il mio picciol core e presero a scorrer lacrime d'amore!
E or mi penso ove tu posi il passo recando di solitudine il fardello, e mi vorrei là dove sei, per dire che un dì forse un destin più bello verrà a sanar tale crudel sentire: il cor qui triste, con te il suo amor, lasso!
Ma nell'ore più buie della notte quando financo la Luna non ha vista e dalle torri delle moschee si levano gli strani sospiri dei pagani a mezzanotte, io giaccio sveglia e il vero odo parlando: perduto sei, mai più t'andrò cercando.
O diletto! Rammentami, di grazia se dianzi ai tuoi occhi il giorno inglese ponga un tenue lume di rubino ove un dì passeggiammo, nel giardino, quando nostri erano il tempo e il mondo intiero, infinito, in ore di letizia accese.
Rammenta me, che sulla riva del Bosforo il tuo nome, suono lieto, sotto straniere fronde ancor ripeto in sussurri alla memoria smarrita: me che ancor t'amo, e t'amerò per la vita, se pur un lungo strazio il cor m'uccida."
Passi echeggiano nella memoria lungo il corridoio che non prendemmo verso la porta che non aprimmo mai sul giardino delle rose. Le mie parole echeggiano così nella vostra mente. (T.S. Eliot, Quattro quartetti) Voto: 8 1/2
Violet custodisce un dono insieme terribile e prezioso, un potere da cui proteggere se stessa.
Washington. Pioggia. All'inizio sono animali del bosco, le creature di cui Violet si trova ad annusare l'agonia, posando piccole croci in un cimitero improvvisato. Voci. Echi. Impalpabili scie odorose di sangue, che è costretta a classificare in una macabra collezione. Solo l'amico Jay conosce il su
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Washington. Pioggia. All'inizio sono animali del bosco, le creature di cui Violet si trova ad annusare l'agonia, posando piccole croci in un cimitero improvvisato. Voci. Echi. Impalpabili scie odorose di sangue, che è costretta a classificare in una macabra collezione. Solo l'amico Jay conosce il suo segreto. A otto anni Violet trova sepolto sotto un'umida coltre di foglie il cadavere di una ragazza. A sedici un'altra voce la chiama e comprende che anche il predatore reca su di sé le impronte di morte della preda. Violet si scopre l'unica persona al mondo in grado di identificare il serial killer che ha l'hobby di massacrare giovani sconosciute. Poi amiche. Infine compagne di scuola. Cerchi concentrici in cui la morte si manifesta e, come in un'orribile danza, si fa vicina. Forse solo Jay e il suo amore possono aiutarla...
"Ecco che cos'era quell'eco, una voce. Solitaria e isolata, alla ricerca di qualcuno - chiunque - che le rispondesse. Quel qualcuno era Violet."
Un diario segreto, due donne e due destini che si intrecciano
Barbara e Ralph decidono di passare le vacanze di Natale in un’affascinante, quanto misteriosa, casa di campagna nello Yorkshire: sarà l’occasione per stare un po’ da soli e per tentare di salvare il proprio rapporto. Ma la tranquilla vacanza si trasforma presto in un’esperienza disastrosa. Blocc
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Barbara e Ralph decidono di passare le vacanze di Natale in un’affascinante, quanto misteriosa, casa di campagna nello Yorkshire: sarà l’occasione per stare un po’ da soli e per tentare di salvare il proprio rapporto. Ma la tranquilla vacanza si trasforma presto in un’esperienza disastrosa. Bloccati da una violenta tempesta di neve, senza viveri, senza elettricità e senza legna da ardere, i due non riescono a trattenere i contrasti. Alla ricerca di qualcosa da mangiare nella vecchia rimessa, Barbara si imbatte casualmente nel diario della precedente padrona di casa, Frances Gray, e comincia a leggerlo…. Ne emerge il ritratto di una donna appassionata, ribelle e anticonformista, ma a poco a poco, da quelle pagine segnate dal tempo, emerge anche un terribile segreto, la cui scoperta metterà Barbara in grave pericolo.
"Maureen ripensava agli anni dolorosi di Dublino e, guardandosi attorno in quella stanzetta minuscola che dividevano a Hull, rifletteva dentro di sé che nessuno di quei sogni che Kate aveva fatto per il futuro si era avverato. Ne ricavava una lezione: niente bei sogni sul futuro, niente fantasie di una vita migliore. Lavorare sodo e ricavare il meglio da ogni momento, questa sarebbe stata la filosofia personale di Maureen."
