Je ne suis pas contraire à l'adaptation des romans en BD. Pourtant le style particulier de Proust, qui rend possible la description de toutes les dimensions psychologiques et introspectives de la réalité, ne peut pas être adapté au roman graphique sans rien perdre dans la narration.
Il migliore regalo di Natale - un gioiello sul XX secolo
La prima cosa che colpisce di questo volume è il minimalismo della copertina: testo nero su sfondo bianco. Poi lo apri e provi subito una sensazione di provvisorietà: la carta è finissima (sembra che si strappi già solo sfogliando le pagine) e la grana delle immagini in bianco e nero rende perfettam
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La prima cosa che colpisce di questo volume è il minimalismo della copertina: testo nero su sfondo bianco. Poi lo apri e provi subito una sensazione di provvisorietà: la carta è finissima (sembra che si strappi già solo sfogliando le pagine) e la grana delle immagini in bianco e nero rende perfettamente l'idea di un popolo maltrattato e costretto a vivere ai margini della società, sebbene risieda in Europa da più di sei secoli.
Le immagini hanno quasi tutte un taglio orizzontale e l'uso magistrale del grandangolo da l'impressione di toccare con mano i visi degli zingari. La ragazza a pagina 107 è meravigliosa.
Voglio scrivere un’altra tesi di laurea su Queneau!
Se il metrò è un mezzo di trasporto tipicamente parigino che si è addormentato sotto terra, Zazie è il tipico personaggio romanzesco di Raymond Queneau. E’ una bambina inquieta che dice parolacce (*) e che si ribella a tutto ciò che le viene ordinato di fare. Terrorizza gli adulti in una maniera as
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Se il metrò è un mezzo di trasporto tipicamente parigino che si è addormentato sotto terra, Zazie è il tipico personaggio romanzesco di Raymond Queneau. E’ una bambina inquieta che dice parolacce (*) e che si ribella a tutto ciò che le viene ordinato di fare. Terrorizza gli adulti in una maniera assolutamente divertente, cercando di far notare loro quanto sia caotico il mondo in cui vivono. Quello che colpisce di lei, oltre alla comicità esplosiva, è il suo riuscire a contrarre l’infanzia e la maturità in una sola persona: “h[a] enormemente vissuto”, ma è “ fuori dal mondo degli adulti”. Ma Zazie è anche il personaggio attraverso il quale Queneau porta avanti la sua battaglia contro il linguaggio cantato della letteratura, a favore del troisième français, dei giochi di parole e di una lingua multiforme che si prende gioco di se stessa.
Cinque stellette già solo per il finale:
- Arrivederci, signore, - dice Zazie, affatto assente. Jeanne Lalochère la fa salire nello scompartimento. - Allora, ti sei divertita? - Così. - L’hai visto, il metrò? - No. - E allora, che cosa hai fatto? - Sono invecchiata.
-> Nel 1960, il regista Louis Malle ha realizzato anche il film, molto fedele al romanzo. Il titolo francese è "Zazie dans le métro".
------------------------------------- (*) - Zazie, si ça te plaît de voir vraiment les Invalides et le tombeau véritable du vrai Napoleon, je t'y conduirai. - Napoleon mon cul!
It's not my favourite kind of novel, but I have appreciated the function of landscape that not appears like a background to the events of the novel, but rather like part of the characterization. The language is quite difficult to understand.
Autobiografia di un "gigante della turbolenta adolescenza della fotografia", il cui nome d'arte è la trascrizione di "ouija", una tavola per le sedute spiritiche di moda negli anni '20 in America. Diventato famoso come fotografo di cronaca nera per la centrale di polizia di Manhattan, si dedicherà p
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Autobiografia di un "gigante della turbolenta adolescenza della fotografia", il cui nome d'arte è la trascrizione di "ouija", una tavola per le sedute spiritiche di moda negli anni '20 in America. Diventato famoso come fotografo di cronaca nera per la centrale di polizia di Manhattan, si dedicherà poi alla fotografia primitiva e ai disadattati di Hollywood e Parigi.
Un po' disgustose le foto dei gangster morti, con le budelle sparpagliate nei canali di scolo. Più interessanti quelle di Picasso ed altri personaggi effettuate con lenti deformanti. Resta, comunque, una fotografia troppo documentaristica e poco "umana" per i miei gusti. E' come se mancasse l'indagine psicologica dietro ad ogni foto. Si vede il personaggio, ma non viene raccontata la sua storia.
