Libro affascinante e intrigante, che si fa leggere tutto d'un fiato come un thriller e da cui emergono le doti non solo letterarie della Egan, ma oserei direi quasi di preveggenza, se si pensa che uno dei personaggi del libro - scritto prima dell’11 settembre 2001 - è un terrorista che progetta atte
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Libro affascinante e intrigante, che si fa leggere tutto d'un fiato come un thriller e da cui emergono le doti non solo letterarie della Egan, ma oserei direi quasi di preveggenza, se si pensa che uno dei personaggi del libro - scritto prima dell’11 settembre 2001 - è un terrorista che progetta attentati a New York e che molta parte del libro ruota intorno al tema della (perdita di) identità in tempi di Internet, social network e relative derive voyeristiche, quando facebook e il suo sviluppo planetario erano molto di là da venire.
Come poi farà (e ancora meglio) ne “Il tempo è un bastardo”, la Egan incastra avvenimenti e situazioni tra loro diverse e saltella da un personaggio all’altro, riuscendo invariabilmente a farmi provare empatia praticamente per tutti, per la Charlotte modella trentacinquenne sfigurata da un incidente automobilistico, per un’altra Charlotte, una sedicenne solitaria che vive nella profonda e angosciosa provincia americana e cerca il suo posto nel mondo, per Moose, bellissimo e brillantissimo ragazzo la cui vita a un certo punto si è incrinata senza una plausibile spiegazione, per Anthony, fascinoso investigatore privato con il suo carico di dolore affogato nell’alcol.
E, su tutto, il magnifico stile ‘fotografico’ della Egan.
Ipnotico e stordente come pochi, anche questa volta Marìas mi ha conquistata con il suo fraseggiare complesso e spiraliforme e l'assoluta mancanza di giudizio moralistico sulle vicende narrate.
Spunto narrativo: una donna muore improvvisamente tra le braccia di uno sconosciuto, uno che si è portata
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Ipnotico e stordente come pochi, anche questa volta Marìas mi ha conquistata con il suo fraseggiare complesso e spiraliforme e l'assoluta mancanza di giudizio moralistico sulle vicende narrate.
Spunto narrativo: una donna muore improvvisamente tra le braccia di uno sconosciuto, uno che si è portata a casa mentre il marito è all'estero per lavoro, con l'evidente intenzione di andarci a letto. Da qui parte Marìas per scandagliare in tutte le forme possibili e immaginabili il concetto di inganno. Inganno nel quale - come scrive nell'epilogo - tutti noi viviamo e che tutti noi pratichiamo, raccontando soltanto una parte, nascondendo un'altra parte e mai le stesse parti alle diverse persone che ci circondano.
L'ho già scritto da qualche parte (credo) che io non posso essere obiettiva con De Silva. Non perché lo conosca o abbia un qualche rapporto con lui, no; è che dopo essermi imbattuta in "La donna di scorta" mi sono innamorata del De Silva scrittore, mi ha "toccata in un punto in cui non sapeva di ess
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L'ho già scritto da qualche parte (credo) che io non posso essere obiettiva con De Silva. Non perché lo conosca o abbia un qualche rapporto con lui, no; è che dopo essermi imbattuta in "La donna di scorta" mi sono innamorata del De Silva scrittore, mi ha "toccata in un punto in cui non sapeva di essere sensibile" (cit.). "Mancarsi" non è certo un capolavoro o un libro che ti cambia la vita, me ne rendo conto. Ma De Silva usa le parole nel suo solito modo incantevole, inzuppa il pane nel brodo delle mie consuete solitudini, solletica la mia malinconia, mi accarezza, mi blandisce.
E poi mi ha riconciliata con la lettura, ché erano mesi che non prendevo più in mano un libro.
Poco credibile feuilleton che sono stata più volte sul punto di abbandonare. E alla fine una frase agghiacciante (e imperdonabile poiché espressa dalla viva voce del narratore) :" [...] sentiva crescere dentro di sé quello strano e felice orgoglio, e si sentiva come una ragazza che viene v
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Poco credibile feuilleton che sono stata più volte sul punto di abbandonare. E alla fine una frase agghiacciante (e imperdonabile poiché espressa dalla viva voce del narratore) :" [...] sentiva crescere dentro di sé quello strano e felice orgoglio, e si sentiva come una ragazza che viene violentata e all'improvviso è presa da un piacere stordente, tanto più forte quanto più tenta di rifiutarlo..."
Guardami
Libro affascinante e intrigante, che si fa leggere tutto d'un fiato come un thriller e da cui emergono le doti non solo letterarie della Egan, ma oserei direi quasi di preveggenza, se si pensa che uno dei personaggi del libro - scritto prima dell’11 settembre 2001 - è un terrorista che progetta atte ... (continue)
Libro affascinante e intrigante, che si fa leggere tutto d'un fiato come un thriller e da cui emergono le doti non solo letterarie della Egan, ma oserei direi quasi di preveggenza, se si pensa che uno dei personaggi del libro - scritto prima dell’11 settembre 2001 - è un terrorista che progetta attentati a New York e che molta parte del libro ruota intorno al tema della (perdita di) identità in tempi di Internet, social network e relative derive voyeristiche, quando facebook e il suo sviluppo planetario erano molto di là da venire.