Sono stata abbastanza sincera, comunque. Non ho mai sostenuto di essere stata troppo bella, troppo generosa, troppo intelligente. Certo, qualche volta sono stata tentata di farlo: sarebbe stato così facile. Un paio di piccole correzioni qua e là, un paio di ritocchi. Avrei potuto abbandonare una specie di filtro verbale, per velare e addolcire quello che invece ho detto in modo chiaro ed esplicito. Se avessi tralasciato qualcosa e modificato qualcos'altro, ne sarebbe uscito un quadro abbellito, e di conseguenza una storia diversa. Naturalmente si può mentire per la gola e modificare la propria storia, ma allora ci sarebbe da chiedersi a che scopo scriverla. [ ] Per me l'atto di scrivere ha raggiunto il suo scopo: scrivere costringe alla precisione. Ricordi ormai vaghi assumono contorni precisi, colori nitidi. Sono stata costretta a ricordare per davvero, e così facendo, mi sono riconciliata con me stessa, con la mia vita, con il destino. Ho perdonato, e soprattutto mi sono perdonata. Questo per me era un obbiettivo importante e sono riuscita a raggiungerlo. (Charlotte Link) Voto: 7
Ciò che la maggior parte delle persone non vuole ammettere è che con un po' di pianificazione e un pizzico di genialità potrebbe avere tutto quello che desidera.
«Ciò che conta non è l'ambiente sociale cui si appartiene, bensì l'elelganza che si dimostra nell'arrangiarsi qualunque sia la pr
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Ciò che la maggior parte delle persone non vuole ammettere è che con un po' di pianificazione e un pizzico di genialità potrebbe avere tutto quello che desidera.
«Ciò che conta non è l'ambiente sociale cui si appartiene, bensì l'elelganza che si dimostra nell'arrangiarsi qualunque sia la propia condizione economica di partenza.»
Qualunque sia il vostro destino, si tratta semplicemnte di una sfida alla vostra intraprendenza, un insieme di materiali con cui lavorare... (Marjorie Hills) Voto: 6/7
Il libraio di Kabul
Novembre 2001. Åsne Seierstad entra a Kabul e nella vita di Sultan Khan, Il libraio che ha pagato con il carcere lo scontro per la dignità della sua nazione. La giovane reporter norvegese diventa per quasi un anno "la figlia bionda" di Sutan ospite nella sua casa e testimone di amori proibiti, cr ... (continue)
Novembre 2001. Åsne Seierstad entra a Kabul e nella vita di Sultan Khan, Il libraio che ha pagato con il carcere lo scontro per la dignità della sua nazione. La giovane reporter norvegese diventa per quasi un anno "la figlia bionda" di Sutan ospite nella sua casa e testimone di amori proibiti, crimini, punizioni, ribellioni giovanili, e ingiustizie che segnano la vita quotidiana della famiglia Khan, divisa tra l'onore e le umiliazioni subite, sopratutto dalle donne, sotto il regime talebano.
Quando il regime talebano cadde, mi diressi a Kabul con l'Alleanza del Nord. In una libreria mi imbattei in un elegante signore brizzolato. Dopo settimane in mezzo a polvere da sparo e macerie, settimane di conversazioni su tattiche di guerra e avanzate militari, fu per me un grande sollievo poter sfogliare un libro e parlare di letteratura e di storia. Gli scaffali di Sultan Khan erano stracolmi di volumi in diverse lingue, raccolte di poesie, leggende afgane, opere di storia, romanzi. Era un abile venditore: la prima volta me ne andai dalla sua bottega con sette volumi sotto il braccio. Quando avevo un po' di tempo libero, facevo volentieri un salto lì, per guardarmi intorno e intrattenermi ancora con quell'interessante libraio, un patriota afgano che così tante volte era rimasto deluso per la sua terra.
"Prima i comunisti hanno bruciato i miei libri, poi i mujahidin ne hanno fatto razzia, poi i talebani me li hanno bruciati un'altra volta", raccontò.
Un giorno mi invitò a cena a casa sua. Tutt'intorno a un sontuoso banchetto apparecchiato sul pavimento c'era la sua famiglia, una delle mogli, i figli, le sorelle, i fratelli, la madre, alcuni cugini.
