Devo dire che la lettura de Il cristallo di Necros ha avuto un andamento un po’ altalenante, fatto di alti e di bassi, ma nel complesso devo dire che questo romanzo mi è piaciuto. Mi riferisco soprattutto alla trama, che presenta elementi degni di nota seguiti spesso, ahimè, da passi venuti decisam
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Devo dire che la lettura de Il cristallo di Necros ha avuto un andamento un po’ altalenante, fatto di alti e di bassi, ma nel complesso devo dire che questo romanzo mi è piaciuto. Mi riferisco soprattutto alla trama, che presenta elementi degni di nota seguiti spesso, ahimè, da passi venuti decisamente peggio: da un lato, infatti, mi sono imbattuta in parecchie idee davvero carine originali, che però si alternavano ad alcuni cliché non da poco, per non parlare di una serie di scene che ho trovato alquanto prevedibili.
Il principale merito di Paolo Parente, a mio parere, è stato quello di aver strutturato la sua storia in modo assai efficace: essa ricopre un periodo di tempo piuttosto esteso, tanto è vero che nel corso del racconto i personaggi (Alex, Syndara e Syn su tutti) subiscono una crescita psicologica non da poco, che è riuscita a caratterizzarli in modo molto efficace. Nonostante i numerosi stacchi temporali, anche di diversi anni, che possono verificarsi tra un episodio e l’altro, non ho però mai riscontrato quel senso di spaesamento che capita a volte in questi casi: il tempo scorre velocemente, e a distanza di poche pagine è possibile vedere i personaggi subire importanti cambiamenti, a livello sia fisico sia mentale. Insomma, ho apprezzato molto come l’autore ha deciso di architettare il suo racconto: di scene di transizione non se ne trovano, la trama scorre e si limita all’indispensabile. E questo naturalmente è un pregio non da poco: che io mi ricordi, non c’è stato neanche un punto in cui ho pensato “Che noia, meglio passare ad altro”. Certo, anche nel Cristallo di Necros sono presenti passi occupati dalle riflessioni dei personaggi, ma questi momenti di staticità, a mio giudizio, non hanno affatto rallentato la storia come invece accade spesso. Un ottimo lavoro di organizzazione delle idee che compongono la trama, dunque. Magari tra poco scoprirò che l’autore ha scritto l’intero libro di getto, ma ciò non toglie che il Cristallo di Necros possieda un’architettura solida e ben costruita.
L’altro aspetto che mi è piaciuto molto è stato lo stile. Anche in questo caso, a dire il vero, alle volte mi sono imbattuta in alcuni scivoloni non da poco, ma per il momento mi limiterò a parlare solo delle “impressioni a pelle” che la lettura ha suscitato in me. Ebbene, detto chiaro e tondo il romanzo cattura l’attenzione: è scorrevole e coinvolgente, scritto in modo semplice ma con le parole scelte accuratamente. Di sicuro è perfetto per un lettore che desideri soltanto trascorrere alcune ore avventurose, ma secondo me è capace di accontentare anche chi ricerca un fantasy di un certo livello. Niente di eccezionale, chiariamoci, ma trovo ugualmente che l’autore abbia fatto, ancora una volta, un ottimo lavoro.
E gli “scivoloni” di cui parlavo prima? Purtroppo ci sono, anche se nel quadro generale non mi hanno infastidito più di tanto. Mi riferisco, per esempio, a:
• gli errori di consecutio temporum piuttosto frequenti (la narrazione è al passato remoto e a volte si incontrano brevi reminescenze del passato narrate col medesimo tempo, oppure un “giocava con gli amici non più di quattro anni fa”);
• alcune descrizioni che puzzano di raccontato e talvolta di infodump, per esempio quando si parla delle abitudini degli gnomi o delle peculiarità dei Cristalli;
• i cambi di PoV tra più personaggi all’interno della stessa scena;
• a volte gli avverbi e gli aggettivi in eccesso, come in questo caso:
C’è da dire, in ogni caso, che si tratta di difetti del tutto occasionali: Paolo Parente ci casca più di una volta in tutto, ma complessivamente questi difetti risultano ben compensati da pregi ben più grandi. Qualche punto di svantaggio gli tocca, ahimè; tuttavia credo sia impossibile affermare che si tratta di un romanzo mal scritto: ha alcuni problemini, è vero, ma del resto chi non commette errori ai suoi primi tentativi. Senza contare, inoltre, che nel corso della storia si percepisce già un notevole miglioramento, quindi direi di non pensarci due volte a chiudere un occhio su alcuni piccoli problemi.