Come poi farà (e ancora meglio) ne “Il tempo è un bastardo”, la Egan incastra avvenimenti e situazioni tra loro diverse e saltella da un personaggio all’altro, riuscendo invariabilmente a farmi provare empatia praticamente per tutti, per la Charlotte modella trentacinquenne sfigurata da un incidente automobilistico, per un’altra Charlotte, una sedicenne solitaria che vive nella profonda e angosciosa provincia americana e cerca il suo posto nel mondo, per Moose, bellissimo e brillantissimo ragazzo la cui vita a un certo punto si è incrinata senza una plausibile spiegazione, per Anthony, fascinoso investigatore privato con il suo carico di dolore affogato nell’alcol.
E, su tutto, il magnifico stile ‘fotografico’ della Egan.
Avercene, di libri così.
Domani nella battaglia pensa a me
Ipnotico e stordente come pochi, anche questa volta Marìas mi ha conquistata con il suo fraseggiare complesso e spiraliforme e l'assoluta mancanza di giudizio moralistico sulle vicende narrate.
Spunto narrativo: una donna muore improvvisamente tra le braccia di uno sconosciuto, uno che si è portata ... (continue)
Ipnotico e stordente come pochi, anche questa volta Marìas mi ha conquistata con il suo fraseggiare complesso e spiraliforme e l'assoluta mancanza di giudizio moralistico sulle vicende narrate.
Spunto narrativo: una donna muore improvvisamente tra le braccia di uno sconosciuto, uno che si è portata a casa mentre il marito è all'estero per lavoro, con l'evidente intenzione di andarci a letto.
Da qui parte Marìas per scandagliare in tutte le forme possibili e immaginabili il concetto di inganno. Inganno nel quale - come scrive nell'epilogo - tutti noi viviamo e che tutti noi pratichiamo, raccontando soltanto una parte, nascondendo un'altra parte e mai le stesse parti alle diverse persone che ci circondano.
Meraviglia, meraviglia, meraviglia.
Mancarsi
L'ho già scritto da qualche parte (credo) che io non posso essere obiettiva con De Silva. Non perché lo conosca o abbia un qualche rapporto con lui, no; è che dopo essermi imbattuta in "La donna di scorta" mi sono innamorata del De Silva scrittore, mi ha "toccata in un punto in cui non sapeva di ess ... (continue)
L'ho già scritto da qualche parte (credo) che io non posso essere obiettiva con De Silva. Non perché lo conosca o abbia un qualche rapporto con lui, no; è che dopo essermi imbattuta in "La donna di scorta" mi sono innamorata del De Silva scrittore, mi ha "toccata in un punto in cui non sapeva di essere sensibile" (cit.).
"Mancarsi" non è certo un capolavoro o un libro che ti cambia la vita, me ne rendo conto. Ma De Silva usa le parole nel suo solito modo incantevole, inzuppa il pane nel brodo delle mie consuete solitudini, solletica la mia malinconia, mi accarezza, mi blandisce.
E poi mi ha riconciliata con la lettura, ché erano mesi che non prendevo più in mano un libro.
Un segno invisibile e mio
Potrei dire un mucchio di cose su questo libro.
Che è bello e spiazzante quanto la sua copertina.
Che difficilmente scorderò Mona Grey, la protagonista, una specie di Amelie Poulain catapultata in un film di Tim Burton.
Che pare un libro surreale e leggero, ma pesa come mille milioni di ba ... (continue)
Potrei dire un mucchio di cose su questo libro.
Che è bello e spiazzante quanto la sua copertina.
Che difficilmente scorderò Mona Grey, la protagonista, una specie di Amelie Poulain catapultata in un film di Tim Burton.
Che pare un libro surreale e leggero, ma pesa come mille milioni di barre di piombo.
Che parla di una ragazza con un'ascia, di un padre amatissimo, di bambini feriti.
Ma tutto quel che potrei dire non sarà in grado di spiegare cosa è questo libro.
E allora dico solo: leggetelo leggetelo leggetelo.
Il valzer degli addii
Poco credibile feuilleton che sono stata più volte sul punto di abbandonare.continue)
E alla fine una frase agghiacciante (e imperdonabile poiché espressa dalla viva voce del narratore) :" [...] sentiva crescere dentro di sé quello strano e felice orgoglio, e si sentiva come una ragazza che viene v ... (
Poco credibile feuilleton che sono stata più volte sul punto di abbandonare.
E alla fine una frase agghiacciante (e imperdonabile poiché espressa dalla viva voce del narratore) :" [...] sentiva crescere dentro di sé quello strano e felice orgoglio, e si sentiva come una ragazza che viene violentata e all'improvviso è presa da un piacere stordente, tanto più forte quanto più tenta di rifiutarlo..."