À la recherche du temps perdu, Tome 4
Je ne suis pas contraire à l'adaptation des romans en BD. Pourtant le style particulier de Proust, qui rend possible la description de toutes les dimensions psychologiques et introspectives de la réalité, ne peut pas être adapté au roman graphique sans rien perdre dans la narration.
Zingari
La prima cosa che colpisce di questo volume è il minimalismo della copertina: testo nero su sfondo bianco. Poi lo apri e provi subito una sensazione di provvisorietà: la carta è finissima (sembra che si strappi già solo sfogliando le pagine) e la grana delle immagini in bianco e nero rende perfettam ... (continue)
La prima cosa che colpisce di questo volume è il minimalismo della copertina: testo nero su sfondo bianco. Poi lo apri e provi subito una sensazione di provvisorietà: la carta è finissima (sembra che si strappi già solo sfogliando le pagine) e la grana delle immagini in bianco e nero rende perfettamente l'idea di un popolo maltrattato e costretto a vivere ai margini della società, sebbene risieda in Europa da più di sei secoli.
Le immagini hanno quasi tutte un taglio orizzontale e l'uso magistrale del grandangolo da l'impressione di toccare con mano i visi degli zingari. La ragazza a pagina 107 è meravigliosa.
Zazie nel metró
Se il metrò è un mezzo di trasporto tipicamente parigino che si è addormentato sotto terra, Zazie è il tipico personaggio romanzesco di Raymond Queneau. E’ una bambina inquieta che dice parolacce (*) e che si ribella a tutto ciò che le viene ordinato di fare. Terrorizza gli adulti in una maniera as ... (continue)
Se il metrò è un mezzo di trasporto tipicamente parigino che si è addormentato sotto terra, Zazie è il tipico personaggio romanzesco di Raymond Queneau. E’ una bambina inquieta che dice parolacce (*) e che si ribella a tutto ciò che le viene ordinato di fare. Terrorizza gli adulti in una maniera assolutamente divertente, cercando di far notare loro quanto sia caotico il mondo in cui vivono. Quello che colpisce di lei, oltre alla comicità esplosiva, è il suo riuscire a contrarre l’infanzia e la maturità in una sola persona: “h[a] enormemente vissuto”, ma è “ fuori dal mondo degli adulti”. Ma Zazie è anche il personaggio attraverso il quale Queneau porta avanti la sua battaglia contro il linguaggio cantato della letteratura, a favore del troisième français, dei giochi di parole e di una lingua multiforme che si prende gioco di se stessa.
Cinque stellette già solo per il finale:
- Arrivederci, signore, - dice Zazie, affatto assente. Jeanne Lalochère la fa salire nello scompartimento.
- Allora, ti sei divertita?
- Così.
- L’hai visto, il metrò?
- No.
- E allora, che cosa hai fatto?
- Sono invecchiata.
-> Nel 1960, il regista Louis Malle ha realizzato anche il film, molto fedele al romanzo. Il titolo francese è "Zazie dans le métro".
-------------------------------------
(*)
- Zazie, si ça te plaît de voir vraiment les Invalides et le tombeau véritable du vrai Napoleon, je t'y conduirai.
- Napoleon mon cul!
Wuthering Heights
It's not my favourite kind of novel, but I have appreciated the function of landscape that not appears like a background to the events of the novel, but rather like part of the characterization. The language is quite difficult to understand.
Weegee di Weegee
Autobiografia di un "gigante della turbolenta adolescenza della fotografia", il cui nome d'arte è la trascrizione di "ouija", una tavola per le sedute spiritiche di moda negli anni '20 in America. Diventato famoso come fotografo di cronaca nera per la centrale di polizia di Manhattan, si dedicherà p ... (continue)
Autobiografia di un "gigante della turbolenta adolescenza della fotografia", il cui nome d'arte è la trascrizione di "ouija", una tavola per le sedute spiritiche di moda negli anni '20 in America. Diventato famoso come fotografo di cronaca nera per la centrale di polizia di Manhattan, si dedicherà poi alla fotografia primitiva e ai disadattati di Hollywood e Parigi.
Un po' disgustose le foto dei gangster morti, con le budelle sparpagliate nei canali di scolo. Più interessanti quelle di Picasso ed altri personaggi effettuate con lenti deformanti. Resta, comunque, una fotografia troppo documentaristica e poco "umana" per i miei gusti. E' come se mancasse l'indagine psicologica dietro ad ogni foto. Si vede il personaggio, ma non viene raccontata la sua storia.