Sultan raccontava aneddoti, i figli ridevano e scherzavano. Il tono era scanzonato e decisamente in contrasto con quello dei semplici pasti consumati con i comandanti sulle montagne. Non ci misi molto, però, ad accorgermi che le donne parlavano poco. La bella moglie adolescente di Sultan se ne stava seduta tranquilla, accanto alla porta, con la sua neonata in braccio, senza dire una parola. La prima moglie quella sera non era presente. Le altre donne rispondevano alle domande, raccoglievano le lodi per la cena, ma non davano mai inizio a una conversazione.
Quando me ne andai dissi a me stessa: questo è l'Afghanistan. Sarebbe interessante poter scrivere un libro su questa famiglia.
Il giorno dopo andai a trovare Sultan nella sua libreria e gli esposi il mio progetto.
"Grazie mille", disse lui, semplicemente.
"Questo però significa che dovrò vivere insieme a voi."
"Benvenuta."
"Dovrò andarmene in giro con voi, vivere come vivete voi. Con te, le tue mogli, le tue sorelle, i tuoi figli."
"Benvenuta", mi ripeté.
Il libraio di Kabul è il resoconto di quell'esperienza straordinaria, la voce di un popolo che cerca di risollevarsi dopo la guerra, i sogni di riscatto che squarciano il buio di una società in lotta per la sopravvivenza. Voto: 7/8
Il giardino delle favorite
Il giardino delle favorite raccota una storia di passioni e segreti, di antiche alleanze e intrighi sinistri, di tradimenti e ossessioni, facendoci penetrare nel mondo sconosciuto e proibito dell'harem del sultano.
"Al mio amore, addio...continue)
Diletto, come ti vidi a quella porta
scissa da te, ... (
Il giardino delle favorite raccota una storia di passioni e segreti, di antiche alleanze e intrighi sinistri, di tradimenti e ossessioni, facendoci penetrare nel mondo sconosciuto e proibito dell'harem del sultano.
"Al mio amore, addio...
Diletto, come ti vidi a quella porta
scissa da te, schiava, come morta
e seppi dolente in quel frangente tristo
che mai più, giammai, ti avrei rivisto,
colà spezzossi il mio picciol core
e presero a scorrer lacrime d'amore!
E or mi penso ove tu posi il passo
recando di solitudine il fardello,
e mi vorrei là dove sei, per dire
che un dì forse un destin più bello
verrà a sanar tale crudel sentire:
il cor qui triste, con te il suo amor, lasso!
Ma nell'ore più buie della notte
quando financo la Luna non ha vista
e dalle torri delle moschee si levano
gli strani sospiri dei pagani a mezzanotte,
io giaccio sveglia e il vero odo parlando:
perduto sei, mai più t'andrò cercando.
O diletto! Rammentami, di grazia
se dianzi ai tuoi occhi il giorno inglese
ponga un tenue lume di rubino
ove un dì passeggiammo, nel giardino,
quando nostri erano il tempo e il mondo intiero,
infinito, in ore di letizia accese.
Rammenta me, che sulla riva
del Bosforo il tuo nome, suono lieto,
sotto straniere fronde ancor ripeto
in sussurri alla memoria smarrita:
me che ancor t'amo, e t'amerò per la vita,
se pur un lungo strazio il cor m'uccida."
Passi echeggiano nella memoria
lungo il corridoio che non prendemmo
verso la porta che non aprimmo mai
sul giardino delle rose. Le mie parole echeggiano
così nella vostra mente. (T.S. Eliot, Quattro quartetti) Voto: 8 1/2
La collezionista di voci
Washington. Pioggia. All'inizio sono animali del bosco, le creature di cui Violet si trova ad annusare l'agonia, posando piccole croci in un cimitero improvvisato. Voci. Echi. Impalpabili scie odorose di sangue, che è costretta a classificare in una macabra collezione. Solo l'amico Jay conosce il su ... (continue)
Washington. Pioggia. All'inizio sono animali del bosco, le creature di cui Violet si trova ad annusare l'agonia, posando piccole croci in un cimitero improvvisato. Voci. Echi. Impalpabili scie odorose di sangue, che è costretta a classificare in una macabra collezione. Solo l'amico Jay conosce il suo segreto. A otto anni Violet trova sepolto sotto un'umida coltre di foglie il cadavere di una ragazza. A sedici un'altra voce la chiama e comprende che anche il predatore reca su di sé le impronte di morte della preda. Violet si scopre l'unica persona al mondo in grado di identificare il serial killer che ha l'hobby di massacrare giovani sconosciute. Poi amiche. Infine compagne di scuola. Cerchi concentrici in cui la morte si manifesta e, come in un'orribile danza, si fa vicina. Forse solo Jay e il suo amore possono aiutarla...
