c'è in una delle storie minimal, quasi Carver-esche, di Tomine (fumettista di origini nipponiche nato e cresciuto in Canada) una sequenza che spiega una mia sensazione importante. c'è disegnato un ragazzino che va ad una festa, e vede la sorella grande di una suo amico in bikini. ne è imbarazza
... (continue)
c'è in una delle storie minimal, quasi Carver-esche, di Tomine (fumettista di origini nipponiche nato e cresciuto in Canada) una sequenza che spiega una mia sensazione importante. c'è disegnato un ragazzino che va ad una festa, e vede la sorella grande di una suo amico in bikini. ne è imbarazzato ed emozionato. però pensa 'questa immagine la conservo per dopo'. può sembrare un pensiero onanistico. tipo: stasera, nella mia intimità, godrò a pieno di questa emozione, ora faccio finta di niente. forse lo era, non so, però mi capita di fare lo stesso con altre emozioni. mi capita di conservare il sorriso di raffaele, per quando penso che il mondo è una merda. mi capita di pensare alle lasagne di mia mamma quando mangio un panino al bar. mi capita di pensare ad argomenti a me cari quando mi annoio ad ascoltare lamentele di genitori di amici delle mie figlie. mi capita di usare il ricordo della nascita di mia figlia, quando mi sembra che tutto ciò che ho attorno non abbia senso. credo che questo atteggiamento dipenda anche dal processo di vergogna alle emozioni che provavo da bambina davanti agli adulti. ora mi sembra ci sia più considerazione per l'umore e le passioni dei bambini. quando ero piccola io non fregava a nessuno, anzi, ogni apertura dell'animo era quasi visto come un pericolo, una possibile debolezza. questa tecnica di crescita, anche se triste, mi ha abituato ad elaborare e capire da lontano le emozioni. quindi l'approccio distaccato, a volte cinico, che ho agli avvenimenti, credo dipenda dall'abitudine a smorzare l'evento dal punto di vista istintivo. e a passare, quindi, già all'elaborazione distaccata che naturalmente avviene dopo qualche tempo. un meccanismo simile, ma a me sconosciuto, lo sto riscontrando nelle mie figlie nei confronti della TV. ricordo che quando assistevo io a programmi a me cari, vigeva silenzio e attenzione. ricordo sandokan, ai confini della realtà, star trek... una marea di TV di cui non volevo perdere nemmeno un dialogo. loro no, discutono in tempo reale, fanno commenti sui personaggi, elaborano subito. il loro approccio è disincantato, sembra quasi distratto, anche se in realtà è da veri intenditori di media. credo sia l'atteggiamento della 'generazione della replica'. infatti le visioni dei miei anni spesso erano imperdibili: se ti perdevi l'ultima puntata della tua serie preferita difficilmente potevi sperare in una replica. le mie figlie invece sanno benissimo che da lì a qualche mese quella serie sarà replicata. sanno benissimo che se si perdono un film al cinema, dopo poco ne possederanno una copia in DVD. se le obblighiamo a rimanere fuori con noi a sorpresa proprio quando c'è doctor House, se lo fanno videoregistrare telefonando ad un'amica. ecco, come io spesso mi rovino situazioni importanti per quest'abitudine a centellinare le emozioni, loro stanno abituandosi ad elaborare le visioni in tempo reale, senza farsi troppo invadere dai fotogrammi. non so cosa sia giusto o sbagliato, ma questo rimandare ad una seconda visione, questo ciclo e riciclo, questa diffidenza per la diretta, di riavvolgimento e ristesura del reale, mi fanno sentire all'interno di un enorme blob. come fossimo i Giusti e Papo della nostra vita, smontiamo e rimontiamo l'esperienza per come ci fa comodo. ma la realtà è già passata, almeno un'ora fa. malo
Sonnambulo e altre storie
c'è in una delle storie minimal, quasi Carver-esche, di Tomine (fumettista di origini nipponiche nato e cresciuto in Canada) una sequenza che spiega una mia sensazione importante.continue)
c'è disegnato un ragazzino che va ad una festa, e vede la sorella grande di una suo amico in bikini. ne è imbarazza ... (
c'è in una delle storie minimal, quasi Carver-esche, di Tomine (fumettista di origini nipponiche nato e cresciuto in Canada) una sequenza che spiega una mia sensazione importante.
c'è disegnato un ragazzino che va ad una festa, e vede la sorella grande di una suo amico in bikini. ne è imbarazzato ed emozionato.
però pensa 'questa immagine la conservo per dopo'.
può sembrare un pensiero onanistico.
tipo: stasera, nella mia intimità, godrò a pieno di questa emozione, ora faccio finta di niente.
forse lo era, non so, però mi capita di fare lo stesso con altre emozioni.
mi capita di conservare il sorriso di raffaele, per quando penso che il mondo è una merda.
mi capita di pensare alle lasagne di mia mamma quando mangio un panino al bar.
mi capita di pensare ad argomenti a me cari quando mi annoio ad ascoltare lamentele di genitori di amici delle mie figlie.
mi capita di usare il ricordo della nascita di mia figlia, quando mi sembra che tutto ciò che ho attorno non abbia senso.
credo che questo atteggiamento dipenda anche dal processo di vergogna alle emozioni che provavo da bambina davanti agli adulti.
ora mi sembra ci sia più considerazione per l'umore e le passioni dei bambini.
quando ero piccola io non fregava a nessuno, anzi, ogni apertura dell'animo era quasi visto come un pericolo, una possibile debolezza.
questa tecnica di crescita, anche se triste, mi ha abituato ad elaborare e capire da lontano le emozioni.
quindi l'approccio distaccato, a volte cinico, che ho agli avvenimenti, credo dipenda dall'abitudine a smorzare l'evento dal punto di vista istintivo.
e a passare, quindi, già all'elaborazione distaccata che naturalmente avviene dopo qualche tempo.
un meccanismo simile, ma a me sconosciuto, lo sto riscontrando nelle mie figlie nei confronti della TV.
ricordo che quando assistevo io a programmi a me cari, vigeva silenzio e attenzione.
ricordo sandokan, ai confini della realtà, star trek... una marea di TV di cui non volevo perdere nemmeno un dialogo.
loro no, discutono in tempo reale, fanno commenti sui personaggi, elaborano subito. il loro approccio è disincantato, sembra quasi distratto, anche se in realtà è da veri intenditori di media. credo sia l'atteggiamento della 'generazione della replica'.
infatti le visioni dei miei anni spesso erano imperdibili: se ti perdevi l'ultima puntata della tua serie preferita difficilmente potevi sperare in una replica.
le mie figlie invece sanno benissimo che da lì a qualche mese quella serie sarà replicata.
sanno benissimo che se si perdono un film al cinema, dopo poco ne possederanno una copia in DVD.
se le obblighiamo a rimanere fuori con noi a sorpresa proprio quando c'è doctor House, se lo fanno videoregistrare telefonando ad un'amica.
ecco, come io spesso mi rovino situazioni importanti per quest'abitudine a centellinare le emozioni, loro stanno abituandosi ad elaborare le visioni in tempo reale, senza farsi troppo invadere dai fotogrammi.
non so cosa sia giusto o sbagliato, ma questo rimandare ad una seconda visione, questo ciclo e riciclo, questa diffidenza per la diretta, di riavvolgimento e ristesura del reale, mi fanno sentire all'interno di un enorme blob. come fossimo i Giusti e Papo della nostra vita, smontiamo e rimontiamo l'esperienza per come ci fa comodo. ma la realtà è già passata, almeno un'ora fa.
malo