In conclusione, a mio parere Il cristallo di Necros è un fantasy di qualità più che dignitosa. Come dicevo all’inizio, la trama è abbastanza originale e gli stereotipi del genere mi sono sembrati ben amalgamati con altri elementi trattati, al contrario, in modo assai innovativo (molto interessante, per esempio, la trovata dei cristalli catalizzatori). Abbiamo visto insieme che a livello stilistico il romanzo presenta alcuni difetti che forse avrebbero potuto essere eliminati dalla mano di un buon editor (il libro, lo ricordo, è autoprodotto), ma ha il pregio di saper coinvolgere e di tenere viva la suspanse con continui colpi di scena. Dunque abbiamo a che fare con un esordio notevole, secondo me, o perlomeno da tenere d’occhio: ringrazio e mi congratulo con l’autore, augurandogli di continuare così.
Quello di cui parleremo oggi è un fantasy di stampo classico, che mi ha non poco appassionato sotto certi aspetti; piuttosto deluso sotto altri.
Per quanto riguarda la trama, è chiaro fin da subito che le idee presenti siano in gran parte già viste: l’orfano dalle origini misteriose che possiede im
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Quello di cui parleremo oggi è un fantasy di stampo classico, che mi ha non poco appassionato sotto certi aspetti; piuttosto deluso sotto altri.
Per quanto riguarda la trama, è chiaro fin da subito che le idee presenti siano in gran parte già viste: l’orfano dalle origini misteriose che possiede immensi poteri e che deve salvare l’umanità (sigh), l’eterna lotta tra Bene & Male, il Destino™, il KDD (Kattivissimo Demone Despota), il lungo viaggio, la guerra, lo stregone, le creature sovrannaturali, la magia… Nonostante questi cliché spesso belli grossi, devo però dire che la storia è risultata abbastanza gradevole, almeno considerandola nel complesso: non mancano i momenti schifosamente prevedibili e un discreto numero di scene non-sense e di incongruenze (per dirne una a caso: a dispetto della tecnologia piuttosto elevata di cui il mondo dispone, la società rimane quella classica dello pseudo-medioevo fantasy, con tanto di cavalieri e di duelli a colpi di spada), eppure l’avventura e la tensione sono ben presenti per tutta la durata della storia. Insomma, gli stereotipi non mancano e non sono neanche tanto marginali, dato che l’intera trama ruota attorno a essi; tuttavia credo rimanga un libro perfetto per un lettore che desideri trascorrere qualche ora densa di azione, ma che non dia troppo peso all’originalità. In fin dei conti io personalmente l’ho trovato piacevole, limitandomi a giudicarlo da questo punto di vista. Poi però mi tocca dire due parole anche sullo stile, se voglio realizzare un commento completo… ed è qui che cominciano i guai per L’ombra del tiranno.
La primissima impressione che ricavato dal testo, già a partire dal primo capitolo, è stata la seguente: «io, scrittore, so di essere capace di scrivere e mi sento totalmente padrone della mia lingua, perciò spero che tu, letture, non ti offenderai se piazzo a ogni pagina qualcuno dei miei “brillanti periodi a effetto”, tanto per ricordarti quando sono bravo.» Questa, ribadisco, è stata una semplice impressione, e per questo prego l’autore di non sguinzagliarmi dietro i suoi cani da caccia. Però è stata una sensazione spontanea, trovandomi davanti frasi del genere:
Per quanto Dovan, sebbene dovesse, un tempo, aver ricoperto cariche importanti anche se di lui nessuno era mai stato propenso a parlare, suo padre fra i primi, si era fin da subito dimostrato un uomo affabile e umile, Samarlec a prima vista saltava agli occhi per la sua fisionomia prepotente e per i suoi modi trionfali.