"Ecco che cos'era
quell'eco,
una voce.
Solitaria e isolata,
alla ricerca di qualcuno
- chiunque -
che le rispondesse.
Quel qualcuno
era Violet."
http://www.youtube.com/watch?v=3kYv8Vc9tFQ Voto: 7 1/2
La casa delle sorelle
Barbara e Ralph decidono di passare le vacanze di Natale in un’affascinante, quanto misteriosa, casa di campagna nello Yorkshire: sarà l’occasione per stare un po’ da soli e per tentare di salvare il proprio rapporto. Ma la tranquilla vacanza si trasforma presto in un’esperienza disastrosa. Blocc ... (continue)
Barbara e Ralph decidono di passare le vacanze di Natale in un’affascinante, quanto misteriosa, casa di campagna nello Yorkshire: sarà l’occasione per stare un po’ da soli e per tentare di salvare il proprio rapporto. Ma la tranquilla vacanza si trasforma presto in un’esperienza disastrosa. Bloccati da una violenta tempesta di neve, senza viveri, senza elettricità e senza legna da ardere, i due non riescono a trattenere i contrasti. Alla ricerca di qualcosa da mangiare nella vecchia rimessa, Barbara si imbatte casualmente nel diario della precedente padrona di casa, Frances Gray, e comincia a leggerlo…. Ne emerge il ritratto di una donna appassionata, ribelle e anticonformista, ma a poco a poco, da quelle pagine segnate dal tempo, emerge anche un terribile segreto, la cui scoperta metterà Barbara in grave pericolo.
"Maureen ripensava agli anni dolorosi di Dublino e, guardandosi attorno in quella stanzetta minuscola che dividevano a Hull, rifletteva dentro di sé che nessuno di quei sogni che Kate aveva fatto per il futuro si era avverato. Ne ricavava una lezione: niente bei sogni sul futuro, niente fantasie di una vita migliore. Lavorare sodo e ricavare il meglio da ogni momento, questa sarebbe stata la filosofia personale di Maureen."
Sono stata abbastanza sincera, comunque. Non ho mai sostenuto di essere stata troppo bella, troppo generosa, troppo intelligente. Certo, qualche volta sono stata tentata di farlo: sarebbe stato così facile. Un paio di piccole correzioni qua e là, un paio di ritocchi. Avrei potuto abbandonare una specie di filtro verbale, per velare e addolcire quello che invece ho detto in modo chiaro ed esplicito. Se avessi tralasciato qualcosa e modificato qualcos'altro, ne sarebbe uscito un quadro abbellito, e di conseguenza una storia diversa. Naturalmente si può mentire per la gola e modificare la propria storia, ma allora ci sarebbe da chiedersi a che scopo scriverla. [ ]
Per me l'atto di scrivere ha raggiunto il suo scopo: scrivere costringe alla precisione. Ricordi ormai vaghi assumono contorni precisi, colori nitidi. Sono stata costretta a ricordare per davvero, e così facendo, mi sono riconciliata con me stessa, con la mia vita, con il destino. Ho perdonato, e soprattutto mi sono perdonata. Questo per me era un obbiettivo importante e sono riuscita a raggiungerlo. (Charlotte Link) Voto: 7
Chic!
Ciò che la maggior parte delle persone non vuole ammettere è che con un po' di pianificazione e un pizzico di genialità potrebbe avere tutto quello che desidera.
«Ciò che conta non è l'ambiente sociale cui si appartiene, bensì l'elelganza che si dimostra nell'arrangiarsi qualunque sia la pr ... (continue)
Ciò che la maggior parte delle persone non vuole ammettere è che con un po' di pianificazione e un pizzico di genialità potrebbe avere tutto quello che desidera.
«Ciò che conta non è l'ambiente sociale cui si appartiene, bensì l'elelganza che si dimostra nell'arrangiarsi qualunque sia la propia condizione economica di partenza.»
Qualunque sia il vostro destino, si tratta semplicemnte di una sfida alla vostra intraprendenza, un insieme di materiali con cui lavorare... (Marjorie Hills) Voto: 6/7