«Last came Sam. I had been thinking about this present for a long time. I think I thought about this present from the first time I really saw her. Not met her or saw her but the first time I really saw her if you know what I mean. There was a card attached. Inside the card, I told Sam that the prese
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«Last came Sam. I had been thinking about this present for a long time. I think I thought about this present from the first time I really saw her. Not met her or saw her but the first time I really saw her if you know what I mean. There was a card attached. Inside the card, I told Sam that the present I gave her was given to me by my Aunt Helen. It was an old 45 record that had the Beatles’ song “Something.” I used to listen to it all the time when I was little and thinking about grown-up things. I would go to my bedroom window and stare at my reflection in the glass and the trees behind it and just listen to the song for hours. I decided then that when I met someone I thought was as beautiful as the song, I should give it to that person. And I didn’t mean beautiful on the outside. I meant beautiful in all ways. So, I was giving it to Sam.»
«Talvolta succedeva. Talvolta il monotono star male in cui era scivolato (quasi senza scosse, quasi senza alternative, come seguendo una corrente naturale) si rovesciava in scoppi di incomprensibile felicità, come una grigia onda di bonaccia che si rovescia, senza preavviso, in una cresta di schiuma
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«Talvolta succedeva. Talvolta il monotono star male in cui era scivolato (quasi senza scosse, quasi senza alternative, come seguendo una corrente naturale) si rovesciava in scoppi di incomprensibile felicità, come una grigia onda di bonaccia che si rovescia, senza preavviso, in una cresta di schiuma. Ma succedeva sempre meno. Il mare sempre più piatto. Si sentiva come nel centro dell'oceano, sulla superficie immobile che copre l'abisso. Il suo lavoro ormai era quello di galleggiare. Fanculo la felicità: era già difficile sopravvivere. Resistere alla deriva, ai giorni di vuoto febbrile, al senso di pericolo con cui si svegliava ogni volta. La luce del mattino aveva qualcosa di urgente... Quando si alzava e barcollava verso il cesso, e il freddo del pavimento gli feriva i piedi, prima ancora di ricordare che giorno fosse, ritrovava anzitutto quella certezza: di essere fragile. Se si fosse distratto sarebbe affondato. Ne conosceva un sacco, di gente finita a parlare da sola, a sniffare colla, a chiedere spiccioli fuori dalla metro. E si girava verso di lei. E si chiedeva se dormisse. E sussurrava la preghiera del mattino: salvami...»
«Per me, non ero nemmeno sicuro che lo fosse mai stato, infelice. Non era una di quelle persone di cui ti chiedi chissà se è felice quello. Lui era Novecento, e basta. Non ti veniva da pensare che c'entrasse qualcosa con la felicità, o col dolore. Sembrava al di là di tutto, sembrava intoccabile. Lu
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«Per me, non ero nemmeno sicuro che lo fosse mai stato, infelice. Non era una di quelle persone di cui ti chiedi chissà se è felice quello. Lui era Novecento, e basta. Non ti veniva da pensare che c'entrasse qualcosa con la felicità, o col dolore. Sembrava al di là di tutto, sembrava intoccabile. Lui e la sua musica: il resto, non contava.»
«E grido: — Scriverò tutto, tutto quello che si può scrivere. E una voce, ironica ma pur sempre una voce, mi risponde: — D'accordo, ragazzo. Tutto, ma nient'altro, intesi?»
The Perks of Being a Wallflower
«Last came Sam. I had been thinking about this present for a long time. I think I thought about this present from the first time I really saw her. Not met her or saw her but the first time I really saw her if you know what I mean. There was a card attached.
Inside the card, I told Sam that the prese ... (continue)
«Last came Sam. I had been thinking about this present for a long time. I think I thought about this present from the first time I really saw her. Not met her or saw her but the first time I really saw her if you know what I mean. There was a card attached.
Inside the card, I told Sam that the present I gave her was given to me by my Aunt Helen. It was an old 45 record that had the Beatles’ song “Something.” I used to listen to it all the time when I was little and thinking about grown-up things. I would go to my bedroom window and stare at my reflection in the glass and the trees behind it and just listen to the song for hours. I decided then that when I met someone I thought was as beautiful as the song, I should give it to that person. And I didn’t mean beautiful on the outside. I meant beautiful in all ways. So, I was giving it to Sam.»
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Qualcuno ha mentito
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«Talvolta succedeva. Talvolta il monotono star male in cui era scivolato (quasi senza scosse, quasi senza alternative, come seguendo una corrente naturale) si rovesciava in scoppi di incomprensibile felicità, come una grigia onda di bonaccia che si rovescia, senza preavviso, in una cresta di schiuma ... (continue)
«Talvolta succedeva. Talvolta il monotono star male in cui era scivolato (quasi senza scosse, quasi senza alternative, come seguendo una corrente naturale) si rovesciava in scoppi di incomprensibile felicità, come una grigia onda di bonaccia che si rovescia, senza preavviso, in una cresta di schiuma. Ma succedeva sempre meno. Il mare sempre più piatto. Si sentiva come nel centro dell'oceano, sulla superficie immobile che copre l'abisso. Il suo lavoro ormai era quello di galleggiare. Fanculo la felicità: era già difficile sopravvivere. Resistere alla deriva, ai giorni di vuoto febbrile, al senso di pericolo con cui si svegliava ogni volta. La luce del mattino aveva qualcosa di urgente... Quando si alzava e barcollava verso il cesso, e il freddo del pavimento gli feriva i piedi, prima ancora di ricordare che giorno fosse, ritrovava anzitutto quella certezza: di essere fragile. Se si fosse distratto sarebbe affondato. Ne conosceva un sacco, di gente finita a parlare da sola, a sniffare colla, a chiedere spiccioli fuori dalla metro. E si girava verso di lei. E si chiedeva se dormisse. E sussurrava la preghiera del mattino: salvami...»
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Novecento
«Per me, non ero nemmeno sicuro che lo fosse mai stato, infelice. Non era una di quelle persone di cui ti chiedi chissà se è felice quello. Lui era Novecento, e basta. Non ti veniva da pensare che c'entrasse qualcosa con la felicità, o col dolore. Sembrava al di là di tutto, sembrava intoccabile. Lu ... (continue)
«Per me, non ero nemmeno sicuro che lo fosse mai stato, infelice. Non era una di quelle persone di cui ti chiedi chissà se è felice quello. Lui era Novecento, e basta. Non ti veniva da pensare che c'entrasse qualcosa con la felicità, o col dolore. Sembrava al di là di tutto, sembrava intoccabile. Lui e la sua musica: il resto, non contava.»
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Un posto nel mondo
«Non avevo nulla, nemmeno i mobili, ma mi sentivo pieno. Arredato dentro.»
(non è per niente nelle mie corde fabio volo come *scrittore*.)
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La vendetta
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«E grido:
— Scriverò tutto, tutto quello che si può scrivere.
E una voce, ironica ma pur sempre una voce, mi risponde:
— D'accordo, ragazzo. Tutto, ma nient'altro, intesi?»
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