Come può una frase del genere essere chiara con ben tre proposizioni concessive incastrate l’una nell’altra? Ricordo che me la sono dovuta rileggere almeno quattro volte per saltarci fuori, e ancora adesso ho dei dubbi su cosa voglia davvero dire. E questo non soltanto per una singola frase, purtroppo: l’intero libro è scritto così, con subordinate di subordinate di subordinate, apposizioni continue e, in generale, periodi interminabili, pesanti e confusi. Qualcuno potrebbe obbiettare che i migliori scrittori scrivono in questo modo, con quei paroloni ricercati e le frasi talmente lunghe da mandare in crisi anche gli atleti dai polmoni migliori. Non lo metto in dubbio, ma considerato che nessuno scrittore nasce già grande, a mio parere non sarebbe una cattiva idea partire dal basso, cominciando con uno stile semplice… perché utilizzare una scrittura semplice e lineare non è affatto una pratica da autori principianti.
Bello, bello, bellissimo! Fidatevi di una che studia musica da quasi dieci anni! L'unico difetto che è possibile imputargli, per come la vedo io, è il poco spazio dedicato ai musicisti italiani: del buon Verdi, per dire, è citata solamente la Messa da Requiem, mentre musicisti dell'est Europa meno i
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Bello, bello, bellissimo! Fidatevi di una che studia musica da quasi dieci anni! L'unico difetto che è possibile imputargli, per come la vedo io, è il poco spazio dedicato ai musicisti italiani: del buon Verdi, per dire, è citata solamente la Messa da Requiem, mentre musicisti dell'est Europa meno importanti (che io sappia) compaiono in interi capitoli. Per il resto, però, è un libro a dir poco memorabile: semplice, divertente, ricco di informazioni utili e contenente un sacco di interessantissimi consigli musicali (parecchi dei quali, lo ammetto, che ancora non conoscevo... ma come dicono gli autori anche il nostro brano preferito un tempo era da noi ignorato!). Bellissime soprattutto le parti dedicate all'ascolto guidato dei cd (è incredibile come ascoltando certi brani si scopra ogni volta un particolare nuovo), le istruzioni per andare a un concerto (finalmente sono riuscita a trovare chi la pensa come me, riguardo alla secondo me insensata pratica di applaudire solo alla fine di un brano a più tempi!) e le pagine dedicate ai vari strumenti. Credo che tutti, sia musicisti esperti sia coloro che sanno suonare al massimo il campanello di casa, dovrebbero avere una copia di questo libro nella propria biblioteca: se così forte, la musica classica non sarebbe così snobbata e considerata un genere ormai sorpassato!
Ci sono stati due aspetti che mi hanno colpito in modo particolare, di questo romanzo: innanzitutto il modo in cui l'autore ha caratterizzato la sua ambientazione. Già dopo poche pagine mi sembrava di essere anch'io al fianco di Brenno, in un minuscolo paese sulla riva del lago in cui ognuno sa tutt
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Ci sono stati due aspetti che mi hanno colpito in modo particolare, di questo romanzo: innanzitutto il modo in cui l'autore ha caratterizzato la sua ambientazione. Già dopo poche pagine mi sembrava di essere anch'io al fianco di Brenno, in un minuscolo paese sulla riva del lago in cui ognuno sa tutto di tutti gli altri: insomma, gli sono bastate davvero pochissime pennellate per dipingerlo a regola d'arte. L'altro aspetto sono stati i personaggi, che conosciamo in gran parte grazie ai dialoghi: essi parlano rivelandosi per quello che sono, e anche qui sono sufficienti le loro parole per conoscere le loro varie personalità. Per il resto, però, la storia non è riuscita ad appassionarmi più di tanto, nonostante mi sia sembrata davvero ben strutturata. Rimane comunque un buon romanzo, forse diverso dal solito, ma che consiglio a tutti.
