-
Abandoned
-
-
-
- L'arte della gioia (2839)
-
By Goliarda Sapienza -
Abandoned on Jan 6, 2011 




-
-
-
-
- L'ultima riga delle favole (4666)
-
By Massimo Gramellini -
Abandoned on Sep 6, 2010 




-
-




Insulsa favoletta new age -
Con tutta la buona volontà, non sono riuscita ad andare oltre pagina 48.
Perché ho comprato questa insulsa favoletta new age? Perché? Per stima nei confronti di Gramellini? Per affetto nei confronti de "La Stampa" di Torino su cui Gramellini scrive? Per amore per Torino? Perché??! -
—
Sep 7, 2010 |
1 feedback
-
-
-
-
- I giorni nudi (123)
-
By Claudio Piersanti -
Abandoned 




-
-
1 person find this helpful 



pessimo -
Pessimo libro, non mi è piaciuto per nulla, tanto è vero che l'ho abbandonato senza remore. L'ho comprato in virtù di una recensione positiva di Gabriele Romagnoli, scrittore che amo, e dunque partivo da un 'pregiudizio' ampiamente positivo, eppure non sono riuscita ad andare oltre le prime 80 pagin ... (
continue ) -
—
Jul 7, 2010 |
1 feedback
-
-
-
-
- Donna per caso (3520)
-
By Jonathan Coe -
Started on May 17, 2010
-
L'arte della gioia
Mi sono fermata a metà libro, proprio non è nelle mie corde.continue)
L’inizio spiazza e nella sua crudezza affascina. Alla seconda pagina la protagonista, nove anni, scopre il piacere della masturbazione, poco dopo sperimenta il suo primo orgasmo eterodeterminato facendosi leccare en plein air dal figlio de ... (
Mi sono fermata a metà libro, proprio non è nelle mie corde.
L’inizio spiazza e nella sua crudezza affascina. Alla seconda pagina la protagonista, nove anni, scopre il piacere della masturbazione, poco dopo sperimenta il suo primo orgasmo eterodeterminato facendosi leccare en plein air dal figlio del vicino, ancora qualche riga e viene violentata dal sedicente padre, il tempo di girare la pagina e dà fuoco, uccidendole, alla odiata madre che non l’ha mai degnata di una carezza e alla sorella storpia. A pag. 138 Mody ha già fatto fuori quattro persone - e si è accoppiata con svariati individui, di sesso sia maschile che femminile - per ottenere quello che vuole e sfuggire a un destino di miseria e abbrutimento.
Eppure il tutto - va detto - è raccontato con estrema naturalezza, direi con grazia e leggerezza.
Solo che:
1) i feuilleton non mi piacciono e quando sono arrivata al punto in cui Mody va a letto con il figlio del suo maturo amante, morto da poche ore e non ancora seppellito, ho capito che per me era abbastanza;
2) le scene di sesso mi scandalizzano meno di niente e apprezzo la vitalità, anche sessuale, di Modesta, ma mi rifiuto di pensare che l’emancipazione della donna passi attraverso la subitanea soddisfazione dei propri impulsi sessuali, insomma facendo sesso a destra e a manca, senza il benché minimo coinvolgimento sentimentale ed emotivo, come se si trattasse di rimpinzarsi lo stomaco con la prima cosa commestibile a portata di mano per farsi passare la fame. E poi insomma: c’è ancora qualcuno che crede alla dicotomia: o santa o putt*na?! Tra la repressione e l'amoralità esistono le vie di mezzo, i tre quarti, i quattro quinti...
3) capisco le terrificanti condizioni di miseria materiale ed affettiva, in definitiva umana, da cui parte Modesta, e so che la via del riscatto è dura e difficile, ma da qua a diventare una cinica arrampicatrice sociale, pluriomicida, opportunista, bugiarda, arrivista, amorale, pronta a sbarazzarsi senza un’esitazione o un’ombra di pentimento di qualsiasi persona che rappresenti un ostacolo ai propri progetti, beh, ce ne passa.
Non capisco, pertanto, l’ammirazione di tante aNobiane per il personaggio di Modesta. La storia della letteratura è piena di eroine anticonformiste, ribelli e ‘scandalose’, ma l’anticonformismo non passa mica necessariamente attraverso l’omicidio, l’egocentrismo più sfrenato, gli accoppiamenti con qualunque essere senziente, la menzogna fatta maschera quotidiana; in questi casi, secondo me, più che dinanzi ad una eroina ci si trova di fronte alla protagonista di una soap opera sudamericana di quelle che vedeva la mia nonna quando io frequentavo le medie.
E non mi si venga a dire che Modesta è una proto femminista. In primo luogo perché il libro è stato ultimato negli anni ’60-’70, e dunque scrivere ex post certe cose è facile, ma immaginare che sia davvero potuta esistere - in Sicilia e nei primi anni del ‘900, e per di più con quelle origini sociali ed economiche - una donna come Modesta è piuttosto difficile. E poi non scherziamo: il femminismo non è mica solo la celebrazione dell’autoerotismo e del sesso libero: il femminismo è un’altra cosa; il femminismo e la libertà sessuale implicano intelligenza e capacità di scelta, tutte cose che nel caso di Modesta io non vedo affatto.
E poi non si gioisce mai veramente senza AMARE profondamente, che si tratti di un uomo, di una donna, di un figlio, di un idea, di un lavoro. Non si gioisce per niente quando la vita si riduce tutta a un cinico calcolo (per conquistare una posizione sociale, per mantenere il potere acquisito, per sbarazzarsi di chi ci annoia).
No no, Modesta, not in my name.