Come avevo già avuto modo di apprezzare nel precedente libro di Andrea Zanotti, "Forze ancestrali", "La regina Nulla" brilla fin da subito per la cura e l'attenzione utilizzate nel costruire il background, che ne risulta complesso, molto dettagliato e ricco di elementi originali (le classiche creatu
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Come avevo già avuto modo di apprezzare nel precedente libro di Andrea Zanotti, "Forze ancestrali", "La regina Nulla" brilla fin da subito per la cura e l'attenzione utilizzate nel costruire il background, che ne risulta complesso, molto dettagliato e ricco di elementi originali (le classiche creature del fantasy, per esempio, sono quasi del tutto assenti). Anche i personaggi mi sono piaciuti, per come sono stati caratterizzati. Cosa c'è che non va, allora? Be', il problema in gran parte riguarda lo stile. Per dirla tutta, trovo che l'autore possegga una buona conoscenza della lingua e del lessico, che sfocia in una scrittura ben particolareggiata, ma forse è proprio il suo desiderio di assumere un tono epico e solenne che rende lo stile anche alquanto pesante e prolisso, in buona parte addirittura noioso. Ad ogni modo trovo che la storia scorra in modo molto più fluido del primo libro, durante il quale ricordo di aver sbadigliato spesso. A mio parere c'è ancora parecchio da lavorare, soprattutto a livello di stile (ho notato, per esempio, diversi problemi di PoV ballerino e Show don't tell mancato, più un buon numero di difetti minori), però riconosco che rispetto a "Forze ancestrali" c'è stato un indubbio miglioramento.
Il Cristallo di Necros
Devo dire che la lettura de Il cristallo di Necros ha avuto un andamento un po’ altalenante, fatto di alti e di bassi, ma nel complesso devo dire che questo romanzo mi è piaciuto. Mi riferisco soprattutto alla trama, che presenta elementi degni di nota seguiti spesso, ahimè, da passi venuti decisam ... (continue)
Devo dire che la lettura de Il cristallo di Necros ha avuto un andamento un po’ altalenante, fatto di alti e di bassi, ma nel complesso devo dire che questo romanzo mi è piaciuto. Mi riferisco soprattutto alla trama, che presenta elementi degni di nota seguiti spesso, ahimè, da passi venuti decisamente peggio: da un lato, infatti, mi sono imbattuta in parecchie idee davvero carine originali, che però si alternavano ad alcuni cliché non da poco, per non parlare di una serie di scene che ho trovato alquanto prevedibili.
Il principale merito di Paolo Parente, a mio parere, è stato quello di aver strutturato la sua storia in modo assai efficace: essa ricopre un periodo di tempo piuttosto esteso, tanto è vero che nel corso del racconto i personaggi (Alex, Syndara e Syn su tutti) subiscono una crescita psicologica non da poco, che è riuscita a caratterizzarli in modo molto efficace.
Nonostante i numerosi stacchi temporali, anche di diversi anni, che possono verificarsi tra un episodio e l’altro, non ho però mai riscontrato quel senso di spaesamento che capita a volte in questi casi: il tempo scorre velocemente, e a distanza di poche pagine è possibile vedere i personaggi subire importanti cambiamenti, a livello sia fisico sia mentale.
Insomma, ho apprezzato molto come l’autore ha deciso di architettare il suo racconto: di scene di transizione non se ne trovano, la trama scorre e si limita all’indispensabile. E questo naturalmente è un pregio non da poco: che io mi ricordi, non c’è stato neanche un punto in cui ho pensato “Che noia, meglio passare ad altro”.
Certo, anche nel Cristallo di Necros sono presenti passi occupati dalle riflessioni dei personaggi, ma questi momenti di staticità, a mio giudizio, non hanno affatto rallentato la storia come invece accade spesso.
Un ottimo lavoro di organizzazione delle idee che compongono la trama, dunque. Magari tra poco scoprirò che l’autore ha scritto l’intero libro di getto, ma ciò non toglie che il Cristallo di Necros possieda un’architettura solida e ben costruita.
L’altro aspetto che mi è piaciuto molto è stato lo stile. Anche in questo caso, a dire il vero, alle volte mi sono imbattuta in alcuni scivoloni non da poco, ma per il momento mi limiterò a parlare solo delle “impressioni a pelle” che la lettura ha suscitato in me. Ebbene, detto chiaro e tondo il romanzo cattura l’attenzione: è scorrevole e coinvolgente, scritto in modo semplice ma con le parole scelte accuratamente. Di sicuro è perfetto per un lettore che desideri soltanto trascorrere alcune ore avventurose, ma secondo me è capace di accontentare anche chi ricerca un fantasy di un certo livello. Niente di eccezionale, chiariamoci, ma trovo ugualmente che l’autore abbia fatto, ancora una volta, un ottimo lavoro.
E gli “scivoloni” di cui parlavo prima? Purtroppo ci sono, anche se nel quadro generale non mi hanno infastidito più di tanto.
Mi riferisco, per esempio, a:
• gli errori di consecutio temporum piuttosto frequenti (la narrazione è al passato remoto e a volte si incontrano brevi reminescenze del passato narrate col medesimo tempo, oppure un “giocava con gli amici non più di quattro anni fa”);
• alcune descrizioni che puzzano di raccontato e talvolta di infodump, per esempio quando si parla delle abitudini degli gnomi o delle peculiarità dei Cristalli;
• i cambi di PoV tra più personaggi all’interno della stessa scena;
• a volte gli avverbi e gli aggettivi in eccesso, come in questo caso:
C’è da dire, in ogni caso, che si tratta di difetti del tutto occasionali: Paolo Parente ci casca più di una volta in tutto, ma complessivamente questi difetti risultano ben compensati da pregi ben più grandi. Qualche punto di svantaggio gli tocca, ahimè; tuttavia credo sia impossibile affermare che si tratta di un romanzo mal scritto: ha alcuni problemini, è vero, ma del resto chi non commette errori ai suoi primi tentativi. Senza contare, inoltre, che nel corso della storia si percepisce già un notevole miglioramento, quindi direi di non pensarci due volte a chiudere un occhio su alcuni piccoli problemi.
In conclusione, a mio parere Il cristallo di Necros è un fantasy di qualità più che dignitosa.
Come dicevo all’inizio, la trama è abbastanza originale e gli stereotipi del genere mi sono sembrati ben amalgamati con altri elementi trattati, al contrario, in modo assai innovativo (molto interessante, per esempio, la trovata dei cristalli catalizzatori). Abbiamo visto insieme che a livello stilistico il romanzo presenta alcuni difetti che forse avrebbero potuto essere eliminati dalla mano di un buon editor (il libro, lo ricordo, è autoprodotto), ma ha il pregio di saper coinvolgere e di tenere viva la suspanse con continui colpi di scena.
Dunque abbiamo a che fare con un esordio notevole, secondo me, o perlomeno da tenere d’occhio: ringrazio e mi congratulo con l’autore, augurandogli di continuare così.
Recensione completa su: http://pensieridinchiostro.wordpress.com/2013/05/22/rec…
Le Pietre di Talarana I - L'Ombra del Tiranno
Quello di cui parleremo oggi è un fantasy di stampo classico, che mi ha non poco appassionato sotto certi aspetti; piuttosto deluso sotto altri.
Per quanto riguarda la trama, è chiaro fin da subito che le idee presenti siano in gran parte già viste: l’orfano dalle origini misteriose che possiede im ... (continue)
Quello di cui parleremo oggi è un fantasy di stampo classico, che mi ha non poco appassionato sotto certi aspetti; piuttosto deluso sotto altri.
Per quanto riguarda la trama, è chiaro fin da subito che le idee presenti siano in gran parte già viste: l’orfano dalle origini misteriose che possiede immensi poteri e che deve salvare l’umanità (sigh), l’eterna lotta tra Bene & Male, il Destino™, il KDD (Kattivissimo Demone Despota), il lungo viaggio, la guerra, lo stregone, le creature sovrannaturali, la magia…
Nonostante questi cliché spesso belli grossi, devo però dire che la storia è risultata abbastanza gradevole, almeno considerandola nel complesso: non mancano i momenti schifosamente prevedibili e un discreto numero di scene non-sense e di incongruenze (per dirne una a caso: a dispetto della tecnologia piuttosto elevata di cui il mondo dispone, la società rimane quella classica dello pseudo-medioevo fantasy, con tanto di cavalieri e di duelli a colpi di spada), eppure l’avventura e la tensione sono ben presenti per tutta la durata della storia.
Insomma, gli stereotipi non mancano e non sono neanche tanto marginali, dato che l’intera trama ruota attorno a essi; tuttavia credo rimanga un libro perfetto per un lettore che desideri trascorrere qualche ora densa di azione, ma che non dia troppo peso all’originalità.
In fin dei conti io personalmente l’ho trovato piacevole, limitandomi a giudicarlo da questo punto di vista. Poi però mi tocca dire due parole anche sullo stile, se voglio realizzare un commento completo… ed è qui che cominciano i guai per L’ombra del tiranno.
La primissima impressione che ricavato dal testo, già a partire dal primo capitolo, è stata la seguente: «io, scrittore, so di essere capace di scrivere e mi sento totalmente padrone della mia lingua, perciò spero che tu, letture, non ti offenderai se piazzo a ogni pagina qualcuno dei miei “brillanti periodi a effetto”, tanto per ricordarti quando sono bravo.»
Questa, ribadisco, è stata una semplice impressione, e per questo prego l’autore di non sguinzagliarmi dietro i suoi cani da caccia. Però è stata una sensazione spontanea, trovandomi davanti frasi del genere:
Per quanto Dovan, sebbene dovesse, un tempo, aver ricoperto cariche importanti anche se di lui nessuno era mai stato propenso a parlare, suo padre fra i primi, si era fin da subito dimostrato un uomo affabile e umile, Samarlec a prima vista saltava agli occhi per la sua fisionomia prepotente e per i suoi modi trionfali.
Come può una frase del genere essere chiara con ben tre proposizioni concessive incastrate l’una nell’altra? Ricordo che me la sono dovuta rileggere almeno quattro volte per saltarci fuori, e ancora adesso ho dei dubbi su cosa voglia davvero dire. E questo non soltanto per una singola frase, purtroppo: l’intero libro è scritto così, con subordinate di subordinate di subordinate, apposizioni continue e, in generale, periodi interminabili, pesanti e confusi.
Qualcuno potrebbe obbiettare che i migliori scrittori scrivono in questo modo, con quei paroloni ricercati e le frasi talmente lunghe da mandare in crisi anche gli atleti dai polmoni migliori.
Non lo metto in dubbio, ma considerato che nessuno scrittore nasce già grande, a mio parere non sarebbe una cattiva idea partire dal basso, cominciando con uno stile semplice… perché utilizzare una scrittura semplice e lineare non è affatto una pratica da autori principianti.
(Continua su Pensieri d'inchiostro: http://pensieridinchiostro.wordpress.com/2013/05/11/rec…
Musica classica per negati. Con CD Audio
Bello, bello, bellissimo! Fidatevi di una che studia musica da quasi dieci anni!continue)
L'unico difetto che è possibile imputargli, per come la vedo io, è il poco spazio dedicato ai musicisti italiani: del buon Verdi, per dire, è citata solamente la Messa da Requiem, mentre musicisti dell'est Europa meno i ... (
Bello, bello, bellissimo! Fidatevi di una che studia musica da quasi dieci anni!
L'unico difetto che è possibile imputargli, per come la vedo io, è il poco spazio dedicato ai musicisti italiani: del buon Verdi, per dire, è citata solamente la Messa da Requiem, mentre musicisti dell'est Europa meno importanti (che io sappia) compaiono in interi capitoli.
Per il resto, però, è un libro a dir poco memorabile: semplice, divertente, ricco di informazioni utili e contenente un sacco di interessantissimi consigli musicali (parecchi dei quali, lo ammetto, che ancora non conoscevo... ma come dicono gli autori anche il nostro brano preferito un tempo era da noi ignorato!).
Bellissime soprattutto le parti dedicate all'ascolto guidato dei cd (è incredibile come ascoltando certi brani si scopra ogni volta un particolare nuovo), le istruzioni per andare a un concerto (finalmente sono riuscita a trovare chi la pensa come me, riguardo alla secondo me insensata pratica di applaudire solo alla fine di un brano a più tempi!) e le pagine dedicate ai vari strumenti.
Credo che tutti, sia musicisti esperti sia coloro che sanno suonare al massimo il campanello di casa, dovrebbero avere una copia di questo libro nella propria biblioteca: se così forte, la musica classica non sarebbe così snobbata e considerata un genere ormai sorpassato!
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Ci sono stati due aspetti che mi hanno colpito in modo particolare, di questo romanzo: innanzitutto il modo in cui l'autore ha caratterizzato la sua ambientazione. Già dopo poche pagine mi sembrava di essere anch'io al fianco di Brenno, in un minuscolo paese sulla riva del lago in cui ognuno sa tutt ... (continue)
Ci sono stati due aspetti che mi hanno colpito in modo particolare, di questo romanzo: innanzitutto il modo in cui l'autore ha caratterizzato la sua ambientazione. Già dopo poche pagine mi sembrava di essere anch'io al fianco di Brenno, in un minuscolo paese sulla riva del lago in cui ognuno sa tutto di tutti gli altri: insomma, gli sono bastate davvero pochissime pennellate per dipingerlo a regola d'arte.
L'altro aspetto sono stati i personaggi, che conosciamo in gran parte grazie ai dialoghi: essi parlano rivelandosi per quello che sono, e anche qui sono sufficienti le loro parole per conoscere le loro varie personalità.
Per il resto, però, la storia non è riuscita ad appassionarmi più di tanto, nonostante mi sia sembrata davvero ben strutturata. Rimane comunque un buon romanzo, forse diverso dal solito, ma che consiglio a tutti.
La Regina Nulla
Come avevo già avuto modo di apprezzare nel precedente libro di Andrea Zanotti, "Forze ancestrali", "La regina Nulla" brilla fin da subito per la cura e l'attenzione utilizzate nel costruire il background, che ne risulta complesso, molto dettagliato e ricco di elementi originali (le classiche creatu ... (continue)
Come avevo già avuto modo di apprezzare nel precedente libro di Andrea Zanotti, "Forze ancestrali", "La regina Nulla" brilla fin da subito per la cura e l'attenzione utilizzate nel costruire il background, che ne risulta complesso, molto dettagliato e ricco di elementi originali (le classiche creature del fantasy, per esempio, sono quasi del tutto assenti).
Anche i personaggi mi sono piaciuti, per come sono stati caratterizzati. Cosa c'è che non va, allora? Be', il problema in gran parte riguarda lo stile.
Per dirla tutta, trovo che l'autore possegga una buona conoscenza della lingua e del lessico, che sfocia in una scrittura ben particolareggiata, ma forse è proprio il suo desiderio di assumere un tono epico e solenne che rende lo stile anche alquanto pesante e prolisso, in buona parte addirittura noioso. Ad ogni modo trovo che la storia scorra in modo molto più fluido del primo libro, durante il quale ricordo di aver sbadigliato spesso.
A mio parere c'è ancora parecchio da lavorare, soprattutto a livello di stile (ho notato, per esempio, diversi problemi di PoV ballerino e Show don't tell mancato, più un buon numero di difetti minori), però riconosco che rispetto a "Forze ancestrali" c'è stato un indubbio miglioramento.